Rufus King : Omicidio a Capodanno (Holiday Homicide, 1940) – I Classici del Giallo Mondadori N. 754 del 1995

copertine gialli blog 007.jpgRufus King (1893-1966) fu un romanziere molto attivo dalla fine degli anni ’20 alla fine degli anni ’50 inizio ’60, pur facendo tutto sommato vita ritirata: in vita, nulla di lui si sapeva molto, all’infuori del fatto che vivesse “nella parte rurale dello Stato di New York, che fosse single, e che ogni anno avesse problemi a causa della neve”, tant’è vero che si “fece una villa” a Miami; del resto proprio a Miami ambientò alcune delle sue storie.

 

Altra cosa che si sa è che avesse studiato a Yale, che nel 1916 si laureò e che si arruolò proprio in quell’anno per la Grande  Guerra e che dopo di essa lavorò per del tempo come operatore radio sulle navi

Oggi è molto poco conosciuto e i suoi romanzi vengono di rado pubblicati, ma al tempo fu molto noto: era un fine esponente di quella scuola di scrittori americani (anche J.D.Carr, Mignon Eberhart) che non volevano rinunciare alla scuola di giallo all’inglese, in favore invece della “scuola dei duri”, nata in ambiente americano.

In Italia è stato un autore, pubblicato parecchio negli anni ’30 – ’40 e ’50, e meno dopo: infatti, parecchi dei romanzi pubblicati soprattutto da Mondadori, risalgono a questi anni. Solo in pochissimi casi, altre case editrici si son cimentate in romanzi di Rufus King : tra queste, la Casa Editrice Martello con I Gialli del Veliero : “Il colombo della morte” (The Deadly Dove, 1945); la Italedit di Cremona che pubblicò “Intervallo Tragico”: questa pubblicazione, ricavabile tramite ricerca OPAC, è disponibile solo presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, ma non si ricava da alcun indizio, il suo titolo d’origine; e i Gialli del Secolo, fino ad un certo punto di proprietà della Gherardo Casini Editore.

Mike Grost ritiene che abbia influenzato pesantemente il primo romanzo della coppia di cugini Dannay & Lee, noti per la firma che diventò un marchio internazionalmente riconosciuto e apprezzato: Ellery Queen:

“Rufus King’s first Lt. Valcour novel, Murder by the Clock,had a simple plot idea involving men’s hats…It is possible that EQ used King’s work as a jumping off point and subsequent works. One wonders if the name “Rufus King” affected EQ’s choice of the pseudonym Ellery Queen”.

In altre parole secondo lui, il nominativo Ellery Queen (Queen = Regina) sarebbe stato influenzato dal successo di Rufus King (King = Re)con Murder by the Clock (pubblicato in Mondadori col titolo “Notte d’orgasmo”: CGM 296 e ripubblicato qualche anno fa da Polillo con il titolo “Il corpo nell’armadio” ne I Bassotti), un romanzo in cui il plot del cappello, viene ripreso in “The Roman Hat Mystery” di Ellery Queen e trasformato in idea base per un immaginifico romanzo; il rapporto REGINA-RE potrebbe significare oltre che una filiazione, anche il riconoscimento del fatto che King, nel tempo in cui uscì “La poltrona n.30”, fosse più importante di Queen o comunque i due cugini lo ritenessero tale.

E’ bene dire tuttavia che Rufus King ottenne un notevole successo all’epoca più per altri motivi che per il fatto di essere un seguace, diremmo un po’ atipico, di Van Dine: Rufus King infatti, avendo per del tempo lavorato come operatore radio su bastimenti, riportò questa ambientazione marinara in molti dei suoi romanzi: Murder By Latitude (1930) tradotto ne I libri Gialli n.131 con  “Il Dramma del Florida” o The Lesser-Antiller Case (1934) tradotto anche lui ne I Libri Gialli n.177 con  “La prova in fondo al mare”, o ancora  Murder On The Yacht (1931) tradotto nel 2001 in CGM 899 con il titolo “Crociera tragica”, son tutti romanzi che propongono quasta falsa riga. E’ da menzionare il fatto che qualche tempo prima che avesse cominciato la sua attività di romanziere, Rufus King avesse scritto la storia originale di “The Silent Command”, un film del 1923 diretto da J.Gordon Edwards ed interpretato da Bela Lugosi: la scena finale avveniva su una nave durante una tempesta

La ragione tuttavia è anche di tipo psicologico-descrittivo: Rufus King teneva molto alla descrizione dei personaggi e alle atmosfere; e concentrare l’azione in uno spazio chiuso (le navi per così dire sono degli ampliamenti di una Camera Chiusa), gli dava la possibilità di enfatizzare il dramma e l’angoscia mutevole delle situazioni e dei personaggi, dinanzi alla immobilità del mare, con un effetto di contrasto assai efficace.

Anche in Holiday Homicide, la vicenda si svolge sul mare.

Il romanzo si impone per l’entrata di un nuovo protagonista, Cotton Moon, un ricco investigatore che spende tutti i suoi soldi alla ricerca di noci rare, e del suo assistente-segretario Bert Stanley e che è seguito da un cuoco espertissimo, “Walter..il cuoco del Conchiglia e, insieme ad altre cose, Moon se lo prese nel Madagascar” (Holiday Homicide, “Omicidio a Capodanno”, I Classici del Giallo Mondadori, N° 754, pag. 6): è chiaro che in questo caso Rufus King ha creato un personaggio rifacendosi a Nero Wolfe, al suo segretario-assistente Archie Goodwin, e al cuoco svizzero Fritz Brenner. Ne consegue che questo è uno di quei romanzi in cui Rufus King comincia a denunciare l’influsso di altri giallisti: in sostanza comincia a perdere di originalità. Tuttavia il procedimento di King è sempre di classe.

