FASTI E CRISI DEL GIALLO MONDADORI (e dell’editoria italiana) – Seconda ed ultima parte

La querelle dimostrò che c’era molto malessere, a seguito dell’abbandono progressivo di autori che in passato erano stati ampiamente pubblicati, per es. Berkeley, che poi all’avvento di Forte, è stato di nuovo pubblicato.

Contemporaneamente, di quest’abbandono godè i frutti la Casa Editrice Polillo, che fino a quel momento aveva pubblicato anche dei buoni romanzi (per es. i 3 di Bradberry), che aveva cominciato in sordina una collana poliziesca, “I Bassotti”, pubblicando sia inediti che molti romanzi già pubblicati in altro tempo da Mondadori e non più riproposti. Da quel momento tuttavia questa casa editrice diventò il rifugio per chi non accettava il nuovo corso di Mondadori, e Polillo spiccò il volo, pur avendo prezzi di copertina sensibilmente più alti di quelli Mondadori da edicola. Poi ha fatto i conti con la crisi economica (e anche editoriale) e per circa due anni ha sospeso le vendite, e non ha chiuso i battenti, come alcuni hanno affrettatamente affermato nei propri blog, perché, a loro dire, c’era sempre meno gente “disposta a un esborso non indifferente”, giungendo ad affermare che “se una casa editrice specializzata piuttosto affermata ha dovuto chiudere i battenti per scarse vendite, ciò la dice fin troppo lunga sul reale interesse del lettore Italiano verso il giallo vintage”.

Polillo, invece, non ha affatto chiuso i battenti. Infatti, il 16 ottobre scorso, privatamente, Marco Polillo, patron dell’omonima casa editrice ed in passato collaboratore di Mondadori, mi ha confermato il ritorno nelle librerie, previsto intorno alla metà di novembre, tra il 12 ed il 19 (Amazon lo annuncia per il 19), con due titoli sicuramente d’effetto: Delitto in ascensore (di Alan Thomas), pubblicato tra le “99 Camere Chiuse di Lacourbe” e menzionato prima dal compianto Bob Adey, come un vero e proprio caposaldo delle Camere Chiuse; e Sangue sulla neve (di Hilda Lawrence), opera degli anni ’40 della scrittrice, il suo esordio, che fu un grandissimo successo dell’epoca. Di tutto questo ho dato annuncio su Anobii, rivolgendomi al gruppo dedicato alla collana mystery di Polillo, I Bassotti, ma in breve tempo l’annuncio è stato diffuso anche in altri gruppi, diventando ben preso oggetto di numerosi interventi che gridano quasi “al ritorno del Messia”.

Che poi si tratti davvero di un ritorno in grande stile di Polillo, io sono il primo ad augurarlo. Tuttavia è bene non suonare le trombe né battere sulla grancassa, ma aspettare le rispondenze delle vendite, giacchè da parecchio tempo il comparto editoriale italiano soffre di una grande crisi.

Per un certo periodo, insieme con l’abbandono progressivo del mystery in casa Mondadori, si sviluppò una certa iniziativa editoriale, da parte di altra casa editrice, Shake di Milano, una casa editrice nata nell’ambito dell’ estrema sinistra che, curiosamente, cominciò a pubblicare romanzi polizieschi: a patrocinarla furono quelli che erano stati sino a quel momento i due assi portanti dal punto di vista critico della Mondadori da edicola: Mauro Boncompagni ed Igor Longo, che firmarono anche le prefazioni a pochissimi titoli che uscirono, ma di grande impatto culturale. E’ evidente che c’era stato un certo scollamento all’interno della struttura editoriale; ed era subentrata già la sfiducia che la collana potesse continuare a sortire i successi di un tempo.

Mi ricordo che Igor, qualche giorno dopo la prima riunione col nuovo editor di allora, Altieri, mi comunicò la sua esultanza: Igor era moto eccitato perchè l’entusiasmo trasmesso da Altieri faceva presupporre un’altra stagione di successi. Io ero, mi ricordo, scettico. Lui No. Fatto sta che però l’entusiasmo della prima ora, dovette trasformarsi in scoramento, se si pensò di dare il la ad una iniziativa parallela, quando risultò chiaro che il genere Mystery avrebbe pagato lo scotto più alto della nuova gestione. Sono sicuro che fu messo anche in conto che Shake non sarebbe mai stata una concorrente di Mondadori e quindi…

Così anche Shake pubblicò,  romanzi Mystery “vintage”. Ma il suo successo fu effimero, a differenza di Polillo, perché Shake non investiva in pubblicità e quindi un pubblico estremamente sporadico li apprezzò. E così terminò l’uscita di quei volumi, veramente sensazionali.

