Martin Porlock : La villa dei delitti ( Mystery at Friar’s Pardon, 1931) – trad. Dario Pratesi – I Bassotti N° 56, Polillo, 2008

porlockPhilip MacDonald, oltre che il suo vero nome, utilizzò vari pseudonimi per pubblicare i suoi romanzi: Anthony Lawless, Oliver Fleming e Martin Porlock. Con quest’ultimo confezionò solo tre romanzi: Mystery at Friar’s Pardon (1931), Mystery at Kensington Gore (1932) e X Vs. Rex (1933). Il primo e il terzo sono giustamente considerati dei capolavori e sono stati entrambi tradotti presso di noi, mentre il secondo  è ancora inedito, ed è l’unico su cui i pareri siano discordi: Nick Fuller ne parla come di uno stranissimo romanzo senza né capo né coda, mentre Martin Edwards al contrario loda l’originalità della storia, che è una di quelle in cui il cadavere scompare e riappare.

Di quelli pubblicati in Italia, oggi parliamo del primo.

Mystery at Friar’s Pardon, pubblicato nel 1931, è uno dei capisaldi della produzione di Philip MacDonald, uno dei più grandi innovatori della Crime Fiction.

In esso viene introdotto il personaggio di Charles Fox-Brown, e per farlo MacDonald impiega addirittura un capitolo per tratteggiarlo nei minimi dettagli: figlio di una coppia benestante, rimane orfano all’età di tredici anni affidato ad uno zio che però non vuole occuparsene. Presto si arruola per partecipare alla Prima Guerra Mondiale e da semplice soldato scala tutti i gradi diventando prima sergente maggiore, poi entrando nel rango ufficiali e finendo la guerra come maggiore, pluridecorato.

La successiva vita civile è una serie di successi ed insuccessi: una serie di fortunate intuizioni lo rendono imprenditore e potenzialmente benestante, finchè una lontana parente non gli chiede aiuto (in denaro) e così diecimila sterline le vengono prestate. Tuttavia la donna, che il denaro non l’ha mai utilizzato solo per vivere, ma solo per vivere bene, muore in un incidente di caccia e le diecimila sterline (che era il patrimonio che Fox Brown aveva guadagnato con il suo lavoro) sfumano per sempre, per cui egli deve ricominciare a lavorare, diventando amministratore di proprietà. In questa veste viene assunto dalla “Leonessa”, Enid Lester-Greene, scrittrice di successo, e donna diventata molto benestante in virtù dei suoi romanzi d’amore, per amministrare la sua proprietà.

Assieme a lei, fa la conoscenza di Norman Sandys, suo segretario, che ben presto lo edoce su quelle che saranno le sue mansioni, che gli procureranno più soldi di quanti lui, Norman, ne guadagni come segretario. Charles però dovrà traferirsi presso la magione che Enid ha comprato tempo prima, spendendo molti soldi per farne il suo castello, ristrutturandola completamente, e riaprendo l’ala est, che i precedenti proprietari avevano reso inaccessibile, murandone l’entrata. Infatti, Friar’s Pardon, questo il nome della magione, era stata costruita sul finire del diciassettesimo secolo, e pur essendo un edificio di pregevoli armonie, ben presto si era guadagnato una fama sinistra che aveva mantenuto nei restanti due secoli: i proprietari erano morti in una medesima camera, annegati, benchè non fosse stata rinvenuta neanche una goccia di acqua in essa, né essi avesser o i vestiti bagnati. Si era così diffusa la credenza che vi fossero entità malvagie nella villa, cioè che essa fosse infestata. Ma Enid Lester-Greene non crede agli spiriti e  decide in spregio alle credenze di andarvi ad abitare; anzi, a far ristrutturare proprio la camera maledetta preceduta da una sorta di vestibolo, unendo i due locali in un enorme studio, dove ella dorme e scrive i suoi capolavori.

