Yokomizo Seishi : La locanda del gatto nero (Kuronekotei jiken, 1972) – trad. Francesco Vitucci. Sellerio, La Memoria, 2020

LocandaGrazie a Dio non era una uscita episodica, la prima di Yokomizo Seishi per Sellerio, e del resto mi confermò l’ufficio stampa della casa editrice l’anno scorso che c’era un piano di traduzioni dei suoi romanzi. E che Sellerio stia attentamente ponderando le uscite, lo dimostra questo “La Locanda del Gatto Nero” (Kuronekotei jiken, che poi significa Gatto nero): un trafiletto sembrerebbe accreditare la possibilità che sia un romanzo tardivo della serie di Kindaichi, apposta ambientato nel dopoguerra nipponico (infatti fu pubblicato nel 1972 assieme al primo pubblicato da Sellerio); invece, il mio conoscente Susumu Kobayashi, mi ha detto che il romanzo è del 1946: fu serializzato prima nel magazine Horeki, e poi pubblicato in libro nello stesso anno o al più tardi l’anno dopo, ed è perciò uno dei primi suoi romanzi: secondo i miei calcoli, tutti da verificare, potrebbe essere o il terzo o il quarto nella serie di Kindaichi Kosuke, dopo il primo 本陣殺人事件 Honjin satsujin jiken, “Il caso dell’omicidio dell’honjin“(pubblicato l’anno scorso da Sellerio), Chōchō satsujin jinken , 蝶々殺人事件 “Il caso dell’omicidio della farfalla”, entrambi del 1946, a seconda che Gokumon Island (獄門島, Gokumontō), pur menzionato nel romanzo, sia stato effettivamente il terzo (ma andrebbe contro l’affermazione di Susumu) oppure quando fu pubblicato questo romanzo, era in fase di scrittura.

Kuronekotei jiken non è una Camera Chiusa, ma è un classicissimo whodunnit, molto accattivante, in quanto esemplifica, fino alle estreme conseguenze, il caso del cadavere senza volto, e strutturato come un romanzo preceduto da una introduzione dell’autore e poi seguito da una sorta di postfazione.
Un agente di ronda, Nagatanigawa, mentre sta pattugliando la zona a lui affidata, sente uno strano rumore provenire da un terreno dove sorge La locanda del gatto nero, una locanda da poco abbandonata, e attraverso lo spiraglio nello steccato, vede un giovane bonzo, Nikko, che scava con una pala, nel giardino dietro alla locanda; si risolve ad entrare quando capisce che c’è qualcosa che non va. Infatti, raggiunto il bonzo, vede che dalla fossa emerge un cadavere sepolto: lo smuovono, e ne puliscono il volto, almeno per capire chi possa essere, ma al di là del capire che si tratta di una donna nuda, dal seno scoperto, non si riesce a fare di più perchè il corpo è in decomposizione avanzata, e nel viso già occhi e naso sono scomparsi lasciando delle cavità e la bocca e ritratta mostrando i denti; l’unica cosa viva, sono i vermi bianchi che si muovono sul corpo. Poco dopo viene trovata anche la carogna di un gatto nero, con la testa quasi decapitata, sepolto vicino al cadavere.
Chiamata la Centrale, arrivano il Coordinatore delle indagini, il Questore e l’Ispettore Murai e cominciano le indagini.
Pur essendo andati via quasi precipitosamente i  precedenti proprietari Oshige e Itojima Daigo, ed essendo stati riconosciuti proprio da Nagatanigawa qualche giorno prima del ritrovamento (anche se Oshige si teneva il volto nascosto da uno scialle), le frequentazioni dei due, cioè il fatto che avessero ambedue due amanti, lui una certa Kuwano Ayuko ballerina, e lei Kazama Shunroku, un imprenditore di Yokohama, portano a ipotizzare che il cadavere possa essere quello di Oshige (anche se il rilevamento autoptico porterebbe ad attribuire l’età di quel cadavere putrefatto ad una donna di max 25 anni) e quindi si diramano le direttive di ricerca per il marito presumbilmente uxoricida Itojima Daigo e per l’amante Kuwano Ayuko.
