Giorgio Meirs: Il cadavere assassino (Le Cadavre assassin, 1912) – trad. Pio Piucco – I Nuovi Sonzogno n.61 del 1968

Il cadavere assassino 001George Meirs è un autore oggi dimenticato. Fà parte di quella schiera di autori, direttamente influenzati da Conan Doyle, come Leblanc o Shiel.

Mi ricordo quando me ne parlò Igor Longo molti anni fa: mi sollecitò a procacciarmi tutti quelli che avrei potuto trovare giacchè al tempo era possibile ancora trovarli (ora è difficilissimo). Dato che le edizioni italiane originali, a patto di trovarle, sarebbero costate troppo, mi disse che era facile trovare le ristampe (editore Sonzogno) della fine degli anni ’60 perché mi sarebbe bastato vedere le copertine, tutte firmate da un giovane Crepax.

Il filone è quello del cosiddetto Giallo realista, ma i connotati francesi lo distinguono da altri romanzi del periodo (inizi del ‘900): innanzitutto ha caratteristiche avventurose, che lo avvicinano a molti altri romanzieri del periodo (Leblanc, Sauvestre, Leroux); poi vi è la tendenza a presentare un eroe che è il protagonista di tutte le avventure ( o quasi); e infine vi è il sensazionalismo tipico dei romanzi del periodo, che si ammanta di mistero, in castelli stregati, delitti soprannaturali, gioielli maledetti. Per di più Meirs ha una porzione di rilievo nel sottogenere delle Camere Chiuse e dei Delitti Impossibili in quanto assieme a Gaston Boca ne è uno dei massimi esponenti, prima di Chesterton.

Ma chi fu George Meirs?

Fu uno dei tanti pseudonimi (A.M., Asmodé Dayle, Héma, Adrien Méria, Jean Mires, William Thook, Weal) di Adrien Jean Remy Machaux. Nacque il 21 maggio 1878 in Francia. Dopo gli studi alla scuola di Belle Arti di Parigi, diventò disegnatore. Questa sua caratterizzazione lo accomuna  ad altri grandi romanzieri francofoni, primo fra tutti Stanislas-André Steeman, che prima di esplorare la letteratura di genere, furono disegnatori.

Con lo pseudonimo di Adrien Meria, lavorò per Le Rire, La Fin de Siècle, Frou-Frou e L’Assiette au Beurre. Ma soprattutto fondò una rivista satirica, che diventò molto famosa: La Gifle.

Nel 1911 George Meirs cominciò, per l’editore Albert Mericant, la serie delle famose avventure del detective inglese William Tharps. I primi libri, con copertine firmate da lui, furono scritti in collaborazione con J.M. Darros, alias Edmond Fricot: L’Enigme du train 13, 1912, (L’enigma del treno n. 13, 1914); La Carte sanglante, 1912 (La carta insanguinata, 1914); Le Cadavre assassin, 1912 (Il cadavere assassino, 1914).

“William Tharps, il celebre poliziotto inglese” (come intitolerà le sue avventure la più importante collana di romanzi polizieschi prima dell’avvento di Mondadori, cioè “I Romanzi Polizieschi” di Sonzogno, che presenterà a partire dal 1914, su un totale di 31 uscite, ben 24 di Meirs) è un emulo di Sherlock Holmes, un suo clone. Logico, esteta, Tharps è un laureato in Medicina (guarda caso come il Professor Bell, modello per Holmes, di cui si professa ex-allievo). Anche lui ha il suo Watson, l’avvocato Pastor Lynham; e come Holmes ha un nemico implacabile, Ludovic Marmont. Se il mistero e la caratterizzazione sensazionalistica sono una caratteristica comune, anche lo spionaggio è esplorato accuratamente nelle avventure di Tharps. Dopo 22 romanzi, Meirs abbandonò William Tharps per un eroe piu giovane, Walter Clark, che però fu protagonista di pochi di essi.

Durante la guerra, George Meirs scrisse per Tallandier la Novelization di  Les Vampires, diretta dal regista Louis Feuillade, che raccontava  la lotta tra il giornalista Guerande e una misteriosa banda di criminali i cui capi si chiamavano : Le Grand Vampire, Venenos, Irma Vep, Satanas.

L’ultima sua opera, un romanzo scandalo sulla vita parlamentare, Monsieur le depute et sa maıtresse, risale al 1924.

Da allora, fino alla morte, avvenuta nel 1962 a Reims, molto malato, non scrisse più nulla.

Il primo romanzo, scritto a quattro mani assieme a J.M. Darros, fu Le Cadavre assassin, 1912.

E’ l’esordio di Tharps, che ruffianescamente viene presentato come il più diretto e accreditato erede di Sherlock Holmes, in quanto ex allievo di quel professor Bell che aveva fornito il modello a Conan Doyle per il suo celeberrimo detective. Infatti nelle prime pagine Tharps è depresso per la morte del suo ex professore di medicina. Dal suo stato dichiara che “solo un bel delitto” potrebbe tirarlo su. La professione sulla bellezza dei delitti creati ad arte, è un po’ un leit-motiv, che ritroveremo espresso in Pierre Boileau, che erediterà parecchio da Meirs, ma che deriva la sua “professione di fede” direttamente dall’estetica del delitto trattata in “L’assassinio come una delle belle arti” di Thomas De Quincey.

E un bel delitto gli capita tra le mani, quando il suo Watson, l’avvocato Pastor Lynham, vede il titolo di un giornale, che narra di un misterioso omicidio avvenuto a Netley, una piccola città nei pressi di Southampton: il defunto Duca di Willingham,  in attesa di essere seppellito, che era vegliato da prete e chierichetto, in una chiesa chiusa e sbarrata dall’interno, avrebbe assassinato il prete, pugnalandolo. La bizzarria della circostanza è che la chiesa era stata sbarrata con catene e catenacci dall’interno dal sagrestano, persona della massima fiducia, che era rimasto in sagrestia, mentre in chiesa vegliavano il defunto prete e chierichetto. Il sagrestano, interrogato più in là dallo stesso Tharps, rivelerà alcuni particolari sconcertanti che avevano anticipato il delitto: la caduta di un cero ai piedi del morto, il sudario che si era alzato davanti agli occhi dei terrorizzati astanti, ed una corrente che aveva invaso la chiesa. E, dopo il delitto, il fatto che al prete fosse stato mozzato anche l’anulare della mano destra, per sottrargli un anello. Questo particolare però coinciderebbe con l’uscita del sagrestano dalla chiesa, che ha la cura di chiudere dietro di sé il portale e di sollecitare l’intervento di alcune persone che transitano vicino alla chiesa, le quali irrompono in chiesa armate, decise a trovare l’assassino. Ma non trovano nessuno. A questo punto, quella che si fa largo è l’ipotesi soprannaturale. Da cui prende le distanze Tharps, che comincia ad indagare.

Innanzitutto, munito di una grossa lente, aiutato dal suo assistente che solleva la testa gelida del morto, esamina la parte della bara sottostante il corpo, scoprendo dei frammenti di capelli cortissimi neri. E poi delle impronte di fango sul sudario. Da tener presente è che la presenza di questi indizi è inspiegabile: non piove da parecchi giorni e non c’è fango nelle strade; eppure lì vi è del fango. Da dove è stato portato?

Dalle prime indagini di Tharps non emerge nulla che possa contraddire le tre sole ipotesi sulla morte del prete:

egli è stato assassinato da un cadavere che ha ripreso momentaneamente vita, riaddormentandosi successivamente nel sonno della morte; oppure è stato assassinato dal sagrestano, tale Southam, che avrebbe intimato al chierichetto di non parlare pena…; oppure è stato assassinato da altra persona, che però avrebbe dovuto trovare la forza di penetrare in quel luogo, attraversando le mura o il portale, e non potendo assolutamente accedere dalla torre campanaria, a motivo della conformazione della chiesa. Cosa che non può essere vera. E allora ? L’Ispettore Gregger sospetta del sagrestano, poiché a norma di logica non vi può essere altro responsabile; inoltre la diceria popolare vuole che la moglie del sagrestano fosse l’amante del prete. Movente è la gelosia? O/e la cupidigia ( perché alla morte una parte dei beni del prete sarebbero passati alla donna)?

Tharps è dubbioso. Ospitati sia lui che Linham da un amico di Tharps, il banchiere Elijah Callon, vengono a sapere che proprio lui era diventato intimo conoscente del vecchio duca Orazio Jesson, grazie a consigli disinteressati che avevano fruttato al vecchio duca dei guadagni di denaro per degli investimenti oculati; e di come il vecchio duca, sentendosi prossimo a morte, avesse disposto che nello studio del suo notaio di fiducia, oltre ad essere lette altre disposizioni testamentarie, fosse consegnato al suo amico un plico che sarebbe dovuto essere letto solo dopo che lui fosse morto: il vecchio duca confessava di avere commesso qualcosa di riprovevole. Inoltre si viene a sapere che nella dimora ducale c’era in una stanza un pannello segreto che si apriva grazie al pomolo dell’elsa di un pugnale antico, tramandato nell’ambito della famiglia, che in una apertura dissimulata nel pannello sarebbe dovuta essere usata a mò di chiave.

Il pugnale non può essere usato a questo scopo perchè è con esso che il prete è stato assassinato e quindi si trova nelle mani della polizia, e quindi Tharps mediante della cera molle, produce un calco da cui si fa forgiare una specie di chiave che gli permette di aprire uno scomparto segreto, nel quale tuttavia non trovano nulla di quanto aveva detto il vecchio duca.

Lo scomparto dev’essere stato aperto prima di loro da altri. Magari da chi tempo prima, durante la notte, aveva terrorizzato a tal punto il vecchio da farlo rimbambire e successivamente dal provocargli la morte. In quell’occasione nulla era stato rubato di valore tranne dei ninnoli, tanto da far accreditare che la rapina era da escludersi.

Gregger è pronto ad arrestare il sagrestano, mentre Tharps fa di tutto per salvarlo non credendolo colpevole. A Tharps che sospetta di una persona in particolare, si accende la lampadina quando viene a sapere: prima che il prete prima di spirare aveva invocato La Madonna e che “lui l’aveva ucciso”, e soprattutto quando apprende che la chiesa prima di diventare luogo di culto cittadino, era stata la vecchia cappella del castello avito che il duca aveva deciso di far distruggere.

Un tentativo di far andare via Tharps e il successivo suo tentato omicidio, fanno capire al poliziotto dilettante che qualcuno lo teme e a tal punto da tentare di sparargli: il bossolo della pallottola, una calibro 6 in forza all’esercito, viene ritrovato. E’ anche questo che indirizza le indagini del poliziotto verso un’unica direzione, suffragata da altri rinvenimenti e scoperte, che apparirà tanto più sconvolgente quanto vera, soprattutto alla luce dell’assassinio del prete (perché proprio lui?) e al ritorno di un erede di cui nessuno sa (di cui non sapeva nulla neanche il vecchio duca alla sua morte)..

Dopo aver arrestato il colpevole, Tharps ricostruirà tutta la vicenda e anche la dinamica incredibile dell’omicidio.

Bellissimo romanzo di altri tempi, mischia sapientemente anche se ingenuamente, feuelliton, amori traditi, figli rinnegati, un erede che ritorna, un prete che muore inspiegabilmente, una eredità consistente, passaggi segreti, un castello vero ed uno distrutto, una vecchia cappella del castello distrutto, un padiglione delle guardie nel quale si vedono strane luci, apparizioni spettrali, etc..

Il tutto condito da un’atmosfera e una tensione che fa leggere il romanzo con passione, nonostante lo stile sia quello di un libro scritto nel 1912 e tradotto per la pubblicazione in Italia nel 1914, con frequenti arcaismi della lingua italiana (ebbimo, poscia, uso a, spoppato, e molti altri ancora) che rallentano notevolmente un ritmo che tuttavia resta alto. Anche se il colpevole, al lettore smaliziato, che avesse letto altri romanzi francesi, soprattutto uno in particolare, e quello di un grande scrittore di fine secolo, salta agli occhi ben prima che egli venga acciuffato, durante un tentati vo di effrazione nello studio del notaio del vecchio duca.

Tanti i leit motiv di questo romanzo, ereditati da altri autori, ma che verranno raccolti anche da altri dopo di lui: travestimenti e identità doppie; il tema della maledizione – qui, commessa grazie ad un pugnale maledetto – che colpisce gli appartenenti ad una famiglia (tema che verrà raccolto da Carr e da Derek Smith per esempio); il tema del ritorno dell’erede (presente in gran parte dei migliori romanzieri anglosassoni); i passaggi segreti e i vani nascosti (una caratteristica ad esempio di Leblanc); il tema dell’assassinio compiuto quasi come opera d’arte (ritornerà in Boileau), non da parte di un volgare delinquente ma di un sublime omicida; il fatto che il cadavere possa a sua volta uccidere oppure il suo fantasma apparire (Boileau da solo e con Narcejac, Duvic, ma anche Talbot) ; la sparizione di un dito (Steeman).

La soluzione della Camera Chiusa, nonostante avvenga grazie ad un passaggio segreto (escamotage che denuncia la vetustà del romanzo e che nel prosieguo degli anni verrà del tutto abbandonato, anche se qualcosa si ritrova ancora in Herbert Brean, amico di Carr, e prima ancora in Connington), è tuttavia spettacolare, perché viene confermato il fatto incredibile che l’omicida si è alzato dalla bara e che voleva uccidere proprio il prete, anche per rubargli l’anello di oro massiccio che portava al dito anulare, nonostante il duca fosse già morto..stecchito.

 Pietro De Palma

 

Giorgio Meirs: Il cadavere assassino (Le Cadavre assassin, 1912) – trad. Pio Piucco – I Nuovi Sonzogno n.61 del 1968ultima modifica: 2014-11-08T23:11:05+00:00da lo11210scriba
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