Paul Halter : Il gioco del delitto (Meurtre dans un manoir anglais, 1997) – trad. Angelo Petrella – Il Giallo Mondadori, N° 3173 del Novembre 2018

COP_3173_halter_il_gioco_del_delitto_cm_coverMeurtre dans un manoir anglais, è un romanzo del 1997. Paul Halter lo scrisse dopo L’arbre aux doigts tordus, del 1996 e prima di Le cri de la sirène del 1998, nel ciclo di Twist. Veramente nel 1996, aveva scritto un altro romanzo, Le cercle invisible, con soggetto a se stante, pubblicato l’anno dopo in Mondadori. Erano gli anni in cui gli Halter erano seguitissimi e per nulla disprezzati anche dai responsabili di Mondadori, e se ne facevano anche due o tre all’anno, non uno ogni 2 o 3 anni. Erano l’equivalente dei Bowen di ora, per quanto riguarda la frequenza di pubblicazioni. Ed erano i migliori della produzione.

Ho sempre avuto il sospetto che a parte La Quarta Porta e Testa di Tigre, che erano romanzi che erano arrivati tramite le agenzie, e che erano stati affidati da Mauro a Ciangottini per la lettura e l’eventuale approvazione, i restanti, a partire proprio da Le cercle invisible ( portati da Igor la prima volta che andò a Milano da Magagnoli , che esclamò quando lui gleli mise sulla scrivania : “Ma come? Halter ha scritto altro? Ma perchè nessuno me l’ha mai detto?” ), intendo i primi ad essere stati pubblicati dopo i primi due, devono esser stati scelti proprio per la loro qualità, perché cioè continuassero e rafforzassero il successo avuto coi primi due. Igor, che aveva letto in originale tutti i romanzi pubblicati fino ad allora, sapeva benissimo quali fossero da preferire ad altri subito e quali pubblicare in un secondo momento, quando cioè il successo dell’autore avrebbe fatto accettare anche dei lavori di secondo piano. Non è un caso e nemmeno un fatto che possa suscitare scandalo, che un autore attraversi degli alti e bassi nella sua produzione: persino Carr scrisse dei romanzi meno brillanti di altri, per es. Eight of Swords o Below Suspicion o The Four False Weapons. E allora perchè scandalizzarsi se altri autori ne abbiano scritti?

Innanzitutto questo non è un romanzo. Ho detto talvolta, nelle mie analisi di romanzi di Halter, che secondo me, tranne alcuni casi ben individuati (ovviamente tra i romanzi più importanti, Le cercle invisible, La quatrième porte,  La mort vous invite, La mort derrière les rideaux, La chambre du fou, La septième hypothèse, A 139 pas de la mort, La toile de Penelope, Le brouillard rouge,  Le fleurs de Satan, La tête du tigre), Halter spesso costruisce i suoi libri unendo dei racconti separati e poi unendoli in dirittura d’arrivo: per es. Le géant de pierre o L’image trouble (in cui una vicenda nel lontano passato, viene legata ad una nel presente), Le cri de la sirène (in cui le vicende di due persone vengono legate tra loro), e vari altri. In questo caso addirittura, il romanzo diventa un contenitore che mette assieme sette racconti e poi li unisce in quella che è l’origine di un famoso gioco di società, il Cluedo, e in cui Twist e Hurst compaiono nell’inizio, e nella fine che spiega tutto.

In sostanza è accaduto qualcosa che non si sa se spiegare come incidente, omicidio o suicidio. Hurst brancola nel buio, e Twist a cui si è rivolto, gli consiglia di leggersi le sette storie di coloro che furono invitati una sera, a casa del dottor Lenoir, per partecipare ad un nuovo gioco inventato dal loro ospite: ognuno di loro, coinvolto in un fatto di sangue, o come spettatore o  come interprete, avrebbe dovuto raccontare la sua storia, davanti agli altri, assieme al padrone di casa, o in assenza dello stesso ad un suo rappresentante. Poi avrebbero giocato assieme al tiro a segno, avrebbero cenato assieme, e poi a fine serata il padrone di casa avrebbe riservato loro una sensazionale sorpresa. Così Hurst legge le sette storie che coinvolgono sette ospiti: la Signorina Rose, il colonnello Moutarde, il dottor Lenoir, il Professor Violette, la Signora Leblanc, il dottor Olive, la Signora Pervenche. In mezzo a loro, secondo Twist, si nasconde l’assassino, perché quello in cui sono coinvolti, a suo parere è un omicidio premeditato.

Le sette storie sono:

Rose: Camera Chiusa. Il fidanzato di Rose, Philip, mentre è in compagnia dello zio,  in una biblioteca chiusa dall’interno, non sa come spiegare come lo zio di Rose alle sue spalle sia stato ucciso mediante una freccia, con la finestra spalancata, ma con dinanzi un alto muro e una neve immacolata in cui non si notano le impronte di chi avrebbe dovuto scoccare la freccia mortale

Dottor Lenoir: sparizione della moglie e ricomparsa nella cassa panca di un inquilino dello stesso palazzo.  Il fatto che una chiave apra due appartamenti del palazzo, da luogo a due ipotesi antitetiche, nell’ambito di un machiavellico  piano omicida, in cui entra un candelabro sporco di sangue, due cassapanche, una per appartamento, euna chiave che apre due appartamenti diversi e quindi permettere non solo al condannato di uccidere ma anche a Lenoir di entrare nell’appartamento altrui e usarlo per stessi fini.

Colonnello Moutarde: premonizione di incendi dolosi, ricatto, e omicidio. Il Colonnello avrebbe scoperto che all’epoca in cui prestava servizio nella polizia, un suo collega aveva ricattato i proprietari delle proprietà in cui un sensitivo prevedeva che sarebbero scoppiati incendi, affinchè pagassero se non volevano che davvero bruciassero i loro beni.

Professor Violette: premonizione, assassinio di una donna nel momento in cui un suo amico sogna che avvenga. Il sensitivo viene sospettato di avere ordita una trappola per mascherare la sua colpevolezza, ma poi viene riconosciuto innocente, salvo scoprire che quando era bambino aveva assistito ad una stessa scena, in cui sua madre era stata ucciso dal medesimo assassino della sua amica.

Signora Leblanc: delitto impossibile e non suicidio di Sir Jerry Cadosh, archeologo. Apparizione di un golem in casa sua prima del suicidio, nella cucina chiusa dall’interno. Una misterioso statuetta raffigurante un toro alato, fa pensare ad una maledizione. In un secondo tempo, sulla pistola non vengono trovate le impronte del morto, e quindi si fa strada l’ipotesi di un omicidio impossibile, compiuto da un toro alato, visto che oltre la finestra socchiusa in una distesa di fango rappreso al di là di essa, non vengono trovate impronte.

Dottor Olive: delitto di un celebre entomologo e scambio di persona alla base dell’omicidio. Presente una grossa clessidra, e una scatola bucherellata da cui è uscito non si sa se una grossa farfalla o un grosso ragno.

Signora Pervenche:  suicidio impossibile di un suo amico, di cui è accusata lei, mentre si scopre che è stata altra persona che aveva finto un alibi di bomba con l’aiuto di una sosia.

La serata si era conclusa, dopo l’apertura di due cassapanche, una delle quali apparecchiata per una cena a buffet, e il ritrovamento di cuscini, e poi sotto un divano, di un flacone di Veronal, e di un tirassegno, oltre che di numerosi oggetti riguardanti le singole storie, con una ipotesi delittuoso riguardante proprio il dottor Lenoir, che viene trovato oltre il bersaglio, accasciato su una sedia e colpito dai proiettili dei sette invitati.

Tra di loro un assassino che avrebbe lasciato nel suo racconto un importante indizio, scoperto prima da Lenoir che avrebbe ricattato il sospettato per supportare i suoi capricci e i suoi giochi di società, e poi dalla polizia molti anni dopo, dopo un bombardamento dei tedeschi di un palazzo di Londra, dove l’assassino viveva indisturbato, avendo ritrovato un importantissimo indizio che avrebbe rivelato una verità tenuta nascosta. Nell’epilogo, Twist, senza conoscere questo indizio, inquadra l’assassino e quale indizio sarebbe sfuggito all’assassino e presente nel suo racconto, avrebbe dato la possibilità da solo di smascherarlo.

Il romanzo, come abbiamo detto comincia dove finisce. E’ un modo di scrivere che troviamo altre volte in Halter: lo troviamo per esempio in Le brouillard rouge, dove nel prologo si vede un uomo che dipinge di rosso una stanza e poi nell’epilogo si capisce che quella non è pittura ma sangue, perché….  ; qui così come comincia il romanzo, finisce: con Twist e Hurst impegnati ad individuare il bandolo della matassa.

Non è facile indovinare, come mi è capitato altre volte, chi possa essere l’assassino, perché in quest’occasione non c’è un unico fatto, un’unica storia che si snoda dall’inizio alla fine ( e i finali di Halter sono per così dire quasi sempre pirotecnici, per cui quasi sempre c’è un ribaltamento), ma più storie, più avvenimenti che si intersecano, ma distinti in sé, e trovare l’indizio fuorviante è difficilissimo. Nondimeno la capacità di affabulare, di incantare il lettore  è immutata e sempre altissima: Halter è paragonabile a Carr non tanto nelle Camere Chiuse, ma nella capacità di evocare atmosfere, di raccontare. Con queste premesse, bisogna abbandonare la velleità di competere con lo scrittore (questo è uno dei limiti però del romanzo, perché l’indizio è molto sottile e flebile, non così appariscente, come una bottiglietta priva di etichetta e contenente tintura di jodio, in uno dei primi romanzi di Ellery Queen, The Egyptian Cross Mystery: scrittore e lettore dovrebbero combattere ad armi pari, cosa che qui non avviene) e leggere il libro abbandonandosi alla storia.

Tutte le storie sono scritte benissimo, e anche le soluzioni proposte sono plausibili: in particolare quella della prima Camera Chiusa è notevole. Nonostante ciò troviamo pur sempre e anche in questo romanzo, tutta una serie di richiami e rimembranze, non solo di romani altrui, ma anche dello stesso autore alsaziano: la cassapanca in cui si troverebbe il cadavere di Lenoir e non c’è e quella in cui viene effettivamente trovato quello di sua moglie, richiama la cassapanca in La mort vous invite in cui viene tenuto per qualche tempo un cadavere: del resto una cassapanca o un baule usati per questo scopo, sono utilizzati in tanti altri romanzi e racconti, da Smallbone Deceased di Michael Gilbert a The Mystery of the Baghdad Chest di Agatha Christie, a Le Tueur N.2 di Pierre Mac Orlan; e per di più una cassapanca apparecchiata per un buffet, richiama il baule apparecchiato per un buffet di Rope di Alfred Hitchcock ( e la coincidenza mi sembra per nulla casuale). L’ossessione del cadavere all’interno di un divano, deriva da The Red Widow di Carter Dickson (lì era una poltrona) e si stabilizza in Halter nel precedente La Quatrieme Porte. Il cadavere con una freccia infilata nel collo, chiuso in una camera richiama subito alla memoria The Judas Window di Carter Dickson; non solo: un cadavere ed una persona innocente al di dento di una camera chiusa dall’interno, richiamano anche Dead Man Control di Helen Reilly. E il ragno enorme del racconto di Olive, richiama altri ragni, primo fra tutto quello del romanzo di Halter, La toile de Penelope. Insomma, a cercarne di riferimenti, se ne trovano a bizzeffe. Altro riferimento interessante e ricorrente nelle opere di Halter è un adolescente assassino, già trovato in La malédiction de Barberousse, e poi anche in Le diable de Dartmoor, e Spiral. E a voler cercare il numero sette è già presente in Les sept merveilles du crime, 1997 (inedito da noi).

La stessa forma utilizzata da Halter e per lui originale, trova un corrispettivo storico in The Big Four di Agatha Christie.

In quarta di copertina, si allude a Ten Little Niggers, di Agatha Christie, come paragone di ambientazione in cui snocciola la storia, ma in realtà 10 piccoli indiani c’entra qui come un cavolo a merenda

Quello che a me lascia perplesso, è cosa si prova dopo aver letto il libro: una specie di flop finale, non il solito finale altamente spettacolare degli Halter (eccezionale quello per esempio in Le Brouillard Rouge, o L’image trouble), quasi un’insoddisfazione personale; che è tanto più grande, se si pensa ad altri romanzi di Halter più spettacolari di questo.

Comunque sia un prodotto altamente godibile.

Presentandosi come una origine inventata del Cluedo, Halter intelligentemente fa riferimento alla versione storica inventata da un impiegato di un avvocato, negli ultimissimi righi del romanzo: questo, di Anthony Pratt è un riferimento reale storico, così come dei sette sospettabili, il solo presente nella versione del Cluedo gioco, e nella versione letteraria di Halter, è il Colonnello Mustard (qui Moutard), al pari alcune delle armi citate nel gioco da tavolo e nel romanzo: la chiave inglese, il candelabro, il veleno, il revolver, la corda.

Per me Halter si manifesta ancora una volta, uno splendido cesellatore di racconti, perdendo invece nella costruzione di grandi cattedrali narrative, laddove bisogna non solo spiegare la soluzione ma anche tenere a bada le diverse personalità dei sospettati e saperli far interagire al di dentro di un contenitore multi testuale. Eccetto ovviamente alcuni esempi mirabili.

Ma il paragone tra l’Halter scrittore di racconti e l’Halter scrittore di romanzi, per me fa spostare l’ago della bilancia nettamente verso il primo termine di paragone.

Pietro De Palma

Paul Halter : Il gioco del delitto (Meurtre dans un manoir anglais, 1997) – trad. Angelo Petrella – Il Giallo Mondadori, N° 3173 del Novembre 2018ultima modifica: 2018-11-12T10:25:05+01:00da lo11210scriba
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