Leo Bruce : Il sergente Beef fa quadrato (Case with Ropes & Rings, 1940) – trad. M.L.Bocchino – Il Giallo Mondadori N°1931 del 1986

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Leo Bruce, pseudonimo di Rupert Croft-Cooke, fu uno scrittore britannico di romanzi polizieschi

Nacque a Edenbridge, nel Kent nel 1903. Studiò al Wellington College e poi a Bouenos Aires. Nella seconda guerra mondiale entrò nei corpi di intelligence e fu mandato a Bombay. Dopo la guerra, fu critico letterario per la rivista The Sketch. Oltre che romanziere, fu anche poeta, e autore di commedie, e di testi radiofonici e saggistici. Nel 1953 fu protagonista di un celebre processo intentatogli per omosessualità e adescamento e per questo condannato a sei mesi di prigione. Ritenendo a ragione di essere stato ingiustamente processato e condannato (il processo fu un modo per dare visibilità nell’opinione pubblica ai propri accusatori) nel 1954 lasciò l’Inghilterra e andò a abitare a Tangeri, in Marocco. Successivamente peregrinò per altri paesi, compresa Tunisia, Cipro, Germania e Irlanda. Ritornò in Inghilterra nel 1970, morendo poi nel 1979 a Liverpool.

I suoi personaggi più famosi sono William Beef e Carolus Deene. Essi appartengono si può dire ai due periodi di attività di Rupert Croft-Cooke: al primo, quello prima del processo, si ascrivono i romanzi che hanno come protagonista il Sergente Beef; al secondo, sostanzialmente quelli con Carolus Deene

William Beef è un poliziotto di campagna che fa la sua prima apparizione nel romanzo “Case for Three Detectives”, dove ridicolizza tre famosi investigatori, Lord Simon Plimsoll, Monsieur Amer Picon e Monsignor Smith, chiaramente riconoscibili come Lord Peter Wimsey, Hercule Poirot e padre Brown, risolvendo un famoso caso di Camera Chiusa, opponendo alle tre soluzioni dei tre detectives, la sua. Dal secondo romanzo in poi, Beef lascia la polizia, per lo sbalordimento del suo Watson, Lionel Townsend, e diventa un investigatore privato.

Carolus Deene è un ricchissimo insegnante di storia, vedovo. Che fa il detective per passione durante le sue vacanze.

Per quanto attiene al Sergente Beef, le opere che lo hanno come protagonista, sono:

Case for Three Detectives (1936) – Un Caso per Tre Detectives

Case Without a Corpse (1937) – Delitto senza cadavere

Case With No Conclusion (1939) – Un caso non concluso

Case With Four Clowns (1939) – inedito

Case With Ropes and Rings (1940) – Il sergente Beef fa quadrato

Case For Sergeant Beef (1947) – inedito

Neck and Neck (1951) – Stesso giorno, stessa ora

Cold Blood (1952) – Sangue freddo

 

Il sergente Beef fa quadrato (Case With Ropes and Rings), è un whodunnit, molto simpatico e brillante, che tratta due omicidi molto simili, ma di due soggetti, nell’ambiente del quadrato del ring che per vita, condizioni economiche e culturali, sono del tutto diversi, affrontati e risolti con genialità da Beef.

Dopo Un Caso per tre detectives, Beef ha ottenuto popolarità grazie ai libri che il suo amico ed accompagnatore Lionel Townsend scrive, facendo di lui e delle sue gesta romanzate, il proprio protagonista. Per cui si è dimesso dalla polizia, svolgendo via via attività di investigatore privato.

E’ in questa veste che viene assunto da Lord Edenbridge, per togliere l’onta che il suicidio del figlio Alan Foulkes ha riversato su di lui e sul College esclusivo di Penshurst che frequentava, e di cui è preside, il pastore Horatius Knox. In sostanza Beef deve investigare e chiarire se davvero si sia trattato di suicidio, come ha concluso il verdetto di Coroner e Polizia, oppure di altro, che quindi restituirebbe onore al morto, al padre e al Collegio di cui era membro.