Ecco che però fa l’ingresso uno strano tipo, di nome  Kindaichi Kosuke, un tipo talmente trasandato da suscitare più di un sospetto, fugato quando si capisce che è lui che ha risolto dei grandi casi aiutando la polizia, tra i quali innanzitutto la Camera Chiusa del caso dell’omicidio dell’honjin. La sua entrata fa cambiare le strategie di ricerca: le donne presenti alla locanda (inservienti) affermano che più o meno nei giorni in cui deve essere stato compiuto l’omicidio (si è certi in base a delle pagine di giornale appiccicate alle porte imbrattate di sangue), Oshige Daigo era rinchiusa nella sua camera e da lì non era mai uscita, e per una supposta allergia della pelle dovuta ad un cerone di pessima qualità, non si era fatta vedere in viso dalle donne. Sulla base di questa e di altre stranezze, viene invertito l’ordine di ricerca: infatti ora si ricercano i due coniugi Oshige e Itojima Dajgo, mentre si suppne che il cadavere in avanzato stato di decomposizione sia quello di Kuwano Ayuko.
Kosuke però ha delle informazioni di prima mano, fornitegli dal suo amico Kazama Shunroku, che è guarda caso l’amante di Oshige. E sulla base di quello che gli dice e di sue congetture, Kosuke scopre, prima ancora che lo sappia la polizia, che anche Itojima Daigo è morto, assassinato. Era intanto entrata in gioco precedentemente anche un’altra donna, una tale Ono Chiyoko, con cui Daigo era ritornato dalla Cina tempo prima, prima di ritrovare Oshige.
In questo guazzabuglio di donne, deboli ome Ono, costretta da Daigo a prostituirsi, forti come Oshige, e conturbanti come Ayuko, e di uomini potenti e affermati come Kazama, membro di una banda yazuka,  di Daigo, vili e forti con le donne, e pervertiti come Nikko, Kosuke saprà trovare il bandolo della matassa di un mistero intrecciato e complicatissimo, pieno di sorprese, l’ultima delle quali riguarderà proprio Nikko, riuscire a individuare l’omicida e dare finalmente un nome certo al cadavere femminile dissepolto.
Il romanzo, che è uno breve (anche in origine) diciamo subito che si legge benissimo: il traduttore, sa il fatto suo, e le pagine scorrono una dopo l’altra che è un piacere.
E’ strutturato, come dicevamo all’ìinizio, secondo una struttura tripartita: c’è una introduzione, che è una sorta di conferenza (come quelle delle Camere chiuse) in cui l’autore sdoppia se stesso in un dialogo che si sviluppa tra Yokomizo e il suo personaggio,  in cui tratta il tema dei romanzi polizieschi con il cadavere senza volto che si presta ad una serie di varianti; poi c’è il romanzo vero e proprio; e infine un epilogo. Lo sdoppiamentro tra romanziere e autore, secondo me, è un tributo alle letteratura occidentale, Ellery Queen per  esempio. E del resto non è il solo autore giapponese ad adottarlo, giacchè dopo di lui Rintaro Norizuki, sdoppia il suo autore nel detective, initando la soluzione di Ellery Queen a cui chiaramente si rifa, mentre in Yokomizo lo sdoppiamento è sulla base di due personaggi diversi: autore e suo personaggio, il primo che mette in prosa le avventure del secondo (una sorta di capovolgimento di quella che è la situazione normale si ogni storia, in cui il personaggio si identifica col suo autore di cui svolege le idee).
