Edmund Crispin : La Mosca dorata (The Gilded Fly, 1944) – trad. Mariapaola Déttore – I Classici del Giallo. Prima Ed. 1993, Seconda Ed. 2006, Mondadori

David Whittle nel suo importante saggio Bruce Montgomery/Edmund Crispin: A Life in Music and Books” dice che, proprio per il fatto che nel romanzo vi sia abbondanza di riferimenti a personaggi importanti della cultura britannica e non, qualcuno aveva cominciato a sospettare che lo pseudonimo Edmund Crispin celasse un Don ( accezione inglese che sta a rappresentare un docente universitario, specie un “senior member”di college universitario che sia di Oxford o Cambridge): “In the first few pages Montgomery mentions or quotes from authors such as Beerbohm, Dunbar, Eugene O’ Neill, Shakespeare and Voltaire, leading reviewers to suspect that “Edmund Crispin”, the pseudonym Montgomery adopted, was an Oxford don or indeed a further alias of J.I.M. Stewart (already known as Michael Innes), himself later an Oxford don and already an established writer of detective fiction” (pag.44). Interessante è la genesi del suo pseudonimo e del nominativo del suo personaggio: Montgomery utilizzò come fonte privilegiata proprio un romanzo di Innes, Amleto, Revenge!, in cui un personaggio si chiama “Gervase Crispin”. Il cognome fu preso per quello del suo psudonimo, mentre per nome prima optò per Rufus ( a causa della sua chioma di color rosso), poi per il più serio Edmund (probabilmente trasse l’ispirazione di questo nome, dalla prima scuola di Oxford cui era stato ammesso, quella intitolata a Edmund Spenser, poeta elisabettiano). Invece il nome del personaggio di Innes, diventò il nome del suo personaggio, cui aggiunse per cognome, Fen, accezione che assieme ad altre evocava il suo tutore di Oxford, il Professor W.G. Moore detto anche “O’er moor and fen” cioè “professor brughiera e palude”, che era servito da modello per l’aspetto fisico.
In un primo tempo Crispin negò che quegli fosse l’ispiratore, ma anni dopo ammise la circostanza: “..Years later Montgomery admitted that Fen was based in part on Moore, but as with most detectives, I think there is a good deal of his creator in him”. (pag. 45)
Montgomery non si ispirò invece a Moore  per i dati caratteriali del suo personaggio: infatti mentre Moore era il classico professore senior di Oxford, Fen ricalcava invece un modo di fare che era preso, per il suo umorismo anche grasso, per la sua eccentricità e talora anche per le espressioni verbali di cui si fa portatore (“tanghero più ignominiosamente idiota e scimunito”, pag. 143) da Gideon Fell di John Dickson Carr (rimando a dopo un discorso più articolato in merito).
Cessata la sua attività di romanziere e di musicista nel 1950, si dedicò alla critica poliziesca, scrivendo sulle colonne del Sunday, non muovendosi più o quasi dalla periferia.
Bruce Montgomery fu smodatamente dedito al bere – così come il suo pigmalione, J.D. Carr lo era al fumo – soffrì di problemi correlati e morì nel 1978, un anno dopo la scomparsa di Carr.
The Gilded Fly, “Il Caso della Mosca Dorata”, pubblicato nel 1944, fu il romanzo di esordio di Bruce Montgomery alias Edmund Crispin: ben accolto dalla critica e dal pubblico, il successo derivato incitò l’autore a proseguire la serie appena iniziata.
Il carteggio e la corrispondenza di Crispin hanno dimostrato come nella primissima carriera di Montgomery ebbe un’importanza determinante Diana Gollancz figlia dell’editore Victor Gollancz. Un’ importante opera biografica scritta da David Whittle, “Bruce Montgomery/Edmund Crispin: A Life in Music and Books”, in cui si parla delle opera musicali e poliziesche di Montgomery /Crispin, ha fatto luce su quest’amicizia: “..she was an art student at the Slade, which had beeen evacuated from London to the Ashmolean Museum in Oxford…Diana was certainly captivated by Montgomery’s urbanity. She was a pretty, dark, Middle-eastern looking girl, and she was a regular visitor to tea at the Montgomery’s rooms, in Wellington Square. Muriel Pavlow recalls that Montgomery was very enamoured of Diana an talked about her a good deal” (pag.34).
Poi le loro strade si divisero perchè Bruce conobbe un’altra donna.
Lo stesso saggio di Whittle ha ribadito la grande importanza dell’influsso di Carr su Crispin. La genesi di The Gilded Fly pare che fosse stata indotta, come egli rivelò più tardi, da un colloquio che egli aveva avuto con un suo amico in un pub, con il quale parlavano spesso di libri: “…How the conversation got round to John Dickson Carr I can’t quit remember, but I do remember the tone of mingled reproof, reproach and amusement with which my friend said: “Oh, haven’t you read John Dickson Carr?…and he lent me a copy of The Crooked Hinge” (op.cit. pag.34). L’opera fu scritta “ ..during ten days of  the easter vacation of 1943, using “his J nib and silver pen-holder”.
Fu al padre di Diana, che Bruce sottopose il proprio manoscritto.
Il 21 aprile (1944) egli scrisse a Victor Gollancz: “My dear Mr. Gollancz, I have just finished a detective novel (now in process of typing) and am wondering if it would be of any interest to you…”. Evidentemente il manoscritto dovette piacere a Victor Gollancz (che tuttavia gli espresse delle sue perplessità al riguardo: una di queste riguardava il fatto che, pur dimorando in un College inventato, è evidente che Montgomery vi avesse inserito una moltitudine di cose vere: per questo Gollancz esigè che Montgomery inserisse un disclaimer in cui avvertiva che le cose e persone in realtà non lo fossero) se è vero che nello stesso 1944 il romanzo fu pubblicato da Gollancz: il disclaimer che segue nella originale versione inglese, è stato perfettamente tradotto in italiano dalla traduttrice Mariapaola Déttore e inserito prima del romanzo vero e proprio:
 As the setting of this story is a real place, more or less realistically described, it must be emphasized that the characters in it are quite imaginary and bear no relation to any living person. Equally fictitious are the college, hotel and theatre in which most of the action takes place, and the repertory company I have portrayed bears no relation to that at Oxford, or indeed anywhere else that I know of.
E.C.
Diana Gollancz, neanche a farlo apposta, fu inserita in questo romanzo. Infatti, sia Montgomery che lei appaiono sotto forma di personaggi comprimari nella storia: Bruce è, con il suo nome effettivo, il pianista che accompagna Yseut al pianoforte su richiesta di Robert (pagg.34-35); nel caso di Diana Gollancz “ ..Robert Warner, the director of the company, has a Jewish mistress (Diana Gollancz was Jewish)” (pag.47), ma Diana appare nello stesso cast della produzione diretta da Warner, come una figura minore: “ Diana? Where’s Diana?” (The Gilded Fly,  Cap. 4. Nella traduzione Mondadori è a pag. 47).
Sempre per Bruce, si deve anche citare quello che lui mette in bocca a Donald Fellowes, l’innamorato giovane di Yseut che per lei è un balocco, organista a Oxford: “As soon as this term’s over, I’m going to volunteer for the R.A.F. It seems to contain most of the organists in the country anyway”(op. cit. pag. 47). Secondo alcuni critici l’affermazione fu un modo per citare se stesso (most of the organists in the country anyway): “ – Jean ho deciso. Alla fine dell’anno mi arruolo come volontario nella R.A.F.. Pare che vi si trovi buona parte degli organisti della nazione” (pag.162, cap. 12 “Vignette”). Comunque sia il riconoscimento di Bruce per Diana, si espresse anche in musica, giacchè le dedicò Two Sketches for Pianoforte op.1 n.4.
In The Gilded Fly, neanche a farlo apposta, Crispin inserì una splendida Camera Chiusa, con una soluzione assolutamente ingegnosa.
La trama è la seguente.
Una compagnia teatrale deve portare in scena ad Oxford, l’ultimo lavoro del drammaturgo Robert Warner, Metroman (Metromania), che si annuncia già come un successo annunciato. Tuttavia nella compagnia non fila tutto come dovrebbe. Infatti, a contendersi Robert, ci sono due donne: Rachel West, la sua amante, che dovrebbe essere la prima donna del dramma; e Yseut Haskell, che, lungi dall’essere stata scaricata da Robert tempo prima, cerca di accalappiarlo con l’unica arma a sua disposizione, cioè col sesso. Per di più lo stile di vita sessualmente promiscuo di Yseut Haskell e il suo modo condiscendente di trattare gli uomini le hanno guadagnato molti nemici tra gli amanti scartati e gelosi rivali femminili.
Le avances nei confronti di Robert, portano ad un clima rovente di cui fanno le spese sia Robert che Rachel, e anche Donald Fellowes, organista giovane innamorato follemente di Yseut, che ella usa come paravento, giocando con l’amore dell’altro. Il bello è che di Donald è innamorata  Jean Whitelegge, guardarobiera, anche lei coinvolta nella spirale di odio, creata da Yseut, che ha fatto di tutto per alienarsi le simpatie dei suoi colleghi, sia femmine che maschi, per il suo stile di vita molto promiscuo ed esibizionista, tutto il contrario della sorella Helen Haskell, pure lei attrice.
Così ad una festa organizzata nella casa di un ufficiale che frequenta la compagnia, il Capitano Peter Graham, alla quale partecipano tutti gli attori della compagnia, il commediografo, cioè Wagner, e la regista dello spettacolo, Sheila McGaw, Yseut, impossessatasi della pistola di ordinanza dell’ufficiale, completamente ubriaca, minaccia la rivale. Ovviamente viene disarmata, ma il tanto basta per rovinare l’atmosfera.