Per poter investigare senza destare sospetti, conquistando la simpatia dei ragazzi, Beef si fa assumere per il periodo di vacanza del portiere effettivo del College, al suo posto. E interrogando abilmente i ragazzi, attraverso anche pratiche non ortodosse che il suo amico Townsend, molto pignolo e ligio all’ordine e alle norme, non capisce, tipo per es. tornei di freccette nei pub della cittadina, e anche nella sua guardiola (anche durante le ore di lezione), riesce a racimolare indizi utili a sbrogliare la matassa. In sostanza, Alan Foulkes, secondogenito del nobile, giovane simpatico, dinamico e molto bravo in discipline sportive, è stato trovato impiccato nella palestra del college, in abbigliamento pugilistico, con i pantaloncini, calzando uno stivaletto e un altro no, con una sedia rovesciata, e la porta della palestra chiusa. Beef interroga i ragazzi e il custode della palestra, e anche il prof. Herbert Jones, direttore del convitto e prof di lettere, dagli atteggiamenti ambigui, che si vociferava avesse il ragazzo in forte antipatia.

Le indagini vanno avanti senza apparentemente sortire risultati utili, secondo Townsend, che si lamenta per le maniere rozze e spicce del suo amico, grande frequentatore di pub e squallide bettole, soprattutto quando deve trovare la ragazza di Alan, Freda, che lavora in uno di questi pub.

Ad un certo punto, l’attenzione viene catalizzata da un secondo omicidio, avvenuto apparentemente in circostanze molto simili: viene trovato impiccato Stan Beecher, un puglie in ascesa, ex picchiatore, dentro la palestra in cui si allenava, chiusa. In questo caso, si trovano anche due fili, uno rosso e uno giallo vicino al cadavere, che si pensa rimandino ad ambienti nazionalisti spagnoli.

La testimonianza della governante di Jones che parla di ricatto ai danni del suo padrone, quella del primogenito di Lord Edenbridge e fratello di Alan, Lord Hadlow che per i suoi debiti di gioco era stato vittima di strozzini, poi denunciati dal padre e che la sera dell’omicidio del fretello aveva ricevuto da lui l’assicurazione di intascare dei soldi per ripagare i debiti di gioco, rimescolano le carte in tavola e avallano la possibilità che Alan ricattasse il suo prof. Jones per qualcosa, e che quindi quello sia un possibile sospettato, assieme anche al fratello, che con la morte di Alan avrebbe ereditato tutta la proprietà del padre, senza altri eredi. A questi si aggiunge un terzo sospettabile, un certo Abe Greenbough, manager di Beecher, che le indagini mettono in relazione alla morte di Beecher. In più nella tasca di una giacca di Herbert Jones viene trovata una chiave di palestra: Herbert Jones si scopre che alle spalle della moglie, una donna severa, avesse intrattenuto molti rapporti licenziosi, con donne diverse, quando era lontano da casa.

Beef riuscirà a trovare il responsabile, anzi i responsabili dei due omicidi, rigettando l’accusa di omicidio a sfavore di Jones, che frettolosamente l’Ispettore Stute, imbeccato dal poco ingegnoso Townsend, aveva arrestato per l’omicidio di Alan Foulkes.

In questo romanzo frizzante, Bruce mi è apparso molto vicino al Crispin di Il negozio fantasma (The Moving Toyshop, 1946), romanzo che anch’esso si muove nell’ambito di un College, e che svolge indagini anche nei pub, mosso dalla stessa vena caricaturale. Il tono brillante si fonda sul dualismo che fa il verso a S.H. e Watson, tra il Sergente Beef, che è l’antitesi e la caricatura dei detectives più accrditati (che già era stata palese nel romanzo di esordio), e il suo accompagnatore, lo scrittore Lionel Townsend, che nonostante la brillantezza della sua scrittura, non possiede la brillantezza dell’ingegno e della capacità di Beef di astrarre e di andare al di là di quello che il mero indizio suggerirebbe. E quindi i due, grottescamente, sono sempre contrapposti, anche se alla fine si riconciliano, tanto più che Townsend riconosce l’ingegno dell’amico. In un certo senso, sono molto vicini a Poirot e al romantico, molto ligio e poco geniale suo amico, Cap. Hastings.

In sostanza il whodunnit si compone di due plot separati, uniti abilmente, con tutti i subplots che li circondano: attività di strozzinaggio, di combattimenti pugilistici, vicende di politica internazionale, frequentazioni assidue di donne, ricatto. Gli indizi ci sono, ma sono così abilmente dissimulati, che assai difficilmente, anzi proprio per nulla, si riesce a poter capire il ragionamento dell’investigatore, prima che questi possa formulare le proprie tesi accusatorie e individuare il /i colpevole/i. Anzi mi vien da dire, che sembra che Bruce, faccia identificare il lettore nella persona di Townsend che interpreta gli indizi nella maniera più elementare e più ovvia, contrapposto a Beef che è il detective, elemento di originalità che caratterizza questo e gli altri casi di Beef, perché esce fuori dal tracciato più usuale che vede il lettore identificarsi in un detective contrapposto a quello cartaceo, fatto dal protagonista principe e dai suoi accompagnatori.

Non è una camera chiusa come parrebbe all’inizio, ma l’affermazione della tesi di delitto contrapponibile a quella di suicidio, trova il proprio cardine principale sempre nella chiave: se fosse stata una Camera canonica, si sarebbe dovuto dimostrare il modus agendi dell’omicida, riuscito ad eclissarsi lasciando la chiave all’interno della serratura; siccome non lo è, si deve partire dall’ipotesi suicidio, rigettandola (la rigetta Beef, non la polizia) proprio perché la chiave non si trova, e la porta della palestra era chiusa, e il custode non ha trovato nulla, spazzando fuori, né Beef ha trovato nulla dentro, e le finestre erano tutte impossibili da aprire.

In questo caso, la genialità di Beef contrapposta al ragionamento ovvio del suo compagno (che poi è quello della polizia, visto che Townsend e Stute sono di fatto alleati nella campagna volta a ridicolizzare l’indagine di Beef (che poi li ridicolizza), sta nel rovesciare sia i delitti, che i possibili assassini e stabilire sia la similarità e i punti di contatto tra i due delitti, sia il fatto che le vittime entrano in relazione con ambienti diversi dal loro, peculiari dell’altro delitto: cosicchè in questa struttura a X (chiasmo), fino all’ultimo non si capiscono interconnessioni e diversità di approccio.

Anche dal punto di vista sociale, i romanzi di Bruce con Beef (più che quelli con Carolus Deene) mostrano particolarità degne di nota. Innanzitutto, Beef è espressione non dell’aristocrazia o della media e alta borghesia, quanto della piccola borghesia e del proletariato urbano: non a caso beve smodatamente e fa battute rozze. I personaggi dei romanzi con Beef, prevedono sempre una struttura uguale: Beef contrapposto a Townsend, e personaggi accessori, di corollario, come l’Ispettore Stute (che non capisce mai nulla o quasi) e la moglie di Beef, di cui non si conosce neanche il nome, che ha una presenza costante ma impalpabile. E come la moglie, anche gli altri personaggi minori sono impalpabili quando abbozzati appena: parroci non molto intelligenti, poliziotti stolidi, elementi del sottoproletariato urbano quando non delinquenti di bassissimo rango, militari rigidi, etc..

A riguardo dell’opera di Bruce, il sottilissimo critico statunitense, Earl F. Bargainnier, tra l’altro uno dei primi studiosi ad aver messo sotto il miscroscopio il corpus delle opere di Agatha Christie in The Gentle Art of Murder: The Detective Fiction of Agatha Christie, scrisse in “The Self-Conscious Sergeant Beef Novels of Leo Bruce, The Armchair Detective 18 (Spring, 1985)”: “Leo Bruce’s two detective series have important characteristics in common. Bruce’s novels are conventional stories of the type known variously as traditional British, Golden Age detective story, whodunit, or even puzzle mystery. As examples of a classic form familiar to aficionados of crime and mystery fiction, the Sergeant Beef and Carolus Deene books display Bruce’s adept handling of genre conventions: the basically comic universe, the presence of a great detective, locked rooms and perfect alibis, the closed circle of suspects from which the murderer (the crime in question is always murder) is eventually identified, clues—obvious and otherwise—and misdirections, a believable solution that somehow restores order to a society turned topsy-turvy, and the great detective’s summing up of the facts of the case. Even Bruce’s settings are familiar: little English villages with quaint hyphenated names located on or near bodies of water or distinct geological formations, proper seaside resorts, picturesque cottages and stately country homes, and respectable London suburbs. Although the murders are violent, Bruce rarely if ever provides explicit details of either method or aftermath; his treatment of crime has the delicacy and understatement of the traditional detective novels rather than the gritty realism of the newer, American crime novel. Bruce’s characters belong to the world of the Golden Age: His detectives carry no weapons and rely solely on the interview and the reenactment for results; minor characters are succinctly sketched character types—respectable citizens, eccentrics, obsequious tradespeople, loyal or disgruntled domestics, dotty parsons.”.

Tutte tesi che è facile condividere, se si leggono accuratamente i romanzi di Leo Bruce. Tuttavia nei romanzi con Beef protagonista, emerge prepotentemente una caratteristica che è propria di Bruce e che apparentemente trova ponti con altri colleghi scrittori, a lui coevi: la capacità di tessere trame ingegnose, con crimini spesso impossibili (che farebbero diventar pazzo ogni possibile poliziotto), sempre o quasi delitti ( e quindi trovandosi nella traccia più classica che non si può), senza mai addentrarvisi più di tanto, mantenendo quel distacco tipicamente britannico dal sangue (che caratterizzerebbe invece l’hardboiled), ma concentrando quelle energie che altri, come Townsend ridicolizzano, perché mai potrebbero aspettarsi che un plebeo come Beef riesca laddove un personagio di estrazione più colta non riesce. In questo il romanzo di Bruce assume connotati di critica sociale e rivoluzionaria.

Non solo.

I romanzi con Beef fanno emergere un altro contrasto evidente: mentre criticano il genere poliziesco con uno stile parodiante, di cui elementi portanti sono il popolano Beef e la sua ombra snob Townsend, sono però tra i suoi esempi massimi, in quanto costruiti su trame intricate e ingegnose, risolte in modo ineccepibile. D’altronde questo contrasto tra parodia del genere giallo e sua affermazione massima, è ben presente in tutte le trame (anche in quella del romanzo da me presentato). Aggiunge Bargainnier: “In the Sergeant Beef novels, certainly, and to a slightly lesser extent in the Carolus Deene series, the principal characters seem not only aware of their fictional existence but also inclined to use that recognition to remark on their counterparts in other detective stories, on the plots devised by other crime writers, and on the genre as a whole. For the well-read connoisseur of detective fiction, this artifice, which would be a disaster from the pen of a less gifted writer, invests Bruce’s fiction with a double significance: The novels are intricate puzzles that tantalize and fascinate and most of all entertain, and they are also theoretical works in that they provide analytical commentary on the literary form they represent. Thus, Bruce manages, in this most popular of fiction genres, to obey that age-old dictum that literature must both delight and instruct.” In altre parole, Bruce, come ogni scrittore sofisticato e colto che si rispetti e ci si aspetti (i paragoni possono essere ad es Boucher, o Carr o Crispin) tende non solo a fare dell’autoironia, ma anche a parodiare e criticare i personaggi e le trame presenti in romanzi di altri scrittori, e nello stesso tempo seguire i dettami più ortodossi del romanzo deduttivo (le regole di van Dine sono ben presenti) per assurgere a vette inusitate. Così nei romanzi soprattutto con Beef (ma anche in quelli con Carolus Deene): . . The novels are intricate puzzles that tantalize and fascinate and most of all entertain, and they are also theoretical works in that they provide analytical commentary on the literary form they represent. Thus, Bruce manages, in this most popular of fiction genres, to obey that age-old dictum that literature must both delight and instruct.”

 

Bel romanzo. Traduzione molto buona di Maria Luisa Bocchino.

 

Pietro De Palma

Leo Bruce : Il sergente Beef fa quadrato (Case with Ropes & Rings, 1940) – trad. M.L.Bocchino – Il Giallo Mondadori N°1931 del 1986ultima modifica: 2021-09-09T14:00:27+02:00da lo11210scriba
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