Pierre Boileau – Thomas Narcejac : Sans Atout e l’uomo con la daga (Sans Atout contre l’homme à la dague, 1971) – trad. Gilda Piersanti – Il Giallo per ragazzi, N.10, Mondadori, 1990

Taluni sapranno di quell’eccezionale infornata di romanzi per ragazzi, Il Giallo dei ragazzi, che negli anni ’70 e ‘80 , Mondadori pubblicò : erano in sostanza volumi di Nancy Drew (romanzi degli anni ’30 firmati Carolyn Keene, pseudonimo sotto il quale si celavano vari autori, primo fra ttutti Mildred Benson, autrice di 23 dei 30 volumi), Hardy Boys ( creati da Edward Stratemayer) e I 3 Investigatori (romanzi degli anni ’60, scritti da Robert Arthur). Ma pochi sanno che, negli anni 90, Mondadori ritentò la formula vincente (Le tre serie si erano tradotte in un grande successo commerciale) presentando le opere destinate ad un pubblico adolescenziale di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, in una nuova serie, assolutamente ignorata sia su Wikipedia sia su Blog dedicati a tali romanzi per ragazzi.

Erano romanzi  aventi come protagonista quel Sans Atout cui Pierre Boileau già nel 1949 aveva dedicato un suo romanzo : Sans Atout en danger, tradotto da Pagotto come « L’ultimo proiettile ».

La serie comprendeva :

 

1990 – Sans Atout e il cavallo fantasma Giallo ragazzi Mondadori n°9

1990 – Sans Atout e l’uomo con la daga Giallo ragazzi Mondadori n°10

1990 – Sans Atout e le pistole rubate Giallo ragazzi Mondadori n°11
1990 – Sans Atout in bocca al lupo Giallo ragazzi Mondadori n°12
1990 – Sans Atout e l’aggressore invisibile Giallo ragazzi Mondadori n°13
1990 – Sans Atout e una strana scomparsa Giallo ragazzi Mondadori n°14
1990 – Sans Atout e il cadavere misterioso Giallo ragazzi Mondadori n°15

 

Ma non esauriva tutti i titoli, giacchè nel 1993, in una nuova serie chiamata Giallo Junior, Mondadori ripubblicava in unico volume due avventure di Sans Atout, Sans Atout e il cavallo fantasma e Sans Atout e l’uomo con la daga, pubblicate precedentemente nell’altra serie, ma aggiungeva  anche una delle due opere senza personaggio fisso, La Canzone della paura (La Mélodie de la Peur).

In realtà la serie completa dei due romanzieri francesi comprendeva anche un ottavo romanzo, rimasto inedito in Italia, perché pubblicato in Francia allorquando la serie italiana dei precedenti romanzi era già in uscita (1990) ? oppure quest’ottavo romanzo non fu pubblicato perché la coppia non era più tale, in quanto Boileau era scomparso da un anno? Non lo. Il romanzo in questione è Sans Atout, la vengeance de la mouche, come si evince dall’elenco dei titoli in francese:

 

Sans Atout et le cheval fantome, Paris, Rageot, 1971

Sans Atout contre l’homme à la dague, Paris, Rageot, 1971

Les Pistolets de Sans Atout, Paris, Rageot, 1973

Sans Atout dans la gueule du loup, Paris, Rageot, 1984

Sans Atout, l’invisible aggresseur, Paris, Rageot, 1984

Sans Atout, una étrange disparition, Paris, Rageot, 1985

Sans Atout, le cadaver fait le mort, Paris, Rageot, 1987

Sans Atout, la vengeance de la mouche, Paris, Rageot, 1990

 

Come si vede, l’ordine di uscita della serie Mondadori seguiva esattamente quella originale francese (altro indizio di come nella vecchia Editrice Mondadori si trattavano gli autori, e i lettori)

Oggi parlerò del secondo, Sans Atout contre l’homme à la dague, tradotto in Italia con Sans Atout e l’uomo con la daga

Sans Atout è un giovane quindicenne figlio dell’avvocato Robion. Si chiama più propriamente François, ma tutti lo chiamano Sans Atout. La ragione è esemplificata in una nota, a margine di pag. 9 dell’edizione italiana: “Il soprannome implica un doppio senso che sembra quasi un controsenso. Se da una parte significa, infatti, senza chance, senza fortuna, dall’altra fa riferimento a una precisa situazione del bridge che si chiama appunto sans tout. Contrariamente al primo significato, il riferimento al bridge indica una circostanza favorevole: il fatto di avere in mano, cioè, le carte vincenti (l’asso e le figure). François nel primo significato è disordinato, e l’ordine, gli dice il suo professore, è il migliore atout della vita. D’altra parte, però, è estremamente intelligente, ed ha quindi in mano le carte vincenti.”

Segue il padre presso un tale, il signor Royère, un mercante d’arte che vive in un castello a La Chenaie, che ha richiesto, attraverso l’intervento del suo medico, il dottor Dodin, l’aiuto del padre di Sans Atout. Il motivo? Qualcuno ha lacerato una tela di Julian Fevre, un pittore in ascesa che lui aveva appeso al muro dinanzi ad una famosa tela di Caravaggio, L’uomo con la daga. Il fatto inquietante è che Royère afferma che nessuno si possa essere avvicinato al quadro in oggetto, perché l’unica via per accedervi era nel suo raggio visivo e slui non ha visto nessuno. Per di più chi mai si sarebbe potuto prendere il disturbo di distruggere una tela senza valore quasi mentre dirimpetto ad essa c’è un Caravaggio? Il fatto è che il soggetto caravaggesco, L’uomo con la daga, ha un aspetto inquietante per via degli occhi, dipinti così bene, da insinuare il sospetto che siano vivi. Inoltre ha una storia fatta di disgrazie: chi nel passato ha posseduto questo quadro, è stato vittima di disgrazie o lui direttamente o qualcuno della sua famiglia; anche Royère è uno di questi, avendo perduto da cinque anni, moglie e figlio in uno spaventoso incidente stradale: da allora è sempre in lutto.

Quindi nessuno potrebbe aver lacerato quel quadro, eppure qualcuno è stato: i domestici? Impossibile: sono fidatissimi. Royère si è fissato che sia stato L’uomo con la daga.

Tuttavia la fissazione ben presto diventa altro quando arriva Robion: infatti è proprio Sans Atout a ritrovare un biglietto in cui si comunica la volontà di andare via: ma chi mai vorrebbe andarsene? La firma? Una daga.

Sicuramente qualche malvivente sta giocando sulla buona fede del conte e sulla sua impressionabilità per portargli via la tela preziosa. E così montano la guardia i due uomini e Sans Atout, ma tuttavia qualcuno, vestito con una cappa ed una daga, fugge portando via il quadro: effrazione non v’è stata, quindi dev’essere stato qualcuno dall’interno.

Ben presto tuttavia a sancire che non vi è nessuna presenza inquietante ma solo un manigoldo, arriva la lettera di riscatto: soldi in cambio della restituzione del quadro. Viene approntata la somma, ma il ragazzo, senza nessuna approvazione da parte di suo padre, sostituisce i soldi con carta da giornale.La conclusione? Il quadro viene recuperato, ma poi il malvivente si vendica e inaspettatamente rapisce proprio Royère, 8uscito sul suo calesse.che ritorna indietro con la giumenta, ingiungendo questa volta di consegnare i soldi e il quadro in cambio della vita del mercante d’arte.

Il giovane, avendo capito come il cavallo avendo ritrovato la strada del ritorno può essere che trovi anche quella dell’andata, vi si affida e arriva nel posto dov’è tenuto prigioniero Royère ma non si avvede di essere stato scoperto e anche lui viene preso prigioniero in un vecchio mulino in disuso.

Coi suoi occhi vede Royère tenuto prigioniero nella stanza più in alto nel mulino ma anche un individuo conciato come l’uomo con la daga che comunica lasciando biglietti, una volta che apre la botola di comunicazione con la stanza.

Ora Sans Atout verrà liberato e sarà proprio lui a portare soldi e quadro all’appuntamento, ma il malvivente non sa che il ragazzo ingegnosamente porterà con sé una cinepresa modificata per riprendere i soggetti nel suo campo visivo, una volta collegatogli un cavetto di nylon. In questo modo inquadrerà anche il malvivente e riuscirà a risolvere il mistero.

Bel romanzo breve , succulento, facile da leggere (bastano tre ore). La scrittura è quella di Boileau, del Boileau anni quaranta: le varie interiezioni, con cui descrive l’azione del giovane, rimanda ai suoi romanzi anteguerra, e rivela tutto sommato un tipo di scrittura vecchio stampo.

C’è un mistero, in sostanza, che concerne l’apparizione di un malvivente e la sua scomparsa da un corridoio la cui unica via di accesso è sorvegliata dal proprietario di casa. Se è accertato che non vi sia lì nessun tipo di passaggio segreto, ne discende solo una doppia possibilità: o qualcuno è entrato o qualcosa si è materializzata per poi svanire. Eliminata l’impossibilità, ne discende che solo l’alltra ipotesi è quella giusta. Ma a questo punto discendono altre due ipotesi: o il proprietario di casa si è sbagliato o ha visto male oppure…   Ed è proprio questo oppure, per impossibile che possa essere, condurrà il lettore alla soluzione.

In questo, Boileau si collega ai suoi romanzi precedenti, dove è sempre questo quid, questo qualcosa che non potrebbe essere tale in un primo tempo, ma che poi si rivela essere la tessera mancante del puzzle, a tenere unita la storia ed il problema che soggiace: perché tutto sta in piedi se è vera una cosa detta ad un certo punto del romanzo. Nel momento in cui, quella verità si rivela essere una bugia, automaticamente tutto il castello delle supposizioni crolla, e nasce un’altra idea che per quanto assurda possa essere troverà alla fine del romanzo la sua base.

Io francamente, pur non capendo per quale motivo fosse accaduta una tale cosa, ho individuato il responsabile già a metà del romanzo: Boileau non si smentisce mai. Dico Boileau e non Narcejac, perché qui c’è poco di Narcejac e molto di Boileau: Narcejac è presente più che altro nelle scene di azione, che non sono male. La caratteristica dei romanzi di Boileau è sempre quella: non è importante individuare il colpevole di per sé ma piuttosto risolvere la situazione impossibile: una volta che si sia risolta, automaticamente il responsabile è facile individuarlo. O anche può anche essere individuato il responsabile di per sé, ma se non si darà soluzione al quesito impossibile, non si potrà con certezza attribuire la colpa ad un determinato soggetto.

Devo dire che la sottigliezza psicologica che è alla base dell’azione del colpevole è notevole, ed è una caratteristica che una sorta di marchio di fabbrica della coppia: francamente non ci sarei mai arrivato, se non fosse stato spiegato, perché il colpevole ruba il quadro, poi lo restituisce e poi ancora lo rivuole indietro. A questa motivazione psicologica si associa un’altra più irrazionale, che è una conseguenza di una serie di disgrazie.

Bel romanzetto. In quest’estate in cui saremo costretti a leggere cose beh non certo molto stuzzicanti, a meno che non si legga qualcosa di Polillo o qualcosa che non si è letto e si possieda (io ho tantissimo da leggere), anche un romanzo per ragazzi di una grande accoppiata storica, può risollevare un pomeriggio sotto l’ombrellone.

Pietro De Palma

Pierre Boileau – Thomas Narcejac : Sans Atout e l’uomo con la daga (Sans Atout contre l’homme à la dague, 1971) – trad. Gilda Piersanti – Il Giallo per ragazzi, N.10, Mondadori, 1990ultima modifica: 2017-07-03T10:09:03+00:00da lo11210scriba
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