Ngaio Marsh : Scaglie di giustizia (Scales of Justice, 1955) – trad. Pietro Ferrari – I Classici del G.M. N°735 del 1995

Nella mia attività di critico a tempo perso e di blogger ho conosciuto parecchia gente: alcuni sono diventati amici, altri li ho persi strada facendo. Di questi, qualcuno l‘ho ritrovato ogni tanto, per es. Bernardo Cicchetti, Luca Conti, Giuseppina La Ciura; altri li ho irrimediabilmente persi. Però siccome il mondo è fatto a scale, se ne ho persi taluni, talaltri li ho acquistati. Mi è capitato, per es. di conoscere tempo fa, un ragazzo diciottenne che ha cominciato a seguirmi, soprattutto su Anobii, e poi anche sui miei blog, appassionato del mio stesso “pallino”, le Camere Chiuse, ma  anche di tutto il genere poliziesco. Un  ragazzo che sta aprendosi e quindi ha bisogno di una guida. Un bel giorno, parlando del più e del meno, gli ho rivelato una mia insoddisfazione: non aver potuto mai leggere un certo romanzo di Ngaio Marsh, il mio autore preferito, assieme a Carr ed Ellery Queen. Lui, in men che non si dica, più esperto del sottoscritto nel cercare articoli da comprare su internet, l’ha acquistato e poi me l’ha regalato. Io non ho potuto che ricambiare questo suo atto, regalandogli a mia volta sei romanzi che non possedeva.

Il romanzo in questione è Scales of Justice di Ngaio Marsh. Romanzo del 1955, è il diciottetimo con Roderick  Alleyn, figlio di una lady, fratello di un baronetto, un nobile che alla carriera diplomatica ha preferito  la scalata lenta di una professione maltrattata ma di grande presa: quella del poliziotto. Un poliziotto nobile. Ce n’è stato un altro, “figlio” di un’altra delle 4 Crime Queen, Dorothy Sayers: Lord Peter Whimsey. Ma quello è un nobile che si improvvisa detective, un po’ per snobismo un po’ per passione; qui invece abbiamo un nobile che ha scelto, come lavoro, fare il poliziotto: partendo dalla gavetta, da semplice Ispettore. In questo romanzo lo troviamo Ispettore Capo, seguito come un’ombra dal suo “aiuto” l’Ispettore Brer Fox.

La nota interessante è che lo troviamo ad operare in un panorama fiabesco, in una angolo del vecchio mondo feudale britannico, in cui quattro famiglie, i Cartarette, i Syce, i Lacklander e in Danberry-Phinn, da secoli eredi dei propri tradizionali blasoni, sono unite, più o meno saldamente. L’evento che le fa irrimediabilmente venire a contatto, è la morte del vecchio Sir Harold Lacklander, ambasciatore molto attivo e di grande prestigio durante la seconda guerra mondiale. Prima di morire ha lasciato l’incombenza gravosa di pubblicare le sue memorie, al suo amico, il Colonnello Cartarette: gravosa soprattutto perché sicuramente verrà affrontato il tema della morte del rampollo  di una delle quattro famiglie nobili, il giovane Ludovic Danberry-Phinn, che aveva lavorato con Sir Harold durante la guerra, venendo coinvolto in una fuga di notizie che aveva portato i nazisti a vincere la concorrenza inglese, cioè di una potenza ostile, nella gestione  di un certo affare di un paese neutrale: ne era seguito il suo suicidio. Ora Sir Harold probabilmente voleva in maniera postuma riabilitarne la memoria. Ma come?

Tutti temono questa estrema volontà del vecchio. Principalmente i familiari stretti di Sir Harold che temono il peggio, cioè di essere coinvolti direttamente e di pagare il disonore della morte del giovane Ludovic con il disonore di qualcun altro.

E’ evidente che cerchino di convincere il vecchio Cartarette a non pronunciarsi e a non pubblicare il controverso settimo capitolo; ma il colonnello è tutto d’un pezzo, e anche se gli viene minacciata la rottura del fidanzamento tra sua figlia Rose e Mark Lacklander, il figlio di George Lacklander, figlio primogenito di Harold e ora divenuto baronetto, non si scompone e tiene duro.

Tuttavia vuole prima parlarne a Octavius Danberry-Phinn, il padre di Ludovic, che dopo la tragedia del figlio ha smarrito se stesso, perdendo anche la moglie e vivendo con una miriade di gatti: ha la passione della pesca delle trote come pure Cartarette, e spesso litigano perché i Lacklander, padroni in sostanza di Swevenings, un piccolo paese, hanno affittato ai loro due amici i tratti del Chyne, il fiume che scorre attraverso i suoi prati, le cui acque sono piene di trote. I due sono soprattutto avversari volendo entrambi catturare “Il vecchio amico”, una trota di eccezionale peso, oltre due chili, che è la dannazione dei pescatori.

