F. D. Roosvelt (R.Hughes, H.Adams, A.Abbot, R.Weiman, S.S. Van Dine, J.Erskine) : The President Mystery Story, 1935

Il Presidente degli USA Franklin D. Roosevelt fu sempre un grande consumatore di libri polizieschi. Un suo amico personale era Fulton Ousler che con lo pseudonimo di Anthony Abbot aveva scritto alcuni romanzi vandiniani. A lui, come ricordava lo stesso Ousler, direttore di Liberty, un grande Magazine dell’epoca, Roosvelt quando era ancora Governatore dello Stato di New York, aveva detto: “A good detective story,” he remarked at that time, is the answer to Lowell’s question, ‘What is so rare as a day in June?’ Hundreds of such novels are published every year, but only a few are really worth the time and attention of intelligent readers. Even in the good ones there is often a sameness. Some one finds the corpse and then the detective tracks down the murderer. I do not believe that such stories have to follow an inevitable pattern or formula”

In altre parole, Roosvelt contestava il fatto che su centinaia di romanzi solo pochi fossero buoni e all’interno di essi non è detto che il meccanismo del plot fosse sempre originale. Tempo dopo, quando già era diventato Presidente (il primo mandato 1933-1941), allo stesso Fulton Ousler che gli chiedeva se avesse mai pensato di scrivere lui un poliziesco originale: “Then why haven’t you written it? You seem to find the time for everything else”, il presidente Roosvelt rispose che non avrebbe trovato il tempo per farlo anche se un’idea base l’aveva: solo che non riusciva a trovare una soluzione al suo plot: “Well, I haven’t had the time for that,” he protested. “But there’s another and even more important reason — I can’t find the solution to my own plot! And I’ve never found any one else who could solve it, either.”

In pratica l’idea base era quella di un uomo in possesso di sei-sette milioni di dollari che per una ragione importante intende scomparire rifacendosi un’altra identità ma eliminando ogni possibilità che egli possa essere rintracciato sulla base dell’enorme quantità di soldi posseduti: “All right!” he exclaimed. “You brought it on yourself. Here in a nutshell is the idea. The principal character in my story is a man of considerable wealth. Perhaps he has six or seven million dollars tied up, as such fortunes naturally are, in a variety of investments — stocks, bonds, and real estate. My millionaire is not an old man — just over forty and wise enough to feel that his life is only beginning. But he’s tired, fed up with his surroundings and habits. Perhaps, too, the sameness of his middle-aged routine has begun to wear him down. Furthermore, he is disheartened at the hollowness of all the superficial friendship surrounding him. The men at the club smile and slap him on the back but they go away to do him in the eye. Finally he has an ambition, a dream….Yes, my man plans to disappear. His purpose in vanishing from the scene in which he has played an important and successful part is twofold. First, he wants to find a new world for himself, one in which he will no longer be bored. He wants to start life afresh — he’s finished with his present career because he feels he has exhausted its possibilities. Second, and equally important, that dream he has — he would like to make a certain experiment in some small city where, in his new identity, he will not be recognized. To carry out this laboratory experiment, which if successful would become nation-wide and benefit all the people, he will need five million dollars. The dream will cost money, you see, and moreover he feels that he has a right to live well and enjoy, in his new environment, the fruits of his labors in the old. In other words, he wants to vanish — but he wants his money with him when he goes.

In pratica, come fa un uomo a scomparire con cinque milioni di dollari in un qualsiasi modo e non poter essere rintracciato? Nell’espressione di Roosvelt : “How can a man disappear with five million dollars in any negotiable form and not be traced?”.

A questo problema, lui, il presidente per anni aveva cercato di dare una soluzione senza riuscirvi. Così chiese a Ousler come lui avrebbe fatto. Ousler vi provò e riprovò, ma per quante soluzioni egli trovasse (ne trovò in realtà tre), il suo Presidente le smontava. Così un bel giorno Fulton gli propose una sfida: “Suppose,” said to the President one evening, “that we were to ask several leading story writers of the United Stales to solve this problem — S. S. Van Dine, Rupert Hughes, and other names of equal distinction. Why could they not all collaborate on a mystery story in which your problem is dramatized in the person of a man faced with this predicament? I believe that the problem could be solved. I believe these men and women are smart enough to solve it. And even if they can’t, I believe the readers of Liberty can”. In sostanza gli proponeva di sfidare alcuni degli scrittori più in vista in quegli anni a risolvere il problema, cioè a drammatizzare il plot del presidente, creando una storia in cui quel quesito avrebbe trovato una sperimentazione valida, che sarebbe stata pubblicata a puntata proprio su Liberty, e che sarebbe stata votata dai lettori.

Il Presidente ne fu entusiasta e gli diede carta bianca: “That would be fun! Go ahead. The idea is yours — and theirs. See what you can all do with it.”.

Così Ousler provide a chiamare alcuni dei suoi colleghi più rinomati ed ad affidare a ciascuno il capitolo di quello che sarebbe dovuto essere “Il romanzo del presidente”. Gli scrittori chiamati (che accettarono entusiasticamente) ebbero ciascuno  una delle sei parti del romanzo. L’inizio eccitante del romanzo fu affidato a Rupert Hughes, il secondo capitolo a Samuel Hopkins Adams, mentre nelle successive uscite (le varie parti furono pubblicate settimanalmente sul Magazine di Ousler, Liberty), Abbot (lo stesso Ousler), Rita Weiman, S.S. Van Dine e John Erskine svilupparono la storia fino alla conclusione.

Dopo essere stato serializzato sul Magazine (1935), lo stesso fu pubblicato come romanzo (1936) preceduto da una Prefazione dello stesso Fulton Ousler che spiegava la genesi del lavoro, e i diritti furono concessi all’industria cinematografica: se ne fece  un film nel 1936,  diretto da Phil Rosen e interpretato da Henry Wilcoxon (nella parte dello sfortunato Jim Blake) l’attore che interpretò il ruolo di Marc’Antonio nel Cleopatra di Cecil B. DeMille .

Il successo fu clamoroso per l’epoca, e, come ricorda lo stesso Ousler, egli e i suoi colleghi rinunciarono ai compensi editoriali devolvendo il ricavato della vendita del libro e del film al grande progetto del presidente di una fondazione il cui scopo fosse quello di alleviare le cause della paralisi infantile (lo stesso F.D. Roosvelt era stato colpito già adulto da quella che al tempo fu definita una forma di poliomelite e che invece era la sindrome di Guillain-Barré-Strohl, una radicolo-polinevrite acuta, con paralisi degli arti prima inferiori e poi superiori): “And finally, in appreciation of the fact that we are using without recompense a plot which was originated by Franklin Delano Roosevelt, we are, without the knowledge or consent of the President, turning over any or all moving-picture and book-publication rights to the Georgia Warm Springs Foundation, Inc., to help carry on the great work inaugurated by the President for the alleviation of infantile paralysis.”

Pietro De Palma

P.S. Alcuni testi in americano sono tratti dal sito di Liberty : http://www.libertymagazine.com

1 – continua

F. D. Roosvelt (R.Hughes, H.Adams, A.Abbot, R.Weiman, S.S. Van Dine, J.Erskine) : The President Mystery Story, 1935ultima modifica: 2014-07-22T17:53:14+00:00da lo11210scriba
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento