Horace McCoy : Non si uccidono così anche i cavalli ? (They Shoot Horses, Don’t They?, 1935) – trad. Luca Conti – Big Sur , 2019

BIGSUR_36_McCoy_NonSiUccidonoCosiAncheICavalli_COVER-193x300Di Horace McCoy non ho mai parlato. Colgo l’occasione, e lo faccio oggi, dovendo parlare del suo esordio, pubblicato anni fa da Terre di Mezzo con la traduzione illuminata di Luca Conti.

Non sapevo che Luca Conti avesse firmato anche questa traduzione, come pure che avesse tradotto Il Sudario non ha tasche, per cui, vedendo per caso nella vetrina di una piccola libreria vicino al Politecnico Non si uccidono così anche i cavalli ?, ho deciso di prenderlo al volo: Luca non tradisce mai !

Nato nel 1897 nel Tennessee e morto nel 1955 a Beverly Hills, Horace McCoy ha scritto poco, ma quel poco che ha firmato è stato di eccezionale impatto. Si può dire che a tutt’oggi sia nell’Olimpo degli scrittori hardboiled, assieme a Chase, Cain, MacDonald, Chandler, Crumley.

Dopo aver conquistato una medaglia al valore nei cieli francesi con l’aviazione americana nel Primo Conflitto Mondiale, e aver lavorato come giornalista a Dallas, in coincidenza con la Grande Depressione del 1929, comincia a collaborare con la rivista pulp Black Mask. Si trasferisce ad Hollywood, cercando di sfondare come attore, ma oltre che una parte come comparsa, non riesce a trovare altro. Il disincanto e la disillusione che ne ricava, diverranno lo sfondo per due dei suoi maggiori successi: l’esordio, Non si uccidono così anche i cavalli ? è nel 1935; segue il suo maggior noir Il Sudario non ha tasche nel 1937, poi nel 1938, Sarei dovuto restare a casa, altro noir giocato sulla disillusione riportata da Hollywood. Dopo dieci anni, McCoy ritornò a firmare un altro noir, Kiss Tomorrow Goodbye (Un bacio e addio) nel 1948, seguito da Scalpel (Le stelle negli occhi) nel 1952 e infine da Corruption City che fu pubblicato postumo.

They Shoot Horses, Don’t They?, è un romanzo pervaso da un pessimismo cosmico, che ritrae un’epoca, quella della Grande Depressione, seguita al crollo della borsa del 1929, in cui migliaia di persone, milioni, vissero alla giornata, vivendo di illusioni.

Horace, aveva vissuto anche lui queste illusioni: aveva tentato di fare il soggettista e prima ancora l’attore, senza riuscire in ambedue le carriere, inseguendo il sogno americano, ma ricavandone solo frustrazioni e fallimenti. Tuttavia, McCoy è un caso quasi unico, nel panorama hardboiled: è uno scrittore, che guardandosi allo specchio, e analizzando con estremo rigore il suo fallimento, riesce a creare un’opera assoluta sul fallimento, che prima di essere un romanzo crime, è un romanzo sociale. Anzi direi, prima ancora di essere un romanzo sociale, è una commedia nera, ma proprio nera, a cui manca l’ironia e il sarcasmo di quelle di Jonathan Latimer, ma che ha solo rabbia, disincanto, disillusione, battute fulminanti ma nello stesso tempo straziate, e un certo nonsoche di fatalistico, che ricorda a me molto  Don Giovanni.

I due sono due attorucoli, delusi e falliti, che vivono alla giornata, che non sanno che futuro crearsi, perchè non hanno futuro. Robert incontra per caso Gloria dopo che ha perso un autobus. Il tempo per parlare, per capire che sono in fondo molto simili, che sono destinati a morire se non fanno qualcosa, (se non tentano qualcosa per cambiare il trend) e Robert è bell’e servito, incastrato da questa donna fatale, bionda e piccola, ma con una enorme energia (auto) distruttiva. Al terzo capitolo del romanzo, lei dice qualcosa che è alla base di tutto il romanzo:  
La cosa che mi suona strana è quanto siano tutti interessati alla vita e così poco alla morte. Perché quei capoccioni di scienziati diventano matti a cercare di prolungare la vita, invece di trovare qualche maniera piacevole di morire?

Sarebbe stato meglio se si fosse uccisa, almeno non avrebbe portato con sè Robert. Se quel benedetto autobus non fosse partito troppo presto lasciandolo appiedato…

Fatto sta che Robert si lascia convincere dalla ragazza a farle da accompagnatore: si iscriveranno ad una delle tante Maratone di ballo, che si tiene in California: il premio per la coppia che vincerà sarà di 1000 dollari (500 dollari a persona), abbastanza per tirare avanti per qualche mese, forse per un anno. E intanto potrebbero conoscere gente degli Studios che si affacciano a queste manifestazioni, e avranno vitto e alloggio gratis: dovranno solo ballare, continuamente, avendo ogni due ore delle pause di 10 minuti, in cui dormire o lavarsi o mangiare o curarsi.

Così i due cominciano questa massacrante gara, contentendo il premio ad un altro centinaio di coppie, tutte in lizza in un girone infernale.

Durante la sua durata ci sono baruffe, odi, scazzottamenti, mancamenti; ci sarà l’arresto un criminale assassino, iscritto anche lui a questa maratona, sotto mentite spoglie; ci sarà anche un momento in cui Robert si farà una scopata con un’altra concorrente, mai vista prima, al buio, sotto una pedana, tra la polvere; ci sarà un regolamento anche tra due avversari d’amore.

Man mano che passano i giorni, Robert giocoforza si lega a Gloria, ne condivide i momenti, le paure, l’abbattimento, la depressione. Almeno lui pensa che sia tale. 

All’inizio del cap. 10, Gloria pronuncia un’altra massima, che riassume in sè tutto (anche il finale): Sono stanca di vivere, e ho paura di morire .

Stanca di vivere è anche in questo momento la stanchezza per la maratona: vorrebbe farla finita, sa che tutto andrà male, ma non può abbandonare ora, perchè una minima possibilità esiste.

La frase viene pronunciata un attimo prima che venga presentata al pubblico la signora Layden, una ricca anziana signora, amante di queste maratone. La signora Layden, in questo circo di sfruttatori, venditori di fumo, piccoli delinquenti, gangsters, puttane, è l’unico soggetto positivo, l’unica brava persona. Dopo che la Lega Madri Virtuose avrà cercato di far cessare la maratona, per cavilli di immoralità e per la presenza nel bar di tipi poco raccomandabili, e si sarà tirata dietro la filippica di Gloria che parlerà di queste donne votate  alla virtù come di “È tempo che qualcuno lo dica, alla gente come voi», fece Gloria, spostandosi e mettendosi con le spalle alla porta, come a impedirgli di andarsene, «e quel qualcuno sono proprio io. Voi siete proprio quella razza di zoccole che si chiudono al cesso a leggere libri porno e raccontare storielle sconce, e poi vanno a rompere le scatole a chi si vuole divertire…“, la Signora Layden, cercherà di far rinsavire Robert: 

Robert, Gloria non è la ragazza giusta per te..Non sarà mai buona a nulla..E’ una persona cattiva, e ti rovinerà la vita…Non è depressa..E’ astiosa. Odia tutto e tutti. E’ cattiva d’animo, e anche pericolosa.

Il fatto è che il Fato gioca con la vita di Robert: la signora Layden gli aveva prospettato la possibilità di rifarsi una vita, accettando il suo aiuto. Ma una sparatoria, nel locale dove si evolge la maratona di ballo, provoca la sua morte fortuita: una pallottola vagante la centra in mezzo alla fronte. Lei che era innamorata della vita, muore; Gloria che vorrebbe morire, è lì vicino che esclama: Magari fosse toccato a me.

La Lega delle Madri virtuose, dopo la sparatoria, riesce a far sospendere la manifestazione, l’unica possibilità che Gloria e Robert potessero cambiare vita. Così, le poche coppie rimaste sono informate che saranno pagate in ragione del loro piazzamento, e dovrebebro rimanere lì fino al mattino successivo. Robert e Gloria vanno a fare un giro sul molo, in sostanza rivedono l’aria pura dopo esser stati rinchiusi per 36 giorni: è il momento in cui lei gli dice che ha schifo del mondo, in primis di Rocky, uno degli organizzatori, a cui l’ha data ; che avrebbe di nuovo tentato di uccidersi dopo la prima volta in cui l’hanno salvata e così chiede a Robert di ammazzarla lui, con la pistola che lei gli da. Lui pensa a quando da ragazzo, il nonno aveva ammazzato Nellie, una cavalla che s’era azzoppata ad una gamba: E’ stato un atto di carità. Era l’unico modo di liberarla dalle sue sofferenze. Così pensa che anche per Gloria, sarebbe liberarla dalle sue sofferenze. E così l’ammazza come avevano ammazzato al cavalla: con un colpo alla tempia. L’aveva uccisa per farle un piacere, per amicizia.

Ma ora rischia la pena di morte.

Il romanzo è una “inverted story“, comincia dopo che l’omicidio di Gloria si è consumato: il delitto non serve a far decollare il romanzo, serve a dare un senso alla narrazione. Ora, dopo che Robert ha ucciso Gloria su sua richiesta (..Mi alzai. Per un istante vidi di nuovo Gloria, seduta su quella panchina giù al molo. La pallottola l’aveva appena colpita alla tempia; il sangue non aveva ancora iniziato a scorrere. Il bagliore della pistola le illuminava ancora il volto. Tutto era chiaro come il sole. Lei era rilassata, completamente a suo agio. L’impatto del proiettile le aveva fatto appena voltare la testa; non vedevo bene il profilo, ma riuscivo a scorgere a sufficienza il viso e le labbra per capire che sorrideva…), ripensiamo a quella frase detta da Gloria prima: Sono stanca di vivere, e ho paura di morire . Se Gloria non avesse avuto paura di morire, avrebbe già risolto da sola il suo desiderio autodistruttivo, invece di servirsi di Robert e distruggerlo: Robert non è l’assassino, è il mezzo. L’assassino è Gloria: è Gloria che gli da la sua pistola, è lei che gli fornisce il motivo, è lei che lo fa sentire in fondo un amico che fa un gesto di gentilezza. 

All’inizio del romanzo il suo avvocato d’ufficio chiede clemenza alla corte: ..il ragazzo ammette di avere ucciso la ragazza, ma le stava solo facendo un piacere..

Nell’ Incipit del romanzo, il pubblico ministero dice alla giuria che la vittima era morta soffrendo, unica persona al mondo, senza amici, abbandonata da tutti fuorchè dal suo brutale assassino. Ma non era vero. Non era morta soffrendo, ma era rilassata e sorrideva. E prima lui non l’aveva mai vista sorridere.Aveva sorriso mentre lui la stava uccidendo. E non era sola al mondo. Lui, Robert, era il suo miglior amico: allora come poteva essere sola al mondo?

Romanzo disperato, romanzo pieno di rimandi e parallelismi.

Fu scritto da McCoy, basandosi su proprie esperienze lavorative: infatti, dopo aver tentato di fare l’attore senza grandi successi, dopo aver fatto mille altri mestieri, aveva fatto anche il buttafuori ad una Maratona di ballo a Santa Monica. Nel romanzo, aveva trasfuso quello che aveva visto: la maratona di ballo così non è una invenzione, ma una esperienza reale. Nata dalla depressione, era  un modo come un altro per guadagnare qualcosa, e nello stesso tempo era un prodotto della società:  premiava coloro che riuscivano ad imporsi sugli altri, a vincere.

Perchè rimandi?

Cosa era una maratona? Un inferno sulla terra, una possibilità data ad un gruppo di disperati di vincere qualcosa, facendo divertire la folla, dando la possibilità a qualche sponsor di farsi pubblicità. Ma..non era così anche al tempo dei antichi Romani? Lo spettacolo nelle arene cosa era? Cosa erano i gladiatori? Combattevano, finchè restava solo uno, per vincere una ricompensa, anche solo la loro vita. Mentre la folla applaudiva e si sollazzava, e i mercanti vendevano la loro mercanzia.

Robert e Gloria all’inizio non si conoscono, stanno inzieme solo perchè spinti dal medesimo interesse; poi, nel corso dei successivi trentasei giorni, il loro rapporto, vivendo sempre uno accanto all’altro, trascinandosi vicendevolmente nell’arena, si evolve e diventa comune, i due diventano simbiotici, si reggono a vicenda: in realtà, dei due, Gloria è l’elemento forte psicologicamente. E’ lei che plagia Robert, che alla fine si serve di lui per morire, non curandosi minimamente di quello che gli accadrà. Ecco perchè non era un rapporto amoroso: l’amore si da, nulla aspirando di ricevere in cambio. Invece qui si da, perchè si riceva.

Chi poteva cambiare la situazione, muore accidentalmente: la signora Layden. Per il tempo in cui gli propone “una via di fuga”, lei è come il Grillo parlante nei confronti di Pinocchio, è come il Convitato di Pietra nei confronti di Don Giovanni:
ad un certo punto della  parabola di distruzione di se stesso, Don Giovanni potrebbe redimersi, potrebbe non dare la mano al Convitato, eppure lui la da, per essere in fondo coerente con se stesso. Robert Sylverten, il protagonista, non è coerente come Don Giovanni, non  ha la forza (a)morale, è un solo balordo senza futuro, che sa che Gloria Beatty lo porterà alla rovina; eppure, non si sottrae al cerchio infernale, vi si presta, soggiace, fa quello che gli si chiede senza pensare neanche un istante a quello a cui si espone. Ma del resto, non gliene frega nulla, perchè non ha un futuro. Mrs Layden l’avrebbe forse salvato, ma in fondo al sua morte è la prova estrema: riuscirà Robert anche senza di lei a sottrarsi alle lusinghe della mantide, oppure vi soggiacerà? Per amicizia, non penserà nemmeno per un istante alla balordaggine che sta per compiere: uccidere la sola persona che potrebbe salvarlo. Perchè non si fornisce nessuna via di fuga, nesuna pezza giustificativa che possa essere opposta alla condanna a morte del Pubblico Ministero.

Ma lui del resto avrebbe dovuto capire il gioco: quella maratona che offriva vitto e alloggio in cambio della reclusione per trentasei giorni in un inferno di disperazione con la promessa di raggiungere qualcosa di superiore, non era forse la metafora della prigione? Anche la prigione offre vitto e alloggio, e alla fine dell’incarceramento ti da la libertà: a lei, la libertà è quella da una vita inutile; a lui, la libertà è da una vita disperata, disincantata, in cui non vede speranza. E del resto, nel capitolo 6, quando Freddy, uno dei concorrenti è costretto a scappare, perchè era stato denunciato per un presunto tentativo di violenza carnale, Robert nel momento in cui quello esce, vede il sole attraverso il rettangolo di una porta, lui che per tanto tempo non l’aveva visto: non è questo un parallelismo, quello di un carcerato che vede il sole finalmente attraverso un’inferriata, lui che non l’ha potuto vedere da quando è stato recluso? Quando uscirà per la prima volta, respirerà a pieni polmoni l’aria del mare, sarà la sera in cui sparerà a Gloria: il sole, la libertà si confonderanno nella morte, saranno la morte: per lei direttamente, per lui indirettamente. 

E così quell’arena infernale, quella maratona ballerina, in cui si combatte e si soccombe, cosa è se non la vita, la cui liberazione è la morte?

Non a caso Simone de Beauvoir definì  questo “il primo romanzo esistenzialista pubblicato in America”. 

Traduzione fulminante di Luca Conti.


Pietro De Palma


Horace McCoy : Non si uccidono così anche i cavalli ? (They Shoot Horses, Don’t They?, 1935) – trad. Luca Conti – Big Sur , 2019ultima modifica: 2020-03-06T08:52:19+01:00da lo11210scriba
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