L’introduzione, con la sua mini conferenza sui tre filoni ( a suo dirte , del romanzo mystery: sdoppiamento della personalità dell’assassino, camera chiusa, cadaveri senza volto), esemplifica però una ulteriore valenza di questo piccolo romanzo, che si pone come una sorta di “studio”, alla maniera di altri romanzi della GAD: mi viene da pensare per esempio a The Maze di Philip MacDonald, in cui viene analizzata in forma di studio applicato al mystery l’idea di base del suo autore, da un punto di vista disascalico-parodistico. In questo caso, il romanzo è una specie di applicazione esemplificativa di quello che è il tema del “cadavere senza volto e delle sue variazioni”: in questo il romanzo, partendo da una identificazione assolutamente impossibile dato l’avanzato stadio di decomposizione (evidentemente in Giappone non si chiedeva la formula dentaria), si sviluppano una serie di tesi e controtesi, nell’attribuire ad una identità oppure ad un’altra o ad un’altra ancora il cadavere senza volto.  Invero, questa tematica coinvolge anche un’altra veriazione, che è quella di chi si copre il volto rendendo impossibile l’identificazione (la donna che è assieme a Daigo, vista da  Nagatanigawa, è Oshige oppure Ayuko? ): X non rende visibile il suo volto perchè è Y ? Oppure X si copre il volto perchè si pensi a Y mentre è X? Come si vede le ipotesi fioccano. Anche la donna all’interno della locanda, la padrona, che è chiusa nella sua stanza per una cosiddetta allergia della pelle è effettivamente Oshige o Ayuko? Oppure è Ono Chiyoko che ha preso il posto di Oshige? Oppure è Oshige che non rende mai visibile il suo volto, perchè si pensi che non è lei, mentre lo è?
Quindi si capisce che romanzo sia: un classico romanzo spacca-cervelli, super deduttivo, che si basa su un ragionamento e sulle sue infinite variazioni. Mi ha ricordato La Double Mort de Frédéric Belot, di Claude Aveline, che presenta il tema dello sdoppiamento di una identità nel suo sosia, per i continui ribaltamenti e ipotesi che individuano la verità e la ribaltano sulla base di indizi via via acquisiti,
Come ha detto Gabriele Crescenzi, il limite di questo romanzo è la sua brevità e pertanto al lettore è lasciato poco per entrare in competizione col lettore: l’azione è molto risicata, e se  le varie congetture fossero state avanzate nel corso del romanzo invece che nella spiegazione finale, il romanzo ne avrebbe guadagnato, pur essendo estremamente appagante. Solo una cosa non viene spiegata dall’autore, e forse è da ricercare nella personalità doppia del bonzo Nikko, nella sua natura disturbata..forse: il fatto che sia lui a richiamare l’attenzione di Nagatanigawa con i suoi strepiti e con il disseppellimento del cadavere, mentre Kosuke nella spiegazione lo ha indicato come il complice dell’omicida, come colui che ha seppellito il cadavere: quindi in sostanza si può sapere perchè Nikko strepita tanto se l’ha seppellito lui il cadavere sconosciuto femminile? O lui è estraneo al seppellimento, e allora dovrebbe dare una spiegazione migliore di quella che da, cioè che dal tempio che è alle spalle della locanda lui avrebbe visto affiorare una gamba dal terreno e per quello è andato armato di pala e lanterna, quando un falegname che abita da quelle parti spontaneamente fornisce una testimonianza in base alla quale non c’era nessuna gamba cadaverica che affiorava dal terreno smosso. Oppure vi è coinvolto, e allora non si capisce perchè dopo averlo sepolto, faccia tutto quel casino davanti alla sepoltura, richiamando l’attenzione del poliziotto di ronda che altrimenti non si sarebbe mai avvicinato. A meno che non soffra di una personalità doppia oppure non abbia inscenato quella parte per vendicarsi  di chi, dopo averlo usato come complice, non gli ha concesso ciò che aveva promesso. 
Tutto ciò tuttavia non viene spiegato da Yokomizo, ed è l’unico neo di un bellissimo romanzo.

Pietro De Palma

Yokomizo Seishi : La locanda del gatto nero (Kuronekotei jiken, 1972) – trad. Francesco Vitucci. Sellerio, La Memoria, 2020ultima modifica: 2020-07-20T08:44:10+02:00da lo11210scriba
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