Il capolavoro di Stanislas-André Steeman : L’assassino abita al 21

Stanislas-André Steeman : L’assassino abita al 21 (L’assassin habite au 21, 1939) – traduz. Igor Longo – I  Classici del Giallo Mondadori N° 791 del 1997 – pagg. 188.

 

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Quando abbiamo analizzato L’Ennemi sans visage (L’Esperimento del dottor Arthus) in questo Blog, ho parlato della carriera letteraria del grande scrittore belga Stanislas-André Steeman: per cui non mi ripeterò. Dirò solo, come accennai in quell’articolo, che il suo romanzo più conosciuto e più famoso, da cui fu tratto un celebre film (anche se con parecchi stravolgimenti della trama originale), è L’Assassin habite au 21, “L’assassino abita al N°21”.

Steeman invece di ambientare la storia in Francia, la inserì in un’ambientazione tipicamente londinese. Perché? Il cambiamento di prospettiva, si rese necessario perché probabilmente voleva ambientare il romanzo in notti nebbiose. Un’ambientazione tipicamente britannica, e personaggi inglesi, sarebbero stati preferibili. Ecco allora il Sovrintendente Strickland, ecco una serie di Ispettori, ecco una serie di inquilini, tra cui “il grande” piccolo Crabtree  (cosa c’entreranno mai degli inquilini? C’entrano, c’entrano); e poi  il fantomatico signor Smith, l’assassino inafferrabile. Però, quando Henri Clouzot girò il film tratto da questo romanzo, cambiò parecchi particolari della storia originale, adattandoli alla realtà parigina. La trasformazione probabilmente fu indotta dalle finalità per le quali Clouzot realizzò quei film (prodotti da una società finanziata con capitali tedeschi, durante il Governo Petain e quindi durante l’occupazione della Francia nel Secondo Conflitto Mondiale): creare dei film di qualità che non facessero rimpiangere le produzioni americane (quindi di nemici). L’ambientazione del film del 1942, L’assassin habite au 2,  tratto dal romanzo omonimo, a Parigi anziché a Londra, aveva quindi la funzione di negare validità ad un’ambientazione in una città nemica, francesizzando anche altri caratteri: ad esempio,  il Sovrintendente Strickland fu sostituito da Monsieur Wens, e l’indirizzo fu tramutato da “Russell Square 21” in “21 Avenue Junot” ( nel 18 °arrondissement parigino).

Furono effettuati anche altri cambiamenti rispetto alla trama originale: per es. venne creata una vicenda sentimentale che nel romanzo originale non c’è, introducendo Mila Malou, la cantante amica del Commissario Wens; e il nome dell’assassino, curiosamente da Mr. Smith, venne mutato in Mr. Brown. Per tutti questi motivi, durante le riprese, i rapporti tra Steeman e Clouzot non furono idilliaci.

Io credo che in fondo, però, Steeman fosse stato “anche” affascinato dalle storie di Sherlock Holmes, e da quelle di Jack The Ripper, e che avesse voluto costruire “anche” lui una storia, diversa da altre già originali che aveva creato: una storia basata su degli assassini seriali.

In realtà, una trama che evidenziasse una simile articolazione psicopatologica, era stata già da lui messa in evidenza in un suo romanzo precedente, uno dei primi della sua produzione, Le demon de Saint-Croix, con cui Steeman si era avvicinato a Simenon, mutuando un approccio più singolare,  ottenendo un primo sbigottimento da parte del pubblico, e concentrando  l’azione poliziesca sulle gesta di un serial killer. Tuttavia se  con “Le démon de Sainte-Croix” inaugurava il filone parlando di una serie di delitti apparentemente scollegati e poi che si rivelavano uniti da un particolare veramente sorprendente, ma in cui la ricerca del colpevole era di tipo già sperimentato in altri romanzi, ora Steeman parlava per la prima volta di delitti (perché collegati anch’essi da un particolare), in cui non solo i moventi ma soprattutto gli alibi giocavano una parte principale, incrociandosi e postulando una triplicazione dell’assassino, uno e trino.

