John Dickson Carr : Il segreto di Vicky Adams- trad. Tina Honsel – Estate Gialla 1979, Mondadori,pagg.191-210

Usualmente, quando uno pensa a opere di John Dickson Carr in cui vi è anche il risvolto sovrannaturale, il riferimento è d’obbligo: The Burning Court (La Corte delle Streghe). Indubbiamente.Tuttavia pochi sanno, che questa, seppure la più lunga, non è l’unica opera di Carr in cui vi sia un qualche sconfinamento nella letteratura fantastica. Da questo punto di vista, Todorov, quando faceva riferimento al romanzo di Carr come uno dei capisaldi del Romanzo Poliziesco e nello stesso tempo esempio di sconfinamento nella Letteratura Fantastica, unico, assieme ad uno di Agatha Christie, altrettanto indubbiamente non diceva una cosa esatta. Il fatto è che, probabilmente, Todorov aveva sentito parlare solo di quel romanzo di Carr e non conosceva bene la mole dei racconti, che invece riservano sempre notevoli sorprese.

Ad es. quella del racconto di cui parliamo oggi, un altro dei capisaldi della produzione breve del Maestro, non però incentrata sulle gesta deduttive di Gideon Fell, quando dell’altro grande personaggio, Henry Merrivale.

Il segreto di Vicky Adams è in realtà conosciuto in Italia sotto altro titolo: La casa di Goblin Wood . Si tratta dello stesso racconto, ripubblicato però successivamente nell’Omnibus La nobile arte del delitto .Quattro casi per Sir Henry Merrivale, sempre nella traduzione di Tina Honsel ). Si tratta di uno dei più celebri casi di Camera Chiusa in assoluto di Sir Henry Merrivale, pervaso da un’atmosfera sinistra e da un’esplosione di malvagità allo stato puro.

Il racconto, per strano che possa essere è uno dei soli due racconti che Carr scrisse con il personaggio di Sir Henry Merrivale (l’altro è All in A Maze cioè The Man Who Explained Miracles). Del perchè Carr avesse pubblicato parecchi racconti con Gideon fell e solo due con Merrivale, non è dato sapere. Tuttavia i due racconti sono tra i suoi migliori. E tra i due, quello che trattiamo oggi, è, a detta di molti, il suo capolavoro assoluto.

Un’ auto è parcheggiata fuori il Senior Conservative’s Club. Dentro vi sono due persone: stanno aspettando che esca, in un pomeriggio afoso d’estate, Il Grande Vecchio, Sir Henry Merrivale.

Ecco che esce: indossa un completo di lino bianco, da cui esce un’enorme pancia, un grande panama fà ombra su un viso con un naso carnoso su cui sono appollaiate delle lenti cerchiate di tartaruga. Mentre sta scendendo le scale, dei due passeggeri dell’auto, una donna lo saluta: è la figlia di un suo conoscente. Sir Henry scende le scale, dirigendosi verso di loro, ma non si avvede di.. una buccia di banana. Cosa ci sta a fare lì ? L’hanno messa dei monellacci, in attesa di vedere qualcuno fare un capitombolo. Vuoi vedere che Il Grande Vecchio, risolutore di tanti enigmi, cadrà a gambe all’aria? Beh, è quello che accade. Per di più viene beccato proprio dai due tipi che lo stavano aspettando, mentre si massaggia il didietro. Al di là dell’imbarazzo, fatte le presentazioni, viene a sapere che i due sono Eve Drayton e il suo fidanzato, tale William Sage detto Bill. La ragazza dice di essere la cugina di tale Vicky Adams.

Sir Henry si ricorda di costei: una ragazzina viziata, di famiglia ricchissima, che ormai è diventata donna, al centro di una vicenda oscura capitata vent’anni prima: la ragazzina, era scomparsa dal letto in cui si trovava, nonostante la stanza fosse stata ritrovata con le imposte e la porta chiuse dall’interno, e quando ormai il padre la piangeva disperato, e la si cercava dappertutto, non riuscendo peraltro a capire come fosse svanita nel nulla, era stata ritrovata addormentata nel suo letto, nella stessa stanza da cui era scomparsa, con porte e finestre sbarrate. Ora la cugina, prospetta a Sir Henry la possibilità che si riesca a sapere veramernte cosa successe vent’anni prima. E lo invita, assieme a loro, ad un pic-nic cui parteciperà anche Vicky. Tuttavia non vuole per il momento dire cosa ci guadagni lei.

Sir Henry incontra, dopo che i due sono andati via, l’Ispettore Capo Masters con l’immancabile bombetta e gli chiede ragguagli sul caso; e così viene a sapere che quella era stata la casa, prima ancora che l’abitasse il padre di Vicky, di un grande criminale. Che ovviamente l’avrebbe potuta dotare di marchingegni atti a facilitargli la fuga qualora fosse stato in condizione di dover fuggire senza passare necessariamente dalla porta: in altre parole gli chiede se fossero stati trovati marchingegni o passaggi segreti. Risposta negativa.

Sir Henry si accomiata dall’amico..

L’indomani, Sir Henry Merrivale in compagnia dei due amici e di Vicky partecipa a questo pic-nic. Vicky si dà le arie di chi sia in possesso di poteri speciali e si vanta di riuscire a svanire anche questa volta. Dal passato Merrivale non riesce a cavare un ragno dal buco: del resto un reato vero non c’è stato e semmai, vi è stata simulazione di reato. Fatto sta che il pic-nic si materializza nello stesso posto dove la ragazza aveva abitato anni prima: una casetta nei pressi di un lago, su cui in inverno si pattinava, e nel quale in estate si pescava.

Vicky è infatuata di Bill che però è fidanzato con Eve.

Dopo che hanno allegramente pranzato, sparecchiato e riposto le masserizie nei cesti da picnic , accantonati in casa, Bill prende qualcosa e segue Vicky in casa che gli vuol far visitare la casa e vorrebbe che Bill le cercasse delle fragoline di bosco.

Passano i minuti, e i due non si fanno vivi. Dopo tre quarti d’ora circa, Eve decide di andare a vedere cosa sia successo ai due, pensando che Vicky staia cercando di adescare il fidanzato. Si sentono i suoi tacchi che battono sul pavimento, aprendo e chiudendo porte; poi riappare e dice di non aver trovato nessuno. In quel momento si sente la voce di Bill che non proviene dalla casa ma dal bosco: lo trovano tutto sporco e sudato, mentre sta cercando nel sottobosco delle fragoline. Dice che Vicky l’ha salutato precedentemente, chiudendosei la porta alle spalle.

Già, ma dov’è Vicky?

Vicky è scomparsa. Non è uscita dalla porta dicasa, altrimenti l’avrebbero vista Eve ed Henry Merrivale e non può essere uscita dalla porta che dà nel bosco, perchè Bill dice che Vicky l’ha chiusa alle sue spalle e l’ha salutato.

E in effetti la porta viene trovata chiusa dall’interno.

Dove è finita Vicky? Svanita nel nulla! Quello che aveva promesso, cioè di smaterializzarsi, è avvenuto.

La cercano in ogni dove, ma in casa non c’è: trovano solo un rubinetto che gocciola nella vasca da bagno e un pezzo di un foglio di plastica su cui quasi scivola Sir Henry.

C’è solo una stanza da controllare, dopo che è stato controllato tutto, persino i camini (lo testimoniano delle manate nere di Sir Henry sul suo candido panama): è la stanza da letto di Vicky, quella della sparizione di vent’anni prima. Merrivale la esamina, alla luce di un fiammifero, perchè la casa è abbandonata e non c’è luce, ma non trova nulla. Poi..il buio. E nel buio qualcuno parla. E’ la voce di Vicky che promette di farsi viva entro l’indomani. Accendono una lampada. Ma nella stanza stanno loro tre.

Poco dopo tutti e tre corrono via da quella casa e ritornano a casa. Sir henry ammette che in quell’occasione ha avuto paura.

Alle tre di notte qualcuno chiama Sir Henry: è Vicky che sfida Henry a trovare la soluzione. Dato che è stato svegliato, “Il Grande Vecchio” trova conveniente che anche qualcun altro si svegli, e così fa cadere dal letto il vecchio Masters, che tuttavia gli rivela come la ragazzina era riuscita a scappare dalla casa venti anni prima: l’ha saputo dal vecchio avvocato degli Adams. Merrivale non gli è da meno: aveva già, nell’ esame della casa dopo la sparizione di Vicky capito dove fosse il trucco, ma ha anche visto quello che ora gli rivela Masters: cioè che il padre della ragazzina, capito il trucco (l’intelaiatura di una finestra scorreva in un vano, dopo aver fatto scattare una molla) aveva fatto inchiodare il telaio della finestra con grossi chiodi le cui capocchie poi aveva verniciato con la stessa pittura dello stesso colore usata per dipingere il resto della finestra.

I due vanno a dormire, dopo che il Grande Vecchio ha invitato l’Ispettore a raggiungerlo a mezzogiorno al Senior Conservative’s Club.

L’indomani a quell’ora i due si incontrano. Masters gli dice che ha mandato ad ispezionare la casa il sovrintendente di Aylesbury, la località dove sorge il cottage, teatro della vicenda. Suona il telefono e il sovrintendente riferisce di aver ispezionato tutto, di aver visto persino nella credenza, per quanto impossibile fosse quel nascondiglio e di non aver trovato che stoviglie.

Il Grande Vecchio a questo punto, dopo aver ragionato, troverà la chiave della vicenda e scoprirà che non solo Vicky è scomparsa ma anche che è stata assassinata.

Da chi? Movente? Ma come hanno potuto assassinare la ragazza? E di chi era la voce al telefono? E perchè i tre erano scappati fuori dalla casa?

Tanti interrogativi in un racconto di poche pagine, in cui c’è tutto: atmosfera, malvagità, deduzione, il sovrannaturale, e due Camere Chiuse.

Ancora una volta, per creare una grande Camera Chiusa c’è bisogno di una messinscena, e c’è bisogno che qualcuno apra o chiuda qualcosa. In questo, il racconto è molto simile a Whistle Up The Devil di Derek Smith.

Il racconto è un must (nonostante per molti sia un capolavoro assoluto, non lo è secondo me e anche altri: per esempio Mauro Boncompagni mi ha detto che non gli è mai molto piaciuto. Non so perchè – non me l’ha detto – ma forse l’unica grande pecca di questo racconto è che i personaggi sono ridotti all’osso e quindi non ci vuole moltio per capire chi possa essere stato: se non è zuppa è pan bagnato, diceva mia nonna!!!) anche perchè Carr passa da momenti di ilarità pura ( il capitombolo sulla buccia di banana è un classico, ancor di più come Merrivale descriva la sua caduta; il panama immacolato con una manata nera, che diventano tre quando Merrivale si esaspera davanti alle domande, a lui rivolte, dei due, su dove possa essere finita Vicky; Merrivale che non può più dormire perchè l’hanno svegliato alle tre di notte e che ritiene opportuno che qualcun altro debba come lui rimanere sveglio, e quindi sveglia Masters) a momenti di paura pura (la voce di Vicky che sentono in una stanza in cui non possono esserci che loro tre).

Usciamo di qui! – gridò improvvisamente Eve. – Lo so che c’è un trucco! Vicky è una commediante. E adesso, andiamocene, per carità!”

Bill si schiarì la gola. “- Io sono d’accordo. In ogni caso, non avremo notizie di Vicky prima di domani mattina.” – “Oh, sì che le avrete” – sussurrò nell’oscurità la voce di Vicky. Eve lanciò un grido. Accesero una lampada. Ma nella stanza c’erano soltanto loro tre. La loro ritirata dal cottage, bisogna ammetterlo, non fu molto dignitosa. Meglio non descrivere come si precipitarono, nell’oscurità, attraverso il prato incolto, come ammassarono nella macchina i cestelli da picnic e come riuscirono a trovarsi, poco dopo, sulla carrozzabile. Da allora, Sir Henry Merrivale si limita a sogghignare al ricordo di quell’episodio- – “Ho avuto un po’ di stupida paura, ecco tutto” (pag 204).

Ma perchè scappano dalla casa e Merrivale ammette a posteriori, di essersi spaventato in quell’occasione? E’ questa la domanda alla quale nessuno secondo me sinora ha risposto.

Una cosa è lo sconcerto e altra è la paura: lo sconcerto è lo sgomento davanti a qualcosa che non rientra nel proprio modo di pensare; la paura è però ben altro: è lo stato emozionale di chi è atterrito da qualcosa. E da cosa può essere atterrito Merrivale?

Non disquisisco sul perchè Eve e Bill corrano fuori: se sono complici nella sparizione di Eve, possono avere interesse a non rimanere in casa e ad andare via, prima che Merrivale affronti razionalmente il problema della sparizione e metta assieme i pochissimi indizi. Ma invece disquisisco sulla paura di Merrivale, un uomo di molta esperienza, addirittura Capo del Controspionaggio Militare, uno che ne ha viste di tutti i colori, che scappa addirittura rischiando di inciampare nel prato incolto: perchè scappa in preda alla paura? Perchè non riesce razionalmente a capire il problema, perchè la sua razionalità si arrende per un momento dinanzi alla pura irrazionalità. Che si manifesta dalla voce di una persona che in quella stanza non c’è.

Cosa voglio dire? Che Merrivale, che altre volte si è trovato dinanzi a fatti che apparentemente si prestavano ad essere interpretati come manifestazioni sovrannaturali ma non lo erano, e che non è mai corso in preda alla paura, questa volta l’ha fatto. Cosa allora c’è di diverso questa volta dalle altre? Che Merrivale per un attimo si è trovato di fronte a qualcosa che lui aveva sempre rigettato, alla presenza di uno spirito vero. Merrivale, uomo di poca fede, se non completamente agnostico, che non ha mai creduto a parole a qualcosa che vada al di là della natura, si arrende e si comporta come ogni persona che assiste ad una manifestazione spiritica senza esservi preparato.

Tuttavia, e questo è il punto focale, se è lo spirito di Vicky che parla, significa che Vicky non è più in vita. E quella assicurazione che le notizie riguardanti di Vicky le avranno prima del giorno successivo, può spiegarsi col fatto che per lo spirito non esiste il passato il presente o il futuro: esso sa come le cose si svolgeranno, sa che Merrivale risolverà il problema.

La risposta è che nel momento in cui accade, almeno inconsciamente Merrivale ha paura di qualcosa che razionalmente lui non riesce a comprendere: lì, di sera, in un cottage abbandonato, senza luce, in un bosco, di quattro persone una è scomparsa nel nulla. Tuttavia l’elemento incomprensibile qui non è legato al buio ma alla luce di una lampada: in questo è il vero virtuosismo di Carr: aver creato un momento di tensione non legandolo all’assenza di luce ma alla sua presenza. Infatti è alla luce di una lampada, che non rischiara tutto come avrebbe fatto la luce elettrica, ma solo ciò che è immediatamente vicino al gruppo, che l’elemento tensione si manifesta. Ma perchè scappano, presi dalla paura? Perchè? Evidentemente perchè la voce che essi sentono e che identificano come quella di Vicky, proviene da un’altra presenza, che non è materiale ma immateriale: in altre parole, uno spirito senza pace. Ecco l’elemento sovrannaturale presente in questo racconto che lo rende unico. E se c’è uno spirito senza pace, è evidente che il corpo di origine è morto.

E nel momento in cui almeno inconsciamente si ritiene che Vicky sia morta, e il suo corpo non si trova (come sarebbe accaduto se avesse avuto un incidente), è evidente che qualcuno l’abbia uccisa e abbia occultato il suo cadavere. E allora, almeno inconsciamente, Merrivale già contempla che qualcosa di terribile può esser accaduto a Vicky. Ora successivamente, una voce, che lui attribuisce a Vicky lo chiama al telefono. Posto che il tono di questa sia diverso da quello di uno spirito senza pace, è evidente che Merrivale pensi ad un tentativo di contraffazione della voce. Perchè c’è questa seconda conversazione con la Vicky presunta? “Bisognava farmi sentire la voce della ragazza scomparsa, per convincermi che era ancora viva”, dice più tardi Merrivale a Masters. E perchè mai dico io sarebbe stato necessario convincere Merrivale che la ragazza fosse ancora viva, se Il Grande vecchio avesse creduto alla sparizione volontaria? Perchè probabilmente pensavano che egli nutrisse già il sospetto o la certezza che Vicky fosse morta.

Quando Merrivale spiega a Masters come le cose siano andate, spiega anche di chi potesse essere quella voce. Tuttavia qui noto che la spiegazione che viene data, cioè che al buio una voce contraffatta può essere ritenuta quella vera e non si abbia la certezza da dove sia venuta, non è, al pari della spiegazione del delitto, una spiegazione del tutto esauriente. In altre parole, secondo me, Merrivale (cioè Carr) lascia aperta una porta: quella secondo cui quella voce potesse appartenere effettivamente a Vicky, allo spirito di Vicky, che prometteva che entro il giorno dopo avrebbero avuto sue notizie. Il che effettivamente avviene, scoprendo Merrivale chi abbia ucciso Vicky e come.

Faccio notare che anche in The Burning Court viene data una spiegazione razionale dell’elemento impossibile, esistendo al pari anche una spiegazione irrazionale del fenomeno.

Quello che secondo me esiste anche in questo racconto.

 

Pietro De Palma

 

 

 

 

 

John Dickson Carr : Il segreto di Vicky Adams- trad. Tina Honsel – Estate Gialla 1979, Mondadori,pagg.191-210ultima modifica: 2015-06-26T08:59:53+00:00da lo11210scriba
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