Walter S. Masterman: La lettera sbagliata (The Wrong Letter, 1926) – Trad. Sara Caraffini – I Bassotti N° 192, Polillo, 2018

mondadoristoreLa mitica collana “I Bassotti” Polillo è arrivata al n.195. Ultimamente, accanto a titoli allettanti, se ne sono visti anche alcuni meno interessanti. Ma è d’altronde cosa accade quando si va a raschiare il fondo del barile. In verità di titoli interessanti se ne potrebbero avere ancora molti – basti pensare ai due romanzi brevi firmati da Rawson e al suo primo romanzo uscito in Italia non ancora in edizione integrale, e a romanzi di Crofts, Sayers e Berkeley, mai tradotti in Italia.  Ma, per quanto strano possa sembrare, romanzi come quelli a  cui alludo passerà ancora molto tempo prima che vengano tradotti se mai lo saranno, giacchè vi sono difficoltà anche di altra natura, legate ai diritti editoriali.

Tuttavia alcuni romanzi si sono segnalati per essere stati pubblicati, e perchè alla resa dei conti hanno mantenuto le promesse. Uno di questi è “La Lettera Sbagliata”, The Wrong Letter di Walter. S. Masterman, che ne costituì l’esordio letterario, nel 1926.

Il romanzo – leggiamo nella prefazione –  fu ricoperto da elogi da G.K. Chesterton ed è uno dei più sorprendenti delitti della camera chiusa della storia del giallo. Andiamo a scoprire il perchè.

Sir James Watson è Ministro degli Interni. Ha una bella figlia, Melba, a cui è possessivamente legato, che a sua volta ama il segretario del padre, Eric Sanders. Ma Watson disapprova questa unione sentimentale. Inoltre è molto odiato per la sua posizione. Fatto sta che Watson, dopo aver spedito una lettera al Sovrintendente di Scotland Yard Sinclair, viene ucciso in condizioni virtualmente impossibili.

La faccia tosta dell’assassino sta nel telefonare a Scotland Yard, chiedere di Sinclair e poi annunciargli che il Ministro degli Interni è stato ucciso, e lui certamente può essere sicuro della notizia perchè ne è l’assassino. E nell’inviare a Scotland Yard una lettera con intestazione Scotland Yard, firmata nientepopodimeno che da Sinclair stesso e con timbro ufficiale, in cui si annuncia la morte del ministro.

Mentre Sinclair sta rimuginando sulla strana telefonata ricevuta, arriva un suo amico, il detective dilettante Sylvester Collins che gli chiede per quale motivo l’abbia mandato a chiamare. Sinclair cade dalle nuvole, poi capiscono che è sempre l’ipotetico assassino del Ministro ad averli voluti mettere assieme, e assieme vanno a casa del ministro, trovandolo chiuso nella propria biblioteca. Collins con un paio di pinzette riesce a girare la chiave inserita all’interno nella serratura, dall’esterno, e qundo entrano, trova il ministro morto, sparato alla tempia. Per terra una pistola, e mentre Collins grida a Sinclair di correre a chiamare Scotland Yard e un medico, Collins copre con dei tappetini le impronte eventuali nella moquette dei tappeti, ed esamina la stanza, rilevando come essa sia ermeticamente chiusa. Vengono trovati solo due bicchieri usati su un tavolino, segno della presenza almeno di un’altra persona. La governante conferma che il ministro prima di uscire a spedire una lettera e poi rincasare e chiudersi in biblioteca, aveva ricevuto un ospite, un uomo che ella tuttavia non aveva potuto identificare perchè l’aveva visto solo di spalle mentre andava via.

All’arrivo di Sinclair con un medico, viene accertata la morte del ministro da poco tempo: la pistola sarebbe una Webley, ma la ferita desta qualche perplessità perchè non è una ferita orrenda quale sarebbe dovuta essere essendo stata prodotta da un’arma da guerra, ma una ferita relativamente modesta da cui cola un rivolo di sangue. Purtuttavia il ministro è indubbiamente morto, e quindi se ne spiega la morte mediante una pistola munita di silenziatore. Tuttavia se il misnistro si fosse ucciso, si sarebbe dovuta trovare la pistola col silenziatore innestato (e poi perchè un suicida si preoccuperebbe del rumore?), ma se è stato ucciso, bisogna trovare come la porta sia stata chiusa dall’esterno ( e non certo con delle pinzette, perchè avrebbe dovuto impiegare del tempo che non poteva sprecare essendo in casa la governante che sarebbe potuta apparire da un momento all’altro).

La polizia interviene e poi alla ricerca del modo di uscita dell’assassino, letteralmente strappa dalle pareti i pannelli di quercia mettendo a soqquadro la stanza, ma non trova nessuna via di fuga nascosta.

Intanto un certo J.K. Jackson si costituisce rivendicando di aver ucciso il ministro: è l’ora di gloria di Boyce, Commissario di Scotland Yard, piuttosto tardo di comprendonio, ma che si arroga la parternità dell’arresto. La confessione è vaga e per quanto sia per certi versi inattendibile perchè si basa su una ricostruzione dei fatti piuttosto nebulosa, non avendo altri sospetti per l’assassinio, il reo viene accettato in quanto tale.