Qualcuno tra i presenti, odia particolarmente Yseut se è vero che qualcuno, nella notte seguente, approfitta della sbronza di alcuni dei partecipanti alla festa e del padrone di casa, per rubare la pistola, con relative munizioni, da un cassetto nella quale è stata riposta dopo che Yseut era stata disarmata. E neanche a farlo apposta, la sera dopo, ecco che muore proprio la sorella di Helen! E’ trovata nella stanza da letto dell’appartamento del giovane Donald Fellowes, organista e direttore di coro, disperatamente infatuatosi di lei: è per terra, con le gambe ripiegate, un braccio sotto il corpo ed un altro con la mano rivolta verso l’alto, e in fronte un foro e la parte superiore del volto, annerita e bruciacchiata; vicino un grosso revolver; alla mano destra, sulla nocca dell’anulare destro, è infilato un grosso anello di foggia inusuale, che rappresenta una mosca dorata, mentre nella stanza di fronte, proprio Fellowes e il giovane intellettuale Nicholas Barclay, un ex studente di Fen che ora fà il giornalista, stanno sentendo alla radio della musica sinfonica. Nello stesso istante, al piano di sopra, Gervase Fen, professore di Lingua e Letteratura Inglese presso l’Università di Oxford, Warner e altri stanno discutendo di drammaturgia. Per di più, un testimone, il factotum, Joe Williams, che in pratica siedeva nel corridoio che separa le due porte delle stanze raffrontate, esclude che qualcuno possa essere entrato nella stanza in cui stava Yseut. Inoltre la finestra della camera in cui era stata trovata, era chiusa. Unico particolare strano, è che viene ritrovato un cassetto aperto, come se la vittima si fosse inginocchiata per guardarvi dentro e fosse stata sorpresa dalla morte. La polizia, propende necessariamente per uno strano suicidio, nonostante la vittima avrebbe avuto solo da perderci uccidendosi, ma eppure nessuno pare possa averla uccisa. Negli ambienti della compagnia, comunque nessuno crede al suicidio della giovane, nonostante l’atmosfera si sia rasserenata, anche se è venuta a mancare una pedina importante della rappresentazione; anche Robert, sembra essersi liberato di un brutto ricordo. Solo Gervase Fen annuncerà che suicidio non può esser stato e invece farà di tutto per dimostrare l’assassinio di Yseut, non avendo prove ed essendo dibattuto dal dovere denunciare l’assassino, che ha tolto di mezzo una persona tutto sommato dannosa all’ambiente circostante, di cui lui presume di conoscere l’identità, non avendo però sufficienti prove per inchiodarlo. Tuttavia i suoi sensi di colpa, i suoi se e ma, cadono, quando cade un’innocente: Donald Fellowes. In seguito a questa morte, Fen uscirà allo scoperto ed inchioderà l’assassino.
Il romanzo di esordio di Edmund Crispin è una vera bellezza: propone nell’evolversi della storia, molti colpevoli se non semplici indiziati, che però hanno nascosto la natura dei loro atti così maldestramente da attirare l’interesse circostante e in particolare quello di Gervase Fen, che riesce a individuare in mezzo a loro quello vero, eliminando i restanti.
L’atteggiamento di Fen è però simile a tanti altri suoi colleghi: egli non è il soggetto incaricato delle indagini, semmai lo aiuta con la sua logica e il suo acume, e pertanto non è interessato a consegnare il reo alla giustizia; egli è un dilettante che partecipa all’azione solo come passatempo, un po’ come farebbe Fell o Sherringham, e a lui interessa confrontarsi con l’assassino e batterlo, in quanto per lui le indagini sono come una partita a scacchi con l’assassino, e le mosse che fa l’assassino per sfuggire all’attacco del detective possono consistere anche in altri assassini. E anche qui c’è un secondo delitto che è un atto gratuito, che serve a due scopi opposti: quello dell’assassino di tutelarsi, come si era tutelato uccidendo la prima vittima (anche se la seconda vittima non gli procura in fondo il piacere che gli aveva causato la prima), e quello del detective di procedere, nonostante egli in un primo tempo non volesse farlo, in quanto l’assassino, qui, gli era simpatico. E, proprio per questo, lui gli concederà la possibilità che possa farla franca…uccidendosi.
La Camera Chiusa è interessantissima, direi una delle più interessanti che abbia letto in assoluto, e direi che può essere sullo stesso piano di una delle migliori di J.D.Carr, nonostante, se si giudica col senno di poi, riuscire ad uccidere con questa maestria, non è da tutti, una volta acquisita la soluzione del romanzo: in una stanza con le finestre chiuse, viene trovata la vittima, con un foro di pallottola in mezzo alla fronte, con evidenti segni che fanno pensare che essa sia stata sparata a bruciapelo ed una pistola abbandonata lì vicino. Quindi gli indizi sembrerebbero lampanti, a suggerire un evidentissimo suicidio. Perché sembrerebbero far pensare che il proiettile sia stato sparato in quel momento, cioè quando si ode il rumore dello sparo. Quello che non si capisce ( e non lo capisce neanche il lettore) è perché mai proprio quella persona si dovesse uccidere! Se si fosse ucciso l’amante deluso, messo da parte quando Yseut ha passato la notte con Warner e si è vantata di averlo fatto, nessuno avrebbe detto nulla. Ma invece Yseut, che ha messo in atto tutta una serie di artifici per mettersi in mostra e attirare a sé l’ex amante Warner, sarebbe stata proprio l’ultima persona a decidere di sopprimersi. Inoltre, vicino a lei, sono stati ritrovati degli indizi molto curiosi: un cassetto aperto presumibilmente dalla vittima (ma perché poi si sarebbe dovuta uccidere?), ed un curioso anello che inserito proprio sulla nocca, cioè su una parte scomoda del dito e inusuale, fa supporre che non la vittima (perché mancano le impronte della mano sinistra se davvero se lo fosse infilato lei) ma l’assassino gliel’abbia inserito: perché?

La Camera Chiusa inoltre è molto vicina, stranamente, a quella in La Mort vient de nulle part di Alexis Gensoul & Charles Grenier, romanzo rarissimo del 1943, contenente una delle più belle camere chiuse in assoluto mai lette , e disponibile da poco tempo in inglese, Death out of Nowhere, nella pubblicazione della L.R.I. di John Pugmire e Brian Skupin. A tal proposito, verrebbe da chiedersi se Crispin abbia mai letto questo romanzo, perchè la realizzazione della Camera Chiusa di Crispin è stranamente molto vicina a quella precedente di un solo anno dei francesi, di cui è una sorta di semplificazione. Anche se talvolta è accertato che due autori diversi possono aver avuto la medesima idea: ad esempio i due cugini Ellery Queen ebbero la stessa idea della Christie a riguardo di un romanzo, e lo stralciarono.

Interessanti mi sembrano alcune particolarità di questo romanzo: innanzitutto il fatto che evidentemente Crispin avesse in mente proprio la capacità di Carr di creare enigmi apparentemente insolubili per poi risolverli brillantemente con l’uso solo della logica, quando si accinse a scrivere questo romanzo. Del resto lo stesso nome del personaggio principale, da tutti è stato messo in correlazione diretta con quella del personaggio di Carr : Gideon Fell – Gervase Fen. Infatti in tutti e due i casi abbiamo G.F.
A molti è invece sfuggita la valenza colta di questo primo romanzo in cui abbondano citazioni e riferimenti nascosti (al pubblico italiano, è bene dirlo) sia letterari che musicali: perfettamente in evidenza, e spiegata nelle ultime pagine, è l’ultima cosa fatta da Fellows sull’organo, dopo essere stato mortalmente ferito, ossia una successione di tasti, pigiati sull’organo, ognuno appellato in modo diverso dagli altri, le cui iniziali, come in un acrostico, formano un nome, quello dell’assassino. E’ evidente qui, una possibile derivazione queeniana, con il messaggio del morente, “The Dying Message”. Ma non altrettanto spiegati, sono altri riferimenti colti: per esempio la terza opera citata (seppure in maniera criptica): il Tristano e Isotta di Robert Wagner (quasi simile a Robert Warner).
Tutto è visto attraverso il rapporto tra Yseut /Isolde  e Robert Wa (r/g) ner: come Isolde nella tragedia cortese, si uccide sul corpo dell’amato, così Yseut sembra che si sia uccisa perché travolta dall’amore infelice per Robert Warner.  Crispin spiega, nel capitolo 1, con un amore del padre di Yseut per il Tristano, quale studioso medievalista francese, l’origine del nome Yseut: a tal scopo, il secondo capitolo, intitolato Yseut, presenta, quale sottotitolo, il versetto del Tristano in cui si nomina Yseut: “Ahi! Yseut, fille du roi, Franche, cortoise bone foi…”, ma nel tempo stesso non spiega il carattere del rapporto Yseut – Robert.
Vi sono però molti altri rimandi, non solo ad opere musicali, ma anche a esempi di letteratura tout court, di cui purtroppo il lettore italiano non coglie le sfumature, perché alcuni gli sono del tutto sconosciuti e Crispin invece li inserisce nel romanzo come se fossero arcinoti al pubblico cui si rivolge (non credo che neanche il lettore medio americano o inglese sia particolarmente introdotto a questo sfoggio di cultura):
nel cap. 1, a pag. 10, Sheila McGow compara la vita agreste di Desire Under the Elms (Desiderio sotto gli olmi) di Edward O’Neill (basata sullo scontro di passioni creative e distruttive dei membri di una famiglia: la relazione adulterina tra Abbie, moglie di Efraim, ed il cognato Ebel, e l’infanticidio del figlio di Abbie ed Efraim sacrificato alla passione di Abbie nei confronti di Ebel), alla rappresentazione della vita bucolica del suo interlocutore, per capire alla fine che tra lei e lui non ci potevano essere punti di contatto dialettici. Così pure Bruce Montgomery accenna a parecchi lavori teatrali di Shakespeare: Cymbeline e King Lear, Troilus and Cressida, Coriolano, Pericle vengono citati direttamente; invece, per capire che parli di Timon of Athens bisogna che si sia letto o si sia sentito parlare di Phrynia e Timandra ( le due prostitute che vengono citate a pag.165 cap.12); addirittura per capire che a pag.76 del cap.6 si stia parlando della tragedia Measure for Measure di William Shakespeare, si dovrebbe sapere che
 Ay, but to die, and go we know not where;
To lie in cold obstruction and to rot
è un verso dell’Atto III Scena I , così come sempre nella stessa pagina del cap.6, è difficile che qualcuno possa capire che il “Claudio” citato neanche in corsivo (“come per Claudio la castità era nulla a paragone della morte”, traduzione italiana corretta da Just as for Claudio the fact of virginity had been nothing compared with the fact of death dell’originale testo di Crispin) si riferisca all’interprete di Much Ado About Nothing (Molto rumore per nulla) di Shakespeare. E’ ricordato anche Prospero della commedia The Tempest (La Tempesta) “..like Prospero, I’m developing an obsession about marriage”.
Di Goethe sono citati:
Torquato Tasso : “Allora credo – disse Nigel con subitanea ispirazione – che dovresti leggere il Tasso di Goethe: fino a che il temperamento artistico può spingersi nella sfida alla società?”. (pag.157). Quella in corsivo è un’espressione in forma di domanda cui la traduttrice italiana ricorre per tradurre un periodo che nella versione originale è in forma positiva: “ ..More or less, it’s a study of how far the artistic temperament can go in defiance of society”;
Die Wahlverwandtschaften (Le Affinità Elettive): “ Ti sono grata, Gervase – rispose lei. – Da quanto tempo vi conoscete voi due – volle sapere Nigel, sospettoso. – Desiderate restare soli? – E’ una Wahlverwandtschaftspiegò Fen. – Vero, Helen?” (cap.10 pag.134). Ma nell’originale inglese, il dialogo ha un sapore più frivolo (e una fine che qui manca): “Bless you, Gervase said Helen lightly. How long have you two known one another? said Nigel suspiciously. And do you want to be left alone? It’s a Wahlverwandtschaft said Fen. Isn’t it, Helen? Stop this abominable flirting, said”;
Faust (Mephistopheles): All right, Mephistopheles, the blonde interrupted with spirit, we know anything outside your infernal, Byronic charm is anathema. You can get me another drink now, if you like. I’m going to gold-dig you for all I’m worth this morning. Nicholas rose with reluctance. There are times, he said, when I wish that Timon’s comments on Phrynia and Timandra had been a little more subtle and little less openly offensive. They’d come in so useful ”(pag. 164).
Heine invece è ampiamente citato attraverso i dialoghi di un pappagallo, che declama Die Loreley dopo aver sentito qualcuno declamare a sua volta i due versi iniziali di L’après-midi d’un faune di Mallarmè: ( che poi sarebbero Ces nymphes, je les veux perpétuer. Si clair, Leur incarnat léger, qu’il voltige dans l’air Assoupi de sommeils touffus. Aimai-je un rêve ?): It had been given to the proprietor of the Aston Arms in a fit of lachrymose gratitude by a visiting German professor, and was in the habit of reciting a lyric of Heine, which feat, however, it could only be induced to perform by the careful repetition of two lines from the beginning of Mallarme’s L’Apres-midi d’un Faune..and the raucous tones of Ich weiss nicht, was solle es bedeuten, dass ich so traurig bin…He apostrophized the parrot in French: it became launched on Die Loreley…Die schonste Jungfrau sitzet dort oben wunderbar, the parrot was saying in heartfelt tones(cap.10).
“The Gilded Fly”, l’anello dorato trovato al dito di Yseut, copia di uno egizio presente al British Museum, che dà il titolo al romanzo, è un altro riferimento a Shakespeare. Ne parla Fen nell’Epilogo. Si riferisce propriamente al Re Lear, Atto IV, Scena VI:
“What was thy cause? Adultery?                    Qual era la tua colpa: l’adulterio?
  Thou shalt not die: die for adultery! No.      Non morirai per questo. Morire per un adulterio? No       
  The wren goes ‘t, and the small gilded fly     Lo fa pure lo scricciolo, e la mosca dalle dorate      
                                                                         alucce
  Does lecher in my sight.”                               sfoga dinnanzi a me la sua libidine.
     

E’ chiara l’allusione della mosca dorata a Yseut.
Anche Lewis Carroll, creatore di Alice nel Paese delle Meraviglie, è ricordato. Infatti Fen, assopitosi durante una conversazione, si sveglia di soprassalto, con un piccolo grido, “come il Dormouse”(= “like the Dormouse“: il Dormouse, il ghiro, siede accanto al Cappellaio Matto nelle Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll – Cap.VII): “
Oltre a queste, vi sono altre citazioni e allusioni, che fanno riferimento ad opere e autori ancor meno conosciuti dei precedenti:
“Signor Puff, se costui già sa tutto, perché Sir Walter continua a spiegarglielo?” (pag 134 cap.10) è un discorso (originale : Mr. Puff, as he knows all this, why does Sir Walter go on telling him?) tratto dalla commedia The Critic di Richard Brinsley Sheridan, grande commediografo e direttore teatrale irlandese, vissuto a cavallo tra la seconda metà del diciottesimo secolo e la prima del diciannovesimo ;
l’espressione proverbiale francese : “revenons à nos moutons” (= torniamo alle nostre pecore, cioè torniamo al nostro discorso; pag.149, fine cap.10) è tratta da una Commedia del XV secolo (di autore sconosciuto) “La Farce du Maître Pathelin“;
il personaggio Vander (“Julius Vander, in “Il Professore”, le piacerebbe molto”, pag.140, cap.10) si riferisce al fascista perfetto Julius Vander, uno dei personaggi del secondo dei tre romanzi di Rex Warner (pervasi di antifascismo), The Professor (1938): se non l’ho fatto capire quando ho parlato del rapporto Yseut/Robert, faccio qui notare come Crispin, avrebbe potuto guardare anche a Rex Warner oltre che a Robert Wagner come origine del proprio personaggio Robert Warner;
infine la descrizione che Chaucer fa di Criseide (Cressida), nel suo poema Troilus and Criseyde:
“But alle her limes so well answeringe                         Tutte le sue fattezze sì ben rispondeano 
Weren to wommanhode, that creature                          Al femminil concetto, che nessun occhio
N’as nevere lasse mannish in seminge”                       Mai scorse creatura meno mascolina
(pag.128, cap. 9).
A citare tutti i rimandi, si potrebbe scrivere un trattato, anziché un articolo! Perché sono citati ancora:
Nicholas Breton (drammaturgo britannico della seconda metà del sedicesimo secolo): “Phyllida and Corydon” ;
Henry Constable, poeta britannico della seconda metà del sedicesimo secolo :  il verso “white as the sun, fair as the lily” è tratto dalla poesia Diaphenia: “..like the daffadowndilly,White as the sun, fair as the lily, Heigh ho, how I do love thee!”; John Aubrey, filosofo, antiquario e scrittore inglese del diciassettesimo secolo: “I know all the scandal, am in fact a latterday Aubrey” (cap. VIII);
Christopher Marlowe, soprannominato Kit, fu un drammaturgo, poeta e traduttore britannico del sedicesimo secolo, che viene nominato in più occasioni: innanzitutto una sua citazione all’inizio del romanzo, subito dopo il titolo del primo capitolo, che manca nell’edizione italiana “Hast thou done them? speak; Will every saviour breed a pang of death?”e che si riferisce a Massacre at Paris (Massacro di Parigi), Scena II, secondo discorso del Duca di Guisa: “Now shall I prove and garden to the full, The love thou bear’st unto the house of Guise: Where are those perfum’d gloves which late I sent To be poison’d; hast thou done them? speak, Will every savour breed a pang of death?”. (Il Massacro cui si riferisce è “La strage degli Ugonotti”), poi c’è un’altra citazione di Marlowe nel Cap. VIII, subito dopo la citazione di Aubrey, già ricordata: If I remember rightly, he went so far as to insist that it was Ben Jonson who killed Marlowe. E’ il punto in cui Barclay si accredita come fonte privilegiata per la polizia in quanto come un moderno Aubrey conoscerebbe tutti gli scandali, e Fen ne rintuzza le affermazioni dicendo che se è vero che  Aubrey aveva uno spontaneo e delizioso senso dell’umorismo, che beveva come una spugna, etc.., è anche vero che aveva detto cose inesatte per esempio quando aveva affermato che Ben Jonson aveva ucciso Marlowe;
Pierre Corneille, drammaturgo e scrittore della prima metà del diciassettesimo secolo (Fen si riferisce al dilemma corneliano);
Richard Crashaw, poeta inglese, convertitosi al cattolicesimo, della prima metà del diciassettesimo secolo;
William Dunbar, poeta scozzese vissuto a cavallo della seconda metà del quindicesimo secolo e la prima metà del sedicesimo;
T.S.Eliot, poeta britannico del ventesimo secolo:”the skull beneath the skin“, è tratto dalla poesia Whispers of Immortality, vv. 1-2 : “WEBSTER was much possessed by death And saw the skull beneath the skin..”. Nel 1982, citando la stessa espressione,  P.D. James ha intitolato un suo romanzo con Cordelia Gray, The Skull Beneath The Skin ;
John Ford, poeta e drammaturgo, vissuto a cavallo tra le fine del sedicesimo secolo e la prima metà del diciassettesimo;
Charles Churchill, poeta inglese satirico del diciottesimo secolo. E’ sua la quartina
What could possess you, in a critic age,
Such blooming hopes to forfeit on a stage?
And was it worth this wondrous waste of pains
To publish to the world your lack of brains? che accompagna il titolo del decimo capitolo “Rosee speranze infrante”, Blooming Hopes Fortfeited;
Robert Herrick, poeta britannico vissuto nel diciassettesimo secolo: “A sweet disorder in the dress / kindles in clothes a wantonness” sono i primi due versi della poesia A Sweet Disorder;
il poeta latino Orazio (“deprendi miserum est“): il rimando è ai “Sermones”, Liber I Satira 2, vv. 132-134 : discincta tunica fugiendum est et pede nudo,ne nummi pereant aut puga aut denique fama.deprendi miserum est: Fabio vel iudice vincam
M. R. James e le sue storie di fantasmi ;
Volpone” di Ben Jonson (Benjamin Jonson) poeta e drammaturgo britannico, uno dei maggiori del teatro elisabettiano;
Pierre Choderlos de Laclos e le sue “Les Liaisons dangereuses” (Fen paragona Yseut Haskell alla Marquise de Merteuil);
Wyndham Lewis, pittore e scrittore britannico del ventesimo secolo;
Andrew Marvell, poeta metafisico inglese del diciassettesimo secolo: l’espressione “To His Coy Mistress” è tratta da “The grave’s a fine and private place“;
Henry Marie Joseph Frédéric Expedite Millon de Montherlant fu un grande drammaturgo francese vissuto nel ventesimo secolo (in particolare la sua creazione, il personaggio di Pierre Costals, scrittore aristocratico, libertino e playboy).
The Quangle Wangle’s Hat”  di Edward Lear, illustratore, scrittore e poeta inglese del diciannovesimo secolo;
The Questing Beast” (La Bestia Avida), che si riferisce ad un mostro leggendario presente nella Leggenda di Re Artù, e che è anche il titolo del capitolo 11. La Bestia avida è la metafora del sesso (che è alla base dell’incesto e poi della violenza e del caos generati dal rapporto sessuale incestuoso tra Artù e la sua sorellastra Morgana, da cui nasce Mordred): “You know what holds this business together, Nigel? Sex – the Questing Beast: That’s the root and origin of the whole thing. Reduced to its essentials, it’s the coupling of the monkeys in Wilkes’enclosure”. Se ne riparlerà alla fine del capitolo XV di the Questing Beast (La Bestia Avida), quando Fen ricorderà che nonostante avesse detto prima che alla base di tutto c’era la Bestia Avida, è anche vero che “il vero motivo era la paura, la necessità di proteggersi”: “…though the actual motive was security..”.
L’unico nominativo per cui “ipotizzo” ( e non “fornisco invece sicuramente”) una attribuzione di cui non son sicuro al cento per cento, riguarda Mr. Herbert Morrison, che lo stesso Crispin non mette in corsivo: la traduttrice italiana traduce l’espressione di Crispin, che ricorda il tale personaggio con “diamoci da fare” (ma avremmo potuto tradurre anche “dobbiamo agire”: nella versione originale è “we must go to it). Potrebbe essere che Crispin si fosse riferito qui a quell’Herbert Morrison che durante il secondo conflitto mondiale era Ministro degli Interni e della sicurezza nazionale: è l’unica possibilità che mi verrebbe da contemplare.
Quando parliamo dei rimandi musicali, la faccenda è sempre la stessa: quasi mai nella traduzione si sente la necessità di integrare la lettura col riferimento testuale, che però manca in verità anche nel testo originale del romanzo, quasi che Montgomery ancor più colpevolmente ritenesse che il suo romanzo dovesse essere patrimonio solo di lettori appartenenti alla intelleghentja più raffinata anziché al lettore comune: così quando parla di quello che stavano sentendo Fellowes e Barclay nel momento in cui si pensa che Yseut venisse uccisa, egli dapprima fà riferimento diretto all’ Ouverture de I Maestri Cantori di Norimberga di Wagner, poi cita il brano Le opere di pace dell’eroe: si dovrebbe avere sensibilità ed conoscenza almeno non risicata, musicali, per sapere che quel brano è l’originale Des Helden Walstatt, quarto episodio di Ein Heldenleben (Vita d’eroe), Poema Sinfonico op. 40 di Richard Strauss, anche se poi, nel prosieguo del romanzo, Crispin fa riferimento proprio al titolo del lavoro Heldenleben (non specificando però chi l’abbia composta). Sempre per quanto riguarda i rimandi o le citazioni musicali, vanno ricordati: “Dyson in chiave di re” (pag.114, cap.8: probabilmente si riferisce ad uno dei servizi serali liturgici che George Dyson, musicista inglese del ventesimo secolo, compose, giacchè si parla del Vespro, in Re maggiore); “un preludio di Respighi molto difficile” (pag.113).
Vari anche i riferimenti a romanzi o ad autori polizieschi.
Crispin ricorda James Hadley Chase quando cita il romanzo nella cui lettura il Capitano Peter Graham era immerso mentre era in treno (pag.13 cap.1, pag.28 cap.2: “Niente orchidee per la signorina Blandish” (No Orchids for Miss Blandish).
Più interessante è quando ricorda John Dickson Carr: infatti mi pare che Crispin ricorra allo stesso espediente adottato da Boucher in Nine Time Nine quando parla di Fell. Dire Lord, Lord, what a fool I’ve been! And yes – it fits – absolutely characteristic. Heaven grant Gideon Fell never becomes privy to my lunacy; I should never hear the end of it.” He gape” cioè “Dio mio, Dio mio, che idiota che sono (stato)! E sì, collima perfettamente in carattere: Voglia il cielo che Gideon Fell non venga mai a sapere della mia follia: me ne sentirei dire di tutti i colori” (pag.136 cap.10) significa collocare Fell nel suo tempo, come un vero e proprio investigatore, ossia decontestualizzarlo dalle opere di Carr. Ma significa anche accreditarsi come amico di Fell: una bella presentazione, non c’è che dire, in un romanzo di esordio! Un modo anche ruffianesco per dire che chi avesse voluto leggere qualcosa del genere di Carr, che non  fosse necessariamente Carr, sapeva cosa comprare.
Crispin si prende poi il vezzo di citare in maniera divertente il personaggio più famoso di Carr, Gideon Fell: a pag. 153 (alla fine del primo periodo del cap. 10) si legge “..muffled in an enormous raincoat and had on an extraordinary hat” (pag. 133 dell’edizione italiana).
E ancora da Carr trae una delle caratteristiche letterarie più note: l’aspetto soprannaturale che nei romanzi di Carr inizialmente impregna la narrazione creando l’atmosfera suggestiva. Infatti anche in questo primo romanzo, troviamo di peso una storia, una sorta di rievocazione soprannaturale, che finisce laddove incomincia, del tutto enucleata dal resto della storia, in cui davanti a Fen viene raccontata una storia accaduta molto tempo prima nel College, legata ad una iscrizione “Cave ne exeat”, ad un fantasma, e ad un omicidio insoluto, che non ha alcun collegamento col resto della storia e che serve purtuttavia solo a preparare l’atmosfera, e a dare all’assassino la possibilità di creare una messinscena unica, visto e considerato che, appena il racconto ha termine, si sente un colpo di pistola.
Tuttavia Fen si qualifica davvero come investigatore di rango! Uno dei momenti più godibili è quando invita Nigel Blake a riflettere su dei punti che stanno alla base della sua soluzione:
“And now, the crime itself. Concentrate on the following points:
‘(1) the fact that the wireless was playing the
Meistersinger overture, followed by Heldenleben – a rich teutonic concoction;
‘(2) the fact that there was a smell of gunpowder smoke in the room when we entered it;
‘(3) the fact that nothing was touched for at least a quarter of an hour after we came in.
‘If that doesn’t give it you,’ he concluded, comfortable in the assurance it would do nothing of the sort, ‘then you’re an imbecile.’
(Cap.10). Tradotto in italiano:

“ed ora prendi il delitto in sé. Concentrati sui seguenti punti:
Il fatto che la radio stava trasmettendo l’Ouverture da Meistersinger, seguita da Heldenleben – un ricco piatto teutonico.
Il fatto che nella stanza, quando siano entrati, ci fosse odore di polvere da sparo.
Il fatto che nulla è stato toccato per almeno un quarto d’ora dopo il nostro arrivo.
Se con tutto ciò non ci arrivi – egli concluse – nella tranquilla certezza che questo non si sarebbe mai dato– sei un imbecille” (cap. 10 pag. 135).
Il momento mi sembra molto interessante perché Fen si rivolge a Blake come ad un suo assistente, come se lui fosse Holmes e Nigel Blake, Watson (va detto altresì che nei romanzi di Fen non esiste un Watson fisso, ma l’assistente cambia), ma ancor più perché a parer mio ci troviamo in una situazione che ricorda molto la “Challenge to Reader” di queeniana maniera: un momento in cui l’autore attraverso il suo protagonista, lancia una tenzone al lettore, ricordandogli i punti focali che servirebbero a giungere alla soluzione, per vedere se anch’egli riesce a realizzare quanto il suo detective è riuscito a capire.
Infine mi sembra interessante sottolineare come anche in questo caso la messinscena prelude, in un romanzo di Camera Chiusa, ad una soluzione spettacolare. In questo caso, essa lo è particolarmente, perché presenta due distinti momenti in cui si caratterizza: se tuttavia spesso abbiamo, in romanzi consimili, prima la realizzazione della messinscena, cioè la scena viene truccata, e poi abbiamo il delitto vero e proprio, qui in maniera del tutto geniale, Crispin opera un’inversione, dando la precedenza al delitto rispetto alla scena truccata. La cosa ha la sua importanza, in quanto serve a dare un alibi a persone che invece, se il delitto fosse seguito al trucco dello scena, non l’avrebbero avuto. Ma la cosa che mi interessa ancora una volta sottolineare è che il delitto in Crispin si collega ad un momento in cui si verifica un certo fatto che il lettore colto avrebbe dovuto percepire, quello che avesse conosciuto la musica di Wagner.
Ci troviamo quindi in uno dei rari casi di letteratura poliziesca in cui l’approccio culturale non è fine a se stesso, cioè non è mero sfoggio di cultura, ma ha una sua funzione nel plot.
Note sulla versione italiana.
Inspiegabilmente, a mio modo di vedere, la traduzione italiana, ha tralasciato di riportare ciò che nell’edizione originale è presentato a mò di abbellimento e talora di spiegazione immediatamente dopo il titolo di ciascun capitolo e dell’Epilogo. Si tratta di tutta una serie di citazioni letterarie, godibili e tutte molto interessanti, in aggiunta a tutte quelle già espresse, che talora ricordano autori già citati, talaltra ne introducono di nuovi (spiego a chi si riferiscano).
Nell’ordine, esse sono:
01. PROLOGUE IN RAILWAY TRAINS
Hast thou done them? speak;
Will every savour breed a pang of death?
CHRISTOPHER MARLOWE
Il distico (vv. 14-15) è tratto dalla Scena 2 di The Massacre at Paris
 02. YSEUT

Ahi! Yseut, fille de roi, Franche, cortoise, bone foi…

Il passo è tratto da The Romance of Tristan, codice del XII secolo, di Beroul : vv. 100 e seguenti

 03. TRYING  TENDER  VOICES

There stood of yore, and Barbican it right…Where infant punks their tender voices try, and little Maximins the gods defy.
JOHN DRYDEN
(poeta, drammaturgo,e traduttore inglese del diciassettesimo secolo). I versi sono tratti dalla sua Satira Mac Flecknoe (1682)
04. WILL GOOSE OVERTAKEN
Pray for me, o my friends; a visitant
Is knocking his dire summons at my door,
The like of whom, to scare me and to daunt,
Has never, never come to me before…
JOHN HENRY NEWMAN
Pastore Anglicano poi convertitosi al Cattolicesimo, ordinato sacerdote, poi eletto Cardinale, Dottore della Chiesa e Teologo. Ebbe un enorme influsso in Inghilterra e USA. E’ stato proclamato beato nel 2010.  La quartina è tratta da The Dream of Gerontius
05. “CAVE  NE  EXEAT”
I have seen phantoms there that were as men,
And men that were as phantoms flit and roam.
JAMES THOMSON
Poeta scozzese del diciannovesimo secolo. Il distico è tratto dal suo celeberrimo poema (al suo tempo) The City of Dreadful Night (1874)
06. FAREWELL EARTH’S BLISS
The extreme nudity of bone grins shameless,
The unsexed skeleton mocks shroud and pall.
JAMES THOMSON
07. ASSESSMENT OF MOTIVES
Who can tell what thief or foe,
In the covert of the night,
For his prey, will work my woe:
Or though wicked, foul despite?
CAMPION
Si riferisce alla canzone Shall I come, sweet love di Thomas Campion (1567- 1620)
08. A FINE AND PRIVATE PLACE
But none I think, do there embrace
ANDREW MARVELL
Poeta inglese del secolo diciassettesimo. Il verso è tratto dal poema metafisico To His Coy Mistress
  
09. LAST WILL AND TESTAMENT

How! A woman ask questions out the bed?
OTWAY
Si tratta di un passo tratto da “Venice Preserved, or A Plot Discovered” di Thomas Otway, drammaturgo inglese vissuto nel diciassettesimo secolo.
10. BLOOMING HOPES FORFEITED
What could possess you, in a critic age,
Such blooming hopes to forfeit on the stage, and was it worth this wondrous waste of pains,
To publish to the world your lack of brains?
CHARLES CHURCHILL
Poeta inglese, anche satirico, del diciottesimo secolo. La terzina è tratta dal poema “The Rosciad”
11. THE QUESTING BEAST
And aloof in the roof, beyond the feast, I heard the squeak of the questing beast, where it scratched itself in the blank between the queen’s substance and the queen.
CHARLES WILLIAMS
Scrittore e Poeta inglese del diciannovesimo secolo. Membro del circolo letterario degli Inklings cui appartennero Tolkien e Lewis. Il brano è tratto dal poema arturiano The Coming of Palomides
12. VIGNETTES
Non other lyfe”, said he, “is worth a bene; For wedlock is so esy and so clene.
GEOFFREY CHAUCER
L’espressione è tratta da The Merchant’s Tale
13. AN INCIDENT AT EVENSONG

A dirty pillow in Death’s bed.
Richard CRAWSHAW
Poeta inglese del diciassettesimo secolo, convertitosi al Cattolicesimo. Il verso è tratto dall’elegia Upon the Death of a Gentleman contenuta nella raccolta di poemi The Delights of the muses.
14. HORRIBLE to be FOND OUT
No, Will it not be yet? If this will not, another shall.
Not yet? I shall fit you anon. – Vengeance !
JOHN FORD
Drammaturgo inglese del sedicesimo secolo. I due versi, i nn. 79-80 sono tratti dalla sua tragedia più famosa ‘TIS PITY SHE’S A WHORE, che tratta il tema dell’incesto.
15. THE CASE IS CLOSED
“Live we for now
Time is unstable
Vain is the vow
Broken the fable…”

– Maxwell [sic]

Nulla è dato di sapere a chi si riferisse menzionando Maxwell. Comunque sia, il declamare della quartina ad alcuni sembra essere molto vicino a Lucio Anneo Seneca.
16. EPILOGUE: THE GILDED FLY
Whether we fall by ambition, blood, or lust, Like diamonds, we are all cut with our own dust.
JOHN WEBSTER
Grande drammaturgo inglese, contemporaneo di Shakespeare. Il verso è tratto dalla tragedia The Duchess of Malfi
Finisco con un’altra segnalazione.
Nel cap.10, la traduttrice Mariapaola Dèttore attribuisce a Fen l’espressione “Perdianadipaglia!”: hanno chiesto a Fen il perché dell’anello e Fen prima ricorda Mr. Herbert Morrison e poi ha un lampo di genio e capisce il perché. In quel mentre esclama: “…diamoci da fare. Dovremmo riuscire….Oh, Perdianadipaglia!” (pag. 136).
E’ un neo, ma faccio osservare come la traduzione sarebbe potuta essere più accurata.
Infatti, nella versione originale leggiamo: “…In the doubtless immortal words of Mr Herbert Morrison, we must go to it. We should be able –  Oh my dear paws! Oh my fur and whiskers!”. La traduzione italiana traduce Oh my dear paws! Oh my fur and whiskers! con l’espressione Perdianadipaglia!.
L’espressione inglese, tradotta in italiano, però, significa letteralmente: Oh zampe care! Pelo e baffi miei!”. Non è una doppia esclamazione inventata lì per lì per Fen, come sembrerebbe. Gervase  infatti non fa altro che citare la doppia esclamazione (contenuta in un passo tratto dal cap. 4 di Alice nel Paese delle Meraviglie, di Lewis Carroll): “The Duchess! The Duchess! Oh my dear paws! Oh my fur and whiskers! She’ll get me executed, as sure as ferrets are ferrets!” (trad. : “Oh la Duchessa! La Duchessa! Oh zampe care! Pelo e baffi miei! Mi farà ghigliottinare, quant’è vero che le donnole son donnole!”), di  Bianconiglio: solo che, nella traduzione italiana, il senso dell’espressione, che ora capiamo, si perde.
Chiudo auspicando che qualcuno pensi a far ritradurre questo capolavoro. 
Lo esige il buon senso e il rispetto nei confronti di un autentico maestro. 

Pietro De Palma

Edmund Crispin : La Mosca dorata (The Gilded Fly, 1944) – trad. Mariapaola Déttore – I Classici del Giallo. Prima Ed. 1993, Seconda Ed. 2006, Mondadoriultima modifica: 2020-03-30T11:51:26+02:00da lo11210scriba
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento