Agatha Christie: Se Morisse Mio Marito (Lord Edgware Dies, 1933) – trad. R.Buccianti – Oscar Mondadori

Se Morisse Mio Marito (Lord Edgware Dies) è il tredicesimo romanzo di Agatha Christie ed il settimo con Poirot.

Il fatto di essere il tredicesimo romanzo non mi parrebbe neanche casuale: infatti nei Taccuini di Agatha Christie – Agatha Christie’s Complete Secret Notebooks di John Curran – si  richiama il fatto che Agatha avesse pensato di scrivere un racconto che si sarebbe dovuto chiamare “Thirteen at Dinner, (13 a tavola)”, che poi è il titolo con cui il romanzo è conosciuto in USA. Alcuni appunti richiamano il fatto che un primo accenno ad una idea in tal senso, è al Detection Club, e ad una idea sulla base della quale 13 soci (scrittori/scrittrici e coniugi) avrebbero dovuto partecipare ad una cena, in cui una sarebeb stata la vittima.

Il contenuto del romanzo è quantomai noto, e non posso pensare che ci sia ancora qualcuno, appassionato di romanzi polizieschi, che non abbia letto un romanzo con Poirot della Christie, tanto più che in Italia, da sempre potremmo dire, è stata disponibile l’opera completa della scrittrice britannica.

La famosa attrice Jane Wilkinson, desiderosa di divorziare dal marito Lord Edgware e sposare il ricchissimo Duca di Merton, si rivolge a Poirot perché a sua volta, con i suoi auspici, riesca a permettere la concessione del divorzio da parte del marito. Poirot che non vorrebbe fare in sostanza la parte del “mezzano”, acconsente, e riesce a strappare con relativa facilità da Lord Edgware la concessione del divorzio, tanto più che quello gli dice di averlo già concesso. Ma la moglie nega il tutto, e insomma deve esserci qualcosa che non va. Fatto sta che qualcuno, una donna a sentire il maggiordomo, di sera, intabarrata in un cappotto e con un cappello che le cela parte del volto, si reca a casa del lord, mentre la moglie è a cena, insieme con varie persone, e lo uccide con una stilettata alla base del cranio.

Il maggiordomo afferma che gli è parso, da come parlava e si atteggiava, che fosse la moglie, tanto più che lei gli ha detto di aprire perché era la moglie di Lord Edgare, e l’ha vista anche la segretaria del defunto marito, la Signorina Carroll e anche lei è disposta a giurare che si trattasse di Jane Wilkinson, ma quella era a cena e parecchi lo testimoniano, che non si è mai allontanata. Per di più a Poirot sembra una condotta da imbecille, quella di una persona che sbandieri ai quattro venti di non poter che uccidere il marito se questi non acconsentisse al divorzio e poi ucciderlo sul serio, e soprattutto lasciare indizi a destra e a manca sulla sua identità. Fatto sta che la polizia è in alto mare, perché la cena a Chiswick scagiona la donna.

Anche e soprattutto dopo che un’altra attrice, Carlotta Adams, viene ritrovata morta per overdose di Veronal. Carlotta Adams era famosa per aver interpretato con incredibile bravura la persona di Jane: sapeva imitarla da Dio! Poirot sospetta che si sia potuta uccidere dopo aver saputo dai giornali che la sua messinscena aveva coperto un omicidio. Sulla scatoletta che conteneva il Veronal, vengono trovate delle parole dal significato ermetico: C.A. from D. Paris, Nov. 10th. Sweet Dreams. ‘November 10th. Ma dopo aver visto il contenuto della borsetta della donna, e aver trovato degli occhiali da miopia che pare la donna non usasse, si convince che debba esser stata uccisa.

Un altro fatto accade: fugge il maggiordomo Alton. Pare che fosse un lestofante, ben noto alla polizia.

Neanche il tempo di chiedersi se la sua fuga c’entri col tutto, ed ecco che accade il quarto colpo di scena: l’attore Donald Ross, uno degli invitati alla cena di Chiswick, è frastornato da una cosa che crede importante e collegata alla morte di Lord Edgware. Ma prima che possa rivelarla al telefono a Poirot, viene ucciso, anche lui con una stilettata alla nuca.

A questo punto Poirot comincia a fare una seria riflessione e la sera, mentre è per strada assieme ad Hastings, una frase del compagno lo mette sulla strada della soluzione. Per di più una di due donne, uscendo da un cinema, mentre conversano tra di loro circa Brian Martin, il passato spasimante di Jane Wilkinson, dice all’altra: If they’d just had the sense to ask Ellis right away. Which anyone worth sense would have done (Se avesse pensato prima a interrogare Ellis. Qualsiasi persona normale l’avrebbe fatto.). Già. Perchè non l’hanno chiesto a Ellis, si chiede Poirot ? E così chiede lui ad Ellis di recarsi da lui per rispondere a qualche domanda. Domande e risposte che non sono in effetti importantissime per chiarire alcunchè, e che nascondono invece il vero motivo della richiesta di Poirot: come in occasione del suo discorso con la Carroll, aveva sostituito gli occhiali trovati nella borsetta della Adams con quelli della segretaria, che però aveva subito protestato, rivolendo i suoi, anche in questa occasione, facendo cadere un vaso pieno d’acqua sulla faccia della cameriera e scambiando gli occhiali, ottiene la sua risposta: Ellis esce dalla casa di Poirot indossando gli occhiali già nella borsetta della Adams, come se nulla sia accaduto: un nuovo colpo di scena !

A questo punto, Poirot conosce il nome dell’omicida e lo rivelerà nel corso della solita riunione finale; seguirà a questo solo la confessione dell’omicida prima che l’impicchino.

Potrei anche rivelare il nome dell’omicida, tanto ritengo che molti che leggeranno il mio articolo abbiano letto il romanzo della Christie. Ma siccome esiste pur sempre la possibilità che ci sia qualcuno che non l’abbia ancora letto – e lo legga diamine! – allora non lo dico.

E’ il caso però a questo punto di analizzare il romanzo, un romanzo di semplicità sconcertante eppure pieno zeppo, come consueto in Agatha Christie, di false piste. Ho taciuto solo sul rinvenimento di una lettera, di Carlotta Adams, che l’omicida ha pensato bene di contraffare, creando la falsa pista che porti all’incriminazione dell’erede, Lord Ronald Marsh, amico della Adams e figlio di Lord Edgware.

Tutte le note di questo romanzo sono distribuite su quasi cinquanta pagine di un Notebook 41 tascabile, intitolato “Ideas – 1931”.

Innanzitutto il romanzo, che in USA è intitolato Thirteen at Dinner, parrebbe che fosse nato da un’idea sorta in merito a Detection Club, l’esclusivo club inglese fondato da Berkeley, Wade e qualche altro, che accolse il meglio della GAD britannica (con la sola inclusione di Carr, che pur essendo statunitense, è come se fosse stato naturalizzato inglese, per aver passato metà della propria vita proprio in Inghilterra). John Curran, nei suoi due saggi dedicati alla scoperta ed analisi dei Taccuini di Agatha Christie, cita la circostanza che mette in relazione la nascita del romanzo con il Detection Club, nel Notebook 41, ma prima di introdurre la circostanza ne parla nel capitolo che riguarda il romanzo stesso: There are also two references to Thirteen at Dinner, the title under which Lord Edgware Dies appeared in the USA, but it is not clear if these two references are coincidental or if the idea of 13 guests at a dinner (as mentioned in Chapter 15) was an earlier idea that Christie subsumed into Lord Edgware Dies. The first reference lists thirteen members of the Detection Club in connection with this plot, and five pages later the idea of ‘Thirteen at Dinner as a short story?’ is considered though not pursued.

Nel Notebook 41, Ideas 1931 (il romanzo è del 1933, e quindi la nota lo precede di due anni) si cita l’idea per una delle Detective Stories del Club, col titolo The 13 at Dinner, che avrebbe riguardato 13 membri del Club del delitto:

Miss Sayers and her husband – Poisons Mr Van Dine and

Mr Wills Crofts and wife – Alibis Mrs Christie

Mr Rhode

Mr and Mrs Cole Mr Bentley

Miss Clemence Dane

Mr Berkeley and wife – fantastic writer.

Di questi personaggi notiamo solo la presenza virtuale di Van Dine che non era inglese ma statunitense e che vivendo oltreoceano non partecipò mai alle riunioni del Detection Club, ma che dovette essere molto apprezzato in Inghilterra (nella casa della Christie si trovarono alcuni suoi romanzi), e tutta una serie di scrittori (con coniugi) molto conosciuti: Dorothy Sayers (e suo marito), Crofts e moglie, John Rhode, i Cole (G.D.H. e Margaret Cole), Bentley, Berkeley e moglie, e Miss Clemence Dane, dimenticata autrice, ma  il cui primo romanzo Enter Sir John, servì come base ad Alfred Hitchcock per il suo film Murder del 1930. Agatha Christie apprezzava molto sia Dorothy Sayers che Anthony Berkeley, i due fondatori del Detection Club, di cui Agatha era un semplice membro.

La nota, che non ebbe un ulteriore sviluppo, anche come racconto, servì tuttavia come base per il suo Lord Edgware Dies: il titolo si riferisce alla fine del capitolo 15, laddove un personaggio, Ross Donald, rivolgendosi a Poirot, ricorda che lui era a cena assieme a Jane la sera della morte del marito: We were thirteen. Some fellow failed at the last minute. We never noticed till just the end of dinner. Come si vede si dice che erano 13 a cena, che uno non si era presentato all’ultimo minuto. In sostanza dice che Jane Wilkinson ha a sua disposizione ben 12 testimoni della sua presenza. Ma dice anche che il primo ad alzarsi (e in Inghilterra porta male farlo) fu lui. Non a caso poi..muore: ‘And who got up first?’ I asked. He gave a queer little nervous cackle of laughter.‘I did,’ he said.

Curran definisce quindi come fu approntato il romanzo: il romanzo fu iniziato durante uno scavo archeologico a Rodi nell’autunno del 1931 e fu poi completato in uno a Ninive. Il romanzo fu dedicato al dott. Campbell Thompson, che guidò la spedizione archeologica di Ninive; uno scheletro, trovato in un tumulo in loco, fu battezzato Lord Edgware.

L’ispirazione per il libro e per il personaggio di Carlotta Adams arrivò dall’attrice americana Ruth Draper, famosa trasformista con un minimo di oggetti di scena. In un’autobiografia Christie osservò: “Ho pensato a quanto fosse intelligente e quanto fossero brave le sue imitazioni … pensare a lei mi ha portato al libro Lord Edgware Dies.”

Una domanda interessante in relazione ai tre romanzi pubblicati tra il 1931 e il 1934 nasce da una breve nota in Notebook 59 e un aneddoto successivo. Nella lunga Introduzione al Passeggero a Francoforte (1970), Christie spiegò come a volte un titolo veniva stabilito ancor prima che venisse in mente una storia.

Stabilita l’origine della storia, Curran dice una cosa molto interessante: nel 1931 assieme alle idee circa 13 at Dinner, Agatha Christie scrive delle note riguardanti un racconto e due romanzi: The notebook is headed ‘Ideas – 1931’ and the first ten pages, prior to the notes for Lord Edgware Dies, contain brief notes for ‘The Mystery of the Baghdad Chest’ (1932) and an even briefer note for Why Didn’t They Ask Evans?, as well as a one-sentence outline of the crucial idea behind Three Act Tragedy. A noi interessano le brevi note per Why Didn’t They Ask Evans?

Perchè? E’ presto detto: Curran sostiene l’analogia tra il titolo del romanzo Why Didn’t They Ask Evans?, e la frase alla fine del capitolo 27, If they’d just had the sense to ask Ellis right away, che noi potremmo anche trasformare in sostanza in Why Didn’t They Ask Ellis?

Come si vede, l’analogia c’è ed è sostanziale: It is entirely possible that the writing of Why Didn’t They Ask Evans? followed closely on the completion of Lord Edgware Dies. Although there are no notes – apart from the phrase itself – for Why Didn’t They Ask Evans? its serialisation began the same month, September 1933, in which Lord Edgware Dies was published. Christie possibly felt that the questioning of Evans/Ellis, and the intriguing reason for that lack of questioning, deserved a more elaborate construction than the one given in Lord Edgware Dies. And so she wrote Why Didn’t They Ask Evans?, where the identification and questioning of Evans is the entire raison d’être of the book. Is it entirely coincidental that the Evans of the later novel is also a maid? (traduz. : è del tutto possibile che la scrittura di Why Didn’t They Ask Evans? ha seguito da vicino il completamento di Lord Edgware Dies. Sebbene non ci siano note – a parte la frase stessa – per Why Didn’t They Ask Evans? la sua serializzazione iniziò lo stesso mese, settembre 1933, in cui Lord Edgware Dies fu pubblicato. Christie probabilmente pensava che l’interrogatorio di Evans / Ellis, e la ragione intrigante di quella mancanza di interrogatorio, meritasse una costruzione più elaborata di quella data in Lord Edgware Dies. E così ha scritto Why Didn’t They Ask Evans ?, dove l’identificazione e l’interrogatorio di Evans è l’intera ragion d’essere del libro. È del tutto casuale che anche gli Evans del romanzo successivo siano una domestica?).

Ellis è l’elemento cruciale della storia, ma non è lei l’assassino, è bene dirlo. Se vediamo bene, nella primissima stesura del romanzo, di cui è fonte preziosa il saggio fondamentale di John Curran, Ellis si chiama Eloise; Lord  Mountcarlin cambia in Edgware; la segretaria Miss Gerard diventa Miss Carroll e Martin Squire diventa Bryan Martin; il nipote di Lord Edgware, Ronald Marsh, originariamente è Ronnie West – debonair (= affabile) Peter Wimsey. The reference to ‘debonair Peter Wimsey’ is to Lord Peter Wimsey, the detective creation of Christie’s crime-writing contemporary Dorothy L. Sayers and the hero of (at that point) a half-dozen novels and a volume of short stories.
Ellis, Ellis. Tutto ruota intorno ad Ellis, se si vede in questo romanzo. Che Agatha avrebbe potuto intitolare Why Didn’t They Ask Ellis?, e nessuno avrebbe avuto da ridire. Infatti, se avessero interrogato prima Ellis, avrebbero avuto risposte a vari interrogativi cruciali: Ellis è la donna che ritira a Parigi la scatoletta dove verrà messo il Veronal, Ellis è la donna cui appartengono gli occhiali dalle spesse lenti da miope rinvenuti nella borsetta di Carlotta Adams, Ellis è la donna cui appartiene l’arnese con cui l’omicida uccide Lord Edgware e Ross Donald, che è in sostanza un coltellino per i calli (osservare la cattiveria nella scelta dell’oggetto: il coltellino per i calli viene usato per uccidere due persone che è come se fossero dei calli per l’omicida, delle formazioni dolorose che devono essere estirpate per stare meglio): ‘A corn knife…’I shivered. (Un coltellino tagliacalli—Rabbrividii. L’espressione Un’espressione di ribrezzo e di orrore era negli occhi di tutti della traduzione italiana, è assolutamente inventata).

E qui mi fermo. Ma, se volessi, ci sarebbe altro da dire. Poco, ma significativo.

Del resto tutto è significativo in Agatha Christie. 

Pietro De Palma

Agatha Christie: Se Morisse Mio Marito (Lord Edgware Dies, 1933) – trad. R.Buccianti – Oscar Mondadoriultima modifica: 2020-04-23T09:11:06+02:00da lo11210scriba
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