Tuttavia Collins non l’accetta, e neanche Sinclair. I due seguono due piste separate: il primo si reca nella dimora di campagna della figlia di  Sir James Watson, dove scopre la tresca con Eris Sanders; e che c’è un figlio scomparso del ministro da molto tempo, citato nel testamento, che potrebbe essere coinvolto nell’omicidio; il secondo segue altre piste, tra cui quella che si appunta sul suo braccio destro Lewis, scappato, a cui si addebita il furto della carta intestata e quindi di essere se non complice, addirittura l’assassino, e un’altra in cui il Ministro poco prima di essere ucciso gli avrebbe affidato l’incarico di investigare sulle gesta di un pericoloso furfante, ricattatore, chiedendogli di non avvisare Collins.
Collins verrà a sapere persino di una misteriosa apparizione di un personaggio vestito con abiti di corte e somigliante al defunto, nella villa di Mabel, che poi risulterà essere il di lei fratello, Sir Ronald Watson, nascosto nella villa da Mabel, e dal notaio Alley, amico dello scomparso ministro, finquando l’inchiesta lo avesse scagionato dall’accusa di aver ucciso il padre. Per di più si scoprirà che Watson è lo stesso Lewis che Sinclair andava cercando, e quindi in sostanza un poliziotto.

Seguirà quindi una prima ricostruzione di Collins, e poi dopo che lo stesso sarà andato via con Ronald Watson, una seconda affidata a Sinclair che ribalterà le carte in tavola, spiegherà la morte del ministro, individuerà l’assassino e offrirà a Eric la possibilità di farsi giustizia, uccidendolo.

Tradotto da Sara Caraffini, il romanzo dopo un inzio folgorante  – e non potrebbe essere altrimenti con una doppia sfida dell’assassino a Scotland Yard – e teso, si appiattisce mano mano che l’indagine di Collins va avanti, e divernta una mera cronaca di fatti che non sembrano avere alcuna rilevanza e rapporto con l’omicidio; persino la scoperta che l’apparizione del presunto fantasma in realtà così non è, non porta a nessuna tensione aggiuntiva, e il romanzo languidamente arriverebbe alla fine se non ci fosse l’entrata di Sinclair che rivela la soluzione del caso. Non sapremmo se dare la colpa di ciò, ad una traduzione non perfettamente centrata, oppure ad una volontà di affrontare la storia in modo effettivamente sdolcinanto. In realtà la seconda possibilità ci pare la più sensata, e lo stesso ritmo volutamente blando si potrebbe spiegare con l’indagine di Collins che indagine proprio non è o se vogliamo lo è in certa parte. 

Il romanzo è una combinazione di due lavori famosi precedenti alal sua stesura: un racconto di Chesterton e un romanzo di Leroux: la figura di Collins, quella di Sinclair e l’indagine su una camera chiusa, infatti, si raffrontano idealmente ad un’altra indagine famosa – in cui un detective e un poliziotto agiscono sullo sfondo di un’altra celebre camera chiusa – a firma Gaston Leroux. In questo caso, però, le figure sono opposte a quelle altre, e la polizia singolarmente vince sull’indagine del detective dilettante che nei romanzi degli anni venti e trenta, riesce sempre ad avere la meglio.

C’è purtuttavia un altro riferimento storico, vorrei dire una citazione celeberrima, che spiega a ragione come Chesterton avesse ricoperto di elogi  The Wrong Letter: il romanzo di Masterman utilizza lo stesso escamotage utilizzato in un suo celeberrrimo racconto. Un racconto del 1910, in cui si parla pure di una lettera, seppure lì essa sia scritta in maniera tale da avvalorare il suicidio, mentre qui sin dal principio l’assassino pone l’accento sull’omicidio, perchè solo parlando di un omicidio esso non potrebbe essere spiegato. Inoltre sia nel racconto di Chesterton che nel romanzo di Masterman, oltre che ssere usato lo stesso identico espediente per realizzare la camera Chiusa, la vittima è addormentata. Cambia solo al modalità dell’uccisione: lì è il pugnale, qui un colpo di pistola. E lo stesso invio della lettera e la telefonata hanno un valore determinante, tanto quale quello di Collins di mettere i tappetini sulle sue impronte.

Che la trovata nel racconto chestertoniano abbiano avuto un’enorme influenza sulla letteratura posteriore, è confermato dal fatto che altri autori la usarono: basti pensare a Evil Under The Sun di Agatha Christie, in cui la variante è costituita dal fatrto che la vittima non è addormentata ma è sveglia e finge solo di esserlo.

Un bel romanzo, in cui  purtuttavia i riferimenti ai detectives e alla camera chiusa rimandano platealmente a ben altri scritti cui si riferiscono,e per certi versi le uniche genialate, sono l’inversione nei ruoli delle figure principali, l’uso di un’arma ad aria compressa, ben prima che diventasse quasi un leit motiv di Carr, e l’invio di due lettere da parte di una certa persona, che sbagliando a postarle, mette nella condizione il Ministro a cui è indirizzata una, di sospettare che il mittente sia un famoso ricattatore sulle cui orme da tempo sta, e nello stesso tempo fornisce al ricattatore il movente per ucciderlo.


Pietro De Palma

Walter S. Masterman: La lettera sbagliata (The Wrong Letter, 1926) – Trad. Sara Caraffini – I Bassotti N° 192, Polillo, 2018ultima modifica: 2018-06-17T00:10:07+02:00da lo11210scriba
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