Agatha Christie : Aiuto, Poirot! (The Murder On The Links, 1923) – trad. Lia Volpatti – Oscar Gialli, Mondadori, 2003

In Italiano il titolo è “Aiuto, Poirot !”, ma in inglese è altro, più diretto The Murder On The Links  (cioè, “L’Assassinio sul campo da golf”). Perché mai in Italia di solito stravolgono il titolo originale di un romanzo poliziesco, è sempre stato un mistero. Fatto sta che Agatha Christie scrisse tale romanzo nel 1923: è il secondo romanzo della serie Poirot, dopoThe Mysterious Affair at Styles, l’esordio del 1920 in cui comparve Poirot, ed il terzo in generale, perchè un anno prima, nel 1922, era uscito The Secret Adversary, L’Avversario Segreto, in cui appariva la coppia Tommy & Tuppence. 

E’ uno dei romanzi che più mi sono piaciuti, dei tanti scritti da Agatha Christie. Una ragione c’è: è un testo fresco, frizzante, pieno di trabocchetti, di false piste, di indizi veri e indizi falsi, e con un finale pirotecnico. Inoltre è il romanzo in cui il tenero Capitano Hasting si innamora della bella Cerentola, e quindi alla vicenda “gialla “ si mischia anche una rosa: in questo modo, la Christie pose le premesse perché qualche romanzo più in là, l’amico di Poirot emigrasse in Argentina, assieme alla sua dolce metà, lasciando Hercule tutto solo ad affrontare di volta in volta i cattivoni che il caso gli mette di fronte. Che volete: più passano gli anni, più divento romantico!

Poirot ha ricevuto una lettera da parte di un certo Signor Renaud, abitante in Francia, che lo scongiura di andare in suo aiuto perché lo minaccia un pericolo imminente: per questo lo assolda, promettendogli un cachet che Poirot stesso dovrà fissare: quindi un soggetto che ha grandi possibilità economiche. Si imbarcano lui e Hastings, ma quando arrivano a casa di costui, vengono a sapere che nella notte è stato assassinato.

La moglie che è l’unica erede della fortuna di Renaud – perché lui, in seguito ad un furioso litigio col figlio Jack, lo ha diseredato – è stata ritrovata legata così strettamente che le corde hanno piagato le carni. Inoltre, alla vista del cadavere di Renaud, accoltellato alla schiena con un pugnale, ricordo di guerra, fatto apprestare dal figlio Jack, la moglie sviene. Poirot si convince che non può esser stata lei ad uccidere il marito, che è stato trovato a faccia in giù, indossante un soprabito troppo lungo per lui, in cui trovano una lettera compromettente con una certa Belle, con al di sotto la biancheria intima, steso per terra, in una fossa scavata per lui, su un campo da golf. La moglie ha spiegato che di notte è stato prelevato con la forza da due uomini barbuti, di carnagione olivastra, provenienti dall’America Meridionale (Santiago del Cile, perché lì Renaud era stato in passato), che parlavano di un segreto che lui avrebbe dovuto rivelare, pena la vita; che tutto si è verificato alle due di notte, e che il marito è stato costretto, dopo aver indossato un pastrano, ad allontanarsi con loro per una meta non troppo lontana. Infatti viene trovato un orologio col vetro rotto, ma funzionante (se ne accorge Poirot) che indica le due di notte. Giraud, un poliziotto francese, opposto a Poirot per idee (l’immanenza contrapposta alla trascendenza, il mero indizio materiale contrapposto all’analisi psicologica) trova anche un fiammifero e un mozzicone di sigaretta, un lungo capello (che potrebbe essere di donna o di uomo). I due si trovano opposti sia da convinzioni diverse che da antipatia reciproca.

Intanto, il Cap. Hastings ha fatto la conoscenza di Cenerentola, un’attricetta di varietà che si esibisce con la sorella. Su sua richiesta la porta a vedere il cadavere (gli dice di essere una giornalista free lance) e il pugnale che ne è stato estratto, lei sviene, lui la trasporta fuori, lasciando socchiusa la porta del capannone dove è conservato ancora il corpo, e qualcun altro sottrae il pugnale. Conseguenza? Viene trovato un altro morto ammazzato, in un altro capannone lì vicino.

Veste bene ma le mani testimoniano che era qualcuno che aveva fatto lavori manuali. Nessuno lo riconosce. Sembrerebbe che fosse stato ucciso con lo stesso pugnale, o con altro uguale, ma poi si scopre che addirittura era morto prima che venisse ucciso Renaud, e che è stato pugnalato solo dopo che era già morto, per una crisi epilettica. Perché ?

A tutto il macello delle false prove, vere, cadaveri a iosa, si viene ad aggiungere una storia tra Renaud e la Signora Daubreuil che vive assieme alla figlia Martha, innamorata di Jack Renaud, in una villa vicina: la moglie di Renaud aggiunge che essi avevano una storia assieme, ma non dice che invece, si trattava di ricatto. Lo si viene a sapere dal Segretario di Renaud, Stonor, che parla di ingenti somme versate da Renaud alla Daubreuil. Perché? E chi è George Conneau, legato alla Signora Daubreuil, da un precedente famoso caso di assassinio, latitante da parecchio tempo?

Poirot arriverà alla soluzione, non prima che ben due presunti assassini, innocenti, siano stati dichiarati e si siano dichiarati colpevoli (senza esserlo), soprattutto il secondo, per permettere a Poirot di incastrare il vero assassino che dopo aver ucciso Renaud ha tentato di uccidere anche la moglie.

E il secondo cadavere? Da chi è stato pugnalato? No comment. Non lo dico, Altrimenti toglierei suspence alla lettura del romanzo (veramente ho taciuto molte altre cose).

Romanzo veramente magnifico, con un Poirot giovane, ed in piena salute soprattutto mentale (da godere, le sue elucubrazioni sulle sue famosissime “cellule grigie”), è un continuo tourbillon di situazioni alcune quasi al limite del paradossale, se non del grottesco, pur essendo drammatiche. Non ci si capacita come la Christie abbia dato così sfogo alla sua fantasia, inventando un intreccio, così ingarbugliato eppure così lineare: vi sono due false soluzioni, ovviamente indicanti due falsi assassini, prima di quella vera, in cui entra anche Cenerentola, oppure no, non Cenerentola, ma quasi; veri indizi (quelli che trova Poirot: un pezzo di tubo, dei cenci sporchi); comportamenti strani: perché Poirot misura la lunghezza del soprabito che Renaud indossava quando è stato accoltellato?; falsi indizi (quelli che trova Giraud) e l’orologio rotto, oltre al pugnale: ce n’è uno davvero? Oppure più di uno? E perché Jack ha detto il falso giurando che la notte dell’assassinio del padre, lui era lontano da casa, mentre non era vero?

L’insieme delle situazioni e dei comportamenti ci precipita indietro con gli anni: ci sono i malfattori presunti, con barbe finte, che vengono da un Paese lontano, dove la vittima aveva lavorato e dove aveva conosciuto un “segreto”; un famoso processo che emerge dal passato; un doppio strano assassinio; un romanticismo ed una galanteria d’altri tempi. C’è ancora una freschezza ed una ingenuità che gli anni ’30 spazzeranno via, con le loro trame ipercomplesse.

E’ evidente, che il lettore attento, troverà strani rimandi, in questa Agatha Christie ancora acerba: la vittima che richiama un paese lontano, un segreto, un presunto assassinio legato a ciò, dei malfattori con barbe finte, sono tutti fattori che richiamano immediatamente alla mente The Valley of Fear, “La Valle della paura” (1916) di Conan Doyle, uno dei quattro romanzi con Sherlock Holmes. Ma non v’è solo questo, del resto da tanti già intravisto. No, vi è anche dell’altro. Chi o cosa, richiama il doppio investigatore, la sfida tra uno serio (Poirot) ed uno ridicolo (Giraud), impegnati ciascuno a prendere in castagna l’altro? A me ha richiamato immediatamente Maurice Leblanc, e per situazioni da feuelliton e per richiamo specifico ad una silloge di due racconti, dello scrittore francese: Arsène Lupin contre Herlock Sholmes “Arsene Lupin contro Herlock Sholmes”, in cui il campione francese, ladro-gentiluomo imprestato alla detection (Arsene Lupin) è contrapposto ad un farsesco e ridicolo detective inglese, Herlock Sholmes, brutta copia del più conosciuto Sherlock Holmes.. La sfida tra i cugini d’Oltre Manica, che era stata  improntata da Leblanc, ad affermare l’intelligenza francese sulla stolidità inglese, qui viene rivoltata con una sfida non tra cugini inglese e francese, ma tra francese e belga, in cui il belga è al tempo stesso personificazione dello spirito inglese.

Che la Christie potesse conoscere l’opera mi sembra plausibile, visto che i due scritti di Leblanc si ascrivono agli anni 1906-1907 e il volume uscì nel 1908. Per il resto, anche qui, come nell’originale francese, abbiamo situazioni di ilarità diffuse: il poliziotto francese, che cerca gli indizi come un segugio, con tanto di lente d’ingrandimento, carponi per terra, è contrapposto all’ex poliziotto belga Hercule Poirot (ma trapiantato in Inghilterra), che scopre l’indizio del frammento di assegno, solo perché ossessionato dal mettere ordine, laddove non c’è: e così sotto un tappeto mal messo, trova l’indizio, sfuggito ai più. Questo ritrovamento non è una casualità, ma è il prodotto del metodo di Poirot, secondo cui “l’ordine sorge dalla confusione”: così come è necessario che nello studio di Renaud il tappeto sia allisciato e il suo lembo sia rimesso a posto, perché è inconcepibile per Poirot che qualcosa sia in disordine, così è necessario che nel quadro del problema tutte le tessere vadano a posto naturalmente, senza forzatura. E quindi, quando c’è qualcosa che nell’ordine delle sue cellule grigie non trova spiegazione, non può essere azzeccato anche se apparisse essere tale a prima vista.

Poirot oppone ai meri indizi materiali, l’acuta psicologia delle sue cellule grigie. Il falso indizio dell’orologio rotto è un capolavoro, ma lo è ancor di più l’indizio del soprabito: la sua spiegazione è pura classe. Per non parlare del pugnale, anzi dei due pugnali: sì, questa è la ciliegina sulla torta. Il secondo cadavere, che si trova pugnalato dallo stesso pugnale trovato sulla prima vittima, si viene a scoprire che era già morto quando lo è stato quello che è stato trovato come primo, cioè Renaud: e allora come ha fatto lo stesso pugnale a trovarsi nel corpo di un uomo pugnalato prima? E’ evidente che di pugnali ce ne debbano essere due! Ma poi accadrà ancora dell’altro e si scoprirà che i pugnali erano in realtà…

Per il resto, donne cattive opposte a donne buone ed indifese, ed uno chaperon come Hastings, pronto a buttare tutto alle ortiche per la bella Cenerentola, in uno dei più accattivanti romanzi del primo periodo di Agatha Christie.

 

Pietro De Palma

Agatha Christie : Aiuto, Poirot! (The Murder On The Links, 1923) – trad. Lia Volpatti – Oscar Gialli, Mondadori, 2003ultima modifica: 2014-06-27T22:27:17+00:00da lo11210scriba
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