Mr. Smith è un killer che uccide le sue vittime, quando sale la nebbia a Londra. Uccide le sue vittime colpendole per mezzo di un sacchetto di sabbia, e fratturando loro il cranio. Ne uccide tre così. La polizia, allora,  si organizza e prende una serie di misure per rimpinguare i ranghi e presidiare le strade meglio, ancor più quando sale la nebbia. Così per 34 giorni il killer non si fa vedere. Finchè un giorno, anzi, una notte, ammazza una signora. Lì vicino è un informatore della polizia, Toby Marsh, che capendo che sarebbe improvvido andare a Scotland Yard e denunciare l’assassino perché poi, riportati i giornali la notizia, lui sarebbe oramai “un cadavere ambulante”, si fa arrestare da un policeman per insulti e offese ad un pubblico ufficiale, e così è libero di poter trattare con un rappresentante di Scotland Yard. Cosa? Vuole dei bei soldoni, in cambio di una notizia che indirizzi le indagini come promesso dalla polizia. Messo alle strette, rivela che il killer ha raccolto le sue chiavi da terra, e si è diretto al N° 21, in una pensione in Russell Square: se l’assassino ha la chiave, ne consegue che lui è uno dei vari pensionanti.

Incaricato delle indagini è il Sovrintendente Strickland, un personaggio flemmatico, ma così flemmatico che neanche la nascita del triplo parto gemellare di sua moglie, lo ha fatto deviare dalla sua placidissima conduzione di vita. La sua flemmaticità, che qualcuno potrebbe anche scambiare per riflessione molto molto ponderata, in realtà non sortirà effetti degni di nota. Tanto che la soluzione arriverà non tanto per meriti della polizia e dei suoi funzionari più qualificati, quanto per il coraggio e l’intuizione di un modesto, timido, ometto, Ernest Crabtree, che come sua moglie Enid, è uno degli inquilini di una pensione familiare, quella a Russell Square 21. Egli scoprirà che non c’è un assassino, ma vari assassini che uccidono nella medesima maniera, parandosi le spalle a vicenda, con alibi incrociati.

In sostanza, la singolare soluzione di Steeman si rifece a quella anticipata da Agatha Christie nel suo Murder on The Orient Express, 1934. Così come la Christie di And Then There Were None, 1939 si era rifatta al romanzo di Steeman, del 1931, Six Hommes Morts.

Tuttavia, mentre Agatha Christie, aveva creato un plot in cui la morte di una certa persona faceva da sfondo alla vicenda, e quindi il delitto era stato ampliamente premeditato ed in cui  la parte principale, quella dell’investigatore, era stata affidata al grande Poirot, Steeman affidò stranamente la parte dell’attore principale non all’Ispettore Venceslao Vorobechik (denominato Wens, in breve), il suo personaggio principale, interprete di tanti suoi romanzi fortunati, ma apparentemente al Sovrintendente Strickland, mentre in sostanza elesse eroe e risolutore del mistero Mr. Ernest Crabtree, un ometto, timido, riservato, inquilino della stessa pensione assieme alla moglie.

Steeman si divertì parecchio scrivendo questo romanzo: in esso c’è una strisciante vena satirica anti-inglese, lo sciovinismo francese opposto all’orgoglio britannico, per esempio quando prende in giro la polizia britannica, che pur non essendo la migliore del mondo, è purtuttavia la più tenace e nonostante ciò non riesce ad acchiappare l’assassino (assassini) fino a quando un modestissimo personaggio, a prezzo della sua vita, non indica chi arrestare.

Ma si badi bene: non era “solo”una presa in giro della polizia inglese, ma era anche una presa in giro del romanzo giallo anglosassone.

Innanzitutto esaltando la lingua francese: Monsieur Julie, appena arrivato alla pensione, viene ucciso, con la polizia che presidia la pensione, perché in grado, in quanto francese, di indicare l’assassino con un messaggio, costituito da una serie di graffi. Il messaggio è stato apparentemente lasciato da Monsieur Julie, cioè la vittima; e quindi con la storia del messaggio, Steeman prende in giro Ellery Queen, che aveva portato a perfezione formale il cosiddetto Dying Message, “il messaggio del morente”, l’indizio chiave su cui far indirizzare le indagini, che la vittima lascia prima di morire. Infatti il messaggio è falso: è stato fatto apposta per sviare le indagini.

E la presa in giro di Ellery Queen non si esaurisce qui. Prosegue infatti con la Challenge to Reader, la “Sfida al Lettore”, che Ellery Queen aveva rivolto nei romanzi del suo primo ciclo, quello contraddistinto dalla formula The + un aggettivo che rimandava ad una nazione + sostantivo + Mystery (es. The Greek Coffin Mystery): infatti a pagina 160 del romanzo; Steeman, rivolgendosi “AL LETTORE CHE NON CONOSCE ANCORA IL COLPEVOLE, dice: “Ellery Queen, Hugh Austin e diversi altri giallisti americani sono soliti ingaggiare con il lettore una sorta di disfida intellettuale…invitandolo a scoprire da solo la soluzione dei problemi esposti nel romanzo. Eccezionalmente, mi è sembrato divertente utilizzare quest’idea alla mia maniera, ed è per questo che apro una breve parentesi per dirvi: Ora siete in possesso di tutti gli elementi necessari per la scoperta della verità…” (pag. 160, op. cit.).

Allo sfottò rivolto ad Ellery Queen, cioè al principe della classic detection degli anni ’30, in pratica di quello che lui considerava il suo avversario oltreoceano, Steeman aggiunse quelli ad Agatha Christie e Van Dine, condensati in un paragrafo memorabile (ed acutissimo), quello della partita a bridge: Crabtree perviene alla individuazione di Mr. Smith (così come Philo Vance in The Canary Murder Case, “La Canarina assassinata”, aveva individuato l’assassino dopo una partita a poker) attraverso una partita a bridge. Eppure la stessa partita a bridge, e l’insistere su questo gioco, è una implicita presa per i fondelli di Agatha Christie, che aveva, nel 1936, sfornato Cards on the Table, “Carte in tavola”, un romanzo in cui una partita a bridge è funzionale al delitto.

L’acutezza dell’assunto di Steeman, viene introdotto da una seconda “Sfida al Lettore”, dal titolo : AL LETTORE CHE NON CONOSCEVA ANCORA IL COLPEVOLE, in cui è riassunto con chiarezza il pensiero non solo di Steeman ma di chiunque avesse compreso (allora) e comprenda (oggi) quanto inutile per una storia fosse (allora) e sia (oggi) un paragrafo in cui si dibatte delle tecniche di un gioco, che non per forza deve essere conosciuto dal lettore che si appresti a leggere il romanzo, il Bridge:

“Non è necessario conoscere il bridge per trarre delle conclusioni dal capitolo precedente” ( pag.166).

L’acutezza dell’assunto di Steeman, che è il mio e di chiunque altro abbia mai letto un romanzo, ponendosi in una  posizione prettamente imparziale, sta nell’aver posto in essere un’accusa vera al romanzo di stampo anglo-sassone: che fosse troppo rivolto a classi elevate. Chi mai infatti, di estrazione piccolo borghese od operaia avrebbe mai saputo (e probabilmente ancor oggi non sa) giocare a bridge?

 Il romanzo di Steeman, rivolto invece ad un pubblico più eterogeneo, usa la partita a bridge con uno scopo che solo apparentemente è funzionale alla storia, ma da cui, invece, prende le distanze.

Un aneddoto per finire.

Il civico 21 attribuito alla Pensione in Russell Square, era anche il civico della casa di Steeman.

 

Pietro De Palma

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