Derek Smith : Un fischio al Diavolo ( Whistle Up The Devil, 1953) – I Gialli del Secolo N.182 dell’ 11 Settembre 1955.

copertine anobii 007.jpgLeggendario romanzo, tanto quanto sembrerebbe esserlo il suo stesso autore.

Di lui si sa molto poco. Doug Greene, tempo fa, rivelò di aver avuto con lui una sorta di corrispondenza, e anche Bill Pronzini si incontrò con lui. Poche e scarne le notizie biografiche: era nato nel 1926 nella periferia di Londra, e ha abitato per tutta la vita nella stessa casa, non sposandosi mai e stando vicino alla madre finchè lei non morì. Derek Smith aveva accumulato una tale collezione di libri, migliaia, tra cui moltissime prime edizioni che avrebbero fatto la felicità di chi so io, che, quando morì, dieci anni fa, chi era stato incaricato da lui di occuparsi della sua collezione dopo la sua morte, ebbe notevoli problemi pare per accedervi, in quanto i libri erano accatastati a pile, in mezzo a polvere e perdite di umidità dal soffitto. Pare, a detta di Pronzini, che addirittura una parte del secondo piano fosse crollata sotto il peso dei libri.

Derek Smith scrisse una sola opera meritevole di passare alla storia della Camera Chiusa, ma..ciò basta e avanza. Infatti l’altro romanzo che scrisse “Come to Paddington Fair” non è stato mai pubblicato in lingua madre, ma solo in una edizione ridotta in giapponese: pare, tuttavia, che non si tratti di una Camera Chiusa, ma di un delitto impossibile.

Whistle Up The Devil può esser considerato uno di quei romanzi partoriti sulla falsa riga dell’esempio dato da Carr e Rawson: non solo però romanzo basato sulla Camera Chiusa, ma anche monumento simbolico ai massimi romanzieri della Camera Chiusa che hanno preceduto lo stesso Derek Smith. Così Whistle Up The Devil, diventa un romanzo a sé, un romanzo che trascende la stessa trama e lo stesso plot, entrando a far parte di quella trinità del genere costituita anche da The Hollow Man di J.D.Carr e Death from a Top Hat di C.Rawson, tutti romanzi che quasi a sottolineare la propria unicità nel genere di cui sono esempi, presentano una propria dissertazione sulle Camere Chiuse.

Nonostante possa apparire strano, Whistle Up The Devil non è mai apparso in edizione italiana integrale: eppure lo meriterebbe! E’ stato a tutt’oggi, invece, tradotto una volta sola, e pure in versione accorciata, nel 1955, e presentato nell’ambito della mitica collana de “I Gialli del Secolo”, inventata da Gherardo Casini Editore e poi circa intorno dal numero 150, gestita dall’omonima Casa Editrice. L’albo, virtualmente introvabile, ma che io possiedo, presenta la dissertazione, anche se modificata: il dialogo della versione originale, da cui scaturiscono le varie osservazioni che individuano la dissertazione, viene reso semplicisticamente nella forma di un monologo, da cui vengono espunti tutti gli accenni, presenti invece nella versione originale, a romanzi e romanzieri precedenti, una delle cose a mio modesto avviso più interessanti della stessa dissertazione. Fatto sta, il romanzo è straordinario per l’impatto e l’intelligenza con cui è costruito, cosicché l’ingenuità dell’idea base viene in certo modo occultata dal velo di mistero e dall’atmosfera dell’impianto. Ovviamente, dato anche il ristretto numero di indiziabili, la soluzione, ad un lettore sufficientemente esperto nel genere, non appare difficile da immaginare, diversamente da quello che può sembrare ad un lettore comune. Il fatto è che la figura dell’assassino è facilmente individuabile solo nel caso si abbia una certa enciclopedica conoscenza del genere: in parole povere, chi non abbia letto un certo romanzo (e non ne faccio il nome) non capirà subito chi possa essere.

Al di là di questo, il romanzo si impone per una spettacolarizzazione del primo delitto, che affonda la propria genesi non tanto su dei trucchi meccanici quanto su un illusionistico uso delle capacità umane nel distogliere l’attenzione da un certo oggetto dell’attenzione e rivolgerlo ad altro.

Oltre al primo delitto, ve n’é un secondo, più semplice nella realizzazione ma non meno spettacolare, la cui spiegazione è nell’individuazione del personaggio chiave, a cui sopra si è accennato.

Ma il merito della bontà del romanzo è anche nell’uso sapiente della tensione narrativa ottenuta con false soluzioni che preparano il terreno a quelle vere, non meno spettacolari, anzi..

La trama del romanzo è imperniata su un “segreto di famiglia” che in quella dei Querrin viene passato di padre in figlio (parlo del maggiore), un mese prima del matrimonio di quest’ultimo, e che è legato anche ad una certa stanza della residenza di famiglia, detta “La Stanza del Passaggio”; la storia esige tuttavia che, ad un certo punto, qualcosa sia andato storto e misteriosamente sia il padre (Thomas Querrin) che il figlio (Martin Querrin) siano morti: il padre in seguito a crisi convulsive, il figlio accoltellato nella stanza chiusa dal di dentro. E prima ancora si era sentito un urlo inumano terribile provenire dalla stanza. Da allora si dice che il fantasma del padre infesti la stanza in questione.

Gli ultimi due rampolli della famiglia dei Querrin sono Roger e Peter. Roger che è fidanzato con Audrey, decide di rinverdire la tradizione di famiglia e “fischiare al Diavolo”: rimarrà nella stanza in questione spavaldamente sfatando la tradizione che afferma essere quella stanza infestata. Il discorso è che la tradizione vuole che chi accetti di passare la notte nella stanza, accettando il segreto con coraggio e rispetto, venga risparmiato, mentre muoia chi vi passa la notte contestando tali norme.

Audrey quindi è in apprensione. E lo è anche Peter, suo futuro cognato. Tanto che si rivolge  a Castle, Ispettore Capo di Scotland Yard, che però gli rappresenta l’impossibilità della Polizia di occuparsi della faccenda. Tuttavia Castle si ricorda del suo amico Algy Lawrence, un detective dilettante, che ha tuttavia già collaborato brillantemente con la polizia, e gli prospetta di interessarsi del caso.

Roger vuole a tutti i costi passare la notte nella stanza così da sfatare la maledizione che pesa su di essa, e allora si decide di sorvegliarla: Algy e Peter si attestano nel corridoio che collega la stanza al resto della casa, mentre il sergente Harding staziona sotto un albero, all’aperto, tenendo d’occhio dall’esterno la porta finestra che collega la stanza all’esterno, ad un giardino pieno di fiori, la cui terra a causa della pioggia è l’ideale perché chiunque la calpesti vi lasci le sue impronte.

Nonostante ciò l’impossibile si verifica e Roger viene ucciso nella stanza chiusa da lui dal di dentro, accoltellato con lo stesso pugnale con cui era stato ucciso molto tempo prima Martin. Solo che parrebbe che possa esser stato ucciso solo da un fantasma, visto che né Peter e Algy hanno visto alcuno uscire dalla stanza, né tantomento il sergente ha visto qualcuno entrare e/o uscire dalla porta-finestra; né tantomeno il pugnale con cui Roger  stato ucciso presenta impronte, nemmeno quelle di guanti; né ancora la terra bagnata dalla pioggia presenta impronte. Insomma un rompicapo da impazzire.

Ad un certo punto sembrerebbe che i sospetti si possano concentrare su un certo Turner, un vagabondo visto aggirarsi attorno alla tenuta; per questo egli viene arrestato.

Algy si reca alla prigione per interrogarlo ma prima che egli sia riuscito a sapere alcunché, nonostante egli ed il sergente siano nella stanza adiacente, Turner viene ucciso, nella cella chiusa dal sergente precedentemente.

Paradossalmente tutto sembra volgere all’incriminazione del povero Algy, anche se non si capisce bene per quale motivo egli avrebbe ucciso Turner. A questo punto per Algy, trovare l’assassino di Roger e Turner (perché evidentemente è lo stesso) non è solo una questione di principio ma anche l’unico modo per convincere la polizia di non essere stato lui. E così, dopo che lo zio di Audrey, Russell Craig, anche lui residente a Querrin House, ha pensato di poter inchiodare l’assassino con una sua spiegazione deduttiva degli avvenimenti, fallendo miseramente, toccherà proprio ad Algy risolvere la faccenda e dare un volto ad un assassino astutissimo.

Quello che mi preme osservare è che in questo romanzo, curiosamente, non è la figura del detective, quella che si impone sugli altri, quanto quella di un personaggio che dovrebbe essere minore: D. Smith, laddove dà del primo una descrizione svagata, e non certo ascrivibile a quella di un detective importante che risolva i misteri più strampalati, connota invece a tutto tondo la figura dello zio di Audrey, Russell Craig, personaggio anche comico, scroccone, imbroglione, che ama la bella vita e la carne: già più che maturo, si dà da fare con le cameriere, con una in particolare, con soddisfazione di entrambi. Insomma se Algy è romantico ed imbranato, e con le donne non ci sa fare, lo zio Russell è finanche difeso dalle sue donne. Un imperterrito Don Giovanni, la cui virilità è amata dalle donne, contrapposto ad un morigerato Don Ottavio.images?q=tbn:ANd9GcSCft0UoCalLrwYHQXU5YO4pQ-jU9JDzcKwI3ItiWW1RDnxX1VvFw

Tuttavia una delle caratteristiche più interessanti del romanzo è la Locked Room Lecture con cui si dichiara apertamente essere lo stesso, un omaggio a Carr e Rawson:

Do you remember the Case of the Dead Magicians? A spark of interest showed on the Inspector’s rugged face. “You mean that odd affair in America, round about 1938? Yes, I remember. Homer Gavigan handled that for the New York Police Department. Though I believe most of the credit went to a man calling himself”—the Inspector’s voice held a high pitch of unbelief—“theGreat Merlini.”

“That’s it. Merlini solved  the mystery, then wrote upthe case as a novel, calling it Death From a Top Hat. He collaborated with Ross Harte—they used ‘Clayton  Rawson’ as a pseudonym.” Lawrence digressed slightly. ” There have been four Rawson books to date, though only three have been published in England. More’s the pity. Every one is first rate.”

Castle stirred restively. Lawrence said quickly:

“Here’s the point. Merlini devoted the bulk of Chapter Thirteen to a lecture”—Castle groaned—”on the general mechanics of the sealed room murder. He indicated that everysuch crime falls within one of three classes, namely—-“

The Chìef Inspector held up his hand.

“I’ve read the book,” he growled. “And before you go any further, I’m also well acquainted with Doctor GideonFell’s famous Locked Room Lecture in The Hollow Man

‘Published in the U.S.A.,” threw in Algy irrepressibly, “as The Three Coffins. . . . I’m glad you know it. Fell and John Dickson Carr are experts.” (Derek Smith, “Whistle Up the Devil”, Gifford, London 1953, pagg.108-109)

Del resto il romanzo conserva la stessa impostazione base del romanzo di Carr: il protagonista sfortunato della storia, qui Roger Querrin, lì il Professor Grimaud, sfidano le forze delle tenebre, dell’oltretomba e finiscono “apparentemente” da queste annientate.

Il romanzo di Derek Smith confessa la propria dipendenza, nella costruzione del plot e della messinscena drammatica, proprio dagli scrittori citati nella sua dissertazione: da ciascuno di essi, si può dire, trae ispirazione. In particolare da alcuni.

“..there was no opening at all in that room. No secret panels, whether the size of a man or a sixpence. And that knife certainly wasn’t shot through the keyhole or a Judas window.”

Not very much. We’ve exhausted nearly every possibility in Class One. Roger definitely wasn’t the victim of any elaborate trickery such as Rupert Penny described” (op. cit. pagg.110-111).

Ma altri autori sono citati prima della dissertazione, nel corso degli avvenimenti narrati nel romanzo.

Nella Dissertazione, Derek Smith attraverso il dialogo tra Castle e Algy Lawrence, esamina le tre classi su cui avevano riposto la propria attenzione Carr e Rawson, giungendo alla deduzione finale, che non spiega come l’assassino abbia compiuto il suo delitto, ma solo dove egli fosse al momento dell’assassinio.

We’ve eliminated Classes One and Three. Therefore the killer’s method must be somewhere in Category Two.”

The Inspector nodded agreement, though he still looked worried.

“You mean that the room only seemed to be sealed because the murderer tampered with the door or the windows.”

“Yes. But,” warned Algy, “be careful. There’s a big headache in store. This room wasn’t just locked. It was also guarded.”

Castle swore. He said :

“Don’t confuse me, curse you. Our conclusion is that the killer was in the room with Querrin. When he knifed Roger, he somehow contrived an escape.”(op. cit. pag.112).

Inchioderà l’assassino solo dopo aver raccolto le idee.

Dico solo che a mio parere, Derek Smith, se dichiara essere tributario sia di Carr che di Rawson, e poi cita rispettivamente The Hollow Man e Death from a Top Hat, in realtà, nell’elaborazione dell’idea che sta alla base della creazione della prima Camera Chiusa in Whistle Up The Devil, si rifa ad altri due romanzi di Carr: non dico quali siano, altrimenti chi li avesse letti potrebbe capire subito o almeno essere indotto a capire come potrebbe esser stato commesso l’assassinio di Roger Querrin. Dico solo che questi altri romanzi sono del…1937 !

Prima di concludere, faccio notare che tra le influenze su questo romanzo, può esservi  stata quella di Talbot. Il suo Hangman’s Handyman (“Il Terrore sull’Isola”, che sappiamo essere del 1942), scritto prima di quello di Derek Smith, contiene un’oscura maledizione connessa ad un segreto di famiglia, come succede in Whistle Up The Devil.

Possibile che Derek Smith abbia preso qualcosa da Talbot?

Lascio ai miei lettori l’esser d’accordo o meno. Ma secondo me è possibilissimo.

 

Pietro De Palma



Derek Smith : Un fischio al Diavolo ( Whistle Up The Devil, 1953) – I Gialli del Secolo N.182 dell’ 11 Settembre 1955.ultima modifica: 2012-04-05T09:31:00+00:00da lo11210scriba
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