Nel pomeriggio avanzato che il colonnello deve parlare del manoscritto a Octavius, e poi alla vedova di Sir Harold, e poi andare a pescare, accade l’imprevisto: l’infermiera Kettle, che abita nella stessa proprietà abitata da Danberry-Phin , costeggiando il Chyne vicino al punto dove vanno a pescare le trote, vicino a dei salici piangenti, trova il cadavere del colonnello, assassinato.

Sente come se sia spiata, e non vorrebbe lasciare lì il cadavere, ma deve pur avvisare qualcuno e così va a cercare aiuto dai Lacklander, che chiedono che se ne occupi un loro pari grado, cioè Roderick Alleyn, Ispettore Capo di Scotland Yard e figlio di baronetti. Intanto è venuto a piovere a dirotto e si evita che le poche tracce vadano via.

Le indagini partono subito e l’analisi dei reperti, mette in luce delle stranezze: viene trovata la grossa trota all’origine delle liti tra Cartarette e Danberry-Phin, accanto al cadavere, con dell’erba tagliata ed un coltello, come se il colonnello stesse per fare con l’erba una specie di canestro per il pesce; la cosa strana è che la trota era stata precedentemente pescata da Octavius che aveva sconfinato e da lì era nata l’ennesima lite: il colonnello con la sua integerrima onestà non si sarebbe mai appropriato del pesce. E allora? Alleyn è convinto che ce ne fosse un altro di pesce che è stato sostituito, pesce che verrà trovato da Kitty Cartarette, la vedova del colonnello, mezzo spolpato da una grossa gatta di Octavius. La prova di questo è data dall’esame minuzioso della trota, che permette di trovare altre scaglie, le cosiddette “scaglie di giustizia”, che permettono di stabilire come esse fossero di altra trota. Le scaglie sono come delle impronte digitali: ce ne saranno di uguali solo se il pesce abbia avuto stessa storia, habitat di caccia, età di un altro. E queste non lo sono. Inoltre viene trovato un lurido straccio usato dalla vedova di Sir Harold quando va a dipingere, con macchie di colori ma anche puzzolente di pesce, in cui vengono trovate l e scaglie di entrambe le trote.

Il colonnello è morto a causa di una profonda ferita alla testa, inferta a brevissima distanza: si ipotizza che l’omicida abbia fatto uso di un barchino per andare sul fiume, trasportato dalla corrente, che segue sempre lo stesso iter andandosi ad incagliare proprio davanti al luogo dove è stato trovato il cadavere. Questo perché non sono state trovate impronte dal sentiero sino alla macchia dei salici, oltre quelle dell’infermiera. Il colonnello prima è stato tramortito, per mezzo un grosso bastone o un ombrello o una racchetta da tennis o una mazza da golf, e poi qualcuno, con disumana ferocia, appoggiando alla tempia sinistra il bastone estensibile dello sgabello usato dalla vecchia Lacklander quando va a dipingere, si è seduto sopra, fino a trafiggere in profondità il cranio e il cervello.

Le indagini seguono due filoni: quello della pesca di frodo ( e il colpevole sarebbe Octavius allora), e quello della pubblicazione del manoscritto di Sir Harold (nel qual caso i colpevoli sono George Lacklander e la madre, il figlio Mark). Il parco sospettabili potrebbe aprirsi anche a Kitty, perché amoreggia con George, e a Rose Cartarette, innamorata del padre, ma anche di Mark. E finanche del capitano Syce, vecchio amico di Cartarette, che era l’amante di Kitty a Singapore, e dopo averla persa lì, l’ha ritrovata come vicina, essendosi ella sposata a Cartarette, dopo esser stata a Singapore presentata al colonnello. Anche Kitty è di estrazione nobiliare, forse di lignaggio maggiore ai Lacklander.  Syce, sarebbe escluso dai sospetti solo per effetto di una lombaggine, per cui è stato curato da Kettle che se ne è innamorata. Tuttavia qualcuno afferisce di aver visto, in un’ora in cui sarebbe dovuto essere a riposo, il capitano Syce in piedi, a lanciare frecce con un arco da sessanta libre. Una delle frecce viene trovata insanguinata. E del resto la stessa ferita da freccia è compatibile con quella trovata sulla tempia del colonnello.

Alleyn sequestra tutti i vestiti e calzature e calze dei sospettabili, per farli analizzare, allo scopo di trovare le scaglie di entrambe le trote: sarebbe una prova schiacciante. Del resto ha trovato, sulla carcassa della trota spolpata dal gatto, le tracce di qualcosa di acuminato, come dei piccoli chiodi e la traccia di una ferita triangolare, e ricostruisce la scena: l’assassino dopo aver ucciso il colonnello presumibilmente sedendosi sopra oppure infilzandolo con la punta di una freccia, deve esser scivolato pestando l’altra trota, che è rimasta al suo posto perché appoggiata ad una pietra triangolare. E poi deve aver sostituito la trota con l’altra molto più grossa.

Trovando il capitolo scomparso del manoscritto, ricostruirà la storia, e anche l’identità dell’assassino, feroce e abominevole che ha ucciso per motivi abietti e poi ha modificato la scena del delitto indossando dei vestiti e delle calzature non proprie, per addossare la colpa ad altri.

Prima dell’indicazione dell’omicida da parte di Alleyn, proprio l’omicida sarà contrapposto all’infermiera Kettle, innamorata del capitano Syce, che difenderà a spada tratta, così come difenderà tutti i Lacklander, in quanto famiglia e in quanto nobili terrieri, un po’ la stessa difesa dei Danberry-Phin nei confronti dei Lacklander.

L’ultima scena è una di amore tra l’infermiera Kettle e il Capitano Syce: il capitano per lei promette di non bere più whisky e di essere degno del suo amore.

Intanto diciamo che questo è tra tutti i romanzi sinora letti di Marsh, un grande capolavoro: non so se Il capolavoro assoluto, ma sicuramente una delle sue migliori opere. Ngaio, confeziona un grande affresco della provincia terriera inglese, parlando di quattro famiglie aristocratiche, con una scrittura estremamente sofisticata, ma che si legge assai facilmente.  E’ un whodunnit estremamente classico,  una storia  formale molto ben definita, che ricorda molto, ma veramente tanto, i romanzi della tipica crime fiction britannica degli anni ’30 e ’40 (in un certo senso è un romanzo “fuori tempo”, come se per la Marsh non vi fosse stata la Guerra, e l’abbandono del whodunnit classico, anche se il secondo conflitto mondiale entra nella storia di striscio),ambientati nei villaggi rurali, dove il militare, il reverendo, le signore della buona società che partecipano ad eventi mondani per beneficenza, il baronetto sono sempre soggetti che la fanno da padrone: per certi versi questo è il romanzo della Marsh che più è vicino a quelli di Agatha Christie.

Il romanzo è pieno zeppo di descrizioni, e si sa che le descrizioni sono l’asso nella manica di Nagio Marsh: quando descrive un angolo di paradiso potete stare sicuri che prima o poi  qualcosa di drammatico accadrà. Qui addirittura, si direbbe che il cattivo presagio sia contenuto in una canzone, un motivo molto melanconico associato ad una visione romantica: due giovani uniti in uno sguardo inequivocabile. Il motivetto, è quello di : Vieni, vieni Morte, ch’io sia nel triste cipresso adagiato. Del resto il connubio, amore-morte è sempre presente: in questo romanzo lo è particolarmente. Laddove vi è amore o sembrerebbe esserci, c’è sempre una nota sbagliata: c’è nella unione tra Kitty e il capitano Syce nel passato dei due, c’è nell’unione di Kitty con George, di Syce con Kettle, di Kitty con Cartarette, di Mark e Rose.

Farei anche una distinzione in merito all’identità sessuale dei caratteri: i personaggi maschili, austeri, sono sempre sfortunati o maledetti: Cartarette, simbolo di un mondo passato è assassinato; Octavius è disastrato emotivamente avendo perso figlio e moglie; Syce è disastrato anch’egli emotivamente, avendo perso l’amata andata sposa ad un suo compagno d’armi, e per di più è semi alcoolizzato; Harold, ha il rimorso di qualcosa appartenente al passato; George, perso nella sua estrema vanità, e nella vuota difesa di un prestigio nobiliare, è sottostimato da tutti, persino dalla madre. I personaggi femminili sono invece vincenti: Kettle è l’infermiera che scommette sempre in qualcosa di positivo; Rose è una donna che sembrerebbe indifesa perchè romantica ma è invece forte nella difesa del suo amore; Kitty è una femme fatale, forte; e anche fortissima è Lady Lacklander, decisa a difendere ad oltranza il suo regno e la memoria dei suo marito e della sua famiglia, con ogni mezzo. Se volgiamo anche Brer Fox, l’ombra di Alleyn è sfortunato, perché una mezza idea sull’infermiera, nel corso del romanzo la fa, ma poi capisce chye è una speranza vana. L’unico personaggio maschile forte e vincente è Alleryn. E qualcuno dei suoi sottoposti, per es. il sergente Oliphant della Polizia della Contea.

Ngaio riesce come sempre a dirigere un’orchestra composita di personaggi, ognuna con la propria personalità, riuscendo a far balenare per ciascuno il sospetto di qualcosa di recondito, oltre che quello che viene affermato.  E questo è un suo estremo virtuosismo: ha il controllo della macroforma, che manca per esempio in molti suoi altri colleghi britannici e soprattutto nei romanzi francesi. E così inventa un plot estremamente complesso, perché è il risultato di tre subplot, che come tre onde parallele con effetto sinusoide, continuamente si intrecciano e si interfacciano, gettando il lettore nel più completo sbigottimento. Francamente, la trota, lì gettata, fa sorgere il sospetto che la pesca c’entri poco con la morte del colonnello; e anche la rivelazione delle memorie del vecchio sir Harold c’entra poi nella realtà con il delitto? Ma se togliamo di mezzo questi due subplot, cosa ci resta? Un’indagine come tante altre, ma in cui i moventi sembrerebbero essere estremamente ridotti se non assenti. E allora, ecco che i due subplots ritornano, e sono proprio alcune loro conseguenze a gettare luce su un movente solare ma nascosto, e a inquadrare un omicida veramente spregevole: malvagio, invidioso, lussurioso, accidioso, iracondo. Si può dire che almeno 5 dei 7 peccati capitali siano nelle sue corde. Che uccide, si traveste per incriminare altri, e ottenere un diverso vantaggio. Che disprezza l’altrui comportamento, celando una miseria emotiva e spirituale veramente disarmante.

Quello che rimane, fino alla fine, è il sospetto che la stessa infermiera Kettle e lo stesso capitano Syce, che si capisce coltivino una tresca, siano innocenti davvero ed estranei al turbillon degli eventi, oppure in qualche modo anche loro vi entrino a far parte. Il capitano in realtà vi entra, ma di sfuggita, solo perché un suo comportamento ha una decisiva importanza poi negli eventi che accadono.

La struttura del romanzo è circolare: infatti comincia laddove finisce. Comincia con l’infermiera che osserva le curve delle colline, e del Chyne che vi scorre in mezzo, e le dimore delle quattro famiglie antiche del posto, e nel contempo osserva la cartina che lei vorrebbe completare, che diventasse come quella per visitare una certa attrazione turistica; e finisce, col capitano Syce che realizza quello che la sua infermiera agognava: una mappa figurata. E’ il regalo di un fidanzamento annunciato, tra due persone ognuna con la sua età e la sua storia, ognuna delle quali concede all’altra un po’ della sua attenzione e della sua stima: il capitano non tiene conto della condizione sociale dell’infermiera, ma guarda più avanti; l’infermiera non guarda alla condizione di alcoolismo come forma di depressione, del capitano ma vuole vedere in lui la capacità di volersi fermare sul declivio della fine, e invece di riprendere la salita. Questa volta con lei al fianco.

C’è anche nel romanzo di Marsh, ed è molto palese, una sorta di rivalutazione della piccola nobiltà terriera, quella parte sociale che ha tenuto per secoli nelle sue mani l’intreccio dei valori base della società: li mette alla berlina, ma solo per definirne meglio le forze di reazione, per far scaturire dai migliori soggetti, la volontà di ricominciare e di dare comunque l’esempio a chi non è di nobili natali come loro. Uno dei soggetti che esce meglio dalla tessitura del romanzo, è il vecchio Octavius: ritenuto un mezzo pazzo, sconvolto dalla morte del figlio prima e della moglie poi, ha sfogato il suo dolore nell’amore per i gatti e per pesca. Ma anche se avesse dovuto, umanamente parlando, avere un umano risentimento nei confronti dei vicini Lacklander, egli invece perdona, perché lo voleva il figlio, un’anima candida, che non ha tradito, ma è stato solo negligente, e anche quando tutti dovrebbero essere contro i Lacklander, lui tende la mano. E’ la vecchia Lady, alla fine del romanzo, che memore di qualcosa che un giorno si era spezzato, stringe la sua a quella di Octavius, rinsaldando un vincolo, defraudato dal tradimento e rinsaldato successivamente dalla stima e dall’aiuto del vassallo al suo signore. E’ un po’ come se il signore, riconoscesse un merito del vassallo e lo promuovesse nella condizione sociale.

Ed è anche come Ngaio Marsh, neozelandese per sempre, affermasse con convinzione: God Save the Queen!

Capolavoro.

Pietro De Palma

Ngaio Marsh : Scaglie di giustizia (Scales of Justice, 1955) – trad. Pietro Ferrari – I Classici del G.M. N°735 del 1995ultima modifica: 2017-12-02T22:36:13+01:00da lo11210scriba
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