S.A. Steeman : La casa del mistero (Peril, 1930) – I Grandi Gialli N°29, Editrice Pagotto, Milano, 1952

 

copertine gialli blog 068In altra occasione ebbi a parlare di Steeman e dei suoi esordi letterari: ne riassumo per sommi capi i termini, poiché oggi parlo di un romanzo degli esordi, anzi, il primo romanzo in assoluto scritto da solo: Peril, 1930.

Steeman non si cimentò nel romanzo giallo come prima occupazione, ma solo dopo che aveva intrapreso la carriera giornalistica dal 1928 al 1933 per La Nation Belge ( e prima ancora si era dedicato essenzialmente ai fumetti). Assieme ad un altro giornalista, Herman Santini (pseudonimo Sintair), scrisse i suoi primi 5 romanzi, per poi pubblicare romanzi da solo. Tuttavia, ancor mentre collaborava con l’amico, nel 1930 aveva cominciato la carriera letteraria individuale, pubblicando tre romanzi ( Péril, Le doigt volé  e Six hommes morts) con l’ultimo dei quali aveva vinto il Grand Prix du Roman d’Aventures, nel 1931. Nel romanzo era stato introdotto il suo personaggio di maggior spessore, Vorobeitchik Venceslao, detto Monsieur Wens.

Peril è sostanzialmente un ibrido: un romanzo in cui si mischia atmosfera da thriller con il mystery più classico. Sin da questo suo primo romanzo, Steeman si manifesta un innovatore: tenta di  svincolarsi dalla pesante eredità di Leblanc e Conan Doyle e tenta una via personale. Ancora acerba, direi. Ma comunque, tenta una strada, non basata esclusivamente sull’enigma, anche se l’elemento avventuroso è presente in larga parte.

Il ritmo è sostenuto, soprattutto a causa di un’atmosfera d’effetto e di una caratterizzazione efficace dei soggetti. Non manca neppure un finale ad effetto e per nulla scontato!

Vediamo che già in questo primo romanzo, Steeman inserisce uno dei suoi temi ricorrenti: una pensione, in cui abitano più inquilini, tra cui si cela un assassino.

Proprio in Peril, come accadrà più tardi con L’assassin habite au 21, in un palazzo vi è una pensione, nel cui ambito maturano delle situazioni poco chiare: infatti, ciascuno degli inquilini, dimostra di nascondere qualcosa oppure si comporta ambiguamente.

Tutto comincia quando Michel Aigu vede un negozio dove vendono sigarette: ne ha bisogno ed entra. Tutto dinostra trasandatezza: polvere, ragnatele, ed una vecchia che cerca di mandarlo via il più presto possibile. Michel non fatica neanche un istante di più ad andarsene, non prima di aver osservato un cartello che è attinente all’affitto di un appartamento nel palazzo. Il fatto è che dopo essere uscito, per caso fissa lo sguardo su una delle finestre che si aprono sopra il negozio, e vede una bellissima giovane donna. Colpo di fulmine! Michel, abbagliato, vorrebbe chiedersi qualcosa di più, tanto più che l’espressione del viso è molto turbata. Non vedendola più, un attimo dopo, decide di tentare il tutto per tutto: rientra nel negozio e si dimostra interessato all’affitto dell’appartamento. In un primo tempo la vecchia gli fa capire che è stato affittato, poi gli dice invece che non è ancora stato affittato ma è in procinto di esserlo perché il proprietario – che non è lei – ha già ricevuto un’opzione. Michel decide di recarsi dal padrone di casa per fare un’offerta maggiore di quella che è già stata fatta: fatto sta che il suo avversario, futuribile inquilino, massiccio e muscoloso, tale Triboul, agente d’assicurazione, battuto sulla proposta di affitto, lo minaccia.

Una volta accasatosi e fatte arrivare lì le sue cose, Michel cerca di rivedere la bella giovane, ma si trova dinanzi un muro di silenzio e omertà. Nel palazzo vi sono più inquilini: innanzitutto la vecchia del negozio, Laura Hamoir; poi abita un’ancora più perfida vecchia, sorella della precedente, Cécile; la bella Charline;  il signor Bonal, uno scrittore; e infine due musicisti.

La polizia è stata informata che un pericolosissimo malfattore, ladro, assassino, rapinatore, Albéric Solomon si nasconderebbe in quella casa: solo che il volto di Solomon è un mistero. Potrebbe essere chiunque di quegli inquilini maschi (si noti come ancora in questo tempo, in certa parte degli scrittori, il malfattore non poteva essere una donna, che invece aveva sempre la parte della vittima, ma doveva essere necessariamente un uomo): ma perché mai Solomon si nasconderebbe in un miserabile pensionato? E’ evidente che c’è sotto qualcosa! Si scoprirà che intende sottrarre una preziosa cassetta, che conterrebbe circa centomila franchi più un numero considerevole di azioni minerarie di gran valore, nascosta da qualche parte nel suo appartamento da Laura Hamoir. Laura Hamoir ha un figlio, Lucien, accusato ingiustamente di furto, che è stato imprigionato e che sta attualmente per uscire dal carcere. Lucien è cugino di Charline e oltretutto ne è innamorato. Charline vive assieme alla zia Cécile Hamoir, una vecchiaccia perfida che cerca in tutti i modi, vessandola e torturandola psicologicamente, segregandola in casa e picchiandola anche con la frusta, di evitare che essa abbia contatti col mondo esterno e nel tempo stesso costringerla a rivelarle il nascondiglio che la sorella di Cécile, Laura, ha trovato per nascondere i centomila franchi e che ha segretamente confessato alla nipote adorata, oltretutto innamorata di suo figlio.