Nella fattispecie Rufus King sdrammatizza l’azione con trovate umoristiche: per es. Cotton Moon, l’investigatore che vien qui fatto esordire, vien fatto oggetto di attenzioni, lanciandogli una noce di sapucaia che lo colpisce in mezzo alla fronte: a lanciarla è stato un tale, Bruce Jettwick, che, a bordo dell’ “Aliseo”, un lussuoso panfilo ancorato vicino a “La conchiglia”, lo yacht di Cotton Moon, vuole richiamare la sua attenzione. Infatti c’è stato  un omicidio a bordo e teme che ad essere accusato della morte sia lui. Ad essere stato ucciso è lo zio di Bruce, il ricco impresario edile Myron Jettwick. A bordo del panfilo, vi sono anche la madre di Bruce, Helen Jettwick ex moglie di Myron (Bruce è figlio di primo letto di Helen); la sorella di Myron, Emma; Jepson McRoss, segretario di Myron; una donna d’affari, Harriet Schuyler assieme alla figlia Elisabeth. Insomma una strana e variegata fauna di personaggi, tutti ambigui, reticenti e..interessati.

Dalla cabina dove è stato rinvenuto cadavere Myron è scomparsa una cassetta metallica con documenti compromettenti. Dove mai può esser stata “riposta”, se a bordo non si trova?

Ecco allora che a Cotton Moon viene l’idea di impiegare un palombaro. Si badi bene: un palombaro. In questo Rufus King, nonostante risenta dell’influsso di giallisti “più quadrati” come Stout, può aver costituito un valido modello per altri romanzieri: per es. Jonathan Latimer.

E il trait-d’-union con Latimer può essere proprio il palombaro. Ma..a questo punto bisognerebbe introdurre quale opera di Latimer verrebbe influenzata: il romanzo in questione è Headed for a Hearse, “Destinazione: Sedia elettrica”, del 1935.

Ohibò, deve esserci un errore: come mai King avrebbe  influenzato un romanzo di Latimer del 1935, se il suo era del 1940? Il fatto è che Rufus King aveva pubblicato The Lesser-Antilles Case, romanzo noto in Italia col titolo “La prova in fondo al mare”, un anno prima del romanzo di Latimer,  nel 1934. In tutti e tre i romanzi, il precedente ed il successivo di King e quello di Latimer che si pone in mezzo ai due, temporalmente, troviamo un…palombaro. E’ infatti questa figura singolare che è incaricata di ritrovare prove compromettenti in fondo al mare. Tuttavia accanto al “palombaro”, troviamo altri elementi che ci consentono di dire che King avrebbe potuto influenzare Latimer: per es. la scena iniziale del romanzo di Latimer (l’uomo che sta aspettando nella cella della morte la sua ultima ora) è molto simile a quella di un racconto di Rufus King, The Weapon That Didn’t Exist (1926), in cui una ragazza irlandese attende la propria sorte nel carcere di New York.images?q=tbn:ANd9GcS_PH3ab0ScrP2goO8pLpG1toOVDcROe8f2VjA7LwXJB-eQWDDW

Ritornando a Holiday Homicide (H.H.) che è stranamente simile nella sigla sempre al romanzo di Latimer cui abbiamo accennato Headed for a Hearse (H.H.), vediamo come in sostanza proprio le noci di sapucaia vengano utilizzate per costruire le prove della colpevolezza di Bruce. Seguiranno altre due morti, l’ultima delle quali sarà quella del segretario di Myron, Jepson McRoss, opportunamente tolto di mezzo mediante un rasoio affilato, perché si pensasse che lui si fosse tolta la vita per rimorso, dopo aver ucciso lui, gli altri due. Il vero omicida, sarà invece il meno sospettabile, solo che questa volta, e questo è il vero lato debole del romanzo, il colpevole non verrà individuato sulla base di indizi precisi, ma in base all’intuito del protagonista senza che il lettore possa averne avuto, durante il corso della vicenda, la benché minima coscienza.

Al di là di questo.. è un gran bel romanzo, con un discreto plot, un umorismo all’inglese e, pur essendo in sostanza, un pastiche stoutiano, è assai ben scritto, con delle descrizioni notevoli, ed una trama accattivante.

 

Pietro De Palma

 

P.S.

Chi fosse interessato a conoscere Rufus King meglio, può leggere il mio breve saggio a lui dedicato e pubblicato tempo fa sul Blog del Giallo Mondadori. Il link è il seguente:

http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/2010/05/26/un-%E2%80%9Cborn-writer%E2%80%9D-rufus-king-invenzioni-stile-e-rapporti-con-la-letteratura-di-genere-coeva/#more-6051

 

 

 

 

 

 

 

Rufus King : Omicidio a Capodanno (Holiday Homicide, 1940) – I Classici del Giallo Mondadori N. 754 del 1995ultima modifica: 2012-03-10T23:53:00+00:00da lo11210scriba
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