Alan Green : Dramma sull’isola (What a Body!, 1949) – I Gialli del Secolo n.55, Casini, 1953

IsolaPer chi come me ha problemi di dieta, le palestre e un regime salutistico sono da sempre uno spauracchio: si vorrebbe avere sin dalla nascita un fisico tale che qualche pizza in più non significhi per forza un peso maggiore, un metabolismo efficiente e accelerato così da smaltire il grasso in eccesso, però poi immancabilmente si ricade nel richiamo della gola. Un romanzo pertanto in cui si parli di un’isola in cui si pratichi un regime salutistico e di dieta per rientrare nel peso e in cui proprio il fondatore di tale oasi venga ucciso, beh non poteva passare inosservato. Tanto più che è una Camera Chiusa!

L’autore?  Alan Green.  Nato nel 1906 e morto nel 1975, fu uno scrittore e  pubblicitario americano. Scrisse solo sette romanzi e una novella con cui cominciò una breve ma significativa carriera: Beauty on the Beat, 1932, novella; Death on the Limited, 1933 (pseudonimo Roger Denbie); Murder to Music, 1934 (pseudonimo Glen Burn); How To Do Practically Anything, 1943 (pseudonimo Alan Jack); What a Body!, 1949; They Died Laughling, 1952; Mother of Her Country, 1954. Proprio con What a Body! vinse nel 1950 l’Edgar per il miglior primo romanzo.

Roland Lacourbe inserì What a Body! nella sua lista delle 99 Camere.

Il romanzo si svolge su un’isola dove il guru delle diete e dell’esercizio fisico ad oltranza, Merlin Broadstone ha posto il suo quartiere generale in un villaggio con albergo, piscina, teatro e solarium, e dove whisky e fumo sono banditi. Tutti vengono da ogni remoto angolo degli States proprio in quest’isola, per ritrovare la forma perduta, per liberarsi dei chili in eccesso, per scolpire un fisico perfetto. Merlin vi abita con la sua famiglia, che egli domina con la sua indiscussa personalità e coi suoi soldi; e siccome non tutti vivono felici, ma ognuno vorrebbe una vita diversa da quella che conduce lì (chi come Carl vorrebbe sposare la cameriera Nancy; chi come Joanna non sa decidersi tra i due politici opposti, uno repubblicano e l’altro democratico; chi come Sandra, vorrebbe avere dei soldi e rifiutare la propria parte dell’eredità, pur di continuare a studiare ballo e vivere lontano da lì), finisce che  moventi per cui Merlin lo si vorrebbe defunto, così da assicurare una liquidità inaspettata ai suoi parenti, ve ne sono a bizzeffe. Tanto più ora che Merlin vorrebbe addirittura aprire una clinica, e impiegare tutti i soldi che ha.

Insomma per farla breve, un tale giorno, Merlini invece di scendere per la prima colazione alle sette, non si fa vivo. Per cui messi in allarme i suoi parenti, si trova la sua camera da letto chiusa dall’interno e nessuna risposta di Merlin alle grida. Quando si riesce ad aprire la porta con un passepartout, lo si trova morto con una ferita a livello della schiena: il proiettile ha raggiunto il cuore. Essendo egli un colosso, è evidente che per aver raggiunto il cuore passando dal basso schiena, chi gli ha sparato, l’ha fatto dal basso.

Viene inviato sul posto il tenente John Hugo, poliziotto di doti certamente non brillanti, tanto più che egli sembra un po’ l’anti-detective per eccellenza: appena arrivato, senza neanche passare in rassegna le varie deposizioni, si va a prendere una cotta per una delle indiziate maggiori, Sandra Lockhart figlia di Martha (sorella di Merlin) e quindi nipote di Merlin, e ne fa la sua assistente in certo senso, tradendo quindi ogni elementare cautela. Per di più è assai maldestro nelle indagini.

Certo è da dire che l’indagine non è facile: vi sono infatti oltre a Sandra, tutti gli altri eredi da vagliare e tutti, chi più chi meno, avevano motivi per uccidere Merlin, che non era certo molto amato; in più vi sarebbero gli eredi indiretti: Arthur Hutch marito di Hester Hutch, sorella di Merlin; Nancy, la cameriera che Carl ha promesso di sposare (dopo averne fatto la propria amante); Daniel Joyce, il legale di Merlin, che oltre che avere rancore nei confronti di Merlin per un affare andato a male, dovrebbe esserne esecutore testamentario e in quel caso intascare una bella parcella; e infine Ned Dumbrow, senatore repubblicano che fa la corte a Joanna, che è stato anche lui come Joyce truffato per una speculazione immobiliare andata male, ispirata indirettamente da Merlin. Insomma di possibili assassini ve ne sono a bizzeffe.

La vicenda è per di più ingarbugliata in ragione della stessa dinamica dell’omicidio: essendo stato colpito dal basso verso l’alto, si presupporrebbe che l’assassino avesse colpito Merlin stando per lo meno accovacciato se non in ginocchio o sdraiato. Ma comunque a turbare ancor più la dinamica vi sono due fatti: primo, la camera è stata rinvenuta chiusa dall’interno (c’era la chiave nella serratura che rendeva impossibile aprire anche con un passepartout senza aver prima fatto caderela chiave dall’interno della stanza); secondo, la vittima, dopo esser stata uccisa è stata rivestita col pigiama: infatti esso non reca fori nella sua parte posteriore. Ma perché l’assassino si è dato la pena di rivestire il cadavere? Vengono supposte due possibili ipotesi: che Merlin sia stato ucciso mentre si faceva la doccia e allora chi l’ha rivestito ha voluto far credere che invece è stato commesso quando l’indossava già (ma i poliziotti dovrebbero essere davvero babbei); che il delitto sia stato commesso più tardi di quanto l’assassino non voglia far credere: avrebbe così senso il fatto di aver spogliato Merlin che si alzava sempre alle 6.30 del mattino e di avergli rimesso il pigiama. La prima ipotesi viene distrutta dal fatto che la doccia è asciuttissima, e quindi l’omicidio è avvenuto prima che egli se la facesse; mentre la seconda rimarrà in essere fino alla soluzione.

Intanto un’altra cosa è avvenuta prima dell’arrivo del tenente imbranato: la stessa mattina del ritrovamento del cadavere di Merlin, al quarto piano dell’albergo, laddove sono alloggiati tutti i membri delle famiglie delle sorelle di Merlin, dal cognato di Merlin, Arthur, il più sveglio della compagnia (anche del tenente), viene ritrovato al pianoterra del teatrino, il legale di Merlin, Daniel Joyce, con una vistosa ecchimosi in volto ed una gamba fratturata: dice di essere stato aggredito da un tale con un vestito verde che lo ha attirato colà con l’inganno e poi lo ha aggredito, dileguandosi.

In questo contesto viene a svolgere le proprie indagini il tenente Hugo. E ben presto deve accettare una prima novità: Carl, uno dei due figli di Athur, perennemente sbronzo, un fannullone perditempo che non sa far altro che bere e “scoparsi” Nancy, rivela che ha visto dalla finestra della sua camera una vampa di fuoco proveniente dalla piscina, che è sotto e dirimpetto alla camera di Merlin. L’ora? Alle 6.40 del mattino. Carl chiede tuttavia a Nancy, dopo aver passato la notte con lei, che lei “lo copra” dalle 5.30  in poi, testimoniando che è stato con lei fino alle 6.30, perché sarebbe stato impossibile in dieci minuti, rientrare nella camera di Carl, spogliarsi, indossare un costume da bagno, immergersi nella piscina, sparare, uscire dalla piscina, asciugarsi, aggredire Daniel nel teatrino e ritornare in albergo. Nancy con la prospettiva di sposarsi e finire di fare la cameriera, accetta di fornirgli una testimonianza ad hoc. La testimonianza è necessaria perché Car rivela che dopo essere uscito dalla camera di Nancy ancora un po’ sbronzo, si è addormentato sulle scale e si è svegliato solo dopo aver sentito la porta sbattere.

La testimonianza di Car che sia vera o no, tuttavia sposta le indagini ora dalla camera all’esterno: Merlin è stato ucciso da chi era immerso in acqua e gli ha sparato dalla piscina, tenendo la pistola sopra l’acqua, magari utilizzando qualcosa che galleggiasse. Allora non c’è una Camera Chiusa? No, quella rimane, perché nessuno si spiega come al momento del ritrovamento il cadavere presentasse un pigiama senza il foro di entrata della pallottola, una calibro 38. Quindi è evidente che dopo lo sparo, l’assassino o un suo complice è entrato nella camera di Merlin per rivestire il cadavere del pigiama, lasciandosi poi la camera chiusa dall’interno (sgombrate il cervello dalla possibilità che l’assassino o il complice abbia potuto fare un tuffo in piscina lanciandosi dal quarto piano, perché nel punto medio della piscina da dove Carl ha visto la vampa, ma non ha sentito il suono (particolare molto importante che nessuno si spiega al momento) dello sparo, l’altezza dell’acqua non supera il metro e ottanta e quindi chi si fosse lanciato dal quarto piano, si sarebbe sfracellato in acqua.

Le deposizioni dei vari sospettati per di più, invece di diradare le nubi, non fanno che addensarle: Joanna, che a trentadue anni suonati, non fa nulla oltre la civetta con ambedue i politici, li mette inevitabilmente contro, nonostante il democratico Homer Bentley (che oltre che essere deputato è anche medico della polizia) sia già avverso al repubblicano Dumbrow; Dumbrow è innamorato di Joanna e le invia lettere compromettenti: una di queste scompare dalla camera di Dumbrow; un’altra che era stata cominciata e non finita viene anche sottratta; Nancy ritrova nei cestini della carta straccia delle varie camere varie cose interessanti, tra cui una nota di lavanderia (in cui si legge un capo di color verde) e l’inizio di una lettera strappata di Dumbrow; altra parte viene trovata da altri; Joyce relaziona sulla sua visita da Merlin la sera prima della morte affinchè liquidasse Sandra e la madre, e in cambio Sandra, per avvalorare la testimonianza di Joyce che gira in carrozzella e che parla di un tizio in abito verde, che nessuno ha visto, brucia sulla spiaggia una sottana di color verde; prima che si rinvenisse la stoffa bruciata, “i due colombi”, Hugo e Sandra erano andati sulla spiaggia dietro l’Hotel a fare un bagno e prendere il sole, e lì casualmente avevano trovato la pistola, una calibro 38, con matricola abrasa; infine dopo questo turbillon di situazioni tra il grottesco e l’inconcepibile, i due trovano anche in piscina un bossolo di cal.38

Che fa il poliziotto? Lo mette in tasca.

Isola1_Non bastano i colpi di scena in questo stranissimo posto? No. Perché il giorno dopo la morte di Merlin, arriva sull’isola un giovane alto uno e novanta, tale Lovechild Jones Broadstone, che afferma di essere figlio illegittimo di Merlin, consegna uno stato di identità, confermato da suo nonno, e di essere arrivato a reclamare non solo la sua parte di eredità ma anche il posto che gli spetta come sostituto naturale del padre, cui assomiglia moltissimo, avendo seguito fino ad allora un regime salutistico.

Joanna a questo punto si innamora follemente di Lovechild anche perché lei è alta ed è attratta da un giovane che lo è ancor più di lei, e lui non ha mai sentito il richiamo sessuale e ora lo sente avvertendo che c’è chi stravede per lui.

John Hugo si mette anche lui a fare ginnastica, sul solarium sopra il teatrino, e perde il bossolo: lui sostiene che glielo ha sottratto Carl, perché lui nel frattempo ne ha trovato un altro, sempre in piscina: siccome è impossibile che vi siano due pistole e due spari diversi, perché una è la vampa e uno è il proiettile, è evidente che Carl deve averglielo rubato. Ma perché?