La ragione del mancato successo di quella collana secondo me sta più in un’altra componente che si inserisce anche nel ragionamento che sto formulando a riguardo de I Gialli Mondadori: mentre la collana di Shake, era un tentativo di inserirsi in un determinato contesto, senza aver mai praticato quel genere di letteratura, e venendo da posizioni culturali che se non erano in contrasto, tuttavia partivano da contesti culturali e politici diversissimi (voglio ricordare che i maggiori autori di Giallo Classico, con l’esclusione di Postgate e di qualche altro, sono stati espressione della conservazione politica e non certo della dittatura del proletariato), la Collana de “I Bassotti” di Polillo nasce come collana di Gialli classici e diventa in breve struttura portante di una casa editrice che non proponeva libri politici o di costume o di musica come Shake, ma sempre e solo polizieschi.

Tuttavia il mercato editoriale italiano, sto parlando di quello poliziesco, ha cercato comunque di reagire alla pesante crisi editoriale, ed altre case editrici hanno lanciato pallide sfide: ricordo Elliot che ha pubblicato due inediti di Ngaio Marsh, Excelsior 1881 ha pubblicato parecchi romanzi di Maurice Leblanc con Arsene Lupin (probabilmente sfruttando il successo del film omonimo) mentre precedentemente Einaudi aveva pubblicato qualche volume di racconti del ladro gentiluomo di Leblanc e due romanzi; I casi dei vedovi neri di Asimov erano stati proposti da Minimum Fax, così come Giano aveva pubblicato La mosca dorata di Crispin (proponendo la traduzione mondadoriana); e recentemente anche Castelvecchi ha preso l’iniziativa, pubblicando dei romanzi di Freeman ed ora anche un raro Griffith, pubblicato negli anni ’30 nelle Palmine, mentre BEAT ha pubblicato parecchi Stout.

Se precedentemente Adelphi aveva pubblicato gran parte dei Maigret di Simenon, e Sellerio aveva pubblicato parecchi romanzi di autori diversi da De Angelis a Scerbanenco a Gimenez, e Newton Compton aveva pubblicato nei Mammouth l’integrale di Maurice Leblanc con Arsene Lupin e tutte i romanzi di S.S. Van Dine, e Rusconi a sua volta l’integrale di Van Dine in traduzione nuova, la casa editrice che più di altri, diciamo più o meno con gli stessi risultati di Polillo, si è affermata, è Giunti, che ha inaugurato una collana poliziesca di successo, puntando su autori del tutto sconosciuti al mercato italiano: due romanzi di Keigo Higashino (Il Sospettato X, L’Impeccabile); una Camera Chiusa di Jim Kelly, Trappola Bianca; un romanzo di Greg Hurwitz, Il prossimo sarai tu; due di John Bingham,etc.. 

So per certo che all’inizio di questa iniziativa, in Giunti era approdato Luca Conti che si era portato dietro Mauro Boncompagni: il fine era dare alla luce una iniziativa editoriale di grande respiro, puntando a pubblicare in italiano autori internazionali che non lo erano stati mai: tra questi Jim Kelly, Greg Hurwitz, e Luca mi disse che avrebbe provato a far pubblicare qualche giapponese, Soji Shimada o Akimitsu Takagi. L’uscita prematura di Luca e poi di Mauro ha privato quella collana di autori di grande presa, ma è anche vero che l’entrata di Higashino, un altro giapponese, ha contribuito al successo della collana. Sono parimenti sicuro che almeno con l’esperienza di Mauro Boncompagni, la Giunti avrebbe potuto fare ben altro salto di qualità. Ma in questo Giunti non lo ha saputo valorizzare appieno  (e va detto sottovoce…non l’ha valorizzato del tutto neanche Mondadori: se gli avessero dato la curatela di una collana, come la dettero a Lippi per Urania, ora sono sicuro che Mondadori non avrebbe tali problemi, anche se Forte sta facendo di tutto per tamponare le défaillances).

Questo per dire che non è vero che il mercato del mystery vintage non attiri più consensi. E il fatto che vengano pubblicati sempre gli stessi autori, non significa che questi per forza debbano vendere più degli altri.

Mi spiego anche questa volta.

Negli ultimi tempi alcuni autori vengono pubblicati più volte, tra cui Bowen (una scrittrice conosciuta americana i cui romanzi sono del genere giallo-rosa, un po’ alla Woodhouse), e Gardner ( autore un tempo molto pubblicato, i cui romanzi sono stati fino agli anni ’80 – ’90, molto pubblicati per essere successivamente dimenticati) che da un po’ di tempo è costantemente riproposto, anche troppo. Qualcuno ha sostenuto che vengano pubblicati perché vendono molto.

