Ellery Queen: La scomparsa di James Phillimore (The Disappearance of Mr. James Phillimore, 1944) da “The Misadventures of Sherlock Holmes” di Ellery Queen; Trad. Gian Franco Orsi – in Radiogialli, Oscar Mondadori,1989

La scomparsa di James Phillimore è uno dei pochi radiodrammi , di quelli scritti originariamente dai due cugini Queen, che siano stati pubblicati in Italia. In verità non fa parte dell’unica raccolta fin qui approntata, Le falene assassinate e altri delitti, prima pubblicata in Supergialli Mondadori e poi in Oscar, ma di un prezioso Oscar singolo, pubblicato nel 1989, “Radiogialli”, nella collana “Teatro e cinema” (?????) a cura di Gian Franco Orsi. In questo mitico Oscar, sono contenute altre rarità: La cabina B-12, Il boia non aspetta  e L’arciere fantasma, di Carr; L’indizio invisibile, e L’uomo che raddoppiava i diamanti,di E. Queen; La diciannovesima perla, di D. Hammett; Incendio nella notte, Un libro in prestito, Il baule La sveglia, di C. Woolrich; e S.Holmes: il caso dell’avventuriera assassinata, di Denis Green / Bruce Taylor.

Il racconto che esamino a sua volta fa parte di una antologia, pubblicata a cura di Ellery Queen e mai apparsa in Italia (e che probabilmente non verrrà mai pubblicata, per la difficoltà oggi come oggi, di reperire, contattare e concludere contratti con i singoli agenti di tutti gli autori compresi in essa), The Misadventures of Sherlock Holmes, pubblicata nel 1944. Ellery Queen (cioè Dannay) curò per essa la prefazione, e l’inserimento di un suo radiodramma, andato in onda l’anno prima, il 14 o 16 gennaio 1943, La scomparsa di James Phillimore.

La genialità di Dannay sta nell’aver rielaborato un precedente caso di Sherlock Holmes rimasto insoluto, citato in The Problem of Thor Bridge adattandolo al suo tempo, realizzandolo nella medesima maniera, ma dandogli compiutezza e una soluzione.

Perchè dico “adattandolo al suo tempo”? Perchè Ellery Queen confronta la scomparsa di James Phillimore citata da S. Holmes (l’uomo che ritornò in casa per prendere l’ombrello e svanì nel nulla) con quella di altro Jams Phillimore al suo tempo. Come è possibile, egli si chiede, che un James Phillimore, vissuto un secolo dopo quello citato da S.Holmes, scompaia nelle medesime circostanze? Egli risolverà l’arcano e spiegherà come abbia potuto svanire nel nulla, ma nello stesso tempo fornirà una possibile soluzione dell’altro caso più antico, quello insoluto.

Tutto si basa sulla scomparsa di un certo James Phillimore, nipote di quello sherlockiano, famoso per la truffa del 20%: allorchè il padre di Ellery con l’inseparabile sergente Velie ed altri agenti stavano per acciuffarlo, egli si ferma sulla soglia della porta d’ingresso, guarda il cielo, e decide improvvisamente di rientrare per prendere l’ombrello. Dovrebbe riuscire, ma non esce più. Passano quindici minuti, poi di più: Phillimore non esce. Queen , che aveva fatto presiedere tutte le uscite della casa (altre porte, finestre e quant’altro, da suoi agenti fidati), fa irruzione nella casa, controlla, esamina, butta all’aria tutto, ma di Phillimore neanche l’ombra trovano. Si è realizzato quello accaduto cent’anni prima a S.Holmes.

Richard Queen, controvoglia, è costretto a sottoporre il caso all’intelligenza di suo figlio: non avrebbe voluto perchè è influenzato, ha la febbre ed è sottoposto alle amorevoli cure delle sua segretaria Nikki Porter. Tuttavia, non sapendo che pesci pigliare, deve rivolgersi al suo deus ex-machina.

Il padre esamina quello che il figlio gli ingiunge di verificare che non lo sia stato già: il frigorifero, il pianoforte a coda (dato che Phillimore è un mingherlino alto circa un metro e mezzo). Ma nulla: Phillimore non è neanche lì. Poi arrivano i carbonai che devono effettuare il rifornimento del carbone per la caldaia: Ellery insinua che Phillimore, nel momento in cui i poliziotti sono in un ambiente, si possa essere spostato in un altro, per esempio sotto il carbone: Velie finisce a spalare carbone, ma neanche Phillimore è lì. Può essere che possa essersi mascheraro da carbonaio?

In quel mentre, dopo che il padre gli ha elencato tutti i posti che ha perquisito, Ellery ha un lampo di genio: lo studio, che dà direttamente nell’atrio della casa, ha tra gli altri mobili, ovviamente una scrivania, a ribalta (quella con la saracinesca che si apriva e chiudeva): Ellery pensa che Phillimore possa essersi nascosto lì dentro. Perquisiscono la ribalta ma appurano che è vuota. 

Poco tempo dopo squillano alla porta: è il ragazzo della posta che deve consegnare un telegramma a mano, indirizzato a Biggs (il maggiordomo di Phillimore): in esso il suo padrone gli ingiunge di portargli vestiti ed effetti persoanli e soldi nel solito posto, giacchè è riuscito a fuggire.

Come ha fatto Phillimore ad evadere da una casa le cui uscite erano guardate a vista?

Ellery dopo un attimo di ebetismo, riuscirà a risolvere il mistero, a dire come sia potuto sparire, e pure a farlo acciuffare.

La storia, che è costruita su dieci scene, di cui le due uiltime costituiscono la soluzione, è una delle più brillanti mai costruite dalla coppia di scrittori (direi da Dannay per lo più). La soluzione è bene dirlo, si basa su storie precedenti di altri scrittori, abilmente manipolate, intersecate e inserite in un contesto del tutto nuovo: parliamo cioè di The Valley of Fear, romanzo di Conan Doyle (il quarto e ultimo con Conan Doyle, diviso in due parti, la soluzione e l’antefatto, secondo uno schema che verrà seguito da altri scrittori a lui successivi: parlo per es. di The Murders in Praed Street di John Rhode, per esempio) e di The Unicorn Murders, di Carter Dickson. Però la storia ha la brillantezza e spettacolarità che caratterizzano le opere fino agli anni ’40 di Ellery Queen. E inoltre essa ben si adatta ad essere radiotrasmessa, in quanto vi sono momenti che si prestano bene ad una caratterizzazione scenica: per esempio lo squillo del campanello della porta di servizio che apre le scene VI e VII, quando arriva il carbonaio prima e ritorna Velie poi, che li ha accompagnati a rifornire la caldaia di carbone; l’ispettore che chiude con il chiavistello la porta posteriore dal di dentro; lo squillo del campanello della porta d’ingresso, che annuncia l’arrivo del fattorino dei telegrammi; o quando squilla il telefono e l’ispettore parla con suo figlio a letto.

Il racconto inoltre esplora e sicuramente anticipa la possibilità della cosiddetta soluzione a mente fredda di qualcosa che è lontano nel tempo o nello spazio: Ellery è costretto a letto, eppure in base al resoconto fattogli, riesce a ricomporre i pezzi del puzzle. E’ un processo deduttivo seguito da altri grandi detective: a memoria, mi ricordo di una delle avventure del giudice Allou di Vindry che recensii molto tempo fa, oppure il recentissimamente pubblicato in Italia The Tokyo Zodyac Murders di Soji Shimada. 

Al di là di questo, il racconto anticipa un’altra avventura di Ellery Queen, in cui riuscirà a risolvere un caso che Sherlock Holmes non era riuscito a risolvere: A Study in Terror, del 1966, romanzo non originale dei due cugini, ma scritto a quattro mani anzi a sei, con Paul Fairman, in cui Ellery si confronterà, sulla base di uno scritto del dottor Watson del 1888, con Jack lo Squartatore, riuscendolo ad identificare e chiarendo il mistero del caso irrisolto da Sherlock Holmes. A sua volta il romanzo, riprendeva l’impostazione base da un film dell’anno prima, avente lo stesso titolo, la cui sceneggiatura era stata scritta dal figlio di Conan Doyle, però giungendo a risultati diversi da quelli del film.

Pietro De Palma

Ellery Queen: La scomparsa di James Phillimore (The Disappearance of Mr. James Phillimore, 1944) da “The Misadventures of Sherlock Holmes” di Ellery Queen; Trad. Gian Franco Orsi – in Radiogialli, Oscar Mondadori,1989ultima modifica: 2017-10-04T11:14:00+00:00da lo11210scriba
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