Jonathan Stagge: Le tre paure (The Three Fears, 1949) – trad. non presente – Classici del Giallo Mondadori N° 675 del 1992

Nono ed ultimo caso del Dottor Hugh Westlake, Le tre paure (uno dei pochi titoli italiani ad essere fedele traduzione di quello americano: The Three Fears), data 1949, tre anni prima che il sodalizio Webb/Wheeler si interrompesse per sempre. Allora nulla faceva presagire che la storica unione che procedeva  ferrea sin dal 1936, e che aveva sfornato molti titoli sotto tre pseudonimi diversi (Quentin Patrick, Patrick Quentin, Jonathan Stagge) potesse avere fine; anche se non c’era più quella vena spumeggiante di cui avevano usufruito altri titoli.

Le tre paure è essenzialmente una Black Comedy, graffiante, ironica, sarcastica, cattiva a volte.

Il Dottor Westlake è ospite di un suo amico, compagno di università e medico anch’egli, Don Lockwood, e di sua moglie Tansy, presso la loro villa sul mare. Don ha 38 anni, Tansy 22: la differenza di età non sembra avere grossi risultati negativi. Per di più Don, anche se ha una professione seria, pur non essendo ricco, è stato accettato dalla sua compagna che invece è una delle donne più ricche d’America, erde della fortuna paterna.

La loro villa confina con due proprietà: quella di Daphne Winters (detta anche la Divina Daphne), la più grande attrice teatrale d’America, seconda solo nella sotia ad Eleonora Duse, e grandissima interprete di Ibsen, e quella di Lucy Milliken, una delle più belle attrici d’America, concorrente della prima in spettacoli teatrali, e famosissima intrattenitrice televisiva, che insieme alla sua famiglia (la figlia diciassettenne, Spray; suo padre Walter, detto “nonnetto”; e suo marito, Morgan Lane), detta “la più bella famiglia d’America” da molti anni pubblicizza una ditta di latte.

Don e il suo amico vanno a trovare Daphne, e in quell’occasione conoscono una delle “sinfonie”, Gretchen, una giovane austriaca, riparata in America dopo la Guerra, perchè sposatasi al tempo con un militare americano, che va a chiamare la Musa, con un’espressione tra il “terrorizzato” e il “sorpreso”. in quell’occasione Hugh si fa un’idea dell’attrice, primadonna, egocentrica al massimo grado, che guarda al mondo che la circonda come una platea di esseri adoranti, senza altro scopo che la sua felicità. Lucy Milliken non differisce molto da lei e quindi siccome le due attrici non si possono sopportare ed ognuna delle due rivendica la sua bravura sull’altra, è ovvio che la tensione man mano aumenti, dal momento che Lucy e la sua combriccola sono venuti a passare le vacanze proprio lì dove Daphne, la sua segretaria Evelyn Evans e cinque giovanissime attrici, desiderose di apprendere l’arte del teatro, dette “le cinque sinfonie”, si occupano di Daphne e della sua casa, facendo da serve, cuoche, giardiniere, cameriere personali, tutto per riuscire a carpire i segreti che lei elargisce ogni mattina durante le sue ore di insegnamento teatrale.

Un giorno che Lucy  si è recata da Daphne per portare acqua al suo mulino, e per trasformare la sua visita nell’occasione di registrare uno spot pubblicitario in cui vuole coinvolgere Daphne,con sua somma rabbia, accade che lei replichi a sua volta, impadronendosi dello spot e prestando il suo spazio alle “cinque sue sinfonie” così da lanciarle nel mondo dell’intrattenimento. Una delle prescelte, Gretchen tuttavia è restia ed ansiosa, e per questo Daphne le da una compressa che prende da un tubetto che ha con sè: appena tuttavia la manda giù, si sente male e muore.

Incidente? Infarto? Nientye di tutto questo: cianuro! Qualcuno l’ha assassinata col cianuro!

chi avrebbe potuto mai uccidere una delle sconosciute sinfonie? E’ evidente che qualcuno abbia inserito una compressa avvelenata tra le altre di Daphne. L’inchiesta comunque, affidata all’ottuso ispettore Reed, stabilirà che il tubetto di compresse non è quello che l’attrice aveva con sè originariamente, ma l’etichetta era stata contraffatta. a questo punto è ovvio che le indagini prendano una via decisa: qualcuno ha voluto uccidere Daphne ma per un caso ha ucciso la persona sbagliata.