Del resto, qualche tempo dopo che Michel abita nel pensionato, Laura muore e quindi la povera Charline si trova alla completa mercé della zia perfida e cattiva. Intanto Lucien, uscito dal carcere è stato ucciso, non si sa bene per quale oscuro motivo da un cavapietre.

Michel è l’unico cui Charline possa chiedere aiuto, in quanto s’è accorta di essere da lui amata (e dal canto suo ricambia il sentimento) e lo fa affidandosi ad uno dei due musicisti, inquilini in quel palazzo, Paul Simon, che come lei lavorava, prima di essere licenziato, in un cinema, suonando musica di sottofondo: proprio Paul Simon diventerà il suo tramite, amico e confidente, e nel tempo stesso l’unico amico di Michel nel pensionato.

La polizia, nella persona dell’ispettore Malaise, è convinta che Solomon abbia fatto uccidere Lucien e probabilmente lo abbia anche fatto imprigionare ingiustamente, dicendo a qualcuno dei suoi accoliti, di giurare il falso davanti al giudice, per toglierlo di mezzo ed evitare che si appropriasse dei soldi di sua madre, quando avesse ereditato. E che ora che la vecchia madre Laura è morta a sua volta (accidentalmente o per causa di Solomon ?), trama con maggior virulenza nell’acquisire il bottino prezioso. E che quindi bisogna far presto, perché prima o poi minaccerà direttamente le uniche persone che possano saperne qualcosa, cioè la vecchia Cécile e la nipote Charline.

Ma la polizia sospetta di tutti, e quindi anche di Michel, che si trova quindi tra l’incudine ed il martello; che sa di Solomon, ma non sa chi possa essere, perché Solomon trama nell’ombra.

Solo il finale renderà giustizia al tutto, smascherandolo dopo che ha torturato la giovane Charline, (salvata in extremis da Michel, narcotizzato a sua volta) e l’ha indotta a rivelargli il nascondiglio dei soldi.

Che accadrà a Solomon e sotto quali spoglie si nascondeva? Non lo dico. Dico solo che il finale beato (Charline e Michel sposi) ne nasconde uno più tremendo: una persona si vendicherà ed ucciderà uno dei due cattivi della vicenda: Steeman,secondo voi, chi mai avrà fatto morire? Solomon o la vecchiaccia perfida? E chi li avrà uccisi per vendetta? Saperlo, recherà con sé anche la spiegazione della morte di Laura Hamoir.

Tutta l’atmosfera, poco definita, molto nebulosa, che pervade il pensionato, e in cui noi conosciamo solo la posizione chiara dei due innamorati, contribuisce a generare e favorire il sospetto. Persino Triboul, colui che voleva affittare l’appartamento in cui si insedia Michel, si dimostrerà persona diversa da quella dietro cui nascondeva la propria vera identità.

Mi pare interessante sottolineare come Steeman, se nella strutturazione del plot, si rifà indubbiamente a Gaboriau e Leblanc, per come porta avanti l’indagine e per le false identità che connotano il romanzo di un’aura tipicamente da feuelliton, anche se intensamente tragica, dimostra di avere, differentemente da altri scrittori francesi del periodo che si rifanno quasi esclusivamente alla tradizione poliziesca francese, un afflato più internazionale: non a caso, infatti, Steeman paragona l’aria malsana che si respira all’interno del pensionato, a quella presente in un celeberrimo racconto di Poe, The fall of the house of Usher. Il fatto di riferirsi a Poe, citando un suo racconto, lo avvicina ad altri romanzieri di area anglofona, come Carr per esempio, anche lui debitore, all’inizio della carriera, alle atmosfere di alcuni lavori di Poe; e nel tempo stesso lo discosta dalla tradizione prettamente transalpina, manifestandosi come il più originale, assieme ad Aveline, degli scrittori di area francofona del periodo, soprattutto per il taglio psicologico delle varie personalità degli indiziati, per i continui ribaltamenti che creano sorpresa e variano il ritmo narrativo, e per l’imprevedibilità della storia, che fino all’ultimo consegna imprevisti e nuove certezze.

E manifesta anche un certo coraggio, nello svincolarsi dalla comoda camicia di forza del provincialismo nazionale, tentando una propria strada.

Pietro De Palma

S.A. Steeman : La casa del mistero (Peril, 1930) – I Grandi Gialli N°29, Editrice Pagotto, Milano, 1952ultima modifica: 2014-01-03T07:35:04+00:00da lo11210scriba
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