Rhys Bowen – L’ultima illusione (The Last Illusion, 2010) – trad. Marilena Caselli – Il Giallo Mondadori N. 3109 del Luglio 2014.

Ogni estate c’è sempre qualcuno che  invoca la pubblicazione di un qualche romanzo inedito di autori affermati: per esempio di Paul Halter.

A parte il fatto che bisognerebbe vedere se fosse già pronta la traduzione di un nuovo romanzo, cosa di cui io non sono affatto certo, non avendo alcuna certezza che un altro romanzo oltre La settima ipotesi sia stato già tradotto (cosa surrogata dal fatto che da Paul Halter io non abbia ricevuto alcuna notizia in merito),  a parte il fatto che io so  già di quale romanzo siano stati acquisiti i diritti da Mondadori recentemente, la cui traduzione probabilmente sarà pubblicata almeno tra un annetto ( a meno che il traduttore, che immagino continui ad essere Igor Longo, non faccia gli straordinari!), un romanzo di Halter normalmente non rientra nella tipologia dei libri vacanzieri: i suoi romanzi sono complessi, di solito anche piuttosto macabri, e quindi come clima richiedono l’inverno, il buio, invece che l’estate, il sole; un certo romanzo di Halter che Igor auspicava potesse essere pubblicato d’estate, uno dei pochi che potesse esserlo, fu pubblicato ad autunno inoltrato e da qui derivò secondo lui un mancato successo di vendite. Io ovviamente la pensavo come lui.  Tutto questo per dire che ci sono romanzi estivi e romanzi invernali.

Già pubblicare durante l’estate un Berkeley è un azzardo, ma per un certo verso Berkeley è un autore talmente conosciuto e apprezzato, che, come Agatha Christie, non ha un tempo prefissato per la lettura. Pubblicare a luglio invece un Nicholas Blake, questo sì che è stato un azzardo, qualche anno fa. D’estate si dovrebbero pubblicare racconti semmai: posseggo una Estate mondadoriana degli anni ’80 di Ellery Queen presenta che raggiunse la tiratura di 50.000 copie, una favola rispetto alle tirature odierne; e romanzi da spiaggia, leggeri: Lockridge, Kelley Roos (ma non tutti i K. Roos sono leggeri), Eberhart, Rys Bowen.  Guarda caso un Bowen è in edicola questo mese.

 Rhys Bowen è una scrittrice britannica, per metà gallese e per metà inglese,  trapiantata in America. Ha cominciato producendo sceneggiature per la BBC, poi è emigrata in Australia dove ha lavorato per l’Australian Broadcasting: qui ha incontrato il suo futuro marito e insieme si sono trasferiti definitivamente in California, a San Francisco, dove ha avviato la sua carriera di scrittrice, prima scrivendo libri per bambini e poi dedicandosi alle storie per adulti, incontrando un insperato successo di vendite: la serie di Evan Evans ha fruttato grande successo di pubblico ed uno è stato anche nominato per il miglior romanzo dagli Edgar Award, mentre il primo romanzo dell’altra sua serie, quella incentrata su Molly Murphy, Murphy’s Law (2001) ha vinto il Premio Agatha Christie (2002) . Infine, Rhys Bowen ha creato una terza serie, incentrandola sulle gesta di un’altra eroina,  “34a in linea al trono britannico, Lady Victoria Georgiana Charlotte Eugenie, nobildonna, sorella di un Duca, ma assolutamente senza un soldo”: Her Royal Spyness  “è stato un bestseller, nominato per molti premi” (pubblicato in Italia da Mondadori col titolo “Madamigella Spia”). Un altro romanzo di questa serie, Naughty in Nice (2011), ha bissato la vittoria nell’ Agatha Christie Award, già riportata nel 2002.

Il romanzo in edicola, L’ultima illusione (The Last Illusion, 2010), è il nono romanzo della serie Molly Murphy. Tratta di misteriosi complotti di cui sarebbe vittima il Governo degli Stati Uniti d’America da parte di agenti di altro Paese europeo, volti a difendere i propri segreti circa armi di nuova concezione e piani per destabilizzare l’economia statunitense immettendo grossi quantitativi di denaro falso. In affari di questo tipo si trova invischiata  Molly quando và a teatro assieme al suo fidanzato Daniel Sullivan, Capitano della Polizia di New York, per assistere ad uno spettacolo di giochi illusionistici e di “escapades”, i numeri prediletti del grande Harry Houdini: è lui la star della serata. Si esibirà con la moglie Bessie. Ma prima che i due possano ancora una volta trionfare, la serata finisce inaspettatamente con una tragedia: il Grande Scarpelli, un illusionista che porta il giro il trucco della donna segata in una cassa, la fà grossa, segando effettivamente la sua assistente. Tra barellieri, medico, una marea di sangue e il povero Scarpelli che non sa darsi pace, Molly e Daniel non vedono di meglio che entrare in scena: Daniel per dovere, Molly per..piacere. In realtà Daniel non desidera affatto che la sua compagna si trovi ancora una volta immischiata in delitti (è anche un po’ geloso probabilmente), in cui in passato si è districata assai bene, ma questo puntualmente accade per la tendenza di Molly a farsi i fatti degli altri e per il suo acume femminile.

Ben presto si ritroverà alle prese con la sparizione del cadavere dell’assistente di Scarpelli, dello stesso illusionista e..dello stesso Houdini, che misteriosamente scomparirà durante un suo spettacolo da un baule, nel quale apparirà il cadavere di un uomo sconosciuto che poi si rivelerà essere un agente dello Spionaggio americano. Ingaggiata da Bessie Houdini, la moglie di Harry, scampata precedentemente ad un incidente mortale sempre durante uno spettacolo, Molly dovrà districarsi nella New York dei primi anni del ‘900, in un vorticoso turbillon di situazioni, fino ad avere ragione dei fatti, e sventare un piano terroristico ai danni degli USA, ritrovare Houdini e le sue carte segrete, contenente informazioni preziosissime sulla costruzione di un nuovo armamento Top Secret da parte della Germania del Kaiser, d’accordo con John Wilkie, Capo dello Spionaggio americano, rischiando di essere uccisa da un agente dello spionaggio americano passato alla causa germanica e dalla sua complice.

 

Il romanzo è leggero e scritto con una grande verve, che lo rende facilmente leggibile, soprattutto in spiaggia, all’ombra dell’ombrellone e mangiando un gelato. Non è sicuramente un romanzo di grande impegno, né probabilmente vuole esserlo: mischia avventura, spionaggio e mistero assai abilmente, ma in maniera del tutto arbitraria dal punto di vista storico. Ne esce un ritratto dell’America affascinante e nel tempo stesso fantastico, visto che l’invenzione del sottomarino che verrebbe ascritta alle industrie teutoniche (e per di più nella forma descritta nel romanzo mi sembra affine più ad un sommergibile atomico che non ad uno primitivo, che in realtà avevano la forma di battelli, oppure avevano la forma che immaginò Verne avesse il Nautilus del Capitano Nemo), in realtà è assegnata a Van Drebbel e poi a John Day, mentre quella del sottomarino concepito come arma è riconosciuta al tedesco Bauer nel 1850, anche se il sottomarino più famoso perché concepito come arma vera e propria, con una carica esplosiva sulla prua, fu sperimentato proprio in USA durante la Guerra di Secessione dall’esercito confederato, il CSS Hunley; per di più, per essere usato in missioni oltre oceano, avrebbe dovuto avere tali riserve di carburante e per di più di tale qualità, che nei primi anni del ‘900 non esisteva nulla del genere. E’ così non propriamente un giallo storico, come viene indicato erroneamente, ma un romanzo fantastico, che mischia molta fantasia al contesto storico, solo che la fantasia non è un’aggiunta al quadro generale ma riguarda la stessa materia storica: siamo lontani mille miglia dal Giallo storico di Tremayne o Doherty o Comastri Montanari e addirittura milioni di parsec dai Mystery storici di Carr. Per di più, la trama vera e propria è mischiata ad una serie di considerazioni che riguardano amicizie di Molly, rapporti col fidanzato, e quant’altro, che pur donando brio alla narrazione, slegano parecchio il plot vero e proprio, per cui alla fin fine ci ritroviamo quasi più in un romanzo di costume che non in un vero e proprio poliziesco. Così, se in un romanzo di Carr o di Rawson o di Van Dine o di Daly King o di Stout o di Crispin dobbiamo stare attenti in ogni pagina, che gli indizi veri o propri non sfuggano mischiati ad indizi presunti tali, qui invece possiamo saltare a piè pari intere pagine che donano poco o nulla al plot e molto alla conoscenza del personaggio Murphy.

La vicenda si snoda tra personaggi ambigui e infidi, in un teatro che è il covo di spie germaniche, tra botole, cunicoli e macchine di scena, in un tempo che non è quello che conosciamo noi, ma uno proprio della vicenda, assai poco probabile, ma che nella sua improbabilità diventa assai accattivante.

Cosicchè se diventa inutile e tedioso per chi legga il romanzo slegato dagli altri della serie, sarà invece godibile per gli aficionados dell’eroina.

In ultima analisi, un romanzo che è a mio modo di vedere un’adorabile divertissement senza pretese, un’adorabile sciocchezzuola, un giallo rosa alla maniera di Mignon Eberhart, buono per passare un pomeriggio, ma niente di più.

Pietro De Palma

Rhys Bowen – L’ultima illusione (The Last Illusion, 2010) – trad. Marilena Caselli – Il Giallo Mondadori N. 3109 del Luglio 2014.ultima modifica: 2014-07-16T21:47:02+00:00da lo11210scriba
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