E’ chiaro chi potrebbe anche essere stato, o meglio chi avrebbe potuto avere un motivo per sopprimere Daphne, non essendoci nessuno che avrebbe potuto mai uccidere volontariamente Gretchen: la sola è Lucy, ma Daphne rifiuta di ammettere che possa essere lei l’assassina. Tuttavia Daphne, per il modo come si è comportata, ha dimostrato di averr voluto comunque mettere in grave difficoltà l’avversaria, concedendole magnanimamente l’assoluzione personale.

In una situazione già complicata, si manifesta ben presto un altro tentativo di avvelenamento: questa volta a venire avvelenata è l’orzata che lo stesso Hugh ha versato nel bicchiere. Tuttavia lo sciroppo è innocuo, segno che qualcun altro, ha avvelenato il bicchioere già preparato: tuttavia Daphne prima di inghiottirlo sente odore di mandorle amare e lascia cadere il bicchiere che si rompe: Hugh e Don imbevono un fazzoletto pulito col liquido, e poi danno il fazzoletto all’ispettore che lo fa analizzare: cianuro, in quantità tale da amamazzare almeno sei persone.

Con Daphne sempre più allarmata, si viene a sapere che ella ha solo paura di tre cose: di essere avvelenata, di essere rinchiusa in un ambiente stretto, e del fuoco. Qualcuno può averla cercata di colpire, puntando anche alle sue fobie? L’ipotesi si rafforza quando qualcuno nasconde in vari punti della camera da letto di Daphne una decina di chiavi, uno degli oggetti che ella non può proprio vedere (chiavi, chiavistelli, catene, lucchetti,oggetti che cioè richiamano il concetto di chiusura): Daphne va in crisi, corre via, e tutti cercano di ritrovarla, ma invano: chi corre lì, chi vede là. Taisy, debole di nervi, sviene sulla spiaggia. Poco dopo proprio sulla spiaggia, Hugh sente qualcosa e capisce che nel capanno vicino alal cabina sulla spiaggia c’è qualcuno: vi trovano Daphne legata ed imbavagliata.

Se qualcuno prima di quel momento, Taisy, aveva anche supposto che Daphne avesse voluto fingere di esser stata avvelenata la seconda volta, per sviare le indagini da un suo coinvolgimento nell’omicidio di Gretchen, ora deve ricredersi.

Il terzo attentato avviene per giunta nel mezzo di un cataclisma in cui anche Hugh indirettamente viene a trovarsi: Spray figlia adorata di Lucy, che non sopporta più la madre, ma vuole diventare un’attrice famosa come daphne, si rifugia presso di lei, chiedendo di poter diventare anche lei una “sinfonia”.

Affronto mortale alla madre, tanto più che la figlia la accusa di aver tentato di uccidere Daphne. Ma non è la sola a fare accuse. Anche un’altra “sinfonia”, Sybil Wentworth, si lancia in un’altra filippica, questa volta diretta contro la segretaria di Daphne, parlando di numerose e violente liti, nelle quali le due donne si erano affrontate, per una supposta volontà di Daphne di sposarsi, cosa che la segretaria gelosa non aveva voluto mandar giù.

A questo punto avviene il primo di tanti colpi di scena: Daphne chiede pubblicamente scusa alla sua segretaria per averla avversata e rivela che è Evelyn Evans, invece, colei che vuole sposarsi. A questo punto è legittimo chiedersi chi possa essere lo sposo futuro, che Sybil ha anche visto qualche volta nascondersi. E nella sorpresa generale, avviene il secondo colpo di scena, che costituisce un colpo durissimo per Lucy: è suo padre che vuole risposarsi con Evelyn; inoltre siccome i contratti della “famiglia più felice d’America” sono a suo nome, ne consegue che anche lo spot televisivo va in fumo. Lucy è distrutta: le resta solo il marito, ancora.

Tutto andrebbe bene se un assassino non fosse nei paraggi, e non avesse tentato già due volte ad eliminare Daphne: e quando nessuno se lo immagina, dopo che Sybil ha confessato a Hugh di aver trovato un anello legato ad un certo matrimonio e di sapere chi possa essere l’assassino, scoppia un incendio in un villino che Daphne ha sul mare. La paura del fuoco è la terza delle tre paure di Daphne, e tutti pensano che qualcuno abbia potuto attentare di nuovo alla sua vita, quando Daphne appare viva e vegeta. Il cadavere carbonizzato che viene trovato è quello di Sybil invece.

Hugh trova l’anello e dalla data impressavi e dalle sigle ricostruisce in parte la verità. 

Ricostruirà la storia di due matrimoni di cui il primo sbagliato, di un ricatto per bigamia, e di una morte annunciata. E attraverso la data sull’anello, e un dettaglio insignificante su un fazzoletto, giungerà a due soluzioni successive di cui la prima sbagliata, e a due possibili assassini, di cui il secondo, quello vero. Che per fuggire l’arresto, preferirà la via del suicidio.

