Peter Lovesey : Un fantasma per Cribb (A Case of Spirits, 1975) – Trad. Mauro Boncompagni – Il Giallo Mondadori N.2773 del 2002

Di Peter Lovesey abbiamo già parlato in occasione di Il Signore dell’Enigma. Oggi parleremo di un altro suo romanzo, Un fantasma per Cribb (A Case of Spirits, 1975), che vinse nel 1987 il Prix du Roman d’Aventures col titolo francese  Le Médium a perdu ses esprits.

A differenza del precedente che vedeva in azione Peter Diamond ed era ambientato nel tempo contemporaneo, questo vede in azione due altri personaggi  ricorrenti di Lovesey: Il sergente Cribb e l’Agente Thackeray.

L’azione è spostata indietro nel tempo, nell’ Inghilterra di fine Ottocento.

Peter Brand è un giovane medium, introdotto nell’aristocrazia inglese, in continua ascesa per popolarità, da quando ha partecipato in casa di Sir Harley Bratt ad una seduta spiritica, nella quale si sono verificati delle manifestazioni che hanno indotto i presenti, persone non suggestionabili, a parlare in giro dei poteri del giovane. Sia la Signorina Laetritia Crush, aristocratica, che Henry Strathmore, noto craniologo e per di più membro della Società Occultistica, ritengono di essere alla presenza non di un ciarlatano, bensì di uno straordinario medium. Tuttavia, vi sono state delle circostanze, indirettamente legate all’attività di Brand, che hanno richiesto l’interesse della polizia: sia in casa della Sig.na Crush, che in quella del dott. Probert , noto fisiologo dell’Università di Londra, in cui Brand si è esibito nella sua specialità, sono avvenuti degli strani furti: nella prima è sparito un vaso di valore assolutamente irrisorio, da una collezione che invece annoverava pezzi di valore decisamente superiore; nella seconda è sparita una tela, raffigurante una ninfa nuda, di un noto pittore, un quadro che per il soggetto e per la posa, era celato sotto un tendaggio, e di cui ignoravano l’esistenza sia la moglie che la figlia: insomma un passatempo lubrico, da recuperare, ma la notizia del cui furto un personaggio noto non può arrischiarsi di rendere pubblico, in una società come quella vittoriana.

Ecco perché si rivolge all’Ispettore Jowett di Scotland Yard, perché lo aiuti nel recuperare la tela.  A sua volta, tuttavia, quest’ultimo passa la palla delle indagini vere e proprie al Sergente Cribb assistito dall’Agente Thackeray.

Dalle indagini, risulta che mai e poi mai Brand avrebbe potuto rubare il vaso, proprio perché il medium ha una conoscenza non indifferente dell’antiquariato e se fosse stato lui a compiere il furto, certamente non avrebbe sbagliato nel sottrarre un vaso di valore assai modesto se confrontato a quelli inestimabili lì vicino.

Quindi, qualcun altro deve essersi macchiato di quel crimine, ma sicuramente la circostanza della presenza di Brand lì, proprio nei luoghi dove poi sono avvenuti i misfatti, suggerisce di approfondire le indagini, tanto più che ad un’ennesima esibizione del medium, alla quale sono presenti Jowett, Cribb e Thackeray insieme ad altra gente, la presenza di un paio di manette in una busta provoca in Brand una reazione di paura, tanto da suggerire a Cribb e Thackeray un supplemento di indagine.

Tuttavia sia Strathmore sia la Signorina Crush si dicono assolutamente convinti della buona fede del medium, tanto più che Brand rivela delle cose riguardanti uno zio della Crush, lo zio Walter, di cui nessuno all’infuori di lei sa qualcosa, tanto più che è morto, e di cui lui assicura la beatitudine nel luogo dove ora vive.

Perciò viene organizzato a casa dei Probert, un’ulteriore seduta spiritica, proprio da Strathmore in cui Brand sarà chiamato non solo a mettersi tramite il tavolino in contratto con uno spirito ma anche a far sì che si materializzi. La seduta spiritica si compone di due parti distinte: la prima in cui si tenta la materializzazione di qualcosa, ma il medium è collegato, mediante la catena delle mani intorno ad un tavolino, ad i presenti che sono: la Sig.na Crush, la Sig.na Probert figlia del medico, l’ispettore, il medium, il fidanzato della Sig.na Probert,  Sig. Nye ed Henry Strathmore. Durante la seduta si sentono rumori, poi qualcuno avverte una certa presenza nella stanza, ed improvvisamente viene vista una mano fluttuante nell’aria, poi sia la Signorina Crush che Alice Probert dichiarano che quella mano (che pensano sia dello zio Walter, noto bontempone) le ha sfiorate se non toccate, e quando William Nye insorge contro chi, seppure dell’altro mondo, sta toccando la fidanzata, delle arance vengono lanciate contro di lui, anche se non colpiscono solo la sua faccia ma anche un vaso di crisantemi. Fatto sta che la seduta viene interrotta, Brand con spirito cavalleresco, pulisce col suo fazzoletto la mensola del camino bagnata dell’acqua proveniente dal vaso di crisantemi, poi, dopo un po’ comincia la seconda parte in cui avverrà un esperimento mai tentato prima: per avvalorare la serietà della misurazione e la schiettezza del risultato, e per tentare una materializzazione completa dello spirito, è stata preparata una misurazione che coinvolgerà l’energia elettrica, da poco introdotta per uso domestico a Londra, e solo in determinati ambienti signorili: un trono avrà ai due bracci laterali avvitati a ciascuno due poli collegati a garzine imbevute di una soluzione salina; sarà proprio Peter Brand, lì assiso, a fare da tramite all’energia elettrica e chiudere il contatto; ovviamente un trasformatore ridurrà la corrente ad una 20 volts sufficiente a produrre un lievissimo pizzicore, ma un galvanometro collegato al circuito assicurerà con le sue continue misurazioni, che il medium resti seduto, non tentando quindi operazioni fraudolente che possano alterare la serietà dell’esperimento.

L’esperimento comincia e tutto va bene all’inizio. Poi ad un certo punto entra in casa Eustace Quayle, noto studioso di fenomeni occultistici e anch’egli conoscente di Brand, che è sospettato di aver commesso i furti nelle case. In occasione del trambusto, qualcuno rovescia una ciotola con la soluzione salina sul tappeto, su cui è posto il trono su cui è assiso Brand, e su cui posano i piedi del medium; la corrente viene tolta, poi viene rimessa, poi…quando si riva a trovare Brand lo si trova morto stecchito, anzi fulminato, dice qualcuno. Il fatto è che apparentemente non si capisce come possa essere morto: l’unico indizio che sia stato attraversato da corrente ad alto voltaggio, è la posizione contratta di una mano attorno al bracciolo, i capelli ritti in testa e le labbra scoperchiate, in una posa come digrignante i denti.

L’autopsia rivelerà numerose fratture derivate dalla contrazione terribile dei muscoli e la morte certa: in sostanza, non si sa come, quello scranno è diventato una sorta di Sedia elettrica ante litteram. Non si trova nulla che possa aver provocato la morte, e anche se Brand stesso avesse toccato il polo positivo del trasformatore, situato dietro alla sedia, avrebbe dovuto allungarsi ben oltre la distanza consentitagli, neanche fosse stato un gorilla. Insomma non si capisce come egli sia morto, tanto più che il trasformatore è perfettamente funzionante.

Le indagini di Cribb e Thackeray rivelano tuttavia come tutti i presenti chi in un modo chi in un altro avessero motivi per desiderare la morte di Brand, e tutto ciò perché egli non era altro che un vile ricattatore ed un ciarlatano: avendo saputo di essere figlio illegittimo della Sig.na Crush e avendo visto la figlia di Probert posare completamente nuda davanti ad un pittore, mentre la famiglia sapeva che la figlia era impegnata in attività di beneficenza, Brand aveva ricattato più persone perché confermassero le sue qualità di medium e lo aiutassero a frodare gli astanti durante sedute spiritiche appositamente allestite.

In uno spettacolare finale, Cribb dimostrerà la morte di Brand per assassinio, come Brand fosse riuscito a inventare un modo praticamente unico per materializzare uno spirito, usando talco, una camicia da notte e della fluorite, senza interrompere il circuito elettrico, e come l’assassino possa aver utilizzato il trucco di Brand per ucciderlo a sua volta. Lo farà in un triplo finale, accusando prima uno, poi un altro ed infine inchiodando il terzo dei presenti alle sue responsabilità, in un crescendo di tensione.

Ci troviamo dinanzi ad un altro bellissimo romanzo, non c’è che dire! Noto tuttavia una certa differenza rispetto a quello recensito precedentemente, forse anche in virtù del luogo e del tempo scelti per ancorarvi la storia: è come se Lovesey avesse mutato la qualità della sua scrittura e delle descrizioni al diverso tempo. In altre parole, si percepisce immediatamente, nella lentezza con cui procede l’azione, come la storia sia ambientata in un altro tempo: almeno nel caso mio, quando leggo un romanzo ambientato nell’Ottocento, soprattutto inglese, di marca vittoriana, provo un certo spaesamento e noto un certo rallentamento nei ritmi delle azioni. Ancor più quando si tratta di un romanzo Giallo, in cui la tensione narrativa gioca una certa parte. Però, man mano che l’indagine va avanti, seppure stancamente, in quanto non si riesce a capire se e perché si voglia per forza catalogare la morte del medium come assassinio non essendovi prove che essa sia appunto ciò, l’interesse aumenta, in virtù di un pazientissimo dosaggio di indizi:

innanzitutto una foto pornografica trovata nel portafoglio del falso medium, con una serie di numeri e un quadratino disegnato; come essi potessero intesi da una persona analfabeta come Brand ma estremamente ingegnosa  come il modo per ricordare un indirizzo; come l’indirizzo fosse quello di una delle persone coinvolte; come essa fosse legata a lui, come altre, da certi tipi di legami; come egli avesse concepito una serie di ricatti; come durante la prima parte della seduta spiritica per materializzare una forma di mano (in realtà la sua cosparsa di fluorite) egli avesse interrotto la catena e quindi nel momento che almeno una persona che a lui fosse stata collegata aveva gridato alla bontà dell’apparizione, significava che fosse stata sua complice; ed un’altra ancora lo fosse stata, per aver gridato come fosse stata toccata da una mano. Insomma vi è un crescendo situazioni che legittimano un gran finale, che innalza improvvisamente il livello della tensione narrativa fino ad un climax inarrestabile, visto che prima viene inchiodato Probert, poi sua figlia, poi…l’assassino. E in cui Lovesey attraverso il suo personaggio Cribb, finalmente chiarisce come il povero (un gran fetentone in realtà!) Brand sia morto, non in virtù di un oggetto che c’è ma di uno che manca dalle sue tasche  e che invece ci sarebbe dovuto essere. Oggetto assolutamente insignificante, ma che la qualità dell’invenzione narrativa di Lovesey rivaluta per la prima volta credo, nella storia della letteratura poliziesca, in quanto arma mortale.

Per di più le descrizioni di Londra, e degli ambienti occultistici, il ricreare la moda dello spiritismo tipico della fine Ottocento inizio Novecento (ricordiamo che per esempio Conan Doyle fu un famoso studioso dell’occulto e di spiritismo) fà del romanzo un’autentica perla, così come le descrizioni delle prime macchine per generare energia elettrica. Insomma il romanzo ci immerge in un’atmosfera vera, come se per un momento anche noi appartenessimo a quel mondo e ci dedicassimo alle stesse incombenze.

La caratteristica maggiormente indicativa della qualità narrativa di Lovesey, mi sembra però il riuscire a spezzare il greve grigiore che una certa ambientazione d’epoca può produrre, quasi il bianco nero di una pellicola muta, con degli sprazzi di umorismo e di dissacrazione: la foto pornografica delle modelle inizio secolo; la Sig.na Laetitia Crush, rispettabilissima lady vittoriana, amica dei Probert, che nessuno sa essersi concessa più volte ad un vetturino taccagno e di qualità morali ben al di sotto (sembrerebbe, ma poi non è vero) delle sue, nella sua angusta carrozza, invece che su un letto profumato;  il Dottor Probert, membro della Royal Society, rispettato per le sue virtù morali, che nessuno sa doversi concedere visioni lubriche (come oggi vedere un film porno) di quadri con modelli femminili in pose e situazioni discinte, essendosi sposato ad una moglie (dice lui, “di una noia…”); la moglie, Winifred Probert, che mentre il marito si concede i suoi piaceri e le sue occupazioni, si incontra furtivamente e di nascosto in camera sua con il Dottor Quayle, vecchio suo amico e compagno di sbronze (e di altro !); infine la figlia Alice, fidanzata all’integerrimo Nye, che dice essere impegnata in attività di beneficenza ed invece si presta ad essere ritratta completamente nuda. E Nye infine che non sapendo nulla (felice e cornuto!) ma sospettando qualcosa, segue la fidanzata e finisce non per sorprendere lei, ma il povero agente Thackeray mandato da Cribb a pedinarla, appeso alla grondaia, che non vuol dire cosa abbia visto (le chiappe allo stato evitico di Alice) e perciò per cavalleresco onore si becca un pugno nell’occhio da Nye, che lo ritiene un guardone.

Insomma situazioni da feuelliton che spezzano l’azione quando è o sembra troppo snervante e donando qui e là delle pause, la rendono più frizzante.

Per di più, la soluzione è veramente straordinaria. Non è un delitto impossibile, ma il trucco inventato da Lovesey /Brand e sfruttato dall’assassino dimostra ancora una volta una ineguagliabile ricchezza di immaginazione: in un certo modo mi ricorda The Black Spectacles di John Dickson Carr: come una persona sarebbe dovuta essere in un posto ed invece  trovarsi altrove, pur convincendo gli astanti di non essersi mossa dal suo scranno. Anzi secondo me, proprio questo romanzo di Carr è il trampolino da cui Lovesey può aver preso le mosse!

Pietro De Palma

Peter Lovesey : Un fantasma per Cribb (A Case of Spirits, 1975) – Trad. Mauro Boncompagni – Il Giallo Mondadori N.2773 del 2002ultima modifica: 2014-04-04T14:36:12+00:00da lo11210scriba
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