Ian Morson – La crociata di Falconer (Falconer’s Crusade, 1994) – trad. Angelo Petrella – Il Giallo Mondadori N.3156 del Giugno 2017

Devo ammettere che Ian Morson non lo conoscevo. E pertanto avevo chiesto delucidazioni a Martin Edwards, scrittore britannico molto famoso, che tra l’altro l’anno scorso ha vinto l’Edgar per un saggio critico sulla Golden Age e il Detection Club, in quanto Mauro Boncompagni mi aveva detto che gli aveva detti tempo fa, di avere letto un romanzo di Morson.

La risposta di Edwards non s’è fatta attendere:

“HI Pietro
I read one of Ian Morson’s early books set in Oxford a very long time ago. Yes, probably in the same vein as Paul Doherty.
More recently he has written books with a Golden Age setting, but I’ve not read any of those.
All good wishes
Martin”

Ian Morson, vivente, è nato a Derby nel 1947. Ha studiato lingua e letteratura russa a Oxford. Ha anche suonato e diretto gruppi di musica folk, prima di cominciare a lavorare come assistente bibliotecario, diventando poi Bibliotecario in Librerie Pubbliche. Ha cominciato a pubblicare romanzi nel 1994, dopo aver pubblicato articoli e racconti. Il suo primo romanzo è stato il romanzo che presento oggi, Falconer’s Crusade, che ha dato inizio ad una fortunatissima serie, ancor oggi in essere. Vive ad Hastings.

Falconer’s Crusade, La crociata di Falconer (finalmente un romanzo il cui titolo italiano è l’esatta traduzione di quello inglese), vede agire il Maestro di Logica aristotelica dell’Università di Oxford, William Falconer, sullo sfondo di vicende nella seconda metà del XIII secolo.

Il romanzo si apre con un delitto, quello di una ragazza, Margaret Gebetz, che affrontata nella nebbia da un ignoto assalitore, è quasi decapitata da un preciso fendente di spata, davanti. Subito dopo l’azione si sposta nel sotterraneo di una casa, dove un individuo ha appena fatto a pezzi un cadavere in decomposizione, in attesa di buttare il sacco dove ha gettato i miseri resti, laddove l’odore pestilenziale non attragga sguardi indiscreti.

Trovandosi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, Thomas, un giovane contadino che ha destato l’interessamento di qualcuno più ricco, per le sue capacità, mandato a Oxford per studiare, va quasi a sbattere nel cadavere ancora caldo della giovane, e viene notato da passanti che lo identificano come l’assassino della ragazza. Il giovane, che si vede perduto, è tuttavia salvato dall’arrivo di uno dei Maestri Reggenti di Oxford, William Falconer, docente di Logica aristotelica, il quale lo mette in salvo prima e poi ne fa il suo assistente.

Falconer è attratto dall’omicidio della giovane, perché non sembra vittima di un aggressore occasionale, che l’avrebbe affrontata da dietro e sgozzata con un taglio orizzontale della gola, ma di uno con cui evidentemente si era incontrata apposta, visto che l’orrendo squarcio della gola è di traverso. E’ ancor più attratto perché ben presto capisce che l’omicidio, benchè parecchi in città vogliono che sia attribuito agli iscritti dell’università (i rapporti tra i cittadini e l’università sono molto critici), è un omicidio diverso, probabilmente premeditato, e legato ad un misterioso libro, cercato disperatamente dall’assassino.

Thomas Symon, che raccoglie le confidenze del suo Maestro, vorrebbe mettersi in luce scoprendo lui magari qualcosa, ma quello che sa fare è cacciarsi nei guai: prima si perde nel quartiere ebraico (dove viene salvato dall’ erborista ebreo Samson e da sua figlia Hannah), poi finirà quasi per essere ucciso dall’ebreo Yoshua, fedelissimo del padre di Hannah, che avendo subdorato la nascita di un sentimento tra Thomas e Hannah vuole proteggerla dal giovane. In realtà sarà proprio Hannah, a raccontargli che la ragazza uccisa le aveva confidato che finchè era in possesso di un libro, la sua vita non sarebbe stata in pericolo. Ma perché?