E nel frattempo due matrimoni andranno in fumo: quello di Lucy con conseguente distruzione completa della “famiglia più felice d’America”, e quello di Don e Taisy, con conseguente formazione di una nuova coppia formata da Morgan e Taisy. Morgan sarà anche il falso sospettato di omicidio plurimo, sulla base della data impressa nell’anello e della dedica scopertavi:  M.L. a M – 3/7/1945.

Come dicevo nell’introduzione, questo romanzo più che un dramma è una “commedia nera”. Non solo. Comunemente la produzione di Webb/Wheeler con lo pseudonimo di Jonathan Stagge viene inquadrata come una serie di romanzi spostata più verso atmosfere carriane che verso altre: questo perchè vi sono disseminati qua e là anche omicidi impossibili. Nel nostro caso, invece, il romanzo più che verso Carr, mi pare che si orienti verso il mystery squisitamente britannico, e in particolar modo quello delle “4 Crime Queen”: in questo sono completamente d’accordo con quello che ne pensa Curtis Evans. Direi anche che per il soggetto, il romanzo potrebbe essere spostato verso Ngaio Marsh in particolare: l’unica differenza plateale tra i due modi di scrivere, è l’assenza qui di una qualdivoglia raffinatezza semantica caratteristica invece dello stile marshiano. Al di là di questo, tutta una serie di caratteristiche che ci consentono di inquadrare il romanzo, come una commedia dai toni volutamente parossisticamente accentuati: anche il finale lo è, beninteso, ma al contrario rispetto all’andamento del romanzo, visto che Lucy dopo tante baruffe con Daphne, perse in maniera dramamtica e la fine della propria famiglia, anche per ritrovare la figlia, diventata “la sesta sinfonia”, e il padre, diventato marito della segretaria di Daphne, non pensa ad altro escamotage che quello di chiedere a Daphne di poter diventare lei stessa “la settima sinfonia”. 

Altra caratteristica saliente del romanzo da “Crime Queen” è il ricorso ancora una volta, al trucco stilistico del ritorno dell’erede, che qui si sostanzia nel ritorno di una moglie ritenuta ormai lontana oltre che nel tempo anche nello spazio, e nella proposizione di un ricatto che, come consuetudine nei romanzi polizieschi (e nella realtà), sarà la molla per il primo omicidio (Gretchen è il diminutivo di Margareth in tedesco). Il secondo sarà invece necessario per chiudere la bocca a chi, prima di Westlake, aveva capito tutto.

Buon romanzo, anche se qualche bug qua e là spunta non risolto. Per esempio: l’assassino premedita il primo omicidio, rubando un’etichetta in una farmacia e contraffacendone un tubetto di compresse, inserendovi una compressa impregnata di cianuro. Il plot vorrebbe che l’assassino, sulla base di una possibilità che gli da il caso, sostituisca il tubetto contraffatto a quello vero, inserendolo nella borsa di Daphne. OK. Ma non dice quale sarebbe stato altrimenti un uso possibile di quella compressa se quella particolare situazione, data dalla ripresa televisiva in casa di daphne, non si fosse presentata. In altre parole, come avrebbe potuto ipotizzare l’assassino che quella compressa sarebbe stata data proprio alla vittima prescelta, invece che essere usata dalla stessa Daphne. Metti che invece di dare la prima compressa alla sua protetta, l’avesse scelta per sè e avesse dato la seconda: lei sarebbe morta, la vittima si sarebbe salvata e tutto il piano di preparazione delle compresse avvelenate sarebbe andato in fumo.

Insomma, qualcosa non torna. 

Tuttavia il romanzo è un crogiuolo di situazioni contrastanti, i colpi di scena si susseguono, e anche nella mielosità di un alterco tra due galline, la tensione non ne risente, e si procede celermente verso la fine, in cui un doppio finale, sancisce il trionfo della ragione e del bene. 

Ultimo appunto sull’assassino: non è un personaggio negativo in toto. Agisce solo perchè costretto dalle necessità, e per salvaguardare il suo matrimonio. Il secondo omicidio l’avrebbe evitato ma anche questo si inserisce nel tentativo di preservare la moglie da rivelazioni compromettenti. 

Ma la fine sarà amara, anche perchè capirà che tutto quanto fatto per salvare il suo matrimonio, sarà stato vano. Anche per altre ragioni.


Pietro De Palma

Jonathan Stagge: Le tre paure (The Three Fears, 1949) – trad. non presente – Classici del Giallo Mondadori N° 675 del 1992ultima modifica: 2017-10-07T07:45:36+00:00da lo11210scriba
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento