Alexis Gensoul : Un morto al telefono – I Gialli del Secolo, N.113 del 16 maggio 1954,Gherardo Casini Editore

 

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Oggi parliamo di un romanzo assolutamente sconosciuto, pubblicato nel 1954 da Gherardo Casini Editore nella grande serie di romanzi polizieschi, “I Gialli del Secolo”, che è bene dirlo subito, passano alla storia anche per essere essere stati stra-tagliati: si tratta di romanzi in fascicolo di poco più di 90 pagine, formato di impaginazione a due colonne, come i vecchi Gialli Mondadori fino agli anni ‘80, caratteri più piccoli, riportanti autori molto spesso dimenticati e romanzi oramai entrati solo nella memoria di chi, come il sottoscritto, è interessato a conoscere anche e soprattutto gli autori sconosciuti, anche a prezzo di leggere romanzi da altri buttati. Erano pubblicazioni non certo da poter essere paragonati alla pari a “I Gialli del Veliero”, o agli ancor più precedenti “I Libri Gialli” della Mondadori o “I Gialli della Sfinge” della Salani, romanzi che ancor oggi, a fronte della preziosità della loro confezione e delle bellissime copertine, possono costare parecchio; invece nei Casini, le copertine non sono mai originali, ma presentano fotogrammi tratti da famosi films dell’epoca che nella situazione possono ricordare il titolo del romanzo: nel nostro caso ad esempio, l’immagine di copertina è tratta da “Neve Rossa”. L’attore con in mano il telefono è il grande Robert Ryan, indimenticabile protagonista del film sopra citato, uno dei più bei Noir degli anni ’50, On Dangerous Ground, “Neve Rossa” (1951), di Nicholas Ray.

In questi romanzi molto spesso l’atmosfera delle descrizioni è stata sacrificata a favore del nudo fatto poliziesco: può essere un vantaggio od uno svantaggio. Discutevamo tempo fa sul Blog Mondadori proprio di questo, riguardo alla traduzione di un Herbert Brean, e Luca Conti si lamentava del fatto che l’ovvietà e la semplicità del romanzo nella traduzione italiana contrastava con la bellezza della versione originale. Ora questa caratteristica è presente molto spesso nei Casini, che sono purtuttavia l’unica chance in nostro possesso per acquisire informazioni su autori dimenticati.

Il romanzo in questione è di Alexis Gensoul, scrittore francese attivo dopo la seconda guerra mondiale e ricordato ancor oggi in taluni ambienti per una splendida Camera Chiusa scritta in collaborazione con Charles Grenier, La Mort vient de nulle part (1945) e per un’altra scritta da lui solo nel medesimo anno, 1945, L’Énigme de Téfaha.

Dev’essere stato un anno molto fecondo il 1945, anno della fine della seconda Guerra mondiale nella produzione di Gesoul, perchè dello stesso anno è anche Gribouille est mort, tradotto da Casini con “Un morto al telefono”.

Alexis Gensoul di cui le notizie biografiche latitano, si sa solo che fu medico e che tra il 1945 e il 1946 pubblicò quattro romanzi presso lo stesso editore S.T.A.E.L, tre nel 1945 ed uno nel 1946: di questi il primo fu L’Enigme de Tefaha, che presenta una Camera Chiusa piuttosto semplice, il secondo fu il lavoro scritto con Grenier che ancor oggi si pone come una delle Camere Chiuse miglori scritte nel dopoguerra, il terzo fu Gribouille est Mort, un grande romanzo con delitto impossibile, il quarto un romanzo più sull’avventuroso, L’Affaire de la maison Faroux (1946).

Sarebbe una Camera Chiusa questo Gribouille est Mort, se non avesse la finestra aperta, ma le altre condizioni ci sono tutte per il delitto impossibile: porta chiusa, arma mancante e soprattutto, dato che contraddistingue questo romanzo, il morto, Gréje, che profetizza prima la propria morte, scrivendo la lettera a un suo conoscente, Godinet, e che telefona e parla con un poliziotto suo amico, Corbellet, poliziotto alquanto sprovveduto, allorchè era già morto, la casa disseminate di false prove ed indizi strani, quando non anche di burle. Inoltre c’è un tale, Ternaud, con gli stivali gialli che tutti cercano perchè è stato visto sul luogo del delitto, fuori della casa e che se l’è data a gambe; fuori dallo staccato di recinzione della casa c’è l’intera scolaresca di una colonia che disegna, e l’istruttore, Tresquat, non è altri che il figlio illegittimo della vittima e unico erede di una fortuna di duecentomila franchi dell’epoca, anche lui ovviamente sospettato, anche se nessuno l’ha visto scavalcare lo staccato, perchè ad un certo punto si è allontanato dalla sua scolaresca con la scusa di andar a cercare funghi nel bosco; c’è anche chi deve aver telefonato alla locale stazione di polizia dalla casa di Greje per denunciare l’omicidio, ma non è l’assassino; c’è un vicino curioso, Gourgeot; poi c’è un’arma trovata da un poliziotto dilettante, Vérannes, alla presenza di Corbellet, una pistola da donna, di calibro piccolo, con attaccato ancora un pezzo di corda; e molti personaggi che fanno da corollario: il commissario Estreval poco fortunato nelle sue mosse, e che per di più deve i suoi pochi successi alla collaborazione sotterranea di uno Sherlock Holmes nell’ombra, che firma i suoi suggerimenti e le sue lettere col nomignolo allusivo di Perspicax; e un giudice che si ritiene furbo, tale Blacy. Tutti inseguono Ternaud, poi cercano di incriminare Tresquat, poi trovano Ternaud e vorrebbero che si proclamasse colpevole per toglierli dall’imbarazzo di un’indagine che non va avanti, tanto più che la finestra aperta, l’unica via possible di fuga dell’assassino sia affaccia su un piccolo giardino davanti al quale c’è il famoso staccato oltre cui vi sono tanti piccolo ragazzi intenti a disegnare, tutti testimoni del fatto che nessuno può averlo saltato. Eppure l’assassino è saltato dalla finestra: vi sono le sue impronte nel terreno. Ad un certo punto c’è una rivelazione: un tale Godinet conoscente della vittima rivelerà qualcosa alla polizia; ma come nei migliori drammi, il prezioso testimone viene ritrovato in fondo ad un burrone nella macchina in fiamme.

A questo punto occorre trovare il colpevole e allora si affrontano ancora una volta, come già menzionato nel romanzo recensito giorni fa, di Wally, più ricostruzioni: quella di Estreval che tende a incolpare Ternaud, quella di Vérannes che inquadra non l’omicidio ma uno spettacolare suicidio con tanto di corvo svolazzante sulla scena del delitto e fondamentale perchè una certa cosa non si trovi; e infine la spiegazione finale di Perspicax che rivela come Ternaud non fosse assassino ma ricattatore, a sua volta del vero assassino che è..il meno sospettabile.

Grande prova di bravura di Gensoul nell’aver creato un romanzo che si avvicina all’impossibile senza mai varcarlo, illustrando con vivacità la provincia francese e sottile psicologia i vari personaggi.

Tuttavia noto in questo romanzo la dipendenza dal romanzo poliziesco britannico: la soluzione di Perspicax è identica a quella di Evil under the Sun, di Agatha Christie, romanzo scritto nel 1941, nel particolare in cui la vittima si è messa d’accordo col suo ignoto collaboratore col quale vuole giocare uno scherzo ad altri, nel far finta di essere morto: solo che l’omicida rientra non atteso dalla vittima e l’uccide.

La soluzione finale, finissima, fa da contr’altare alle altre due soluzioni (non meno efficaci, in particolare quella di Vérannes): l’omicida ha ucciso Gréje spinto da vendetta e Perspicax dice che in pratica avrebbe rinunciato ad indicarlo come il vero assassino (sentiva nei suoi confronti “una simpatia istintiva ed inspiegabile”) se quello non si fosse macchiato della seconda morte, quella di Godinet, per cui non poteva venir assolto. Una scelta che fa di Perspicax più che un investigatore vero e proprio una sorta di giustiziere nell’ombra, molto vicino all’Arsene Lupin di Maurice Leblanc.

 

Alexis Gensoul : Un morto al telefono – I Gialli del Secolo, N.113 del 16 maggio 1954,Gherardo Casini Editoreultima modifica: 2011-01-03T00:00:24+00:00da lo11210scriba
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