Joseph Commings – Edward D. Hoch: Stairway To Nowhere (Mike Shayne Mystery Magazine, November 1979)

Di Joseph Commings abbiamo parlato quando introducemmo un suo racconto, The Ghost in the Gallery, contenuto in una famosa antologia di Jack Adrian & Robert Adey, pubblicata in tre volumetti in Italia da Garden.

Ricordo solo per inciso che Commings pubblicò gran parte dei suoi lavori su magazines minori tipo The Saint o Mike Shayne, in quanto a Dannay dei due Ellery Queen, la figura del Senatore Banner non riusciva simpatica (forse perché troppo simile a quella di Gideon Fell). Anni fa Douglas G. Greene ha riunito i racconti di Commings in una antologia edita dalla sua casa editrice, Crippen & Landru.

Oggi parlerò di uno che fu scritto nel…… a 4 mani, da Commings in collaborazione con Edward  D. Hoch: Stairway To Nowhere. In sostanza, da due dei più grandi scrittori di racconti con Camere Chiuse o delitti impossibili. 

Commings aveva scritto il racconto ma non trovava il compratore; Edward D. Hoch si offrì di rivederlo (di fargli cioè un editing) e di trovare l’acquirente, che fu appunto “Mike Shayne” (me l’ha detto Doug Greene, interpellato per l’occasione: Joe wrote a story but couldn’t find a buyer for it. Ed offered to revise and under their joint authorship he sold it to Mike Shayne Mystery Magazine. 

E che il racconto sia un vero e proprio concentrato di assurdità e impossibilità, lo dimostra la sua fama.

Jim Morgan e Rachel Newman, si devono sposare. Stanno passando la serata, una come tante, ma c’è aria di bisticcio: lui vorrebbe uscire, andare a cena, fare qualcos’altro, lei invece è assorbita da altri pensieri. L’indomani mattina al Museo dove lavora c’è un’importante mostra di uno dei più famosi diamanti del mondo, il Gran Mogul, di oltre 250 carati. E lei è molto preoccupata.

Si dirigono verso la casa di lei. Nevica, i fiocchi cadono a larghe falde. Il tempo di dirigersi verso la cassetta delle lettere, lei chiede a lui di aprire e prendere la posta mentre si avvia per le scale. Ad un certo punto, dopo i passi delle scarpe coi tacchi alti sui gradini, lui sente un grido. Si slancia per le scale e trova per terra a metà di esse il portacipria d’oro che lui le ha regalato. Arriva al pianerottolo, ma di lei neanche l’ombra. In casa non può essere entrata perché lui aveva le chiavi non solo della cassetta della posta ma anche dell’appartamento, e quindi si interroga dove possa essere finita. In preda all’apprensione sente una vociona dietro di lui, e si trova dinanzi una specie di balena avvolta in una rendigote, cappellaccio, sovrascarpe con le suole rosse che si qualifica come Senatore Banner, un politico che però aiuta la polizia a sbrogliare casi piuttosto intricati. E’ lui che chiede a Jim dove sia finita la ragazza. Dopo le spiegazioni, i due entrano nell’appartamernto di Rachel, che ovviamente è vuoto.

Mentre sono a pensare, mentre Banner aspetta il Capitano Rector , spiega perché lui seguisse loro due: perché la ragazza è coinvolta in un crimine e lui ignora cosa, sa solo che ha una cosa che deve restituire che vale mezzo milione di dollari, perché mentre era in albergo ha sentito nella stanza vicino la parola crimine e quindi ha deciso di seguire la ragazza, che era con un uomo. Jim non sa capacitarsi, ma immagina chi possa essere: un certo Leonard Slattery, che Banner ha saputo essere interrogando il portiere dell’albergo.

Mentre stanno lì, arriva prima il Capitano con gli uomini, che perquisiscono anche il tetto ( la porta è sbarrata dall’interno) e la cantina, trovandola vuota; poi l’amica del cuore della fidanzata, una certa Evelyn Gunther, arriva e cerca in tutti i modi di tirare su Jim, dicendo che sicuramente la ragazza è lì che sta camminando fuori da qualche parte. Anche lei lavora come Rachel allo Skiff Museum of Art, come anche Slattery. Per cui decidono di andare lì.

Arrivati al Museo, percorrendo strade imbiancate dalla neve che ha formato un manto tutt’attorno ad esso (fuori c’è anche un pupazzo di neve ad altezza d’uomo) e fattisi riconoscere dalla guardia, spiegano che sono lì perché una dipendente del Museo, Rachel Newman è scomparsa. Ed ecco che proprio la guardia, fa la clamorosa dichiarazione che la ragazza lui l’ha vista poco prima nel Museo. Banner fa un salto: come nel Museo? Chiedono alla guardia cosa faccia, chi sia, ed ecco il secondo colpo di scena: lui è Leonard Slattery.  Slattery dice che la ragazza è lì e che lui è il suo fratellastro: ma se così non fosse? E’ solo lui che l’afferma. NO. Terzo colpo di scena: un poliziotto di ronda davanti al Museo, qualificatosi, dice che ha visto una donna con un cappotto blu e un cappello con una piuma entrare nel Museo. Ora sono due i testimoni, uno non attendibile e uno attendibile che dicono la stessa cosa. Ma dove è Rachel? Mentre stanno lì, ecco che vedono Evelyn sbucare da un corridoio: è ritornata al museo per dare anche lei una mano. Ma non ha visto Rachel. E così, chiamato Rector e i suoi uomini, cominciano a cercarla per le sale anche quelle egiziane, ma non trovano nulla. E chiamano anche Kelley, il curatore del Museo. Esaminatolo, Rachel non viene trovata. Banner trova solo il suo cappotto e il suo cappello.

Banner, sa e l’ha detto a Jim come abbia fatto Rachel a volatilizzarsi la prima volta. Non sa come si sia volatilizzata la seconda. Teme solo una cosa. La teme anche Jim che vorrebbe cercarla nei sarcofagi: ormai ne parla inconsciamente al passato. Kelley, intanto ha fato un giro nel museo e ha esaminato tutto, anche la sala dove è esposto il Gran Mogul. Quarto colpo di scena: il diamante è ancora al suo posto, all’interno della teca di vetro al centro della stanza. Ma allora cosa è stato portato via da Slattery? Cosa è stato consegnato in albergo a Rachel? Slattery non vuole rivelare cosa, e quindi viene trattenuto: Banner consiglia il capitano di informarsi su Slattery, ed ecco dopo un po’ emerge che, quinto colpo di scena, è un esperto gemmologo, che ha lavorato in una fabbrica tedesca e conosce benissimo le gemme naturali e sintetiche.

Aspettano la notte. E intanto la polizia cerca Rachel dappertutto: ospedali, prigione, obitorio. Niente. La mattina all’apertura, sono ancora lì. Aspettano notizie. Kelley da inizio alla mostra: due guardie armate sorvegliano i presenti nella sala del diamante, poste alle due uscite della sala, una di fronte all’altra. D’improvviso nel museo si sente un’esplosione e un puzzo di bruciato: Banner e Rector riconoscono dall’odore l’acido picrico e il clorato di potassio. Una bomba. Ha fatto esplodere la teca. Ma, il diamante? Sparito! Eppure le guardie alle due uscite giurano e spergiurano che nessuno è entrato e ha rubato il Gran Mogul, che però non è più lì. Come ha fatto a svanire il Gran Mogul e prima Rachel di nuovo? Ora Banner ha capito come, e in uno sbalorditivo finale, risolve la sparizione di Rachel e del diamante, e intrappola due criminali.

