“Gialli Anglosassoni”, i Romanzi che hanno ispirato il Giallo Moderno.

Come già accaduto nel 2013, vengono riproposti, in una collana a medio prezzo targata Corriere della Sera, venti volumi della mitica collezione della  Casa Editrice Polillo, I Bassotti.

Della possibilità ho parlato tempo fa con lo stesso Marco Polillo, quando ho realizzato, grazie alla sua disponibilità, un’intervista rivelatrice, pubblicata per il momento solo sul mio blog italiano La Morte Sa Leggere: in un passo, io auspicavo una serie a medio prezzo in cui trovassero spazio i volumi non più molto venduti perché lontani nel tempo, che avesse lo scopo di portare liquidità al comparto sì da convertirla in nuovi progetti editoriali. Però, ovviamente, e Polillo lo capì ma non rispose, il riferimento di base era quello della prima collana del Corriere della Sera, che qualche anno fa aveva portato liquidità nelle casse della casa editrice fondata da Polillo, proprio in ragione dei titoli molto allettanti e del prezzo altamente competitivo:

Un altro interrogativo ricorrente riguarda il costo del libro. Lei mi ha detto recentemente che il costo varia anche in rapporto al numero di pagine, e quindi per mantenerlo fisso presumo che si debbano cercare titoli che non sforino un certo numero di pagine (per non inficiare l’integralità della traduzione, che è uno dei vanti della collana). Lei mi diceva questo in relazione a titoli di Innes, o a certi titoli (uno in particolare di Dorothy Sayers) in cui il volume insolito di pagine, renderebbe molto problematica l’apparizione ne I Bassotti, a meno di non aumentare ulteriormente il prezzo del volume. Non si potrebbe, nel caso di certi autori, attuare una politica quale quella di etichette americane (del campo discografico) che pubblicano un certo disco solo dopo aver raggiunto un certo tipo di prenotazioni, una sorta di vendita sulla base di un numero certo di acquirenti? E per esempio, non si potrebbe, sulla falsa riga de I Classici Mondadori, creare un’ altra collana in cui relegare i volumi più vecchi della collana, ad un prezzo inferiore e con una copertina diversa tanto per inquadrare la diversità del prodotto? In questo modo si potrebbe acquisire liquidità da investire in altre pubblicazioni .

Le prenotazioni vengono sempre fatte anche in editoria, e infatti in qualche caso una pubblicazione già decisa e stata annullata proprio perché le prenotazioni si erano assestare su un numero troppo basso. Ma il punto vero è che i libri non vengono venduti al cliente finale (il lettore) ma a un intermediario (il libraio) che poi li vende. E i librai hanno sempre la possibilità di rendere all’editore i libri acquistati se questi non incontrano il favore del pubblico. Quindi le prenotazioni hanno una loro importanza, ma non garantiscono nulla: se io prenoto molto bene ma poi vendo molto male mi trovo in ogni casi nei guai. Quanto alle edizioni economiche, certo, è possibile, ma tenga conto che i diritti non vengono acquistati dall’editore senza limiti di tempo e con la possibilità di farne poi quello che vuole. I contratti sono molto dettagliati e limitativi, quindi costi per l’editore, oltre a quelli di stampa, distribuzione, ecc., ce ne sarebbero sempre. Inoltre, ma sempre parlando in termini generali, non creda che le edizioni economiche se la passino poi bene in questo periodo; anzi, in quel settore le vendite sono forse scese di più rispetto a quelle delle edizioni maggiori.

La risposta di Polillo ha parimenti sgombrato il campo da molte false verità, ed ha rivelato qualcosa che normalmente non si dice: che cioè i libri sono venduti ai librai che a loro volta li vendono a noi, che la prenotazione esiste e in qualche caso dei volumi di cui era già decisa la pubblicazione non sono stati più pubblicati (il riferimento d’obbligo penso fosse a Le Tre bare di Carr che era dato in pubblicazione molto tempo fa ne I Bassotti ma di cui poi non si seppe più nulla), e infine che le pubblicazioni editoriali economiche stanno vivendo un momento di crisi forse maggiore di quelle non economiche (non so se si riferisse ai Gialli Mondadori o ai SuperPocket Rizzoli, ma certo è che la rivelazione getta ombre sulle dichiarazioni ottimistiche per esempio rese da Forte recentemente in merito ai Gialli Mondadori.

Però io sapevo benissimo già da allora, che qualcosa si sarebbe mosso nell’ ambito editoriale legato ai Giornali; e quindi si poteva ragionevolmente presumere che l’esperienza maturatasi anni fa nell’ambito del Corriere della Sera, potesse essere replicata.

Se però andiamo a vedere in dettaglio le due serie, quella del 2013 e quella del 2016, possiamo riscontrare delle differenze.

La serie del 2013 constava di n.20 volumi:

– “La casa dei sette cadaveri” di Jefferson Farjeon
– “L’alibi di Scotland Yard” di Don Betteridge
– “Il caso dei cioccolatini avvelenati” di Anthony Berkeley
– “La scala a chiocciola” di Mary Roberts Rinehart
– “Occhiali neri” di John Dickson Carr
– “Niente orchidee per Miss Blandish” di James Hadley Chase
– “I fatali 5 minuti” di R. A. J. Walling
– “Il caso con nove soluzioni” di J. J. Connington
– “Una buona tazza di tè” di Christopher Bush
– “Signori della Corte…” di Edgar Lustgarten
– “Delitto ai grandi magazzini” di Cortland Fitzsimmons
– “Laura Vertigine” di Vera Caspary
– “Charlie Chan e la casa senza chiavi ” di Earl Derr Biggers
– “Morte in Provenza” di George Bellairs
– “Delitto a Harvard” di Timothy Fuller
– “I delitti di Hammersmith” di David Frome
– “Assassinio all’università” di Thomas Kyd
– “La morte di mia zia” di C. H. B. Kitchin
– “La sera della prima” di F. G. Parke
 – “Morte al telefono” di Elizabeth Day

e anche la serie di cui è appena iniziata la proposizione in edicola consta di n.20 volumi:

1. L’enigma dell’alfiere (The Bishop Murder case, 1928) di S.S.Van Dine [21 gennaio 2016] .

2.La signora scompare (The Lady Vanishes, 1936) di Ethel Lina White [28 gennaio 2016]                                                                                                    

3.L’uomo nella cuccetta n. 10 [Cornelia Van Gorder 1] (The Man in Lower Ten, 1906) di Mary Roberts Rinehart [4 febbraio 2016]

4. Assassinio nella brughiera (The Yorkshire Moorland Mystery, 1930) di J.S. Fletcher (Joseph Smith Fletcher) [11 febbraio 2016]

5. L’assassinio invisibile (Sealed-Room Murder, 1937) di Rupert Penny [18 febbraio 2016]

6. L’uomo con la mia faccia (The Man With My Face, 1948) di Samuel W. Taylor [25 febbraio 2016]

7. Svanito nel nulla (Into Thin Air, 1928) di Horatio Winslow e Leslie Quirk [3 marzo 2016]

8. La stessa sera alla stessa ora (The Chief Witness, 1940) di Herbert Adams [10 marzo 2016]

9. La casa degli strani ospiti (The House of Strange Guests, 1932) di Nicholas Brady [17 marzo 2016]

10. Mr. Pinkerton ha un indizio [Evan Pinkerton 8] (MrPinkerton has the Clue, 1936) di David Frome [24 marzo 2016]

11. Maschera bianca (White Face, 1931) di Edgar Wallace [31 marzo 2016]

12. Il delitto della portantina (Murder at the Pageant, 1930) di Victor L. Whitechurch [7 aprile 2016]

13. La formula del delitto (Murder by Formula, 1931) di J.H. Wallis [14 aprile 2016]

14. Il dardo piumato [Barone von Kaz 2] (The Feather Cloak Murders, 1936) di Darwin L. e Hildegarde T. Teilhet [21 aprile 2016]

