Ngaio Marsh: Il morto che ascoltava la radio (Death on the Air, 1938 o 39) contenuto in DELITTI DI NATALE, trad. Dario Pratesi, I Bassotti, Polillo, 2004

DelittiA 13 anni fa risale quella che io reputo una delle migliori raccolte di racconti in assoluto, proposte da Polillo: Delitti di Natale. Fu tale il successo di questa raccolta (7 edizioni) , che qualche anno dopo fu proposto un sequel dal titolo “Altri Delitti di Natale” che ebbe anche un discreto successo (3 edizioni).  E’ una riprova – se mai ce ne fosse bisogno – del fatto che  quando qualcuno ha le capacità e ha la voglia supportata dalla passione nel proporre qualcosa di valido, la fortuna e il supporto di chi riconosce le fatiche e anche gli investimenti, non mancano.

In questa raccolta furono raccolti molti celebri racconti: uno – Persons or Things Unknown di Carter Dickson, l’ho esaminato nel mio nuovo blog da poco aperto; un altro lo esamineremo ora. Si tratta di un  meraviglioso racconto di Ngaio Marsh, Death on the Air, tradotto in italiano col titolo inventato “Il morto che ascoltava la radio” (ma che fantasia che ha Marco Polillo!).

Il racconto dà il titolo ad una raccolta – di cui fanno parte altri due racconti già pubblicati in America (I Can Find My Way Out, 1946; Chapter and Verse: The Little Copplestone Mystery ,1974); cinque brevi storie (The Hand in the Sand, The Cupid Mirror, A Fool about Money, Morepork, My Poor Boy, Moonshine, Evil Liver, sceneggiatura di un episodio della serie Crown Court registrata in Inghilterra nel 1975),e due saggi inediti: Roderick Alleyn e Portrait of Troy – pubblicata nel 1995 per la prima volta in Gran Bretagna: Death on the Air and Other Stories. La raccolta è stata poi allargata, comprendendo oltre che i contenuti originali, anche una breve storia recentemente scoperta, The Figure Quoted.

radio-anni-30Dico subito che a mio parere, il titolo originario sarebbe stato ironicamente più efficace: morte nell’aria. Riferendosi alle onde elettromagnetiche che facevano sì che funzionasse la radio.

Il racconto curiosamente richiama altre opere : Into Thin Air di Winslow & Quirk, o Thin Air di Howard Browne, l’uno con un delitto Impossibile, l’altro che pur essendo un hard-boiled sembrerebbe ricorrere anche  in esso un delitto impossibile. Solo che qui delitto impossibile non vi è, semmai un delitto che nella forma quando viene scoperto sembra che sia almeno bizzarro: un morto stecchito, rigido come un baccalà, che sembra da morto che stia lì a sintonizzare la radio.

La magia del racconto non sta tanto nel fatto che il delitto avvenga la notte di Natale, ma che la vittima muoia mentre sta apprestandosi a cercare una stazione radio. La magia e l’evocazione di un oggetto oramai diventato un optional quasi senza valore oggi, ma che un tempo costava, eccome! Era il solo strumento che mettesse in comunicazione col mondo esterno, con l’estero anche, qualsiasi essere umano. Ora ci ridiamo sopra, ma un tempo la radio, e soprattutto la bella radio, quella da salotto, era un oggetto prezioso. Mi ricordo quella di mio nonno materno, con delle manopole color giallino di bachelite.

Beh, sono di bachelite anche le manopole che Settimius Tonks cerca di girare ogni volta che si appresta alla sua radio, uno strumento fatto su misura, e quindi costoso. E’ la sola passione oltre agli affari che gli riconoscono tutti.

Settimius Tonks è il padre-padrone di una famiglia benestante, che tiranneggia con violenza autoritaria. Tutti lo odiano per come ha ridotto i figli Guy e Arthur a degli smidollati, incapaci di prendere decisioni autonome sul loro futuro senza che il loro padre-padrone esprima il suo definitivo punto di vista; per come ha fatto della figlia, Phipps, un’altra vittima; e per come ha ridotto ad una larva, la moglie Isabel. Non manca persino il suo segretario privato, Hinslop, in questa teoria di vittime, giacchè il suo padrone gode a più non posso a umiliarlo, sicuro del fatto che il sottoposto non proverà a licenziarsi in quanto vedovo con due figli che da lui interamente dipendono. Insomma una casa padronale in cui la pace non regna,  a meno che qualcuno a turno non venga schiacciato e accetti di non ribellarsi. Persino il maggiordomo Chase, l’ultimo di una serie di domestici puntualmente licenziatisi, dopo solo due mesi, medita di licenziarsi, credendo completamente pazzo il suo principale.

E’ chiaro che in un ambiente del genere possa anche venire a qualcuno il pensierino dell’omicidio. Ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, recita il proverbio.: infatti nessuno dei vari soggetti di quella casa sembra esserne capace.

La sera del 24 dicembre accade un altro putiferio: viene umiliato ancora una volta Hinslop, e subito dopo tra lui e la figlia del tiranno scocca il momento di riconoscere che ognuno è innamorato dell’altro: non si tratta di due persone affascinanti, ma proprio mediocri, ma che nella propria mediocrità, nella propria inutilità, si sentono finalmente non mediocri né tantomeno inutili. Ma vengono scoperti e all’ira che colpisce il segretario si aggiunge quella che colpisce la figlia; e poi ovviamente a farne le spese è la madre, che ha permesso che la figlia potesse avere un sentimento siffatto nei confronti di un segretario, di un dipendente di condizione assai modesta.

I due altri figli, Arthur e Guy sono andati via.

Il padre, ritornato nello studio, si chiude per sentire la sua radio.

L’indomani mattina, la mattina di Natale, la cameriera aprendo lo studio, sobbalza quando una voce augura Buon Natale: è quella proveniente dalla radio. Voltandosi vede che il suo padrone è lì che è piegato intendo ad armeggiare alle manopole; si avvicina, poi vede che ha ancora l’abito da sera e poi…capisce che è morto. In men che non si dica il trambusto attrae Chase che vedendo l’espressione orribile del padrone, capisce che è morto, e non certo di morte naturale. Fa chiamare il medico di casa, il dottor Meadow, il quale davanti al maggiordomo ammette che Settimius sembra essere morto per una scarica elettrica: ha infatti il pollice e indice e medio della mano destra anneriti e bruciacchiati. E davanti ai figli, che temono un’inchiesta e lo scandalo, afferma di non potersi esimere dal chiamare la polizia: e a chi vuoi che diano la patata bollente se non all’Ispettore Capo del CID Roderick Alleyn? Il quale si presenta assieme al suo braccio destro, l’Ispettore Fox, e a degli agenti. E si mette all’opera.

965430Scopre ben presto quale tana di odio sia quella casa, e quanto i figli, la moglie, il segretario e persino i domestici odiassero il vecchio e ne desiderassero in cuor loro la morte certa. Visto che i moventi abbondano, e che anche il suo fido aiutante sente, come lui, puzza di bruciato (una radio, testata per non causare scosse, è poco probabile che ne abbia generata una capace di uccidere e poi abbia continuato a funzionare), comincia a volerci vedere chiaro, dopo aver parlato col dottore e aver capito che lui, senza darvi eccessivo peso, ha capito benissimo che il morto è deceduto per una scarica elettrica causata dalla radio. Anche se non si riesce a capire come possa essere accaduto: infatti, ammesso che vi fosse stata una scossa, essa non sarebbe bastata da sola ad uccidere, ed anzi avrebbe causato solo un certo pizzicore.

Smontata la radio, Alleyn, la cui vista e perspicacia sono proverbiali nel mondo del mystery, si accorge che i pomoli del bastone della tenda sono estremamente simili a quelli di bachelite, tanto da potersi confondere, anche se sono di metallo. Sfilati, vi trova all’interno dei residui di carta assorbente, che trova anche intorno ai perni su cui le manopole di bachelite sono avvitate; inoltre, quasi nascosti dalle stesse manopole, sono stati praticati nel legno dei minuscoli fori senza che si capisca a cosa potessero servire. A quel punto un’idea peregrina si fa largo nella mente dei poliziotti: e se attraverso quei fori non fossero stati fatti passare dei fili elettrici che avessero messo in contatto le manopole di metallo con l’interruttore posto dietro la radio? Cioè cominciano a sospettare che qualcuno abbia sabotato la radio col fine di ucciderne il proprietario.

Dopo aver trovato nel quadro comandi, una valvola sostituita in un contatto che porta segni evidenti di un corto circuito; dopo aver saputo che ad una certa ora della sera prima la radio aveva cessato di funzionare e le stufette improvvisamente si erano spente, ma poi si era rimessa in funzione e così anche le stufette; e soprattutto dopo che il maggiordomo ha rivelato una cosa di fondamentale importanza, un gesto che compiva il padrone di casa, anche allo scopo di esasperare il suo segretario (ma che lo aveva reso molto più sensibile ad una scossa mortale), capisce come abbia fatto l’ingegnoso assassino ad uccidere, e dopo aver passato in rassegna i vari alibi, e aver capito che anche l’assassino oltre agli altri conosceva quel particolare, ne provoca la confessione, facendo leva sul rimorso e sulla sua “bontà d’animo” non potendo sopportare che un altro essere innocente venga impiccato al suo posto.

Il racconto finisce quindi con una nota assai malinconica che contrasta con la gioia del Natale, anche se nella notte precedente di Natale, non è detto che Babbo Natale non abbia portato il suo regalo in quella casa: la morte del tirannico despota. Tuttavia anche qui, come in altri casi, l’omicida non è un malvagio che uccide per il gusto di farlo o perché spinto da furore, avidità, interesse, odio personale, ma è un “buono” che ricorre all’omicidio per salvare il proprio e l’altrui amore. E’ il genere di assassino che talvolta i vari detectives di carta proteggono dandogli modo di scappare, che si tratti di Poirot, o Sherringham o anche Alleyn. Perché Alleyn permette che fugga all’impiccagione…uccidendosi col cianuro: anche quella è una fuga, o no?

Il racconto non si vorrebbe che finisse! E’ questa la sensazione che ho avuto: una splendida prova di finezza, gusto e una scrittura evocativa, dialoghi brillanti e la capacità di condensare magicamente in trenta pagine una storia che altrove lo sarebbe stata in trecento.  Io amo Ngaio Marsh. E per di più questa è un’opera della fine degli anni trenta, il massimo del fulgore della scrittrice neozelandese.

Roderick Alleyn, che è figlio di una aristocratica (infatti sarebbe Sir in effetti e tale sarà quando arriverà al grado di Commissario, cioè baronetto) riceverà il titolo non per ceto ma anche per prestazioni lavorative, e già questo lo rende al lettore un personaggio simpatico: non è certamente il detective snob alla Sherringham, né tantomeno un lord tipo il Wimsey della Sayers, ma è più vicino  alla borghesia cittadina, e come il Poirot della Christie o il Sergente Beef di Leo Bruce o il John Appleby di innes anche lui divenuto Sir col tempo per meriti di lavoro, coniuga nella stessa figura dell’investigatore anche quella del poliziotto (Poirot è un ex poliziotto belga). Ma se Poirot talora è antipatico in quel suo saper tutto, e nelle sue manie, Alleyn è garbato, signorile nei modi, così diverso dai rozzi poliziotti, ma affabile, educato e rispettoso come ogni lord che si rispetti ( e lui lo è anche se ha fatto di tutto per non vivere di rendita).

Lo stile è scorrevole e sontuoso, e la lettura è una piacevole, molto piacevole esperienza.

Perché la Marsh sapeva scrivere, senza mai tracimare, andare oltre. Che fosse racconto o romanzo, l’opera è come se fosse un quadro, perfetto nelle  sue dimensioni. E quindi bisognerebbe che si possedesse un senso artistico sviluppato.

Del resto, come diceva la stessa Marsh, You must be able to write. You must have a sense of form, of pattern, of design. You must have a respect for and a mastery over words.

La grandezza non si improvvisa, e tantomeno ci si può improvvisare nello scrivere.

Pietro De Palma

Ngaio Marsh: Il morto che ascoltava la radio (Death on the Air, 1938 o 39) contenuto in DELITTI DI NATALE, trad. Dario Pratesi, I Bassotti, Polillo, 2004ultima modifica: 2017-01-15T18:21:20+00:00da lo11210scriba
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