Hannah gli consegna il libro perché lui lo dia a Falconer, ma Thomas invece di darlo al suo mentore, se lo fa portar via da Bonham, altro reggente a Oxford.

Da allora comincia la caccia al libro.

Ma non sono i soli ad interessarvisi. C’è anche l’allievo Moulcom che pur di guadagnare soldi compie ogni tipo di misfatto: egli è al servizio dell’assassino, che gli ha intimato di trovare il libro. Al primo sbaglio del giovane, arriva anche per lui la morte: strangolato. Più in questo che nel precedente, agli occhi delle autorità appare chiaro che l’assassinio non possa essere stato compiuto nel corso di una rivolta, tanto più che gli abiti del giovane erano semi asciutti, in un giorno in cui aveva piovuto molto e le strade erano zuppe di pioggia e fango.

A questo secondo omicidio, farà seguito un terzo, di un altro reggente dell’università, il sodomita Fyssh, che s’intrattiene con i ragazzi, tra cui un allievo di Falconer. Qui l’assassinio viene causato dal tentativo di John Fyssh , che ha sottratto il libro misterioso a Bonham, di ricattare l’omicida che pur di ritornare in possesso di esso, non esita ancora una volta ad uccidere, e questa volta poco ci manca che Falconer assista all’omicidio. Tuttavia non riesce a riconoscerlo perché è cieco come una talpa. A questo ovvia in seguito il padre di Hannah e suo amico, che gli dona dei rudimentali occhiali.

Intanto la serie degli omicidi si snoda avendo sullo sfondo le lotte dei baroni contro il re Enrico III, figlio di Giovanni Senza Terra che è stato costretto per la prima volta a riconoscere il potere dei feudatari e l’istituzione di un piccolo parlamento. Enrico III continua la lotta del padre contro i baroni, e l’anno in cui avvengono i fatti di Falconer è il 1264 in cui Enrico, supportato dal figlio Edoardo, ritratterà gli Accordi di Westminster. Tuttavia le vicende si snodano prima che la lotta arrivi al suo culmine, quando ancora Simone de Montfort, conte di Leicester, non sa se prendere le armi contro il re e suo figlio. Infatti l’università, nella persona di Thomas de Cantilupe, rettore di Oxford, cercherà di conquistare una posizione di prestigio, ospitando il principe Edoardo e le sue truppe, offrendogli un regale banchetto, ed in seguito mediando tra lo stesso e Simone de Montfort.

Falconer riuscirà a comprendere la logica dietro gli assassini, dal momento in cui perverrà in possesso del frontespizio e delle prime pagine del libro, strette in una delle mani di Fyssh, che ha cercato di resistere all’aggressione dell’omicida. E dovrà fare presto, perché nel frattempo, per tacitare le acque che rischiano con gli omicidi di agitarsi proprio quando c’è la contesa tra re e baroni, Cantilupe, su richiesta di Montfort, ha incaricato un altro maestro di Oxford ,Robert de Stepyng, che durante il banchetto ha inaspettatamente dichiarato il proprio appoggio alla posizione dei baroni, di attribuire il triplice omicidio agli ebrei, consueto capro espiatorio, anche al fine di appropriarsi dei loro beni.

Margaret prima di morire aveva fatto riferimento alla persona che temeva con l’epiteto bonhomme, da cui Falconer aveva ricavato trattarsi probabilmente di Bonham. Ma quando penetrano lui e Thomas in casa di Bonham al fine di trovare il libro che lui aveva sottratto al giovane, trovano solo, nel seminterrato, in mezzo ad un fetore indescrivibile, un cadavere in decomposizione, macellato quasi, con organi separati dal corpo e carne e nervi esposti: è quello di Moulcom. I vari coltelli di forma diversa una dalle altre, sono riconosciuti come gli strumenti per una dissezione anatomica. In sostanza Bonham ha letto il trattato dell’arabo Avicenna e per confermare le sue affermazioni, si procura cadaveri allo scopo di  sezionarli ed imparare di più sull’anatomia umana. Non è lui l’omicida. Il termine Bonhomme solo alla fine verrà ricondotto ad un significato diverso, che si incastrerà anche con il significato del valore del libro, una bibbia un po’ particolare.

E Falconer eviterà, anche con l’aiuto di una delle guardie della città, l’amico Peter Bullock, che l’assassino possa commettere il quarto omicidio, addirittura uccidendo Simone V di Montfort che è in attesa di incontrarsi con Edoardo.

Il romanzo, veramente splendido, è un intreccio mirabile di indizi, intrighi, delitti, mistero, e storia, sullo sfondo dello scontro tra i baroni ribelli capitanati dal Conte di Leicester, Simone V di Montfort – figlio di quel Simone IV che aveva comandato la Crociata contro gli Albigesi – ed Edoardo, figlio di Enrico III, e lo stesso Enrico. Le vicende narrate, immagino che siano antecedenti alla battaglia di Lewes, e quindi si collochino temporalmente prima del maggio 1264, quando in seguito alla confitta sul campo, sia Enrico III , che suo fratello Riccardo duca di Cornovaglia, sia il principe Edoardo, furono imprigionati dai baroni.

Mai prendere in esame i commenti  di gente che non legge i romanzi fino in fondo, e si permette sul Blog Mondadori, di affondare con giudizi fuorvianti, un romanzo, invece assolutamente fenomenale. Poi ognuno ha il diritto di criticare quanto vuole, però sempre  avendo letto effettivamente il libro.

Lo stile di Morson, pieno  di riferimenti alle lotte interne ed esterne all’università di Oxford al tempo, è molto difficile, tanto più che all’inizio lo stile, non essendo sufficientemente arioso e brillante, come quello dei romanzi di Doherty, ma invece, teso e plumbeo, rende la lettura alquanto difficoltosa, tanto più che la base del plot è quantomai difficile da individuare. Ma man mano che si legge e la storia progredisce, aumenta in maniera spasmodico quasi il voler arrivare a capire il tutto e quindi a finire il libro.

Stilisticamente, il romanzo privilegia alla scrittura narrativa basata su un unico discorso, quello frazionato, con vari personaggi seguiti come da una virtuale telecamera, nelle loro azioni, finchè il loro operato non verrà spiegato nel convulso finale. E’ un procedimento seguito svariate volte, da vari autori, e che ha evidentemente lo scopo di aumentare la tensione, interrompendo un discorso e riprendendolo poco alla volta.

Per di più il mystery, non raggiunge l’identità dell’assassino all’ultima pagina, ma qualche pagina prima, trasformandosi nell’ultimissima fase, in un vero e proprio thriller, partecipando il lettore al tentativo di impedire che l’omicida, il “bonhomme”, uccida Simone V di Montfort, e non per motivi legati all’opposizione al re.

Detto tra noi, se lo avesse ucciso, avrebbe risparmiato all’Inghilterra vari eventi luttuosi, e soprattutto avrebbe evitato che il figlio di Riccardo di Cornovaglia, l’innocente Enrico, ricordato da Dante, venisse ucciso nella Chiesa di San Silvestro a Viterbo, dai figli di Simone V.

Concluso dicendo che per l’esposizione e l’atmosfera mirabili, ed il plot veramente spattacolare, non vedo l’ora e anzi spero che in un futuro si leggano altre avventure di Falconer, unica delle poche volte in cui rendo merito a Forte di aver proposto un romanzo.

Pietro De Palma

Ian Morson – La crociata di Falconer (Falconer’s Crusade, 1994) – trad. Angelo Petrella – Il Giallo Mondadori N.3156 del Giugno 2017ultima modifica: 2017-06-21T23:07:08+00:00da lo11210scriba
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