FASTI E CRISI DEL GIALLO MONDADORI (e dell’editoria italiana) – Prima parte

La collana editoriale più famosa d’Italia e la più longeva, Il Giallo Mondadori, è in crisi da parecchio tempo. Negli ultimi tempi la discussione tra i lettori è ripresa, e siccome su altri spazi in rete, si parla in un certo modo, riportando per lo più quello che viene affermato dagli organi interni, io, che ho sempre pensato con la mia testa, affermo il mio indipendente pensiero.

Uno degli oggetti del contendere è stato l’aumento dei singoli volumi cartacei (che poteva “starci” come il sottoscritto disse al tempo sul Blog del Giallo) e quello degli e-book (meno comprensibile), e la contemporanea riduzione del 50% delle testate in uscita ogni mese. Questa presa di posizione, decisamente forte, potrebbe avere problematiche ripercussioni, sempre che queste non fossero già state prese in considerazione. Chiudere due collane che non tirano più come prima, sarebbe facile, se non ereditassero la storica collana anteguerra de I Libri Gialli (detti anche “Palmine”, in virtù della Palma impressa all’interno ) da cui derivarono tutte le collane post-guerra. E quindi farlo significherebbe una débacle. Ma se le collane perdessero sempre più lettori, chiuderebbero senza destare clamore. Non dico che questa sia l’intenzione, ma, andando avanti così le cose, questo è quello che potrebbe capitare.

Del resto, non credo che il provvedimento di innalzamento dei prezzi e soprattutto di taglio del 50% delle uscite, “non sia stato calibrato”: cappero se lo è stato in un certo senso! Il fatto è che per parecchio tempo i soldi non usciranno, o ne usciranno molti di meno, per le traduzioni di inediti, perché intanto per parecchio tempo dovranno essere spalmate quelle già previste tempo fa, quando di inediti ne uscivano due al mese. E anche l’uscita in meno dei Classici apporterà un beneficio in tema di risparmio; semmai dovranno essere ridefiniti i tempi di perduranza dei diritti di autore acquisiti, per uscite programmate. Parlo per informazione diretta: Paul Halter mi ha detto privatamente qualche mese fa, che la Mondadori aveva acquisito i diritti di altri due suoi romanzi non ancora pubblicati, che ora lo saranno ovviamente “con le calende greche”, a meno di non assistere ad un nuovo caso di acquisto diritti e di non pubblicazione effettiva del prodotto, come avvenuto per l’edizione italiana del Dizionario delle Letterature Poliziesche di Claude Maspléde mai arrivato in libreria.

Del resto sullo sfondo, secondo me, c’è l’OPA che è stata lanciata da Mondadori per l’acquisto di Rizzoli, e all’uopo nell’ultimo anno alla Mondadori hanno proceduto ad una ristrutturazione piuttosto importante per tagliare i rami secchi e far rientrare i conti. Notizie che mi sono giunte da gente in passato alle dipendenze di Mondadori parlano per esempio di una riduzione importante di molti giornalisti alle dipendenze della casa editrice, con l’effetto che gli ultimi piani della sede di Segrate erano in gran parte vuoti. Poi Ricky Cavallero, responsabile del settore libri si è dimesso, quindi è stata la volta del direttore letterario Alberto Riccardi (il poeta), ed infine due mesi fa è stata la volta del maggior editor di successo della Mondadori, Antonio Franchini, approdato a Giunti. E ora le uscite vengono dimezzate e il costo di ciascun libro ritoccato. E il resto. Nessuno mi toglie l’impressione che queste misure siano state adottate, anche per far cassa, perchè sullo sfondo c’era la possibilità della fusione. Che avrebbe per noi giallofili, ripercussioni non da poco e neanche del tutto prevedibili: porterebbe in Mondadori una grande varietà di titoli, soprattutto afferenti la produzione contemporanea, il che non sarebbe un gran male. Ma non possiamo prevedere quali altri sviluppi ci sarebbero in un futuro più lontano. Certo è che la paventata fusione, che c’è stata ma su cui si deve pronunciare l’Anti-Trust, ha provocato l’alzata di scudi da parte di altri concorrenti: Giunti, soprattutto, e Feltrinelli.

La defezione di Franchini, il più famoso editor italiano, ha avuto l’effetto quasi dell’esplosione di una bomba termonucleare: il suo passaggio da Mondadori a Giunti, che peraltro è la Casa Editrice che più si oppone alla fusione, nonostante dall’Editor non sia stato inteso come una conseguenza dell’operazione Mondadori-Rizzoli, è purtuttavia sospetto per alcuni. Soprattutto per i tempi. L’annuncio è stato fatto infatti a metà settembre scorso. Franchini “per giunta” (c’è un gioco di parole) andrà a fare il direttore editoriale del settore narrativa e saggistica di Giunti. Un colpo non da poco. E non si sa se vi saranno altre defezioni in futuro. Le possibili ragioni? Quando un’azienza si allarga troppo e si assesta da sola sul 40% circa del mercato, diminuiscono i margini di successo personale, che invece sono maggiori quando la casa è più contenuta eppure raggiunge dei successi considerevoli.

I Gialli Mondadori come tutte le altre collane, come la stessa casa editrice, furono acquisite da una ben nota famiglia di imprenditori milanesi: nulla quaestio. Chiunque ha il diritto di acquisire una Casa Editrice. Solo che la Mondadori, ed è questo di cui spesso ci si scorda, non è più solo una Casa Editrice, ma molto più. Noi ci rifacciamo a queste storiche collane del Giallo, ricordando i bei tempi di Tedeschi, Grimaldi, Orsi, Magagnoli, Dazieri senza pensare però al fatto che, se la continuità della Collana c’è sempre stata, perché la casa editrice è rimasta sempre quella, tuttavia la politica editoriale è cambiata.

Una volta la collana era il fiore all’occhiello della Casa editrice, che era ben conscia dell’enorme peso culturale che aveva avuto sin dal suo esordio, influenzando tutto un genere editoriale, e quindi andava fiera di un suo successo che perdurava nel tempo, e vi spendeva energie, non solo monetarie ma anche di impegno dei soggetti impiegati: c’era oculatezza nelle uscite, c’era l’amore per le belle copertine, c’era il rispetto per i grandi scrittori. Erano le cose di cui una grande Casa Editrice italiana, la più grande di sempre, andava fiera. E c’era la volontà di rispettare il proprio pubblico, proponendo le migliori traduzioni che si potessero e i migliori romanzi, curando nel contempo tutta la macchina organizzativa che stava alle spalle, compresi i diritti editoriali.

Basti dire che prima che uscissero I Libri Gialli, in Italia la produzione poliziesca veniva designata con altre indicazioni e molto spesso era inserita nelle collane di avventura; ma dopo il trionfo della collana mondadoriana, il termine Giallo passò a indicare proprio il genere di narrativa poliziesca, e per di più divenne un neologismo, usato ed esportato da qualunque casa editrice. Non a caso, contrariamente da quel che si pensa, il successo mondadoriano influenzò tutta un’epoca e le case editrici e le collane versate al genere poliziesco sorsero un po’ dovunque, come i funghi.

Il secondo boom delle testate fu negli anni sessanta e settanta: ricordo per esempio che le famose raccolte stagionali di racconti, “Ellery Queen presenta” (antesignane del Supergiallo seguito negli anni ’90), in origine erano ristrette alla stagione estiva; poi fu aggiunta quella invernale; ed infine primavera ed autunno, a sostegno del fatto che la domanda era massiccia e pertanto si voleva battere il ferro finchè era caldo. Ricordo che ad esempio che di Estate Gialla 1973 furono vendute oltre 50.000 copie (come fu ricordato in ultima sull’edizione dell’Inverno Giallo 1973), la testimonianza di un successo. Oggi una vendita di 50.000 copie farebbe quasi gridare al miracolo.marsh 001

Ora tutto quell’amore per la collana più longeva di quella casa editrice si è ridimensionato nel tempo. Perché quella collana non viene vista come un proprio successo. C’è stata semmai la considerazione che quella macchina editoriale valeva qualcosa, perché negli anni ’90 possiamo dirlo in tutta onestà, la collana ha avuto il suo boom e ha coinvolto nel successo anche quella delle ristampe, Il Classico del Giallo Mondadori.

E anche le energie spese dal nuovo proprietario, cioè dalla famiglia Berlusconi, non sono mai venute meno.

Quella che è cambiata, secondo me, è stata la visione generale: la collana dei Gialli e nell’ambito generale, le collane più amate, hanno risentito di un nuovo tipo di gestione che a lungo andare ha sortito effetti non proprio positivi. Cosa voglio dire? Che con l’avvento della nuova proprietà, la struttura editoriale è stata riportata ad un modello di marketing che non tiene conto delle peculiarità di ciascuna collana, ma le vede in un ambito più generale. Così, se prima si era cercato di valorizzare la continuità della direzione della collana, puntando su elementi interni, redattori, traduttori e quant’altro (Orsi, Grimaldi), con il cambio di proprietà si è assistito ad un cambiamento gestionale che è soprattutto a monte: così innanzitutto si è scissa la carica di Direttore responsabile (che in origine faceva tutto) in due cariche: Direttore responsabile propriamente detto (anche un pubblicista che si assume l’onere di rappresentare la testata in giudizio, nel caso di processi) e Editor, cioè direttore editoriale, quello che dà l’impronta “politica” alla sua gestione. Tuttavia questo avviene all’inizio degli anni 2000, non immediatamente.

Nel mentre vi sono ancora dei direttori responsabili illuminati, che non vengono più però dalla redazione (ricordo che durante la proprietà Mondadori vi era un Direttore responsabile che era anche a capo della struttura da cui formalmente dipendeva il Capo redazione e quindi la redazione: in quegli anni la redazione, come mi ricordò un giorno lo stesso Igor Longo, che ne faceva parte, aveva un suo ruolo, in quanto nel suo ambito si discutevano i titoli da proporre – sulla base di schede che gli stessi redattori redigevano circa i titoli che gli agenti proponevano – e quelli da cestinare, le iniziative editoriali come concorsi, pubblicità di films, per esempio con inserti di immagini tratte : Assassinio sull’Orient Express, Assassinio allo specchio, e così via), e soprattutto le copertine, affidate ad un pool di grandi disegnatori a contratto tra cui innanzitutto il grande Jacono, a cui si affiancarono altri, per altre collane, Barcilon prima e Prieto Muriana poi) come Turchetta (che gestì solo le fasi di transizione tra Magagnoili e Dazieri, e tra Dazieri e Fiocca) e Magagnoli, che sono grossi nomi e che influiranno negli anni a seguire le politiche editoriali di Mondadori e Rizzoli (Turchetta è uscito da Mondadori qualche anno fa, a seguito dell’affair Viviano; Magagnoli, forse il più grande editor di successo della Mondadori di allora, colui che lancio “Il Codice da Vinci”, andò via nel 2005, passando anche lui a Rizzoli ). Anche l’uscita di Magagnoli si può riassumere nel nuovo assetto interno che ridefinì le figure e le cariche, togliendo importanza a talune e conferendone maggiore ad altre, cosa che il diretto interessato rivelò in un’intervista : vedere, a questo proposito, l’articolo pubblicato sul sito Sindacato Scrittori :

http://www.sindacatoscrittori.net/comunicazione/news4/editoria4.htm

Dopo il passaggio dei grandi manager interni (Turchetta e Magagnoli), ecco il primo a inaugurare la nuova carica di Editor: Dazieri. A cui seguiranno Fiocca (per breve tempo) e soprattutto Altieri. E nel tempo presente, Forte.

Con il passaggio alla nuova carica, quella di Direttore Responsabile perde importanza diventando quasi una carica onoraria (lo è per es. per Maurizio Costanzo che è il patron della collana), mentre assume una importanza reale quella di Editor: è lui che firma i contratti, può gestire la chiusura di una collana e il lancio di una nuova e così via (è lui per esempio che decide quali debbano essere i titoli dei romanzi, quando non siano la traduzione dei quelli originali) . Parallelamente a questa nuova carica, vediamo che le copertine non hanno più l’importanza che avevano prima (una vetrina ben illuminata e ben fatta del negozio di cui faceva parte) ma sono realizzate facendo ricorso a terzi.

I primi tempi sono all’insegna della rivoluzione: Dazieri, che viene dai Centri Sociali e inaugura una serie di editor di Sinistra in una casa editrice di Destra, tenta di inserire nuovi scrittori ma non subito ottiene consensi: accade quando intelligentemente, si affidò a Mauro Boncompagni ed Igor Longo che allora erano i maggiori elementi in seno alla redazione, in quanto avevano perorato la traduzione di certi autori che avevano incontrato gradimento dai lettori. E la collana riprese a volare, tanto che presto Turchetta, gli propose di abbandonare il trampolino di lancio dei Gialli ed occuparsi della letteratura per ragazzi. Qui, secondo me, cominciò la fine del Giallo Mondadori. Secondo altri era cominciato già prima.

Il resto lo sappiamo: la breve reggenza di Fiocca che preparò l’arrivo di Altieri. Che è stato nel bene e nel male quello che ha più influito nel presente sulle sorti delle collane da edicola (soprattutto dei polizieschi). Non starò a parlare di Altieri, tanto quello che avevo da dire l’ho detto in tanti anni di presenza sul Blog Mondadori e in altri spazi: Editor intelligentissimo e valente traduttore, aveva una storia troppo importante alle spalle quando arrivò al Giallo: non era nelle stesse situazioni di Dazieri o di Forte, che erano scrittori ma che tendevano a rafforzare la loro posizione. Lui l’aveva già bella salda. Scrittore e sceneggiatore di successo in America, traduttore valente di Hard Boiled, aveva una storia alle spalle e non aveva bisogno di ricorrere all’aiuto e alla collaborazione di altri. Se l’ha avuta in talune persone, spesso però ha fatto di testa sua, lanciando collane che sono morte (Il Giallo Mondadori presenta che proponeva autori italiani; e la collana di Fantasy da edicola Epix) e che poi sono ricadute su altre (I Gialli Mondadori sicuramente – su cui ricaddero tutti gli scrittori italiani che originariamente sarebbero dovuti essere pubblicati nella collana Il Giallo Mondadori presenta – determinandone l’affossamento e l’allontanamento dei lettori) e contemporaneamente abbandonando in gran parte la pubblicazione di autori classici mystery e hard boiled, che sono sempre stati la spina dorsale della produzione libraria del Giallo Mondadori, a favore di autori contemporanei, italiani e non, spesso non di grande levatura e nome.

Altieri è andato via qualche anno fa. E’ accaduto qualcosa di importante in quel periodo, lo so per certo, perché mi ricordo che le persone con cui parlavo, anche se non rispondevano in merito, erano piuttosto nervose. Ma qualunque cosa si sia verificata (e se la sapessi non la direi. E non è detto che non la conosca), poi si è risolta, perché era impensabile che non fosse così, in quanto – secondo me – sarebbe stato difficile che una crisi potesse andare avanti, avendo un giornalista professionista del peso di Maurizio Costanzo a ricoprire la carica di Direttore Responsabile.

Comunque sia, ci son stati degli assestamenti editoriali: prima dell’uscita di Altieri, se ricordo bene, già c’era stata la soppressione del Supergiallo e la riduzione da quattro a due Classici del Giallo a mese e poi c’è stato l’importantissimo – parecchi non si sono soffermati su ciò – abbandono del vecchio formato tascabile a volumetto e l’adozione di quello già in uso per i Best Sellers. Questo nuovo formato, pur essendo molto meno comodo per conservare i libri (il vecchio formato occupava meno spazio), secondo me è molto più leggibile, in quanto i caratteri sono leggermente più grandi ed adottando il formato già utilizzato da altre collane da libreria, ha uniformizzato il processo di stampa (e deve esserne derivato un notevole risparmio economico).

Per cinque giorni ad agosto non si è riusciti ad accedere alla piattaforma dei Blog: sembrava che fosse stata cancellata. Persino Dario Geraci mi diceva che non ne sapeva nulla e che non riusciva neanche lui a collegarsi. Poi d’incanto… tutto a posto. Ma davvero? Non so. Può darsi che ci siano stati grossi problemi di piattaforma, ma può essere che sia accaduto altro.

Fatto sta che il prezzo cadauno di copie cartacee e digitali è stato innalzato, e nello stesso tempo le uscite sono state decurtate del 50%.

In altre parole, siamo ritornati indietro di cinquant’anni.

Qualcuno dice che sia per scarsa affezione del pubblico, qualcun altro per titoli non rispondenti alle attese: secondo me la verità sta nel mezzo, o come dicevano gli antichi In medio stat virtus (Orazio avrebbe detto Est modus in rebus).

Ma, diciamola tutta, all’origine c’è stato l’abbandono progressivo del genere Mystery e la proposizioni di titoli inerenti altri generi: questa è stata seconda me la causa dell’abbandono progressivo dell’utenza, che si è trovata spaesata trovando titoli di autori o praticamente sconosciuti o meno; e non trovando quelli di autori amati, di cui c’erano ancora tanti inediti da pubblicare.

Il Giallo Mondadori sin dalle origini è stato sempre pesantemente anglofilo. Montano e Tedeschi hanno influito coi loro gusti sulle collane, legandole sin dall’origine a quelli che erano al tempo gli autori vincenti, cioè quelli anglosassoni e americani. C’è stata, anche per un certo periodo, la tendenza a non dimenticare altre scuole, quella franco-belga per esempio, ma essa, pur pubblicando autori affermati (Vindry, Herbert & Wyl, Very, Renard, Boc©a, Steeman) ha pubblicato poco di loro, mentre solo di un autore francese ha pubblicato molto, ossia Simenon. Al di là tuttavia dell’inventore di Maigret, scrittore di qualità cristallina e autore di grandi romanzi anche all’infuori della sua serie poliziesca più conosciuta, Mondadori sin dal principio si è conformata alla moda vigente, sposando la letteratura anglosassone. Per motivi inerenti alla politica editoriale di tempo fascista, ha creato le basi pure per una scuola del giallo italiano che però, al di là di grandi autori come De Angelis, D’Errico, e Scerbanenco, non ha prodotto risultati di grande respiro (se non meteore come Vailati) fino ai giorni nostri, in cui qualche autore buono italiano si è affermato.

Molto probabilmente tutta la serie di romanzi di autori italiani usciti ne Il Giallo Mondadori, non sarebbe dovuta uscire se fosse andata avanti la pubblicazione della collana parallela Il Giallo Mondadori presenta. Comunque sia questo avvenne, e i risultati si videro. Soprattutto il genere che soffrì ciò fu il Mystery: ricordo a questo proposito una discussione Mystery Vs Noir, sul Blog Mondadori, che raccolse più di 180 posts e nella quale ci si scontrò anche piuttosto duramente, con corollario di accuse, difese, paroloni, etc.. e al quale partecipai io stesso, diventando in breve il portabandiera del genere mystery e scontrandomi con altri, per es. “Il professionista” (Di Marino). A quel tempo il Blog anche per quella querelle era uno dei più seguiti in Italia.

Fine 1^ parte

Pietro De Palma

FASTI E CRISI DEL GIALLO MONDADORI (e dell’editoria italiana) – Prima parteultima modifica: 2015-11-11T12:58:36+00:00da lo11210scriba

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