Il Gotico in Carr

John Dickson Carr – Il Cantuccio della Strega (Hag’s Nook, 1933) – trad. A.M. Francavilla – I Classici del Giallo, Mondadori, N° 486 del 1985 –   1^ edizione; I Classici del Giallo, Mondadori, N° 1336 del 2013 – 2^ edizione.

copertine gialli blog 067In che modo Carr ha rivisitato nei suoi romanzi le storie soprannaturali  e in che modo egli ha contribuito ad un genere  al quale da Lefanue a Joyce da Jan Potocki a Montague Rhodes, vari sono stati i romanzieri che hanno aggiunto il proprio tassello al quadro generale?

Và detto innanzitutto che la tendenza di Carr a rivisitare il genere è stata dovuta alle sue letture giovanili, ma anche – io direi – a delle peculiarità storiche: la tendenza tipica del primo novecento a riscoprire, anche nelle sue manifestazioni più esteriori, lo spiritismo. I più grandi spiritisti sono stati britannici, e lo stesso Conan Doyle fu un grande studioso del paranormale ( e per certi versi sapere questo contrasta col fatto che fu l’inventore del primo più grande detective che fa della deduzione e abduzione le proprie armi vincenti).

Pertanto, la presenza in maniera massiccia nell’opera di Carr, di elementi attinenti al paranormale, non mi lascia basito. Conseguentemente varie sono le nuances gotiche nelle sue opere: dai tratti orrorifici, tipici dei primi romanzi del ciclo bencoliniano (It Walks By Night, Castle Skull), al gotico di nome ma non di fatto in The Plague Court Murders, al gotico che sconfina nel fantastico (The Bourning Court o The Door To Doom), il cammino ha toccato più sponde, definendo col tempo un proprio ideale di mistero. Non direi come dice Sonaglia che “Se gli si può imputare un difetto, rispetto ai cugini specializzati nell’arte del mistero, è proprio quello di essere «asettico» in modo addirittura esagerato; i suoi personaggi, disinfettati dai turbamenti elementari, sono colmi di salute e buon senso «old England», e c’è un ottimismo di fondo al quale si sacrifica per necessità l’unica vittima rituale che, in questo caso, è l’assassino” (C. Sonaglia, Carr e il gotico, 1983, Il Giallo Mondadori  N° 1821), perché, se è vero che questa mancanza di sangue ristagna in gran parte dell’opera carriana, è anche vero che nelle prime opere, quelle del ciclo bencoliniano, si assiste ad un exploit di Grand Guignol. Piuttosto direi che il suo essere asettico, proponendo un mystery di influenza gotica senza sangue, è il risultato di un processo lento ma inarrestabile, che tende ad abbandonare il mondo dell’irrazionale e spostarsi sempre più marcatamente in quello del razionale, passando da una via già battuta da altri ad una tipicamente propria. E nella realizzazione di un proprio modello letterario, man mano che egli si allontana da un gotico di maniera, perde anche le proprie sponde letterarie. Così, se nei primissimi romanzi, l’atmosfera è quella delle opere del gotico cosiddetto “nero” (per es. Walpole), oppure nei suoi romanzi vari sono i suoi riferimenti all’opera di Poe (Poison In Jest  per esempio), nel momento in cui individua e persegue tenacemente una propria strada, perde del tutto i riferimenti letterari ai grandi suoi predecessori.

Così, tre stadi possiamo identificare, grosso modo, nel mondo del gotico carriano, corrispondenti a tre romanzi simbolo, perché capifila delle tre sue serie:

It Walk By Night : il gotico primo tipo con una marcata presenza di elementi orrorifici e di sangue;

Hag’s Nook : il gotico secondo tipo, in cui pur proponendosi manifestazioni tipiche del gotico (cripte, topi, prigioni, pozzi) il sangue non è più in primo piano;

The Plague Court Murders, in cui il gotico raggiunge la forma più stabile, proponendo quello che è il tratto più caratteristico della produzione carriana: il vedere e non vedere, “l’esistenza–non esistenza” del soprannaturale, cioè nel momento in cui si delinea una possibilità di soprannaturale, il suo superamento razionale.

Hag’s Nook, mancante da quasi trent’anni negli scaffali degli appassionati, è stato ripubblicato finalmente, qualche giorno fa, nella versione integrale dovuta a Maria Antonietta Francavilla.

E’ una storia che allude ad una maledizione: il primogenito di una certa famiglia, dopo aver passato la notte in una stanza della dimora degli avi, muore col collo spezzato.

La famiglia è quella degli Starbeth: un avo era stato il terribile e feroce comandante di una prigione costruita nei pressi del “Cantuccio della Strega”, una rupe dove si impiccavano le streghe: la rupe era a picco sulla vallata, per cui dalla forca costruita a picco, si facevano cadere le vittime appese al capestro di una lunga corda, cosicché spesso il colpo, acuito dalla caduta e dal peso della vittima, provocava una orribile decapitazione. Già il posto era molto conosciuto, perché la gente si accalcava nel passato per assistere a questi spettacoli orridi, ma poi aveva acquisito altra trista fama, perché nei pressi, per volere delle autorità, era stata fatta costruire una terribile prigione, dove la stessa manovalanza che fosse stata impiegata per costruirla, se fosse scampata alla fatica, alle frustate, alle condizioni inumane e alla morte, sarebbe stata reclusa per scontare il proprio fio. Tuttavia pochi scampavano a quel luogo terribile di detenzione, e coloro che cercavano di fuggirne spesso cadevano nel pozzo costruito nel luogo del Cantuccio della Strega, un pozzo che era pieno dell’acqua malsana dell’acquitrino che vi ristagnava, morendovi. Spesso nello stesso vi si buttavano i cadaveri dei condannati, per cui ben presto i miasmi, la decomposizione dei cadaveri e i numerosissimi ratti che infestavano la prigione, avevano provocato una epidemia di colera che avevano provocato la morte dello stesso Governatore. A lui si doveva la consuetudine di richiedere che il primogenito per ereditare, nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, dovesse andare alla prigione di Chatterham, passare una notte nella stanza del Governatore, aprire una cassaforte,  leggere un certo documento e correre un certo rischio, senza poterne riferire al proprio figlio.

E Timothy Starbeth, è morto in modo assai strano: è stato trovato col collo spezzato e bagnato fradicio, come se qualcuno, che fosse emerso dal pozzo, l’avesse ucciso: il fantasma assassino e vendicatore di qualche condannato all’impiccagione, buttato in quel pozzo perché si decomponesse?

Ora Martin Starbeth deve adempiere al rito per entrare in possesso dell’eredità, ma ha paura. E ha dannatamente paura anche sua sorella, Dorothy, innamorata e ricambiata di Ted Rampole, giovane americano che è in quei posti perché Bob Melson, amico del Dottor Gideon Fell, gli ha dato una lettera di raccomandazione per l’amico, così che possa dare valido aiuto al giovane che deve specializzarsi all’università.

Così, tutti quanti si trovano assieme: Martin, Dorothy, Ted, Gideon Fell e il dottor Payne, il notaio legale degli Starbeth. E c’è anche il reverendo Thomas Saunders, che viene presentato a casa loro da Gideon e dalla moglie: non si sa per quale motivo, quasi fossero ostaggi dei fantasmi del passato e delle superstizioni, ma tutti temono che accada qualcosa. Così stabiliscono un certo piano: Martin andrà alla prigione, entrerà nella stanza, accenderà un fanale e siccome non ci sono altre uscite che quelle sorvegliate da lontano, e dentro si è fatta una ricognizione e si è potuto appurare che non ci sono passaggi segreti e quant’altro, si può esser sicuri che non avverrà nulla anche quando tornerà, perché la via per andare alla prigione è del tutto all’aperto e quindi può esser facilmente sorvegliata. Ma qualcosa va storto. Martin non torna, e così cercatolo, lo trovano morto, col collo spezzato, nel Cantuccio della Strega, vicino al parapetto del pozzo.

Subito si instaura l’interrogativo base: come è morto? Si stabilisce che è stato assassinato, ma…da chi? Questo è il punto: chi avrebbe potuto farlo, davanti agli occhi degli spettatori e farla franca?

Ben presto un curioso intervallo di dieci minuti (alcuni orologi della casa sono precisi ma uno si è tentato di farlo sistemare dieci minuti avanti e quello che ha dato l’ordine non eseguito, è stato Herbert, il cugino dei due Starbeth) diventa determinante per stabilire i tempi dell’omicidio. Tutti cercano Herbert, ma Herbert non si trova: è scappato. E’ lui l’assassino?

In un vorticare di eventi, Gideon Fell estrarrà dal cappello a cilindro non un coniglio, ma la soluzione, individuando l’assassino, fornendogli il movente e soprattutto smascherandone l’alibi a prova di bomba e la rispettabilità, non prima che sia stato ritrovato morto anche lo stesso Herbert.

Hag’s Nook, sottovalutato da molti, rispetto a più blasonati suoi posteriori, è nell’ambito dei romanzi carriani già un piccolo capolavoro: presenta una situazione impossibile, un’atmosfera apparentemente soprannaturale, ed un piccolo numero di pretendenti al ruolo di assassino.

Innanzitutto, in questo romanzo – anzi direi -  “anche in questo romanzo”, Carr rende un personale omaggio a Poe: infatti Carr, come aveva fatto in Poison in Jest (pubblicato un anno prima, nel 1932), dove il riferimento dichiarato era stato The cask of Amontillado, qui Carr immette tutti i caratteri più esteriori del gotico (stanze di tortura, topi, luoghi tetri e bui, particolari orridi) e in più elabora una situazione, quella della mappa del tesoro e della chiave per accedervi, che si  rifà espressamente a The gold-bug (Lo scarabeo d’oro) proprio di Poe, proprio per la natura della chiave, un crittogramma: se in Poe tuttavia, la chiave era di tipo logico matematico ( a numero uguale corrisponde lettera uguale, sulla base della frequenza di certe lettere nella lingua inglese) qui essa si basa su indovinelli e su acronimi, non su sciarade, come indicato nel romanzo (pag.151 versione originale, I Classici del Giallo Mondadori N.486 del 1985: “Il dottore arricciò i baffoni. – Ci siamo – annunciò – è una sciarada”): infatti, se fosse una sciarada, FENMEN ILIADE NORVEGIA DECESSO SASSO ITHURIEL GETSEMANI non dovrebbe contribuire a formare FIND SIG, perché le due parole FIND SIG si formano solo prendendo le iniziali di ciascuna delle parole prima riportate FENMEN ILIADE NORVEGIA DECESSO SASSO ITHURIEL GETSEMANI, cosa che è appunto un acronimo; l’espressione “E’ una sciarada”esclamata da Fell è quindi un mero errore: la sciarada infatti è l’unione di due parole a formarne un’altra di senso diverso da quello delle due parole unite: es. rosa + rio = rosario.

Possibile che Carr si fosse sbagliato? Tutto è possibile, ma io propendo a credere che l’errore fosse intenzionale, cioè che Fell non lo si deve prendere come l’oracolo, ma come un personaggio che talora prende, non volendo, degli abbagli colossali: fa parte della sua personalità. Ma non è che gli altri facciano pure una bella apparizione: infatti nessuno si accorge dell’errore!

Al di là di ciò, sottolineo come tutti i caratteri più orridi (le catene e i ceppi che penzolano dai muri, gli strumenti di tortura, i ratti enormi, l’oscurità, il pozzo con i suoi segreti) sono usati in questo romanzo non con la stessa vena usata per il primo di Bencolin: lì la cantina, in cui si sentivano dei rumori, nasconde nei suoi muri un cadavere decomposto; qui, in ambienti grevi di presagi, in cui ci si aspetterebbe di trovare qualche macabro resto a ben donde, nulla viene trovato. In altre parole, se l’ambientazione è la stessa, diversa è la sostanza, qui molto meno evidente: è come dicevo più sopra: man mano che Carr procede sul suo cammino, perde i caratteri propri del Gotico orrorifico tipo il Vathek o Il Castello di Otranto, per assumerne altri più propri, caratteri di facciata, che devono contribuire a creare un’atmosfera ma poi non devono distogliere dalla ricerca di una soluzione il più possibile razionale, in cui il soprannaturale perde la propria irrazionalità latente.

Ecco allora lo schema che verrà in tanti romanzi quasi sempre seguito:

Introduzione > descrizione di una situazione irrazionale delitto > spiegazione razionale > individuazione omicida > apologo

Solo in un caso, o meglio in pochissimi, Carr si discosterà: e sarà quando, accanto alla soluzione razionale che deve ricondurre il discorso alla credibilità, perché l’omicida possa essere individuato e non invece sfugga, sarà contemplata una possibile soluzione soprannaturale. Il movente di Carr quindi non è tanto l’avversamento di una situazione soprannaturale a favore di una razionale, per un qualche agnosticismo di fondo, quanto io credo la volontà di ricondurre la soluzione in un alveo contraddistinto dalla giustizia umana che non deve contrapporsi o sostituirsi o essere sostituita da quella divina, ma affiancarla nella punizione del reo. Una giustizia giusta, che per evitare di incriminare un innocente, deve necessariamente affidarsi ad un detective superiore, il quale però è sempre un uomo, capace quindi di prendere un abbaglio.

La grandezza di Fell è proprio questa: sapersi svincolare al momento opportuno delle proprie piccolezze (com’è per esempio pontificare, magari a sproposito: sciarada al posto di acronimo) e assurgere alla verità suprema. Non è un caso per esempio che in parecchi dei romanzi in cui compare e in cui si sviluppa una trama soprannaturale, Fell introduca il fatto, come qui del resto. La ragione è una sola: se Fell descrive l’evento, il lettore è portato in un primo tempo a dargli credito, e quindi la stessa situazione soprannaturale acquista credito e l’atmosfera ne beneficia. Quale sorpresa ne riceverà il lettore più tardi quando assisterà alla sconfitta del soprannaturale a favore del razionale, proprio per causa di Fell!

Accadrà quando Fell pontificherà ex-cathedra, elevandosi sulle proprie piccolezze umane, e affermerà una verità assolutamente incontrovertibile, sostenuta da prove inoppugnabili e da un ragionamento superiore.

E per farlo dovrà liberarsi dai preconcetti. Perché, come dice Sherlock Holmes, ne Il Segno dei Quattro, “When you have eliminated the impossible, whatever remains, however improbable, must be the truth” .

Bisogna anche dire che questo romanzo influenzerà altri autori: il tema della maledizione gravante sul primogenito che deve passare la notte in un certo ambiente e poi finisce assassinato in condizioni impossibili, influenzerà per esempio il Derek Smith di Whistle Up The Devil.

 

Pietro De Palma

5 pensieri su “Il Gotico in Carr

  1. Ciao Pietro,
    approfitto degli Auguri di Buon Anno per farti anche i complimenti per il tuo Blog e per gli splendidi articoli in esso contenuti. Ti ringrazio pure per i tuoi interventi sul Blog del Giallo Mondadori: grazie ad essi, a quelli di altri appassionati e al grande Mauro Boncompagni, mi sono potuto accostare con gusto e divertimento al giallo classico. Pensa, io, appassionato di “noir d’azione”, il mio nickname sul Blog, AgenteD, è in parte anche dedicato ad “Alan D” Altieri, ho scoperto che, grazie alle sue atmosfere di tensione, paura e mistero, il giallo tradizionale è, di fatto, “noir d’atmosfera e di stile”. E così sono diventato fervido ammiratore di Carr, di Halter ma anche di tanti altri nomi che, grazie a te, non sono più degli “illustri sconosciuti”.
    Questa è la carota… ora veniamo al bastone… Scherzo, ovviamente.
    Vorrei però soltanto che, in cima agli articoli, indicassi chiaramente che essi sono dedicati a chi ha già letto il libro. Questo perché, spesso, iniziandoli a leggere, ho capito che andando avanti mi sarei perso poi il piacere della scoperta. A questo punto ti chiederei allora, di condensare, se non addirittura limitare a brevi cenni la descrizione della trama dato che, se uno ha già letto il libro, tale descrizione è superflua, se, al contrario, l’articolo può essere letto anche non conoscendo il romanzo, essa ne rovinerebbe il piacere. Poiché però, mi sembra che uno degli scopi del Blog sia proprio il diffondere l’amore per questo genere di romanzi, mi permetto di raccomandarti di scrivere gli articoli proprio rivolgendoli ad un pubblico che non ha ancora letto i libri in questione, “parlando ma non svelando” se mi passi il termine…
    Ribadendo i miei complimenti Ti Auguro un felice anno.
    Giovanni Di Guglielmo (AgenteD)

    • Grazie del tuo intervento. Tuttavia devo ribadire il mio punto di vista.
      Gli articoli che io scrivo sono, come avrai visto anche nel caso di quelli pubblicati sul Blog Mondadori, più che dei romanzi di segnalazione, delle analisi vere e proprie. Non a caso il sottotitolo del blog parla di romanzi, saggi e film SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO.
      E’ evidente che l’articolo si rivolge soprattutto a coloro che il romanzo l’hanno letto perchè intende fornire più spunti di riflessione, ma – anche nel caso venga letto da chi il romanzo non l’abbia ancora letto – esso non fornirà mai il nome dell’assassino. Inoltre anche se tu leggi una analisi approfondita, in realtà io non vado mai al di là dell’esposizione di quelle che sono le linee guida del romanzo, e non parlo delle innumerevoli altre piste e dei subplots esistenti (per esempio, domani uscirà un articolo su Peril di Steeman: esporrò le linee guida del romanzo, ma non dirò determinate cose che toglierebbero il piacere – come dici tu – di leggere il romanzo (a patto di trovarlo, ovviamente, giacchè i Pagotto sono di difficilissima reperibilità).
      E’ altresì innegabile per di più che la maggior parte dei romanzi che analizzo sono ardui da reperire, per cui chi legge il mio articolo viene il più delle volte sospinto a procurarselo.
      Non vuole essere una critica come la si fa in altri blog perchè è la volontà dello scrivente distinguersi dagli altri: non dico che chi scrive articoli come li intendi TU siano da me sottostimati, ma che io intendo scrivere articoli rivolti ad un pubblico diverso.
      Se a qualcuno non piace il mio modo di scrivere articoli, non lo obbligo a leggerli.
      VORREI CHE TU PERò CAPISSI QUELLA CHE è UNA COSA CHIARA AI TANTI CHE VENGONO A LEGGERE I MIEI ARTICOLI, CIOè CHE APPRESTANDOSI A LEGGERE IL MIO ARTICOLO L’EVENTUALE LETTORE SAPRà UNA PARTE DELLA STORIA, PERCHè SOLO ATTRAVERSO CIò IO POSSO PARLARE IN UN CERTO MODO DEL ROMANZO ED ESAMINARLO. SE SI VUOLE UNA CRITICA PIù LEGGERA, BASTA FARE UNA RICERCA IN RETE E SE NE TROVANO PARECCHI DI QUELLI CHE FORNISCONO SOLO INDICAZIONI DI MASSIMA.
      Pertanto mi pare superfluo mettere la dicitura SPOILER.
      PER DI PIù RIVENDICO UN ATTEGGIAMENTO CHE UN TEMPO RIVENDICAVA LUCA CONTI: IO SONO THE LAST OF INDEPENDENTS, O ALMENO UNO COME DICEVA LUI. Per di più SUL MIO SITO NON TROVERAI MAI PUBBLICITà Nè TANTOMENO NEWS DI NOVITà EDITORIALI: MI HANNO CHIESTO DI FARLO MA MI SONO SEMPRE RIFIUTATO, ANCHE PERDENDOCI. CI SONO SOLO ARTICOLI DI CRITICA. DURO E PURO.
      ARRIVEDERCI.
      PIERO

  2. E a me lo chiedi?
    Scomparso !!!!
    So solo che è Direttore di Musica Jazz (è l’ultima cosa che mi annunciò prima di eclissarsi). Ma so per certo che ha interrotto i rapporti con tanta altra gente che conosco e che era del ramo “poliziesco”.
    Non so che dirti.
    Ciao.

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