C.L.Grace (Paul Doherty) : Il pittore di Canterbury (The Merchant of Death, 1995) – trad. Elsa Pelitti, Il Giallo Mondadori 2528 del 1995

E’ da molto tempo che non parlo di uno degli autori da me preferiti, almeno per quanto riguarda il cosiddetto  “Giallo storico”: Paul Doherty, scrittore, storico laureatosi a Oxford in Storia, Preside per trent’anni del celeberrimo Trinity Catholic High School, Woodford Green, Essex. E anche OBE (Official British Empire) da qualche anno, per meriti artistici.

Fino a sette otto anni fa era nome comune tra gli autori tradotti da Mondadori per le sue pubblicazioni da edicola , anche se altri suoi libri in ordine sparso, con soggetto vario, erano stati tradotti da altre case editrici in libreria. Comunque le sue serie più famose, erano appannaggio di Mondadori.

In passato abbiamo parlato della sua serie più seguita in Italia, quella di Fratello Athelstan. Oggi, parliamo di un’altra serie, quella della speziale e medico municipale, Kathryn Swinbrooke, firmata con pseudonimo C.L. Grace.

La serie si situa in un periodo storico immediatamente seguente alla fine della Guerra delle due Rose, la faida che divise il meglio della nobiltà e cavalleria inglese, portando i due partiti contrapposti degli York e dei Lancaster, rappresentati da una rosa bianca e da una rossa, a guerreggiarsi per portare il proprio capo a cingere la corona reale: è quindi collocabile durante il regno di Edoardo IV York.

I titoli che compongono la serie ad oggi sono 7, tutti tradotti in Italia:

A Shrine of Murders (1993)           Il santuario dei delitti      (2004)
The Eye of God (1994)                  L’Occhio di Dio               (2004)
The Merchant of Death (1995)       Il pittore di Canterbury    (1995)
The Book of Shadows (1996)         Il libro delle ombre         (1998)
Saintly Murders (2001)                 Il segreto del convento    (2003)
A Maze of Murders (2002)             L’occhio del labirinto        (2005)
A Feast of Poisons (2004)              Il libro dei segreti           (2006)

Non a caso, mi pare di poter dire dopo averlo letto, venne pubblicato per primo, in Italia, il terzo della serie, in quanto mi sembra il migliore.

Nel nostro caso, siamo nel 1471, qualche mese dopo la vittoria nella Battaglia di Tawkesbury, che portò Edoardo IV al trono.

Come spesso nei romanzi di Grace, le vicende delittuose sono due, talvolta intrecciate, talvolta no. In questo caso sono addirittura tre: quelle dell’assassinio della moglie di Blunt il pittore e dei due suoi amanti, e della sparizione di Colin Murtagh nella tormenta, hanno funzione di corollario; l’altra quella centrale, concerne l’assassinio di Sir Reginald Erpingham.

E’ dicembre, ma prima di Natale. La neve ha fatto la sua prematura comparsa, e tutto a Canterbury è innevato. Il re, dopo la fine delle ostilità, ha inviato i suoi Lord esattori, a esigere le tasse reali, e una delle sue prime attività, è stata quella di acquistare con le ricchiezze confiscate alla parte avversa dei Lancaster dei lingotti d’argento dai mercanti genovesi, e battere nuova moneta, pesante e pregiata. Le monete ora hanno un riacquistato valore, e il re vuole rimpinguare le casse erariali con le tasse.

Sir Erpingham è l’esattore che si occupa di Canterbury, città che ha appoggiato i Lancaster e che quindi deve fare di tutto per compiacere il nuovo re, della casata avversa.

Colin Murtagh, Commissario del Re a Canterbury, va a fare provviste nei paraggi della città, assieme ad un suo aiutante, ma, sorpresi dalla tormenta di neve, prima scappa il suo aiutante, poi di lui di perdono le tracce. Lo speziale e medico municipale, Kathryn Swinbrooke, benvoluta dal re, che è innamorata di Murtagh, è preoccupata della sua scomparsa, ma nel mentre è chiamata ad occuparsi prima dell’assassinio di Alisoun,  moglie del pittore Blunt di Canterbury, donna giovane che a differenza del marito, di età molto più anziana, ha appetiti sessuali al di là di quello che può offirgli lui, che vive da molti anni col figlio Peter e la governante Emma Darryl. La donna mentre si trastullava insieme con due giovani ed erano già mezzi nudi, era stata sorpresa dal marito che armato di arco e frecce l’aveva fulminata assieme ad uno degli amanti, trapassandone il collo con un freccia, mentre il secondo dei due uomini era stato trafitto alla schiena, mentre cercava di porsi insalvo gettandosi dalla finestra.

Sulla responsabilità del marito non pareva esserci alcuna riserva, visto che lo stesso aveva ammesso la propria responsabilità e pertanto era stato rinchiuso nel carcere comunale in attesa del processo che molto probabilmente l’avrebbe condannato all’impiccagione. Kathryn tuttavia viene inviata su richiesta del Segretario Municipale Messer Simon Luberon ad esaminare i corpi delle vittime, onde confermare l’esatta dinamica della vicenda, cosa che Kathryn fa, accorgendosi però stranamente come le frecce siano penetrate troppo in fondo, come se fossero state scagliate da un uomo, valente nel tiro con l’arco come Blunt, ex bracconiere, ma più forte, sia di lui, che del figlio Peter, giovane ma di salute cagionevole e flaccido.

In attesa di riflettere meglio e parlare con Peter, la speziale è inviata a sbrogliare una matassa ben più intricata, quella della morte di Sir Reginald Erpinmgham, esattore del re, e della sparizione delle sterline reali, che sarebbero dovute essere incamerate dall’erario.

Sir Reginald Erpingham, Lord esattore, è un uomo spietato, che non ha rispetto nè per Dio nè per gli uomini, e mira solo ad accrescere il suo potere, confiscando per ordine del re, e rubando e approfittando della sua posizione, per ottenere da vedove senza soldi, sesso in cambio di esenzione dai contributi. Proprio per questi fini, ha riunito nella Locanda Wicker Man, un nutrito gruppo di persone di estrazione sociale diversa: il frate Ealdred, il soldato signorotto di campagna Sir Gervase Percy, il soldato di ventura Standon, Alan de Murville e sua moglie Margaret, nobili di piccolo lignaggio, e Vavasour, l’attendente di Sir Reginald Erpingham.

La locanda ha fama rinomata, per la pulizia, l’ottimo cibo e l’ottima birra e per i vini pregiati. A gestirla, Tobias  e Blanche Smithler.

Sir Reginald è morto nella sua camera. La morte farebbe pensare a morte accidentale o naturale, perchè la camera da letto era sprangata dal di dentro. Ma a fugare i dubbi, ci pensa proprio Kathryn Swinbrooke, che esaminando il corpo, formula il verdetto di assassinio: avvelenamento, con vino avvelenato da Belladonna: solo che nella camera non si trova traccia di vino avvelenato, e si sa che la Belladonna agisce rapidamente. E non può essere neanche che sia stato avvelenato durante la luculliana cena, perchè quello che ha bevuto e mangiato Erpingham è quello che hanno mangiato e bevuto gli altri commensali; e del resto le coppe di vino andavano e venivano e nessuno aveva la sua dall’inizio alla fine, per cui sarebbe stato impossibile avvelenarne una sapendo che ne avrebbe bevuto Erpingham. Eppure lui ne ha bevuto. E non si trova traccia di veleno nella coppa presente nella sua camera. Nè si trova traccia delle ben più ingombranti sterline d’argento, fresche di conio, sparite dalle bisacce, trovate invece piene di sassi, all’interno della camera. Due sparizioni impossibili quindi. Tanto più che dopo che l’esattore si era già rinchiuso in camera per dormire, era andato la sua guardia del corpo, Standon, che aveva dormito a guardia nel corridoio, a bussare e sentire se si sentisse bene: infatti la sera prima, Erpingham si era sentito male, sudato freddo, aveva avuto tremori ed incubi.

Nessuno quindi che sia passato per il corridoio, nessuno che può avere avvelenato una coppa trovata con del vino non avvelenato, nessuno che può aver portato via l’ammontare pesante delle sterline dlla camera. Eppure qualcuno deve averlo fatto. Spiriti?

L’ipotesi di un evento soprannaturale fa anche la sua comparsa quando si comincia a parlare di un antenato di Erpingham, un prete dedito a culti diabolici, che nella stessa camera era morto secoli prima; e quando Kathryn, Murtagh (che nel frattempo è ritornato, senza il suo attendente scappato via) ed altri, scoprono sulle pareti della camera delle vecchie pitture raffiguranti, un prete, un diavolo ed una donna, il ricordo prende corpo. E si fa più radicato quando, nella smania di trovare le sterline mancanti, sotto al letto, tolte le assi, si trovano il cranio aperto  e la mano mummificata di un impiccato, usati in riti demoniaci.

Nessuno degli altri avventori parla, nonostante tutti odiassero Sir Erpingham per un motivo o per l’altro. Nessuno sa nulla. Eppure anche messer Vavasour, l’aiutante di Erpingham trova la morte per un tranello teso dall’assassino (il ghiaccio dello stagno si spezza sotto il suo peso, e Vavasour muore affogato nell’acqua gelata) in una notte in cui Vavasour avrebbe dovuto intascare parte del prezzo del silenzio. Anche in questo caso non si trovano altre impronte oltre quelle di Vavasour, nella neve: eppure qualcuno deve aver portato la lanterna che indicava il punto dell’appuntamento nella notte, sul lago ghiacciato. E come ha fatto l’assassino a non finire egli stesso nel lago, e ad andare avanti e dietro senza che gli altri se ne accorgessero? A questo aggiungasi le brame lussuriose di Erpingham e di Vavasour, nei riguardi delle donne lì presenti (Margaret de Murville; Blanche Smithler, la locandiera) e assenti (la vedova probabilmente amata dal frate Ealdred).

Tutti negano di essersi allontanati, e anzi parecchi coprono con la loro testimonianza altri. Eppure è sicuro che lì non si siano radunati per coincidenza, perchè Kathryn scopre nella lussuosa casa di Erpingham a Canterbury, un baule in cui oltre ad altri oggetti per riti diabolici, trova un libro pornografico, e una pergamenta dove tra i giunchi di un uomo (Wicker Man) si trovano le iniziali di varie persone presenti alla locanda.

Perchè mai Erpingham per passare una notte avrebbe scelto una locanda seppure rinomata, quando aveva una casa ben più lussuosa e confortevole? La scelta del lugo dove troverà la morte è connessa strettamente al suo assassinio e a qualcosa che sarebbe dovuto avvenire e non è avvenuto.

Kathryn riuscirà a trovare il bandolo della matassa e risolvere gli assassini di Erpingham e Vavasour, riuscirà a trovare il vero assassino di Alisoun e dei altri due giovani trafitti da frecce in quanto Blunt il pittore non sarebbe potuto essere, in quanto quando Kathryn e Murtagh lo visitano in carcere, Blunt tossisce e sputa sangue (tisi allo stadio terminale) e in quello stato, non avrebbe mai avuto la calma per trafiggere in meno di un minuto tre persone con  tre frecce, scagliandole per di più con una forza non comune dall’altra parte del salone, e quindi è evidente che abbia coperto qualcuno, trafiggendo con delle frecce dei cadaveri. Non a caso in ambedue i casi, di Erpingham e di Blunt, Kathryn arriva alla soluzione dopo aver eseguito l’esame dei corpi delle vittime: in entrambi i casi veleno: nel primo Belladonna, nel secondo Amanita.

Gran bel romanzo che si legge molto piacevolmente. Come detto tante volte altrove, Doherty è maestro nel ricreare le atmosfere del tempo passato: le coppe di chiaretto, e ippocrasso; gli arrosti; le salse; gli avvelenamenti; le locande con i loro profumi, coi topi, con i secchi dell’acqua nei corridoi per prevenire incendi devastanti; le città frenetiche nelle loro attività; la protervia dei ricchi e l’avidità; la lussuria; i fumi della città silente; i frati santi, e i frati indegni. Ma è maestro anche negli intrighi e nell’elaborare plot ben riusciti, con enigmi non facili a risolversi.

In questo caso mettono l’intelligenza alla prova e gli assassini non sono così scontati. Anche qui gli eventi impossibili non vengono messi in atto da una sola persona ma da più persone, di volta in volta diverse. E nel caso della sparizione delle monete, esse vengono fatte sparire prima della morte dell’esattore in un modo ingegnoso: ricadiamo cioè, sia nella sparizione delle monete sia nella somministrazione del veleno, alla casistica della temporalità prima che si realizzi la Camera Chiusa (le altre sono: durante, e dopo).

Insomma se in un primo tempo sono stato tentato dal pensare che data la presenza di più persone tutte astiose nei confronti di Sir Reginald, e data l’impossibilità di qualcuno di allontanarsi senza allertare Standon (e Percy nella camera vicina, dati gli scricchiolii e stridori dei cardini delle porte delle camere), essi fossero tutti responsabili e si coiprissero l’un l’altro come in Assassinio sull’Orient Express, in un secondo tempo sono stato sorpreso dalla facilità del trucco. Devo dire che quello per mettere la lanterna al centro dello stagno ghiacciato, e non rischiare di cadere e morire nell’acqua gelata sotto al ghiaccio della superficie, è veramente geniale.

Insomma un bellissimo romanzo, che nel finale per nulla scontato (gli assassini la fanno franca, in cambio delle sterline, vero fine del re, potendo rifugiarsi in una chiesa per 40 giorni per poi imbarcarsi per Dover), lascia la possibilità di un futuro scontro tra uno degli assassini e la Swingbrooke.

E ovviamente la collocazione storica è perfettamente centrata, nella parte iniziale del regno di Edoardo IV dopo la conclusione della guerra, con la caratterizzazione dell’esattore, figura centrale al centro delle più grandi sommosse inglese, da quella dei contadini sotto John di Gaunt (se ne parla nei romanzi con Brother Athelstan del 2016 The Herald of Hell, e del 2017 The Great Revolt) nel 1381, a quella di Cromwell.

Pietro De Palma

C.L.Grace (Paul Doherty) : Il pittore di Canterbury (The Merchant of Death, 1995) – trad. Elsa Pelitti, Il Giallo Mondadori 2528 del 1995ultima modifica: 2020-04-21T09:02:33+02:00da lo11210scriba
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