15. Charlie Chan e il cammello nero [Charlie Chan 4] (The Black Camel, 1929) di Earl Derr Biggers [28 aprile 2016]

16. Morte in sala d’attesa (The Divorce Court Murder, 1934) di Milton Propper [5 maggio 2016]

17. Ipotesi per un delitto [Ispettore Charlton] (Let X be the Murderer, 1947) di Clifford Witting [12 maggio 2016]

18. Omicidio a capodanno [Ludovic Travers 5] (Dancing Death, 1931) di Christopher Bush [19 maggio 2016]

19. Non si uccide prima di Natale (Do Not Murder Before Christmas, 1949) di Jack Iams [26 maggio 2016]

20. Il mistero del villaggio [Francis McNab 3] (Murder on the Marsh, 1930) di John Ferguson [2 giugno 2016]

Innanzitutto la nuova serie comincia col botto. Infatti  L’Enigma dell’Alfiere di S.S. Van Dine a mio parere è il capolavoro assoluto dello scrittore e critico statunitense, ed uno dei romanzi più spacca-cervelli di tutta la storia del romanzo poliziesco, mentre, a parità di apripista, La Casa dei Sette Cadaveri di Farjeon che aprì la prima serie, era chiaramente un romanzo molto meno allettante.

Quindi questa serie si apre nel migliore dei modi. Va detto, per di più che, come si evince dai titoli riportati, anche tra gli altri romanzi vi sono dei titoli interessanti. Segnalo per esempio quelli di Rupert Penny e Horatio Winslow & Leslie Quirck perché eccellenti esempi di Camere Chiuse, anzi…dei veri classici! E più in generale i romanzi di Ferguson, Bush, Taylor (uscito nei Mondadori dei primi anni ’50 e mai più ristampato), Brady, Frome, Adams, Witting; meno allettanti secondo me quelli di Wallace, Rinehart,  Fletcher, White, ma pur sempre dei classici. Anche in questa serie, c’è un romanzo che a me non è piaciuto proprio, cioè Il Dardo Piumato di Darwin L. e Hildegarde T. Teilhet, di cui mi parlò molto male al tempo Luca Conti (“non comprarlo: era vecchio già quando fu scritto”), che un amico mi prestò, che ho letto, ricavando lo stesso giudizio di Luca. L’unica cosa simpatica di questo romanzo è che il suo protagonista sembrerebbe essere è un personaggio alla Fantozzi o alla Fracchia, avendo un nominativo piuttosto evocativo: Barone Von Kaz (!!!!!!!!!!!!).

Chiudo con una considerazione di fondo, alla luce dell’intervista con Polillo, che raccomando di leggere ( http://lamortesaleggere.myblog.it/2016/01/01/intervista-marco-polillo-patron-dellomonima-casa-editrice/  ).

E’ evidente che Marco Polillo ci tenga alla sua collana particolarmente, se ha deciso, alla luce della pur timida ripresa economica, di ritentare la sorte, ritornando in libreria, dopo che aveva sospeso le vendite un anno fa. E quindi anche, tutto ciò che ha a che fare con la stessa collana , gli sta a cuore. Quel che ho ricavato da quell’intervista è che Polillo è un uomo che fa le cose per passione: ogni libro che lui pubblica, non è un titolo scelto a caso, ma uno in cui lui crede, al di là di quella che possa essere effettivamente la recensione critica, positiva o negativa. Quindi anche una contrattazione di questo tipo, una concessione dei diritti di pubblicazione, seppure per un tempo limitato, ad altra casa editrice, dev’essere stata una scelta altamente ponderata, a cui ci si è piegati solo per far fronte ad una maggiore liquidità. Ora, da ogni parte si analizzi la questione, è evidente che in una collana di titoli, ci sono alcuni che l’editore originale molla con piacere ed altri che molla a malincuore: io se fossi Polillo non avrei mai ceduto tutoli dome il Parke, Ferguson, Bush, Penny, Winslow & Quirck, Betteridge, Witting, Walling, etc.. perché se non pietre miliari (anche beninteso), anche rarissimi romanzi; avrei ceduto altri, come i Biggers (già ristampati da altre case editrici), i Rinehart, White, Fletcher.

Da ciò il lettore deduce quello che voglio dire: immagino che ci siano titoli che l’editore ben vorrebbe mollare, perché ha visto che le vendite relative sono state non come lui avrebbe auspicato, e titoli che lui non vorrebbe mollare, ma che gli vengono richiesti. Quindi è evidente che se una collana siffatta non è al 100% eccellente, lo sarà al 70-80%.

Pietro De Palma

“Gialli Anglosassoni”, i Romanzi che hanno ispirato il Giallo Moderno.ultima modifica: 2016-02-05T10:06:11+00:00da lo11210scriba
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