Anthony Abbot : La signora dei nightclub (About the Murder of the Night Club Lady,1931) – trad. Igor Longo – I Classici del Giallo Mondadori N° 1104 del 2006

Il terzo romanzo di Abbot, fu About the Murder of the Night Club Lady (1931) o The Night Club Lady oppure anche The Murder of the Night Club Lady, a seconda delle varie edizioni, tradotto in Italia assai fedelmente (una volta tanto!) con La signora dei nightclub.

Thatcher Colt questa volta viene interessato dal Procuratore Merle Dougherty, ad interessarsi delle vicende di tale Lola Carewe, vedova del re del cotone, che però non le ha lasciato grande eredità. Tuttavia ama vivere nel lusso e nello sfarzo, cosa che mal si accorda con chi nel suo passato è stata attricetta e ballerina ma nulla più: Dougherty ipotizza, per il fatto che è stata vista in parecchie occasioni con noti ricettatori, che sia lei a capo di una rete di ladri d’appartamento. Colt accetta e vanno assieme in un locale notturno, dove si pensa arrivi la vedova. Lo stupore è massimo quando lei chiede l’intervento della polizia, in presenza di una lettera minatoria che le preannuncia la sua prossima fine, ad una data ora di quella notte. La sua apprensione è tangibile anche perchè il suo cane e il suo pappagallo sono morti e in quella lettera si fa menzione alla loro morte, come primo assaggio di quella di Lola. Sarebbero stati quindi uccisi, ma nulla lo prova.
Colt, la Carewe, Dougherty e vari poliziotti assieme ad Abbot, vanno a casa della Carewe, durante una terribile nevicata, l’ultimo dell’anno: un attico dove vivono anche la madre, ed un’amica di Lola, Christine Quires, che sta per ereditare un milione di dollari. Dopo aver perquisito l’appartamento ed essersi accertati che non ci sia altra gente, e che nulla possa essere compiuto quella notte, gli astanti cercano di restare tutti assieme a Lola, per impedire che la minaccia si avveri e dimostrare che non corre alcun pericolo. Qual’è la sorpresa quando invece intorno alle tre , nella sua camera, Lola viene trovata esanime e moribonda!
Viene chiamato il dottor Baldwin che abita nello stesso stabile, e che è il suo medico; e lui le pratica un’iniezione di atropina per cercare di rianimarla, ma invano. Lola è morta, e non si trova nessun segno sul corpo che possa accreditare la possibilità che sia stata uccisa: Baldwin infatti pensa sia stato un infarto. Colt pensa ad un veleno e perciò chiede l’intervento del dottor Multooler.
Ci sono dei fatti strani che infatti fanno pensare: innanzitutto, la vestaglia che indossava Lola era stata abbottonata secondo la moda maschile e non femminile, e poi non si trova l’amica di Lola, nonostante proprio Abbot abbia saputo da un inserviente dell’Hotel che ella sarebbe rientrata prima del loro arrivo, solo che se ne è perduta traccia: nè la madre, nè il maggiordomo cinese ne sanno qualcosa. Successivamente tuttavia il suo corpo viene ritrovato in casa, nonostante non ci fosse apparentemente alcun posto dove fosse stato possibile nasconderlo; e per di più è bagnato. Anche lei morta, ma da più tempo. E sembra strangolata dopo morta. E sotto una finestra, trovati dei suoi capelli. E anche il suo corpo apparentemente non presenta alcun segno, tranne uno al lobo di un orecchio. Anche questo cadavere viene consegnato a Multooler.
Thatcher Colt ricorre al genio del professor Luckner, un illustre scienziato della cui perizia si serve per indagini di polizia scientifica: a lui viene recapitata la spazzatura e la polvere dell’attico risucchiate per mezzo di due potenti aspiratutto che hanno setacciato l’intero appartamento, casomai lui vi trovi qualcosa. La sorpresa avviene quando Luckner annuncia di aver trovato, tra le tante schifezze aspirate,  due peduncoli quasi invisibili di un animale che lui identifica in un letale scorpione messicano, il cui morso porta a morte rapida che per di più può esser confusa con un infarto, e l’autopsia conferma la scoperta.
Un’altra scoperta: Lola non era ricettatrice ma ricattatrice: vengono trovati innumerevoli documenti che comprovano la sua attività.
Alle due morti, presto se ne aggiunge una terza, proprio il dottor Baldwin, vittima della Carewe, che aveva procurato a Lola due scorpioni, che sarebbero dovuti servire ad eliminare due persone, ma che evidentemente poi erano stati utilizzati in altro modo, perchè le erano stati trafugati, ec he poi alla stessa Carewe si era impegnato a procurare altri due scorpioni, uno dei quali viene trovato morto vicino proprio al corpo del medico: lo scorpione muore dopo aver morso, eppure i due scorpioni precedenti non son stati trovati. Inoltre lo stesso medico confessa in un bigliettino che era stato nel passato informato dalla stessa Carewe su come far apparire una morte per morso di scorpione, come naturale: bastava fare una iniezione di un farmaco, proprio nel punto in cui la vittima era stata punta.
Ma il dottore non è l’assassino, semmai il complice della vittima. L’assassino è in libertà. Verrà fermato e si suiciderà dopo che Colt avrà collegato Lola, alla foto dell’unico suo amore francese, Basile, e ad una vendetta che parte da lontano, e che affonda la sua storia e la sua origine nel suicidio proprio di Basile.
Dopo due strabilianti romanzi, con questo Abbot segna il passo e semmai ne fa uno indietro. Il romanzo non è male: il fatto è che non mantiene tutte le promesse annunciate nella prima parte!
All’inizio è un vero tour de force di impossibilità: una minaccia che diventa realtà, una morte che avviene più o meno alla stessa ora preannunciata; una morte di cui non si riesce a capire l’origine se non apparentemente naturale, ma ovviamente inconciliabile con le morti di cane e pappagallo, un’altra morte stranissima, avvenuta nella stessa modalità, quella di Christine, il cui corpo era sparito e poi ricomparso in un appartamento in cui contemporaneamente stazionavano dei poliziotti. E per di più dei particolari bizzarri: un’abbottonatura della vestaglia strana, una scatoletta trovata fracassata, ventitre piani sotto la finestra, con del cotone all’interno, i peduncoli di un fantomatico scorpione scomparso.
Dopo però questa girandola di situazioni ed emozioni, la narrazione segna il passo e si arriva quasi stancamente al finale, in cui Colt dice di aver capito e di poter risolvere la faccenda, e la spiega davanti agli astanti (e al lettore, senza però aver precedentemente fornito qualche delucidazione): una vendetta che viene da lontano, nel tempo e nello spazio, e di cui lui ha ragguagli dal suo collega Dupont francese, tramite dispacci. Francamente, dopo tutto il turbillon che si era avuto all’inizio del romanzo, ci si sarebbe aspettato di più! Inoltre, al particolare dell’abbottonatura strana di cui si parla all’inizio non viene nella spiegazione data soddisafazione, come se nel tessuto del romanzo ci fossero state due o più svolgimenti: come se, a dirla chiaramente, all’inizio del romanzo Abbot avesse avuto in mente un assassino, e poi nel prosieguo avesse cambiato obiettivo scegliendone un altro, ma non eliminando nel contempo le tracce della vecchia idea.
Per il resto, troviamo particolari che ci rivelano la filiazione vandiniana: è una serie di delitti che si manifesta in una famiglia, e qui l’eredità è da Greene: del resto anche Tragedy of Y di Queen si riallaccia  a Greene, come pure Death in the Dark di Bishop. Qui oltre che esserci la coppia formata da un poliziotto amico del Capo della polizia, e dal Capo stesso (Philo Vance-Van Dine, Lord-Pons, Queen Ellery-Queen Richard) c’è anche la presenza del procuratore Merle che ci richiama quella di Markham in Van Dine. Inoltre la professione di Lola (attricetta e ballerina) ci porta alla mente quella di una celebre vittima vandiniana: la Canarina.
I particolari bizzarri (abbottonatura vestaglia, cadavere di Christine scomparso e poi ricomparso bagnato, tempo di morte precedente a quello di Lola e quindi nascosto laddove nessuno avrebbe mai visto, tenuto conto che la polizia aveva perquisito anche la terrazza dell’attico durante la nevicata dopo aver saputo che era scomparsa Christine Quires deall’appartamento, che era entrata ma nessuno l’aveva vista) e anche il maggiordomo cinese (che poi è una spia) ci portano più verso una collocazione queeniana che vandiniana, come se dopo l’exploit di Queen nel 1929 e il successo bissato nel 1930, Abbot avesse recepito anche l’influenza di Queen (il maggiordomo cinese ci richiama il maggiordomo filippino di Queen). Se vogliamo poi lui può aver influenzato a sua volta Queen e altri: dirò solo che in The Egyptian Cross Mystery c’è la stessa vendetta che viene da lontano, sia nel tempo che nello spazio (anche se lì è un pretesto), che si ritrova anche in Rhode e più in là nel tempo in De Angelis, e che deriva da Conan Doyle; Christine Quires, assassinata e occultata laddove nessuno avrebbe mai visto, che poi riappare e si trova che era morta precedentemente a Lola, ci richiama il primo romanzo di Hake Talbot, anche per la collocazione laddove il cadavere era stato occultato, fuori dalla finestra: lì in una rientranza architettonica, dove nessuno avrebbe posato lo sguardo, qui attaccato per la gola, per mezzo di una cintura, al pennone della bandiera dell’Hotel. Come pure l’ora della morte annunciata, deriva da The Four Just Men di Wallace, ripresa in Daly King nel 1935. E tanto altro.
Per esempio, la morte nel grattacielo, la cui spiegazione viene data solo risalendo nel passato, mi porta a pensare a Earl Derr Biggers e al suo Charlie Chan: in particolare a Behind that curtain, romanzo del 1928, che si svolge in un grattacielo e la cui storia ha una spiegazione solo nel passato. E se il dottor Multooler ci può richiamare alla mente il dottor Prouty queeniano e il dottor Doremus vandiniano, George Luckner mi richiama, proprio per come Colt lo tratteggia, uno scienziato più che un medico legale, il dottor Thorndyke di Freeman, lo scienziato che con una cultura enciclopedica riesce a risolvere, grazie ai suoi metodi scientifici, i casi più intricati: chi mai sarebbe riuscito ad identificare sulla base di due microscopici peduncoli trovati nella polvere della camera di Lola, addirittura un Centruroides Exilicauda?
Solo che Abbot, attirato dal nome altisonante dello scorpione, non si è sufficientemente documentato, come invece solevano fare altri scrittori coevi: il Centruroides Exilicauda, pur essendo uno scorpione velenoso, non è mai mortale (sempre che non vi siano altre affezioni concomitanti, che rendano l’azione del veleno maggiormente pericolosa. Ma qui non si dice nulla di pregresse condizioni fisiche di Lola e di Christine. Quindi…).
Insomma, un romanzo che prende e da tanti spunti e accenni, molto godibile in alcune parti, ma che non si smarca per l’originalità e la forza dirompente dei romanzi precedenti.
Traduzione eccellente di Igor Longo.

Pietro De Palma

Anthony Abbot : La signora dei nightclub (About the Murder of the Night Club Lady,1931) – trad. Igor Longo – I Classici del Giallo Mondadori N° 1104 del 2006ultima modifica: 2018-04-09T21:04:38+02:00da lo11210scriba
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