Intanto Dumbrow, conferma la tesi di Carl e parla anche lui di una vampa che ha visto con la coda dell’occhio, alle 6.40 del mattino precedente, emanarsi dalla piscina. Tutta via aggiune un altro particolare, che ingarbuglia ancor di più le indagini: ha visto Joyce sul solarium del teatrino affacciato alla ringhiera, nel momento in cui ha visto la vampa dello sparo. Che ci stava a fare Joyce sul terrazzo del teatrino? Allora non è vero che fosse entrato al piano terra del teatrino e lì fosse stato attirato da qualcuno. Troppe bugie. Daniel rivela che stava alla luce del sole, sistemando alcune carte per una faccenda legale. A sua volta dichiara che dal punto dove stava lui non ha riconosciuto nessuno in acqua.

A questo punto Hugo, dopo aver prima provato ad accusare Carl, per non accusare Sandra; dopo aver formulato le accuse contro Sandra, con l’aiuto di Arthur, dopo una notte passata a sbronzarsi, quasi che il whisky aiuti a diradare le ombre anziché addensarle, riuscirà a inchiodare il vero colpevole, dopo che ancora una volta si sarà prodotto un rivolgimento dei fatti, avendo provato Arthur che lo sparo non era provenuto dalla piscina ma da altro luogo e che il bagliore era a sua volta il prodotto di un effetto ottico, e che la camera Chiusa era spiegabile nel modo più banale possibile, e che ancora il particolare del pigiama si spiegava con un determinato esercizio ginnico che Merlin stava facendo dopo essersi alzato.

Il romanzo lo dico subito, a me è sembrata una parodia, un trionfo delle parodie, un tentativo riuscitissimo peraltro, di dissacrare un genere ed in particolare il detective anni ’30: lì era coltissimo, esperto in numerose branche scientifiche, fine esteta e collezionista di manufatti il più preziosi possibile, riusciva a sondare l’animo umano attraverso processi molto elaborati di psicologia (Philo Vance, il primo Ellery Queen, il De Puyster di Rufus King, il tenente Lord di Daly King etc), qui invece troviamo l’antidetective: imbranatissimo, sbaglia tutte le possibili ipotesi; invece di tenere a distanza gli indiziati come farebbe almeno Archibald Hurst, amoreggia con una delle indiziate più sospettabili, la mette al corrente delle proprie indagini (ma il segreto d’ufficio dov’è?), addirittura trova con lei le prove (il bossolo lo trovano assieme in piscina: ma al buon Hugo non viene proprio in testa che proprio lei avrebbe potuto lasciar cadere il bossolo in acqua prima di individuarlo?), si comporta prima che come un tenente di polizia, come un ragazzotto ingenuo alle prime armi.

Tuttavia la dissacrazione di Green abbraccia più fronti: non si concentra solo sulla figura del detective, ma anche sulle sue abitudini: non si è visto mai, prima di questo romanzo, che il detective, invece di esaminare i personaggi e le prove, si metta a fare ginnastica, avendo in tasca, nella tasca dei pantaloni, il bossolo, che poi perde, e viene ritrovato da Carl, e per di più lui invece di pensare di averlo perduto, insinua che gliel’abbia borseggiato (ma poi come avrebbe fatto?) lo stesso Carl; non si è mai visto che un ufficiale di polizia, in servizio, non solo beva whisky, ma addirittura si ubriachi; non si è mai visto che l’ufficiale di polizia che è colui che sembrerebbe essere il deus ex machina, sia messo sulla traccia giusta dallo zio della sua innamorata, che diventa per così dire lo Sherlock Holmes della storia mentre lui retrocede a Dottor Watson anzi a Lestrade. Peggio di Lestrade.

E dissacra anche la vena salutistica della bellezza a tutti i costi, del fisico perfetto, delle diete. Lo si vede già nell’ironia del titolo inglese, che tradurremmo con un’esclamazione: Che bel corpo!

Il tutto con un ritmo irresistibile, da feuelliton di fine secolo, con innumerevoli gag al limite del comico se non del surreale.

John Hugo è un personaggio veramente unico: se non può essere idiota (perché poi si dovrebbe pensare che essendo diventato tenente, altra gente più in alto di lui, sarebbe dovuta essere molto più che idiota per promuoverlo a tenente!), è sicuramente un personaggio che cammina sulle nuvole, di una inconsistenza quasi proverbiale. Per di più, questa levità e surrealtà non è caratteristica solo del detective principale, ma anche dei sospettati: le loro storie, i loro comportamenti, che generano continui malintesi, come nella miglior commedia fine secolo, sono alla base di certi eventi e nello stesso tempo annullano gli effetti di altri: per es. la lettera che il senatore repubblicano scrive per Joanna, è alla base di un subplot irresistibile, che non c’entra nulla col colpevole, anche se anche lui, ha una parte in esso: la lettera viene scritta e poi strappata e buttata nel cestino, da cui viene recuperata da Nancy e data a Carl; Joanna vorrebbe entrarne in possesso per non dare a Lovechild l’immagine di una civetta; la lettera si capisce che non è quella vera, ma Joanna pensa che Carl non gliela voglia dare, per altri motivi. Quando gliela da, si vede che non è la vera lettera, che nel frattempo è stata sottratta (rubata) dal deputato democratico (che poi è medico della polizia (???) dalla stanza di Dumbrow per servirsene in prospettiva politica ed impedire che egli venga rieletto al senato nel suo distretto; mentre Dumbrow lo accusa di avergliela rubata, qualcuno mette sulle tracce Carl e Nancy che a sua volta, rubano la lettera dalla stanza di Bentley, il quale a sua volta chiede che al polizia intervenga per arrestare il ladro che ha rubato la lettera (ad un altro ladro, lui, che l’aveva rubata a Dumbrow). Insomma un casino mondiale.

Il plot surreale di questo romanzo e tutte le sue variazioni deve inoltre farci considerare il fatto che se tutti questi segmenti narrativi fossero stati inseriti in una commedia, non avrebbero destato alcuna sorpresa, mentre generano sgomento e stupore se inseriti in un romanzo poliziesco a enigma che dovrebbe avere un certo portamento distinto quantomeno e non invece grottesco.

Nonostante questa prospettiva surreale ma veramente divertente (il romanzo è di una leggerezza e di un gusto raro, anche in una traduzione tagliata come quella di un romanzo Casini de I Gialli del Secolo), l’enigma è veramente interessante, e nonostante la soluzione della Camera Chiusa sia banale (mi ha ricordato in un certo senso la soluzione di quella nel romanzo di Peer & Wahloo di quarant’anni dopo), come Merlin venga ucciso e come si possa spiegare il pigiama non presentante traccia di sparo, è altamente geniale, e geniale è anche la spiegazione del luogo vero dove è stato esploso il colpo, che ci rimanderebbe a soluzioni carriane basate sulla fisica ottica, se lo stesso Commings non avesse esemplificato esattamente il principio su cui si basa la soluzione di questo romanzo in un suo racconto spiegando a sua volta così una sparizione impossibile. Sorprendente poi è il fatto che le due opere, il racconto di Commings e il romanzo di Green, che risolvono la bislocazione alla stessa maniera, furono pubblicate nello stesso anno, 1949.  Peraltro, una volta individuato il vero luogo, come e perché il bossolo sia trovato in piscina il lettore molto smaliziato (come me) può anche immaginarlo.

Se vogliamo la Camera Chiusa è risolta in maniera assai banale, allorchè si risolva l’enigma concernente il rivestimento post mortem di Merlin: se vogliamo è la conseguenza diretta.

Bellissimo romanzo che proprio per la sua vena di dissacrante umorismo a ben donde vinse l’Edgar nel 1950.

Qualche anno fa in seno al Blog Mondadori (era il 2010 se ricordo), Boncompagni ricordò questo romanzo (e altro di Green, scritto come Denbie, di ambientazione crocieristica simil cdalykingiana), aggiungendo che Luca Conti ne aveva parlato con Polillo, il quale aveva dimostrato tiepido interesse per la sua pubblicazione. A questo punto c’è solo da sperare che Polillo nel frattempo abbia cambiato parere. Perchè il libro di Green, come si può desumere da quanto ho detto sopra e come ricordò lo stesso Boncompagni, “è un gran bel romanzo“.

Pietro De Palma

Alan Green : Dramma sull’isola (What a Body!, 1949) – I Gialli del Secolo n.55, Casini, 1953ultima modifica: 2017-05-04T07:53:53+00:00da lo11210scriba
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