Non so se sia vero. So però che, quando viene pubblicato un nuovo autore, accade spesso che i romanzi vengano acquistati in blocco, a pacchetto. Sarà questo il caso di Bowen? Credo di sì. Finchè il blocco non si esaurirà, continueranno a pubblicare le sue storie, che tirino o meno. Io personalmente ho sempre difeso, in maniera controcorrente, il fatto che una collana debba pubblicare roba che sia accettata da lettori di qualsiasi gusto, e quindi è giusto che si pubblichino romanzi mystery, hard boiled, psicologici, noir italiani, crime fiction americana contemporanea. E’ sacrosanto. Ma qui parliamo di autori che vengono pubblicati in maniera massiccia a scapito di altri. E Gardner? Viene pubblicato più di Carr o di Queen. Secondo me la faccenda è più complessa e coinvolge la materia dei diritti di autore.

La Redazione ha risposto, affermando che: “Qualcuno si lamenta delle quattro uscite annuali di Gardner. Be’, conti alla mano, sappiate che questo è l’autore in assoluto più venduto nei Classici, sia in cartaceo sia in digitale, e da solo contribuisce a mantenere in piedi la baracca meglio di quanto farebbe qualsiasi altro autore che avete citato. Se lo togliessimo o riducessimo drasticamente la sua presenza, allora sì che il GM correrebbe seri rischi di chiusura. Per cui, se a qualcuno non piace… amen, ce ne faremo una ragione. Ma se il pubblico, acquistandolo, dimostra di gradirlo, e se le mail che arrivano in redazione continuano a chiederci “più” Gardner, allora noi non possiamo fare a meno di seguire queste indicazioni. E lo stesso vale per altri autori, che riproponiamo non per la fissazione di qualcuno, ma perché valutiamo nel corso del tempo le risposte del pubblico. La Bowen, per esempio, citata da qualcuno con fastidio, è l’autrice più venduta del GM, e dunque fatevene una ragione perché la pubblicheremo ancora, almeno fino a quando il pubblico la gradirà. Dopodiché, continuiamo a proporre autori di vario genere, anche inediti di grandi classici (la Marsh, Chase, Halter, la Eberhart), ma molti non riusciamo ad acquisirli per questione di costi o di mancata concessione dei diritti, e altri vengono snobbati dal pubblico, e dunque diventano improponibili in uscite successive. Ricordatevi che a decidere, alla fine, non siamo noi, ma i lettori con i loro acquisti (o mancati tali)” , risposta del 21 agosto scorso (a cui non ho potuto rispondere perché impegnato a trascorrere gli unici 8 giorni di vacanza, peraltro splendidi in Tuscia).

OK. La risposta è chiara (è molto più articolata invero, per cui consiglio di andare a leggere tutto il papiro pubblicato sul Blog Mondadori). Ma qualcosa non mi quadra. Per tanti anni ci hanno detto che la scrittrice più venduta in assoluto era Agatha Christie, a cui hanno dedicato serie di Oscar e ristampe continue, ed ora esce che è invece Gardner. Ma la verità dov’è? E allora se davvero fosse questa la verità, per quale motivo non solo non l’avrebbero proposto per almeno vent’anni ma anche non avrebbero pubblicato tutta l’integrale del suo corpus in libreria sostituendolo ad Agatha Christie?

Domande più che legittime. Postate sul Blog, e misteriosamente scomparse: il post mi è stato cancellato. Perché? Perché non piaceva a qualcuno! In altre parole significa che quello che scrivono non è detto che sia per forza vero se incominciano ad aver paura di quello che altri obiettano.

Ma un’altra cosa, affermata nella risposta della Redazione, ha richiamato la mia attenzione, e questa mi ha fatto sorridere: hanno affermato che “Ma se il pubblico, acquistandolo, dimostra di gradirlo, e se le mail che arrivano in redazione continuano a chiederci “più” Gardner, allora noi non possiamo fare a meno di seguire queste indicazioni”. Cioè stanno pubblicando questa messe di Gardner perché ricevono molte email in redazione che supplicano di pubblicarli. Però questo tono di risposta dimostra anche un’altra cosa: che al di là della programmazione – è evidente che i Gardner siano stati programmati tempo fa – la possibilità che altri possano essere inseriti d’emblée solo perché continuando ad arrivare suppliche di pubblicarli, esiste. Quindi non sarebbe vero che la programmazione non possa essere cambiata. Anche se questa affermazione, per lo meno incauta, si potrebbe prestare ad altra interpretazione: mettiamo che altra gente mandasse email alla redazione (so per certo che le emai quando arrivano fanno sempre una certa sensazione, per averne inviate io almeno tre, una ai tempi di Sandrone Dazieri e due ai tempi di Fiocca) implorando di pubblicare quello che non stanno pubblicando più, la Redazione dovrebbe esaudire le richieste… Di cosa, lo faccio immaginare ai miei lettori: potrebbe essere Paul Halter, o Brett Halliday o che so io.. Richard Ellington, per esempio.

Inoltre, da un po’ di tempo a questa parte, stiamo assistendo ad una curiosa cosa: vengono annunciati dei romanzi, che poi al momento debito, cioè quando dovrebbero essere in uscita, non lo sono più e scompaiono. I più hanno preso la cosa nel novero delle cose strane che accadono in Italia; secondo me, invece, è il prodotto di altro: non so perché, ma secondo me c’entrano i diritti di autore. Deve essere accaduto qualcosa qualche tempo fa a riguardo. Non solo si vedono raramente, rispetto ad altri tempi, romanzi in passato pubblicati da altre case editrici (Garzanti, Longanesi, Feltrinelli), ma non si vedono più neanche i romanzi gialli pubblicati da Mondadori negli anni ’40, ’50, ’60 e ’70. Perché ? Per quale altro motivo potrebbe essere se non per i diritti d’autore? Quale altro motivo impedirebbe alla Mondadori di ripubblicare romanzi da lei pubblicati più volte in passato, per es. I Ragni di Ferro, di Baynard Kendrick ? O qualche romanzo di Amelia Reynolds? O Il proiettile è di scena di S.J.Simon e C. Brahms, romanzo per di più annunciato tempo fa sui Classici e mai più pubblicato? In questo caso, essendo romanzi di più di sessanta anni fa, non credo avrebbe problemi coi detentori di diritti di traduzione; quindi, se il problema sta nei diritti di autore ( e non potrebbe essere altrimenti), riguarda proprio chi li detenga.

Ecco perché allora vengono riproposti sempre gli stessi autori! Ecco perché non vengono più proposti i “minori”!

E poi si aggiunge la tendenza che vengano sovente preferite  traduzioni più vecchie e desuete ad altre più nuove ed integrali: quale altro motivo ci sarebbe se non proprio i diritti, qui, di traduzione ?

E tra l’altro i romanzi di Gardner sono romanzi di molti anni fa. Intesi?

Questo modo di condurre le cose, se punta a risparmiare ed è legittimo farlo in un tempo di crisi, ha però in sé i germi della scomparsa della collana: infatti, pubblicando sempre le stesse cose o quasi, Il Giallo Mondadori potrebbe perdere sempre più lettori non tanto disorientati dall’aumento del prezzo, in quanto a mio parere irrisorio ma anche a causa della decurtazione del 50% dei romanzi pubblicati ogni mese. Per di più, a mio modesto parere, sarebbe il caso di apportare degli aggiustamenti al piano di vendite. Infatti, come è lecito presumere, i titoli non vengono buttati sul mercato istantaneamente, ma hanno bisogno di una certa decantazione, dovendo essere gli stessi, soprattutto quelli di autori non italiani, essere tradotti ex novo per poi essere sottoposti a correzione e quindi a pubblicazione.

Perché dico questo? Per il semplice motivo per cui tempo fa, quando i titoli furono programmati, si pensava che sarebbero usciti quattro titoli, e su quattro non sempre tutti incontrano il favore del pubblico. Ma ne pubblicavano quattro! Ora ne pubblicano due! Per cui se uno non va e vende pochissimo un mese, c’è una perdita che non si può negare e neanche occultare, perché due soli titoli si sono pubblicati. Ecco perché sto dicendo che sarebbe meglio che le uscite venissero riprogrammate. Anche quando qualcuno dice che non è possibile che ciò possa avvenire.

L’impressione mia è che in quello che hanno scritto nella risposta non ci sia tutto. Perché se così fosse, non avrebbero cancellato il mio post che poneva delle riflessioni e delle domande conseguenti. E quindi ho motivo di pensare che la situazione sia critica. E che prima o poi qualcos’altro accadrà…

Il sostegno alla collana deve rimanere alto da parte dei lettori, perché se ci si disaffeziona, il resto viene automaticamente.

Ma è anche necessario che vi sia una risposta da parte dei responsabili. Questo significa che le uscite devono venire incontro ai bisogni di tutti, ma proprio di tutti, e non solo di alcuni (e bisogna dire che questo mese non è andata male con l’uscita di nuovo di Lovesey, e che anche il mese prossimo ci andrà bene con l’uscita di un inedito di Marsh e da tenere conto è che se non ci fosse stato il dimezzamento questi due autori avremmo potuto averli nello stesso mese, forse!).

Ma significa anche avere un atteggiamento più costruttivo, non reagendo con atteggiamenti repressivi, perché quando si comincia a temere l’opinione della gente mettendo il bavaglio a chi non offende ma intende esprimere un proprio parere, significa che…

 

Pietro De Palma

FASTI E CRISI DEL GIALLO MONDADORI (e dell’editoria italiana) – Seconda ed ultima parteultima modifica: 2015-11-13T00:14:20+00:00da lo11210scriba
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