Ben presto nella casa, si diffondono voci di fenomeni paranormali: voci, passi, mani che appaiono fuori dalle finestre, porte che improvvisamente si chiudono da sole, vasi che si rompono senza che nessuno li abbia toccati, come se oggetto di Poltergeist. Molti, in quella casa hanno qualcosa da dire: oltre Norman, anche Lady Maud Vassar studiosa di occultismo e nobile, Claude Lester fratello di Enid, il barone Trevor Ignatius Pursell, la nipote acquisita Lesley Destrier, e molta parte della servitù, riferisce di esser stata presente ad alcuni di questi fenomeni: solo Enid e Charles Fox-Brown sono scettici a riguardo.

Eppure una sera, dopo una sontuosa cena, dopo che la stessa padrona di casa si è ritirata nel suo studio per lavorare, una telefonata proveniente dallo studio chiede disperatamente aiuto, ma dopo aver tentato di entrarvi senza successo perché la porta è chiusa dall’interno, Fox-Brown dimostrando sprezzo del pericolo, camminando sul cornicione esterno, riesce a rompere il vetrodella finestra chiusa e penetrare nell’ambiente, trovando Enid morta, senza segni di alcun genere che indichino una lotta.

La polizia è chiamata sul posto, e ben presto anche il medico legale, che insolitamente riconosce Fox-Brown: il dottor Riley, informa l’Ispettore Willis e il Capo della Polizia, Amblethorpe, di come Fox-Brown, quando era a Capo di una sezione del Controspionaggio durante la guerra, avesse risolto un caso piuttosto rognoso. Così, si affidano alle sue doti investigative.

Fox-Brown riuscirà a capire come l’assassino sia potuto uscire dalla camera lasciandola chiusa dietro di sé e come abbia fatto ad uccidere Enid e a scappare in pochi minuti, senza essere visto. E soprattutto a dimostrare che non si è affatto trattato di un evento soprannaturale (come facevano pensare le morti già accadute durante i secoli e tutte avvenute con medesima causalità), dimostrando come sia stato possibile che Enid morisse affogata in una stanza in cui non vi era la minima goccia di acqua. E come fosse stato possibile che una persona X parlasse spacciandosi per Enid, utilizzando la linea telefonica interna, senza che altri se ne accorgessero.

E rivelerà il nome dell’assassino, anzi degli assassini, nel corso di una falsa seduta spiritica che lui stesso organizzerà, avvalendosi della partecipazione straordinaria del medico legale (ex attore) nella parte di un illustre spiritista, ingannando sulla bontà della seduta persino Lady Maud.

Straordinario romanzo, vero e proprio capolavoro, Mystery at Friar’s Pardon, possiede un’atmosfera unica. Per di più MacDonald struttura la trama in sezioni ben distinte, creando i presupposti per un genere che Carr svilupperà in larga parte: prima crea le premesse perché l’investigatore dilettante possa andare ad abitare presso una determinata villa, poi riserva un intero capitolo alla figura dello stesso, poi descrive la magione e i misteri ad essa collegati, ed infine passa a descrivere i personaggi che vi si muovono, dando lungo spazio ai fenomeni che vi accadono, accrescendo così la tensione, finchè arriva la catarsi con il delitto impossibile, un delitto impossibile che più impossibile non è: una donna muore affogata, con tutti i segni dell’affogamento, senza che lei o i suoi vestiti siano bagnati, e senza che neanche una goccia d’acqua sia trovata nella stanza dove ella è morta, anche se ve ne dovrebbe essere un mare. Dico delitto più che impossibile, perché oltre a questo vi è pure una Camera chiusa, e ancor di più una voce che viene riconosciuta come quella di Enid, ma che non dovrebbe essere sua, che chiede aiuto quando, come stabilirà Charles, ella era già morta.

Sia la Camera Chiusa che il trucco della telefonata rientrano in quella casistica di trucchi di un Delitto di Camera Chiusa, già introdotti da Carr nella sua famosa Locked Room-Lecture e poi richiamati nella Lecture in Nine Times Nine  di Boucher, quando le Camere chiuse vengono ristrette ad uno schema a seconda che siano avvenute prima, durante o dopo: in questo caso la morte è avvenuta prima, e quindi c’è stato un trucco. Quale? Lo stesso cui ricorre Carr in Hag’s Nook, che è del 1933, mentre questo romanzo è del 1931.

Charles comunque fornisce un indizio al lettore attento, molto prima che risolva l’arcano, quando guarda l’orologio e confronta l’ora (pag. 135).

La Camera Chiusa anche qui – mi ripeto ancora una volta – è spettacolare, forse una delle migliori e più affascinanti che siano mai state inventate, perché vi partecipano due persone: una ha il compito di impersonare Enid, l’altra di ucciderla e simulare con una messinscena spettacolare, l’intervento di potenze soprannaturali. Per certi versi proprio l’impossibilità di un delitto del genere, mi richiama un altro romanzo alla memoria, anche quello posteriore a questo, il primo di Talbot, The Hangman’s Handyman: anche lì ricorre un’impossibilità manifesta (una maledizione per cui un cadavere di poche ore si presenta come se fosse morto da molti giorni e presentasse una putrefazione molto accentuata).

Ma al di là, dell’impossibilità creata, il romanzo è straordinario perché, in virtù di una tensione sapientemente amministrata, crea le condizioni del perché il lettore quasi quasi creda ai fenomeni di poltergeist e nello stesso momento si chiede in che modo mai si sia riusciti a simulare un affogamento, senza acqua. E inoltre miscela, ad una storia di mistero anche una d’amore, più classica che mai, che in qualche modo ci fa ricordare un romanzo precedente di un anno al nostro, di Dorothy Sayers: Strong Poison, 1930. Anche lì il protagonista, Lord Peter Wimsey, innamorato della scrittrice di polizieschi Harriet Vane, deve evitare che essa venga accusata di un omicidio tramite avvelenamento e salvarla provando la colpevolezza di un altro, come accade qui, giacchè Charles Fox-Brown, innamorato di Lesley Destrier, deve evitare che ella sia accusata dell’omicidio della zia acquisita, dopo che all’interno della mensola del suo caminetto sono state trovate una serie di prove compromettenti, messe lì evidentemente dall’assassino per stornare da sé i sospetti; del resto qui, come nel romanzo della sayers compare un veleno, solo che nel nostro caso non è usato per uccidere ma per stordire.

Se col romanzo di Dorothy Sayers quindi rilevo una comunanza, e quindi il romanzo precedente avrebbe potuto fornire a MacDonald un’idea per il suo romanzo, parimenti devo osservare che secondo me, Mystery at Friar’s Pardon può aver influito su Carr non solo per la soluzione alla base dell’omicidio impossibile in The Hag’s Nook, ma anche e soprattutto per la serie dei romanzi di Henry Merrivale: abbiamo infatti lì come qui un detective che ha avuto a che fare col Controspionaggio Militare in qualità di funzionario (Merrivale è a Capo del Controspionaggio Militare, Fox-Brown è stato a capo di una sezione), e abbiamo qui come lì fenomeni che evocano il paranormale, che giustificherebbero uno o più delitti impossibili, se il detective, elemento scettico e razionale non opponesse la sua verità dei fatti, in cui il paranormale cede il passo ad un delitto accuratamente premeditato, commesso da uomini, e non da spiriti; inoltre lo stesso sistema per chiudere la porta dal di fuori, simulando un evento soprannaturale giacchè il suicidio è impossibile che sia avvenuto, si trova nell’elencazione di Fell, durante la sua Conferenza in The Hollow Man.

Pietro De Palma

 

 

Martin Porlock : La villa dei delitti ( Mystery at Friar’s Pardon, 1931) – trad. Dario Pratesi – I Bassotti N° 56, Polillo, 2008ultima modifica: 2015-07-26T18:59:16+00:00da lo11210scriba
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