3 RACCONTI DI JOHN DICKSON CARR. La parola al dottor Fell (The locked room, 1940) – trad. Hilia Brinis – ELLERY QUEEN PRESENTA: “Natale Giallo 1965”, Mondadori, pagg. 67-81

Da oggi, in tre appuntamenti diversi, parlerò di tre racconti di Carr, contenuti in altrettanti “Ellery Queen presenta..”, le mitiche stagioni del Giallo Mondadori pubblicate fino all’inizio degli anni ’90, che contengono autentici tesori.

In Ellery Queen presenta “Natale Giallo 1965”, una strenna particolarmente brillante, in quanto conteneva racconti di Carr, Vickers, Stout, Boucher, Woolrich, Rufus King, Patrick Quentin, Stuart Palmer e altri ancora, troviamo uno dei più bei racconti di Carr, “The locked room”, riproposto successivamente nel 1974, nell’ Omnibus Mondadori “I delitti della camera chiusa” del 1974 e nello Speciale del Giallo Mondadori del 2003 “Delitti in camera chiusa”.

“La parola al dottor Fell” è un racconto assai singolare, perchè innanzitutto non prevede un omicidio, ma si basa su una rapina conclusasi con un tentato omicidio, con sparizione di denaro e libri di pregio da una camera ermeticamente chiusa, e per di più sulla deposizione della vittima che non morta, conferma quella dei suoi due impiegati, uniche persone presenti nella casa assieme alla vittima, e perciò ritenute complici in un primo tempo dalla polizia, nella rapina.

In sostanza Francis Seton è un grande collezionista di libri rari e antichi. Vive in una grande e vecchia casa di Kensington, assieme alla sua segretaria Iris Lane e al suo bibliotecario Harold Mills. Un bel giorno, mercè la crisi, annuncia ai due che sta per partire per un lungo viaggio che lo porterà per un anno in California, dove l’aria salubre e il profumo dei prati spera che portino giovamento all’alta pressione di cui soffre. Per questo ha ritirato dalla banca tremila sterline in tagli anche piccoli,che ha provvisoriamente versato nella cassaforte di casa.

Una sera, in cui attende il suo medico Charles Woodhall, che a sua volta è innamorato ricambiato di Iris Lane (medico e segretaria di Seton, per un caso fortuito, si sono conosciuti durante le vacanze di Iris in Cornovaglia, mentre lui dipingeva degli orribili sgorbi), mentre è solo nel suo studio, chiuso da una porta in cui il legno gonfiato dall’umidità tende ad incastrarsi nello stipite, e le cui finestre lui stesso si è assicurato di chiudere, dopo che ha visto una scala appoggiata al davanzale del balcone, qualcuno lo aggredisce alle spalle e gli ruba tutto ciò che possiede in cassaforte, colpendolo ripetutamente alla nuca, con un pezzo di manico di scopa riempito di piombo.

Accorsi, richiamati dai rumori, nella stanza, i due dipendenti si accorgono delle condizioni gravi del loro ex-datore di lavoro e mentre Mills rimane a vegliare l’uomo, Iris corre a chiamare Woodhall, che invece stranamente trova tutto bagnato di pioggia, con cappello e soprabito inzuppati, mentre sta salendo le scale portando l’immancabile valigetta. E’ lui a visitare il paziente diagnosticandone una grave commozione cerebrale e a chiamare soccorsi e polizia.

Il Sovrintendente Hadley, trovandosi dinanzi ad un caso in cui la deposizione delle uniche due persone presenti in casa, viene confermata dalla vittima riavutasi dopo l’aggressione, in ogni minimo particolare, e in  cui non solo la porta dello studio era chiusa ma anche le due finestre, e dall’interno, non credendo ai fantasmi, non può far altro che rivolgersi al dottor Gideon Fell che, basandosi sull’acume, e su un sifone per il seltz, abbandonato nello studio i cui sigilli erano stati messi dalla polizia dopo il tentato omicidio, riuscirà a inchiodare il colpevole, in mezzo a coloro che erano stati lì presenti quella sera, accanto a Seton esanime.

Capolavoro di Carr, The locked room, racconto del 1940, riesce a stupire il lettore con una soluzione geniale. Quindici pagine in cui ci sono tutti gli indizi, anche quelli ignorati, che poi saranno quelli che alla base della soluzione finale: per esempio il sifone per il seltz, non di quelli già approntati e non riusabili, ma uno professionale, che si riempie di acqua di rubinetto e poi con una apposita bomboletta eroga acqua frizzante per un cocktail a base di whisky. L’assassino che era a conoscenza del fatto che la vittima metodicamente, ogni sera beveva alle 23 prima di mettersi a letto un whisky con seltz, e quindi anche la sera del fattaccio avrebbe ripetuto la sua abitudine, ha aggiunto la Mickey Finn variety of knockoutdrops, drogando il whisky. Cosa poi sia successo, verrà spiegato da Fell. Non svelo la soluzione, perchè Carr qui raggiunge una delle sue vette.

Dico solo che la soluzione di Carr è anticipata da una assai simile di Vindry, concepita sette anni prima in Le Piége aux diamants, in cui ricorre esattamente la stessa situazione poi narrata da Carr, cosa assai singolare: una rapina, una vittima uccisa con un corpo contundente che gli fracassato il cranio, e dei diamanti scomparsi; e la stessa identica actio delicti. Il dubbio che sorge è che Carr avesse letto Vindry. La cosa ancor più singolare è che la stessa actio delicti si trova in un romanzo celeberrimo di Agatha Christie del 1941,  The Evil Under The Sun. A questo punto sorge il dubbio che Agatha Christie avesse letto Vindry oppure Carr. Io pensavo tempo fa che avesse letto Vindry. Oddio la cosa è possibilissima, e d’altronde si sa che spesso la Christie attinse ad autori minori per le sue storie. Ma il fatto che abbia potuto attingere da Carr sarebbe per me ancora più interessante in quanto c’è un altro legame tra il Carr di questo racconto ed uno degli ultimi romanzi di Agatha Christie con Hercule  Poirot: The Clocks, 1964. Infatti in “Sfida a Poirot” si ipotizza che un Mickey Finn sia stato propinato alla vittima.

Il Mickey Finn che Hilia Brinis probabilmente non sapeva neanche cosa fosse (infatti nella sua traduzione, a pag. 79 si legge “..sta nel fatto che la “Mickey Finn” variety of knockoutdrops produce nella vittima la stessa sensazione che…”), è  nient’altro che un drink addizionato con sostanze psicotrope, di solito Idrato di cloralio, allo scopo di far perdere conoscenza al malcapitato (knockoutdrops=droghe da perdita di conoscenza). Prende il nome da un certo Mickey Finn, che alla fine dell’Ottocento-inizio Novecento, fu proprietario di un Saloon a Chicago, dove serviva queste misture rinforzate  ad ignari e danarosi clienti (erano le sue donnine ad aggiungere al whisky il cloralio), che poi, storditi, venivano alleggeriti dei loro portafogli e abbandonati in vicoli, dove si riavevano non ricordando assolutamente nulla di quanto loro accaduto. Cosa che avviene anche a Seton.

Al di là del propinamento del Mickey Finn, la soluzione qui si avvale di una messinscena preparata precedentemente (la scala appoggiata al davanzale dall’esterno per simulare l’azione di un ladro) che però sfugge all’intenzione del colpevole, il quale non aveva meditato alcuna Camera Chiusa; anzi, le finestre dovevano essere aperte, e in tale stato sarebbero dovute essere trovate  da coloro che sarebbeo entrati nella stanza, se lo stesso padrone di casa, all’insaputa del suo aggressore, non le avesse chiuse.

Insomma qui ricorre una situazione simile a quella che ricorre in La mort vous invite di Paul Halter in cui un avvenimento non previsto dall’aggressore trasforma una certa scena di un delitto in una Camera Chiusa.

Per certi versi, in The locked room, la casualità gioca a sfavore dell’ aggressore in duplice maniera: non soltanto verrebbe esclusa a priori la possibilità che qualcuno fosse uscito da quelle finestre (ma poi vengono trovate orme nella terra, vicino alla scala), ma anche la situazione impossibile porta il Sovrintendente Hadley a rivogersi a Fell che ovviamente scopre il colpevole: se Seton non avesse chiuso le finestre, si sarebbe pensato ad un ladro e non entrando in scena Fell il colpevole non sarebbe stato acciuffato. Semplice.

Pietro De Palma

 

 

 

3 RACCONTI DI JOHN DICKSON CARR. La parola al dottor Fell (The locked room, 1940) – trad. Hilia Brinis – ELLERY QUEEN PRESENTA: “Natale Giallo 1965”, Mondadori, pagg. 67-81ultima modifica: 2015-09-30T12:43:29+00:00da lo11210scriba
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2 pensieri su “3 RACCONTI DI JOHN DICKSON CARR. La parola al dottor Fell (The locked room, 1940) – trad. Hilia Brinis – ELLERY QUEEN PRESENTA: “Natale Giallo 1965”, Mondadori, pagg. 67-81

  1. Buongiorno Pietro, ottima recensione, come sempre.
    Da fanatico di Carr, volevo solo aggiungere che la prima edizione di “The locked room” è del 1940 (In The Strand Magazine). Inoltre il racconto era già stato pubblicato in Italia in “I Gialli di Ellery Queen” Garzanti nr. 3 del 1950 con il titolo La Camera chiusa.
    Resto in attesa delle recensioni dei prossimi racconti.
    Cordiali saluti.
    Guido

    • Grazie di avermi segnalato il refuso, non errore. Infatti se hai letto dopo quanto scrivevo ti sarai accorto che anch’io segnalo più in là il 1940 come data del racconto. Se così non fosse il ragionamento per la Christie non avrebbe avuto senso.
      So anche il resto (ho il Pirani), ma sai, non voglio essere troppo… mi avrai capito.
      Ti ringrazio comunque del tuo intervento e del fatto che mi segui. Qualunque cosa volessi dirmi anche in futuro, sarà ben accetta. Sai benissimo che anch’io sono un fanatico di Carr.
      Presto vi sarà la recensione di un romanzo carriano. Ma per il momento, per qualche tempo ancora, saranno postati articoli su racconti, tranne uno doppio su un romanzo di Rex Stout.
      Ciao e grazie.
      Il tuo messaggio del resto conferma la mia impressione che chi vuole davvero lasciarmeli lo può fare.

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