Diciamo subito che qui la parte principale non la fa Banner ma Jim Morgan: con la sua carica umana e passionale, con la sua disperazione, temendo il peggio, permea tutto il racconto ed eleva la tensione, laddove i due autori furbescamente lo fanno agire: per esempio quando prende a calci il pupazzo di neve ad altezza d’uomo, presente sul selciato davanti al museo, covando la paura irrazionale che dentro vi possa essere il corpo dell’amata; o quando corre nel palazzo, piano per piano non trovando Rachel, finanche in cantina. Il racconto è scritto assai bene e pieno zeppo di colpi di scena, che riescono a non far calare la tensione. Anche le impossibilità lasciano soddisfatti: qui ce ne sono tre, tre sparizioni impossibili, due di Rachel e l’altra concernente il diamante. E’ ovvio che anche qui c’è una messinscena assai elaborata, non tanto per le sparizioni di Rachel (la seconda sì), quanto per la sparizione del diamante: nella prima sparizione è coinvolta una persona, nella seconda sempre una, in quella del diamante..due. E vi sono vari momenti in cui essa si sostanzia, che non sono ristretti solo al momento in cui sparisce, ma anche ad uno precedente in cui è creato l’artificio che poi si compierà in un secondo momento.

La scrittura è lineare, ma sempre se si parla di americano, e per di più slang. Non è paragonabile cioè all’inglese classico, più semplice da leggere: l’americano di cui fa uso Commings è pieno di forme contratte e di termini e di forme difficilmente comprensibili se tradotte letteralmente. Pertanto è agevole leggerlo solo se ci si è impratichiti nell’uso della lingua americana. Per esempio,  yunnerstand  è forma contratta di “you understand”; have you getting the willies significa “mettere I brividi”; ancora, l’intraducibile Let’s take a hinge at her apartment (che normalmente dovrebbe significare, mettiamo un cardine nel suo appartamento) significa “Diamo un’occhiata”; Dunno è forma contratta di “I don’t know”, e così via.

Per quanto riguarda la nuda e cruda impossibilità, si nota qui un’ influenza molto netta, che è tale anche in altri racconti di Commings, che è quella di John Dickson Carr. In questo racconto poi, questa influenza è per così dire sublimata, perché Carr era amico di Commings e Commings di Hoch: la risultante è che Carr è presente in maniera netta e fortissima nella prima sparizione di Rachel. Qui viene riproposto con una idea assolutamente geniale, il trucco di The Unicorn Murders. E una parte rilevante, di tipo psicologico, ce l’ha il gold compact, altro termine americano per designare il portacipria da borsetta, in questo caso di oro.

 La seconda sparizione di Rachel si avvale di un elemento per così dire psicologico rispetto a quello più tecnico della prima, anche se lì c’è pur sempre, come c’è in qualsiasi: far capire una cosa ed invece farne un’altra. Ma nella seconda sparizione nel museo entra in scena una persona diversa da Rachel e quindi è una messinscena fatta a posteriori utlizzando un escamotage che si trova utilizzato in molti romanzi. La sparizione del diamante, come ho detto, si avvale di due momenti più propriamente ristretti alla sala in cui esso è esposto, e a vari altri, relativi al cambio di mani, in ragion dei quali prima esce dal museo (Slattery), poi entra in possesso di Rachel e poi è riportato nel museo, ma non per essere esposto: è propriamente la messinscena più articolata, perché fa uso di due diamanti, non uno, e di conoscenze di sostanze esplosive (Il clorato di potassio elemento fortemente instabile in presenza di un acido forte, in questo caso l’acido picrico che è a sua volta un esplosivo, deflagra). L’uso di acido picrico, e la sua tendenza a colorare la pelle di giallo, sarà determinante per inchiodare uno dei due criminali.

Appassionante, e con soluzione pirotecnica.

Bel finale anche romantico, tipicamente americano (la donna prepara la colazione al marito).

Pietro De Palma

Joseph Commings – Edward D. Hoch: Stairway To Nowhere (Mike Shayne Mystery Magazine, November 1979)ultima modifica: 2020-04-26T09:15:47+02:00da lo11210scriba
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