Le liste fondamentali delle migliori camere Chiuse – 1

La lista di Edward D. Hoch

 

87839.jpg?ft=1354742873Nel 1981 Ed Hoch, che aveva pubblicato un’antologia di racconti con Camere Chiuse dal titolo Diagnosis: Impossible. The problem of Dr. Sam Hawthorne, volendo completarla con un’introduzione ad effetto, convocò i migliori 17 autori e critici di romanzi polizieschi d’America, affinchè stilassero una classifica ideale dei migliori romanzi con delitti impossibili.

Ecco, a seguire, la lista delle 15 migliori Camere Chiuse, così come fu stilata in quell’occasione:


 1) John Dickson Carr –  The Three Coffins

 2) Hake Talbot – Rim of the Pit

 3) Gaston Leroux – The Mystery of the Yellow Room

 4) John Dickson Carr – The Crooked Hinge

 5) Carter Dickson – The Judas Window

 6) Israel Zangwill – The Big Bow Mystery

 7) Clayton Rawson – Death From a Top Hat

 8) Ellery Queen – The Chinese Orange Mystery

 9) Anthony Boucher – Nine Times Nine

10) Carter Dickson – The Peacock Feather Murders

11) Ellery Queen – The King is Dead

12) Helen McCloy – Through a Glass Darkly

13) Carter Dickson – He Wouldn’t Kill Patience

14) Randall Garrett – Too Many Magicians

15) John Sladek – Invisible Green 

 

Come riferisce John Pugmire nel suo ottimo articolo dal titolo “A Locked Room Library”, essi furono “invitati a nominare ciascuno le loro opere preferite, fino a dieci in numero, ordinati in ordine di preferenza”.

John aggiungeva che, nonostante numerosi autori francesi avessero scritto notevoli Camere, solo un romanzo francese fu inserito in questo elenco (al 3° posto): Gaston Leroux – The Mystery of the Yellow Room. Il romanzo, che era stato nominato da Carr stesso come il più grande romanzo di Camera Chiusa che fosse stato scritto (Carr era molto modesto: infatti, quando gli chiedevano di nominare romanzi che in qualche modo lui avesse ritenuto dover essere segnalati, non inseriva mai opera proprie, pur essendo il più grande, per numero e qualità di romanzi), stranamente fu il solo francese ad essere inserito. Il motivo addotto da John (che pochissimi romanzi francesi fossero stati tradotti in America) non fa grande onore all’editoria Americana, e agli stessi critici, giacchè si evince che nessuno avesse sentito imprescindibile leggere anche opere che non fossero solo scritte in inglese: se uno ama un genere, e volesse allargare il proprio ambito di letture, potrebbe procurarsi altre opere non tradotte nella propria lingua. Beninteso dovrebbe sapere anche altre lingue, il che ci porta ad altre considerazioni ovvie (!), quando veniamo a sapere che nessuno aveva fatto, nelle proprie graduatorie, nome di autori francesi e delle relative opera, tranne appunto Gaston Leroux e Pierre Boileau (Le Repos de Bacchus), ma solo perchè quest’ultimo probabilmente era servito  a Hilary St.George Saundersda base per il suo romanzo, molto simile, The Sleeping Bacchus.

Ora, questa mancanza a me sembra molto strana: è possibile davvero che nessun grande autore e critico americano, invitato in quell’occasione ( Robert Adey, Jack Adrian, Jacques Barzun, Jon L. Breen, Robert E. Briney, Jan Broberg, Frederick Dannay, Douglas G. Greene, Howard Haycraft, Edward D. Hoch, Marvin Lachman, Richard Levinson & William Link, Francis M. Nevins, Jr., Otto Penzler, Bill Pronzini, Julian Symons, and Donald A. Yates ), avesse letto altri romanzi di autori francesi? Possibile che nessuno di loro avesse letto La Maison Interdite di Michel Herbert & Eugene Wyl ? O La Maison qui Tue di Noel Vindry? O Les Quatre Vipères di Pierre Very?

Non con queste motivazioni, ma comunque sostanzialmente, anche John Pugmire sem lo chiese e lo rese noto ai suoi lettori:

“This was scarcely surprising for – with the exception of Leroux’s work and Pierre Boileau’s “Repos de Bacchus”– almost none had been translated into English.  By contrast, a great many English-language works had been, and still are, routinely translated into French, which gives French readers a far wider range of choice than that available to Anglophones”

( http://mysteryfile.com/Locked_Rooms/Library.html ).

Non capisco perché in America nessuno avesse sentito il bisogno di colmare le proprie lacune relative a romanzi stranieri: in questo credo che noi italiani siamo più aperti al nuovo, forse perché, a differenza dei francesi o degli americani, che hanno sfornato romanzi polizieschi di assoluto rilievo, abbiamo prodotto poco e quindi abbiamo assimilato da altri; loro invece, sfornando molto, non hanno sentito uguale bisogno di conoscere quello che all’estero altri avessero scritto (non negando che qualcuno comunque questo bisogno impellente l’abbia sentito!). Così, sia i francesi che gli americani non sanno che anche un italiano, Franco Valiati, nel lontano 1939, pubblicò un romanzo: Il mistero dell’idrovolante, contenente una Camera Chiusa abbastanza interessante.

Possibile che solo presso di noi, questi autori e questi romanzi in anni molto lontani, prima della seconda guerra mondiale, fossero stati tradotti e pubblicati, mentre altrove, cioè in America, non sapessero neanche chi fossero?

E’ il dubbio che chiunque, che fosse a conoscenza di ciò, si chiederebbe, se avesse un minimo di intuito (!).

Un amico blogger americano, e bookseller tra l’altro, John Norris, mi ha esternato il suo pensiero in merito alla questione, sottolineando, comunque che quanto da lui detto è sempre una personale opinione, e che non è detto che per forza ricalchi la verità dei fatti:

“The obvious answer is that those critics cannot read the original language in which the book was written and published. Not everyone cannot read French or German or Italian. Most of us have to wait for a translation to come out.

Why so few translations? I think it has always been about sales.  Long ago US publishers wouldn’t invest in a translated work unless it was proven seller either in the original language or in English translation in the UK.  Also, England has always been the leader in English translated works because of being part of a European marketplace. The US is a huge country and publishers have always ended to think of US books intended for US readers only.

I’d love to read the mystery novels of Noel Vindry, Jean Alessandrini, Gensoul & Grenier.  Waiting for someone to translate them into English, however, and then publish them is almost pointless.  Unless John Pugmire turns his translating talents to these books as well as Halter I don’t think I will ever see those books in English.

I think also some books do not translate well for a foreign audience or are so tied to a particular culture that a US publisher didn’t think the book would appeal to a US reader. They tended to look for universality in content.  In other words: can the US reader relate to the characters, find something similar in the story that will make them want to read the book?  Luckily, times change and we have a much larger readership in the US who are eager and curious to read about other cultures. It’s only fairly recently that US publishers have bothered to think more globally and recognize there are indeed readers who hunger for stories from outside the US simply because they are foreign”.

Al di là degli accorgimenti su quanto da lui detto,  tuttavia devo dire che la sua opinione è pienamente condivisibile: il motivo ovvio per cui nella lista di Hoch non esistevano testi in francese è che quei critici non conoscevano la lingua di Gaston Boca.

Non si può infatti pensare che personaggi di grande apertura mentale come Dannay, Hoch, Boucher, se avessero conosciuto le Camere Chiuse di Boileau, Gensoul & Grenier, Lanteaume, Vindry, volontariamente non le avrebbero incluse nella loro lista.

Lo stesso Barzun che era il solo di origine francese tra di loro, era troppo solo per poter influire, se avesse voluto, nella promozione, in quella lista, di alcuni capolavori francesi.

Nel commento di John  Norris, si legge però anche una sorta di critica alla politica editoriale americana, che ha influito sulle scelte di quel gruppo di critici –(che è la cosa più interessante per quelli di noi italiani, che conoscono, come me, le motivazioni di fondo del mercato editoriale italiano, ma non di quello statunitense).

Ciò che dice John, è che in America fino a qualche tempo fa (non ora, che ci si è spostati su un mercato di tipo globale, ma purtuttavia le tendenze rimangono comunque) si pubblicava in americano qualcosa di straniero che fosse stato preventivamente tradotto in Inghilterra.

Quindi semmai dovremmo chiederci per quale motivo in Inghilterra opere di francesi non son state tanto tradotte! Bah, questo si potrebbe anche spiegare con una certa diffidenza che c’è stata tra i cugini francesi e inglesi, sempre intenzionati gli uni e gli altri ad affermarsi in Europa, e a prevalere anche culturalmente gli uni sugli altri. Si potrebbe quindi pensare che questa tendenza è stata più inglese che francese, se è vero che parecchie opere inglesi e americane sono state tradotte in francese (e comprese nella lista di Lacourbe) e nessuna francese tradotta in inglese (e mancante tranne Leroux e Leblanc) e quindi mancante in quella di Hoch.

Inoltre, e questo credo sia solo una sua opinione personale, John dice che gli editori degli Stati Uniti, per il fatto di operare in un Paese enorme, hanno sempre pensato di avere abbastanza lettori in patria prima di cercarli altrove. Tuttavia, in tempi recenti, questa tendenza è stata messa alla prova da altri critici più illuminati, come John Pugmire, che, amico e traduttore di Paul Halter, ha messo a disposizione anche del pubblico di lingua inglese le opere dell’autore contemporaneo francese di Camere Chiuse, da me recentemente intervistato.

Io tuttavia mi chiedo: al di là di quei due autori famosissimi, comunque, si nota subito l’assenza di un altro grande autore statunitense ma di generalità francesi: Jacques Futrelle. Possibile che non conoscessero anche lui e le sue opere? Mah..

A questo punto faccio delle mie riflessioni sull’approntamento di quella prima lista, annunciando che a questo articolo ne seguiranno altri due: il primo prenderà in esame la lista di Lacourbe e il secondo quella di Scott. Dopodichè, formulerò una mia lista di camere Chiuse, la cui lettura ritengo imprescindibile per qualunque amante del genere.

Quello che si nota (non solo è una cosa che noto io, ma chiunque lo può fare) è che una lista di 15 romanzi, è un po’ striminzita: in pratica dovrebbe essere il meglio del meglio. Tuttavia saltano all’occhio che alcuni dei partecipanti erano famosi scrittori: Dannay (Ellery Queen), Boucher (anche critico), Pronzini, Hoch; gli altri erano critici:  Nevins (critico di Ellery Queen), Greene (critico soprattutto di Carr), Symons (critico che non amava particolarmente il mystery classico) ; e poi una serie variegata di critici: Barzun, Robert Adey (autore del più importante studio in assoluto sulle Camere Chiuse), Jack Adrian (curatore assieme ad Adey di una fondamentale antologia di racconti poco conosciuti), Levinson & Link (produttori televisivi di serie televisive gialle: Colombo, per esempio), Howard Haycraft (estensore di una celebre lista dei 100 migliori gialli del secolo scorso). Tutti però, ad esclusione di Adey, e forse di Greene (che in quanto biografo e massimo conoscitore di Carr doveva comunque essere pratico di Camere Chiuse), erano conoscitori estemporanei di Camere Chiuse e comunque solo di alcune di esse: non credo, infatti, che Symons, che pure è stato uno dei più importanti critici in assoluto, o Boucher, fossero esperti di Camere Chiuse; semmai conoscevano bene alcuni autori di camere Chiuse.

Infatti, la lista risulta formata da opere di autori molto conosciuti, e le ripetizioni di opere di alcuni di loro, può da me essere ascritta, più che alla reale ed indiscussa qualità delle stesse, ad una tendenza di esaltare quelli che erano ritenuti i capisaldi della Crime Fiction statunitense. L’unica ripetizione su cui non avrei obiettato, cioè quella di opere di Carr, sarebbe stata intoccabile solo nel caso in cui la lista avesse compreso tutti gli autori e le opere veramente fondamentali nel genere. E allora, nella quantità, sicuramente più titoli di Carr sarebbero stati legittimi. Qui, invece, basterebbero solo le due fondamentali: The Hollow Man e The Judas Window.

Infatti non vedo tra le opere, alcune Camere americane molto importanti, anche storicamente, ma non molto conosciute (perché i loro autori non lo sono) presso il grande pubblico: per es. Into Thin Air (1928) di Winslow & Quirk, e i romanzi del genere di autori vandiniani: The Canary Murder Case (1927) e The Kennel Murder Case (1933) di S.S. Van Dine; Obelists Fly High (1935) e Arrogant Alibi (1938), di Charles Daly King;  The Man from Tibet (1938) di Clyde B. Clason; The Red Right Hand (1945) di  Joel Townsley Rogers Non stupiamoci quindi se mancano opere come The Shade of Time (1942) di David Duncan, o ancora The Devil Drives (1932) di Virgil Markham!

Mancano poi – e questo è, assieme alla mancanza di autori francesi, il dato che salta subito agli occhi – opere importanti di importanti autori britannici, neozelandesi, australiani, etc. cioè autori del Commonwealth britannico:

The Woman in the Wardrobe (1951) di A. & P. Shaffer; Whisle Up The Devil (1953) di Derek Smith; The Gilded Fly (1944) e The Moving Toyshop (1946) di Edmund Crispin; Suddenly at His Residence (1946), Death of Jezebel (1948), Tour De Force (1955), di Christianna Brand; Off With His Head (1957) di Ngaio Marsh; almeno, Why Didn’t They Ask Evans? (1935) ,  Murder in Mesopotamia (1936), Murder for Christmas (1938), di Agatha Christie; The Layton Court Mystery (1925) di A. Berkeley; The Rynox Murder Mystery (1930) e  The Polferry Riddle Mystery (1931) di Philip MacDonald; Policeman’s Evidence (1938) e Sealed Room Murder (1951), di Rupert Penny ; almeno, Murder of a Lady (1931), The Case of the Green Knife (1932),  The Case of the Gold Coins (1933) , The Toll House Mystery (1935), di Anthony Wynne; Sudden Death (1932) di  Freeman Wills Crofts.  Per non parlare di quegli altri autori britannici meno conosciuti ma le cui opere (talvolta anche una sola)  bastano ancora a ricordarli: per es. The Death of Laurence Vining (1924) di Alan Thomas, o Darkness at Pemberley (1932) di T.H.White.

In altre parole, con l’esclusione di Zangwill (iniziatore del genere si può dire) e Leroux (accreditato da Carr), la lista risultava formata solo da opere di autori statunitensi, conosciuti. Viene il sospetto che quei critici e scrittori che estesero la lista delle loro preferenze, non conoscessero parecchie altre opere. Ne derivava un’idea di base assolutamente fuorviante: che solo in America si fossero scritte decenti Camere Chiuse. E per di più di pochi conosciuti autori: un absurdum!

Quindi, in definitiva ci troviamo dinanzi ad una lista di opere di autori americani (con due esclusioni) che per sua natura non poteva ambire ad essere indicata come “la lista di riferimento”.

Niente da eccepire sul primo posto conferito a The Three Coffins /The Hollow Man, di Carr: per l’atmosfera che vi è contenuta, la complessità degli enigmi e la celeberrima Conferenza del Dottor Fell,  a ben donde può meritare il primo posto. Tuttavia, se qualche anno fa la posizione di questo romanzo era di supremazia netta, attualmente altri critici (tra cui il sottoscritto) propongono, per l’uguale genialità dell’enigma, per l’atmosfera e per l’assoluta semplicità di spiegazione di un fatto assolutamente impossibile, un altro romanzo di Carr (pseudonimo Carter Dickson), che in questa lista figura al quinto posto: The Judas Window.

Al secondo posto figura Rim of the Pit di Hake Talbot: anche a proposito di questo romanzo mi permetto di osservare che per me (ma ho appurato che altri critici la pensano alla stessa maniera, come Mauro Boncompagni e Philippe Fooz) un posto l’avrebbe dovuto guadagnare The Hangman’s Handyman di Hake Talbot, primo dei due romanzi scritti dall’autore, e che manca invece clamorosamente. A parer mio si sarebbe dovuto preferirlo all’altro, in ragione della atmosfera del romanzo assai densa, come Rim of The Pit, ma anche della Camera Chiusa, assolutamente geniale, che ispirò molte altre dopo; e della impossibilità della maledizione (un cadavere che si decompone in poche ore) spiegata con una soluzione  straordinariamente allucinata eppure assolutamente semplice da comprendere, a differenza dell’altro romanzo, che a fronte di tanti problemi accumulati durante la lettura, non riesce a dare loro una spiegazione logica e comprensibile, spesso arrampicandosi sugli specchi. Il perché fosse stato inserito Rim of the Pit e non l’altro romanzo, è da ricercare nel fatto che la sua qualità letteraria era stata sponsorizzata nientepopodimeno che dallo stesso Carr, che si era dilungato nelle sue qualità. Siccome Carr era il numero uno nella considerazione di quei critici (e lo è davvero, a tutt’oggi, il più grande in assoluto a mio parere), ne deriva che anche i suoi giudizi sono stati accettati senza discutere.

Sui romanzi posti nelle posizioni dal 3^ al 7^ non pongo bocca, tranne che a parere mio, forse sarebbe stata più giusto uno scambio tra il 4^ ed il  6^: Zangwill, storicamente è molto più importante del romanzo di Carr presentato, anche perché per l’epoca in cui fu scritto, la soluzione fu assolutamente rivoluzionaria; e lo stesso romanzo di Rawson, le cui Camere Chiuse, assolutamente straordinarie, sullo stesso piano di immaginazione di quelle di Carr più blasonate, perdono qualcosa solo sul piano dell’atmosfera: per questo io l’avrei inserito al 5^ posto, mentre The Judas Window, per quanto detto precedentemente, l’avrei affiancato, al primo posto, a The Hollow Man.

Arriviamo ad Ellery Queen: per me i due romanzi proposti, The Chinese Orange Mystery e The King Is Dead sarebbero potuti anche non esserci!

Comprendo che qualcuno mi considererà pazzo, ma a me quei romanzi non sono mai sembrati significativi, nel novero delle Camere Chiuse: innanzitutto, a voler essere pignoli, The Chinese Orange Mystery, camera chiusa proprio non è perché la porta dell’anticamera non è chiusa: semmai sono le situazioni che introducono una situazione sconcertante; inoltre The King is Dead, non è proprio una grande Camera Chiusa.  Se proprio si fosse voluto inserire un romanzo blasonato, si sarebbe potuto menzionare The Door Between , l’unica Camera Chiusa propriamente detta di Ellery Queen. Ma si sa, a quella riunione partecipava Dannay (il membro più estroso dei due autori celati dietro il marchio Ellery Queen) e Nevins (autore della più celebrata opera di critica su Ellery Queen) e Symons : si potrebbe arguire quindi per quale motivo potessero essere stati scelti proprio quei due romanzi: il primo fa parte della prima fenomenale decina, il secondo della fase che piaceva tanto a Symons, quella di romanzi con una base più psicologica che deduttiva.

Idem per Boucher, grandissimo critico e notevole scrittore. Tuttavia  Nine Times Nine è pur sempre una gran bella Camera Chiusa, anche per i riferimenti alla Conferenza di Fell. Tuttavia rilevo per Boucher lo stesso quid valevole per Dannay: per essere veramente imparziale quel gruppo di critici, non avrebbe al suo interno dovuto comprendere due autori i cui romanzi sarebbero figurati nella lista.

Sui romanzi alle posizioni 10 e 11, non ho nulla da dire. Anzi, voglio aggiungere che io avrei inserito un altro grande romanzo di Carr, stranamente qui assente: The White Priory Murders, grande Camera Chiusa che per la prima volta poneva in essere il grande trucco del prato innevato, diventato quasi un tratto riconoscibile della produzione di Carr e poi variato molte volte (sabbia, terreno, terra battuta di un campo da tennis, etc..).

Ecco poi Helen McCloy. Il suo Through a Glass Darkly è stata da molti considerata una Camera Chiusa: a parere mio è un romanzo al limite del fantastico, la cui Camera Chiusa è anche abbastanza semplice, e non ha nulla di spettacolare, tanto da essere considerate una delle migliori 15 Camere Chiuse in assoluto. Io l’avrei sostituita sicuramente con un romanzo veramente epocale, purtroppo assente in Italia, The Woman in the Wardrobe, dei Fratelli Shaffer, oppure con Speak Up The Devil altro romanzo veramente spettacolare di Derek Smith (che contiene la terza conferenza sulle Camere Chiuse dopo quelle di Fell in The Hollow Man di Carr, e di Merlini in Death From a Top Hat di Rawson), romanzi di cui quegli autori non hanno parlato proprio.

Su He Wouldn’t Kill Patience, nulla da eccepire.

Su Garrett, potrei dire qualcosa, forse, ma siccome il romanzo è veramente unico, mi astengo.

 

Infine eccepisco sull’ultimo titolo: posto che la candidatura di John Sladek mi sembra sacrosanta, io avrei preferito a Invisibile Green, il romanzo successivo, Black Aura, di una qualità più alta e che contiene ben due problemi veramente notevoli risolti con grande nonchalance.

 

 

Pietro De Palma

 

P.S.

Tutti i romanzi componenti la lista di Hoch originale, sono stati tradotti da Mondadori e da Polillo.

Le liste fondamentali delle migliori camere Chiuse – 1ultima modifica: 2013-09-24T22:20:43+00:00da lo11210scriba
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11 pensieri su “Le liste fondamentali delle migliori camere Chiuse – 1

  1. L’articolo é perfetto, esaustivo, intelligente e preciso. Sono d’accordo sia sulle considerazioni riguardo i francesi, sia, più in generale sui romanzi citati. Io vorrei sottolineare qualche punto. Innanzitutto questa è l’unica delle varie liste ad avere un giudizio di valore; le altre saranno gruppi di romanzi senza una graduatoria. È pericoloso un atteggiamento di questo tipo perché può dare spazio a critiche aspre e controverse, infatti non è più stato riproposto. Inoltre, creare una top15 in un sotto genere così fiorente come la locked room è un mezzo suicidio. Secondo punto è Carr: il Maestro qui ha sostanzialmente 5 slot, altrimenti non ci sarebbe gara; difatti nella prima stesura della lista di Lacourbe (le 99 chambres closes del 1991) Carr non figura; nè compare nei 15 migliori mystery di sempre scelti da Adey. Perché non avrebbe alcun senso. Perciò creare un compromesso, come in questo caso, tra il non inserire Carr e inserirlo a piacimento, diventa inevitabilmente restrittivo. Il punto terzo riguarda la relazione tra la qualità dell’opera e la raffinatezza dell’engima; ovvero: viene privilegiato lo scioglimento della camera chiusa o l’effettiva eccellenza del romanzo? Faccio due esempi che sono due caso limite (metto i titoli in italiano): L’enigma dello spillo di Wallace e La rossa mani destra di Rogers. Il primo è del 1923, ha evidenti limiti narrativi, estetici e strutturali, è francamente noioso e mostra un Wallace imbarazzato nel campo della detection pura, ma possiede un’enigma raffinato e una soluzione che ha fatto storia. Il secondo è un capolavoro della narrativa tout court che, al suo interno, presenta un delitto impossibile. Ma la sua parte nell’opera è minima. Quindi la domanda rimane: di romanzi che non sono casi limite come questi due (che in altre liste sono presenti), chi privilegiare? Ad esempio un romanzo come Assassinio nell’abbazia, da te citato, è un un capolavoro di plotting, celebrale e ingegnosissimo, dalla trama fascinosa e dalla spiegazione perfetta, ma da un punto di vista stilistico è uno dei Carr meno esaltanti dell’intero decennio, almeno secondo me.Nel farti ancora i complimenti Piero, ti chiedo: hai cambiato idea riguardo la preferenza di Black Aura di Sladek al posto di Invisible Mr. Green?

  2. Il commento di Stefano, come al solito intelligente e arguto, mi dà modo di allargare, seppure in questo ambito (ma non escludo di utilizzarne un altro più appropriato) i termini della questione:Stefano ha compreso dove volevo arrivare: Carr è la pietra angolare dell’edificio. Se togli Carr, si rifletterà in merito alla liceità della sua escusione; se lo includi, si rifletterà sul peso che avrebbe dovuto avere e su quali opere inserire e quali invece enucleare. Ecco perchè creare una graduatoria è sempre un punto interrogativo: la cosa migliore per me, sarebbe creare un elenco non suscettibile di graduatoria, cioè avvertendo che l’ordine di inserimento non è inerente alla classifica, e non inserire Carr in questo elenco generale, riservando a lui una lista sorta di carreggiata preferenziale, un contenitore in cui possano essere ricordati i romanzi con Camere Chiuse più meritori.La lista di Hoch inserisce, dando però un voto, ed in questo dimostra di avere fegato ma nel tempo stesso di peccare talora di temerarietà e partigianeria, 5 romanzi di Carr tra i primi 15: Le tre bare, L’occhio di giuda, Il mistero delle penne di pavone, L’automa, Perchè uccidere Patience?Sulla liceità della scelta non si transige. E neanche sulla sua giustezza. Tuttavia a parere mio, quatto sono sacrosanti, mentre il quinto (per quanto la soluzione arrivi come uno schiaffo), alla luce di un altro romanzo di altro autore, precedente a Carr, presente nella lista, a me parrebbe essere una sorta di illustre citazione. Sto parlando de Il mistero delle penne di pavone.Io avrei inserito come ho detto “Assassinio nell’abbazia” oppure, ammettendo che Stefano ha ragione sulla pochezza stilistica del titolo (ma quali titolo dei primi ha tuttavia uno stile compiuto?), anche Gideon Fell e la Gabbia Mortale, o Gideon Fell ed il caso dei suicidi o ancora Un colpo di pistola o Il terrore che mormora.Come si vede, inserire 5 titoli di Carr è fortemente limitativo. Non inserirlo, anche se è un atto audace, avrebbe portato ad una ridda di critiche. Come si vede..la soluzione è ovvia: togliere Carr ed inserirlo al tempo stesso. E’ come dire che in Paradiso ci sono Dio e i Santi. Tutti sono l’incarnazione del Bene assoluto, ma Dio è qualcosa a sè stante.Al quesito che mi pone Stefano, rispondo con un’asserzione in cui profondamente credo, e che ho incarnato, quando ho scritto racconti (ne ho scritto un’altro recentemente, elaborazione di uno più antico non pubblicato): secondo me il miglior Sladek non è Black Aura, ma neanche Invisible Greene, ma…By Unknown Hand.Le Camera Chiusa, come ha ricordato Stefano, può essere il motore inorno a cui gira tutto il romanzo (e allora può essere brillante ed avere tuttavia uno stile non brillante, oppure può essere uno dei motori del romanzo (non essere un granchè ed avere un invece una scrittura di grande finezza), oppure, più raramente può essere una Grande camera in un Grande romanzo: quest’ultimo è un caso più raro che designa i capolavori.Ma il romanzo, per sua stessa natura, è fortemente dispersivo: raramente il romanziere riesce, con la Sola Camera a tenere tutto il romanzo in piedi: molto spesso ne aggiunge altre, oppure crea dei subplots. Questo perchè la storia della Locked Room e la relativa soluzione, è per sua stessa natura, il più delle volte meccanicistica, volutamete ristretta: è un problema, che mette in atto meccanismi logico-matematici, poco inclini ad essere irregimentati in uno stile letterario.Ecco perchè io ritengo che la forma migliore per illustrare una Locked Room sia quella del racconto: breve, concisa, dettagliata, che propone il problema, lo inquadra, dà una breve visione d’insieme dell’ambiente umano su cui insiste, e poi..dà la soluzione.Un raccondo di trenta- quaranta pagine è il meglio.Ecco perchè polemicamente dico che By Unknown Hand è il miglior Sladek che si possa trovare: straordinario plot, cui vien data una soluzione altrettanto straordinaria, eppure estremamente semplice. Anche se nella sua semplicità di fondo è quantomai cervellotica.In Carr c’è solo l’imbarazzo della scelta.E’ per gli altri, che s’impone la scelta!

  3. Hai detto due grandi e sottovalutatissime verità secondo me. La prima è che Carr, per quanto inventivo, ispirato e fecondo negli anni 30, quando sfornava trame come Schubert sfornava melodie, non riuscì ad arrivare ad una piena e totale perfezione tra plot e stile (tranne qualche eccezione, come Le tre bare). Sia chiaro erano romanzi superbi, ma la maturazione avverrà a fine decennio e all’inizio di quello successivo, con L’occhio di giuda, Occhiali neri, La lampada di bronzo, Il terrore che mormora, Un colpo di fucile etc. Il secondo punto è la camera chiusa come fulcro della narrazione. In Big bow mystery non esiste detection e il romanzo (breve) è pieno di situazioni che nulla hanno a che fare con la trama. Carr nelle sue camere chiuse inserì sempre subplots o altre situazioni impossibili, lo stesso fecero Leroux e tutti gli altri. La Christie in quel sublime capolavoro che è Il Natale di Poirot risolve la camera chiusa a metà romanzo. Questo per dire che la perfezione si raggiunge col racconto, e Carr in The third bullet, Goblin wood e i racconti con il Colonnello March darà una straripante dimostrazione di forza espressiva. Lo stesso Queen con La lampada di Dio, o Chesterton (che non a caso ha scritto solo novelle), lo Sladek citato, Rawson in molti racconti. L’enigma di camera chiusa, se da solo, non può reggere l’intero palinsesto narrativo. Per questo si costruiscono enigmi molto complessi oppure si opta per la forma racconto (oppure si riempie il romanzo di digressioni con poca attinenza col resto, come fa Queen nel controverso Il delitto alla rovescia).Personalmente non avrei inserito Queen nella lista (tranne La porta chiusa). Un ultimo appunto lo faccio proprio su questo romanzo, che è un capolavoro assoluto infinitamente superiore agli altri due. Robert Adey nella sua Bibbia scrive a chiare lettere, nella prefazione, come La porta chiusa sia superiore al Delitto alla rovescia; e mi sembra scrisse lo stesso Lacourbe in 99 chambres closes. Detto questo, in queste liste (inclusa quella di Adey stesso) compare The chinese orange mystery, non The door between. Chissà perché.

  4. Non so Stefano. Forse il tutto può essere ricondotto alla qualità del plot. I primi dieci romanzi hanno una qualità eccelsa del plot ed una scrittura meno: sono un po’ come i primi Carr. Quando uno è giovane, come te, se fa una cazzata, gliela si perdona, perchè “era giovane”, come se alla giovinezza si riconoscesse qualcosa che è proprio di quest’età, l’avventatezza talora ma anche la grande purezza dell’animo, il coraggio temerario di affrontare un rischio senza porsi domande. I grandi romanzi carriani dei primi anni trenta non maturano la sintesi perfetta tra inventiva e stile, ma hanno dalla loro una straordinaria visionarietà, che mancherà poi nelle opere mature degli anni ’50, dove talora Carr ricorrerà alla tecnica pura per ovviare a delle defallainces di inventiva. Così come Alfredo Kraus a sessant’anni si reggeva in forza di una straordinaria scuola e di una tecnica sublime, così come il grandissimo Tito Schipa. I primi romanzi di Ellery Queen sono paragonabili ai primi romanzi carriani: sono visionari e virtuosistici al massimo grado, con rimandi criptici ed esempi di numerologia cabbalistica ebraica, con plot talora sconvolgenti nel loro livello di tortuosità, eppure risolti con una verve assolutamente incredibile.Forse è per questo che The Chinese Orange Mystery viene preferito a The Door Between: per la qualità del plot e di come esso venga girato e rigirato. The Door Between pur essendo dal punto di vista della Camera Chiusa più netto e demarcato, perde in certo senso nella qualità della condotta del plot. Ma è una caratteristica del periodo. Io non credo affatto come alcuni, che i romanzi queeniani della piena maturità siano i migliori della produzione: Lee ambiva a voler essere un nuovo Faulkner, e quindi anche la costruzione del romanzo non è più così virtuosistica dal punto di vista del plot. In altre parole, nei primissimi romanzi c’è molto Dannay e meno Mannay, negli altri aumenta il contributo del secondo e diminuisce il primo. Io preferisco i primi, fino a Halfway House, molto di più di altri molto celebrati dalla critica di Symons, come Cat of Many Tails o The King is Dead.

  5. The door between si situa in un momento di svolta della produzione queeniana, e aggiunge ad uno stile maturo, un’enigma raffinato ed una soluzione magnifica. È un romanzo completo, sotto ogni punto di vista. Il delitto alla rovescia è secondo me un passo indietro stilistico rispetto ai precedenti, ma possiede la visionarietá di uno dei più sublimi indovinelli polizieschi di sempre. E la soluzione dell’indovinello è magistrale. Ma la camera chiusa in sè ha invece una spiegazione molto più cervellotica e troppo complessa. Qui sta il problema; Dannay ha il tocco del genio e lo dimostra, ma il plot straordinario che possiede Il delitto alla rovescia non riguarda la camera chiusa. Riguarda il contorno. E capisco ancora di meno Il re è morto, che è una locked room di buona qualità, non di più, all’interno di un romanzo molto suggestivo. Mi piace quando parli della giovinezza. Carr esordisce a 21 anni e davvero qualche cazzata (letteraria) l’ha fatta. Basta vedere la spacconata de The ends of justice o la sua fede incrollabile nei travestimenti. Secondo lui bastava mettersi un paio di baffi finti per diventare irriconoscibile. Peccatelli di gioventù.

  6. Grande, come sempre, Piero!Sarebbe bello che, ampliando gli orizzonti rispetto alla lista proposta, adesso proponessi tu un elenco personale delle migliori camere chiuse (comprendendo Halter, ecc.).Una precisazione: Garrett da chi è stato pubblicato, in Italia (gli altri 14 titoli li ho tutti)?P.S.: perché, visto che Polillo pare ci segua, non proponiamo su aNobii una sorta di ‘raccolta firme’ per avere titoli come ‘The woman in the wardrobe’? Hai visto mai…

  7. Too many magicians è stato pubblicato nel 1977 nella Fantacollana Nord col titolo La stanza chiusa. Io ce l ‘ho, non è particolarmente raro. Discorso diverso per Shaffer: chi detiene i diritti d’autore non ha nessuna intenzione (forse ritiene che scrivere poliziesco sia immorale) di concederli a nessuno. Perciò il volume è rarissimo anche in USA. Purtroppo.

  8. Alberto, l’intenzione di proporre io una lista è già stata annunciata su Anobii. Però dovrò prima scrivere gli articoli concernenti le altre due liste.Per il resto…Garrett dopo essere stato pubblicato dalla Nord è stato due anni fa interamente ripubblicato su Urania: sono usciti due volumetti con tutto il ciclo di Lord Darcy (il romanzo, Too Many Magicians, è qualcosa di realmente STRA-OR-DI-NA-RIO, non solo per la Camera Chiusa ma anche per come tesse il romanzo. E’ un po’ la rondine che non fa primavera, per il discorso che facevo in merito alla più giusta collocazione di una Camera Chiusa in un racconto piuttosto che in un romanzo. Qui, a dispetto di quello che ho detto, è vero che Garrett crea almeno 2 subplots, però come li sostanzia ha del miracoloso!).Infine per quanto riguarda il romanzo dei fratelli Shaffer, il fatto è che dei due è rimasto uno, che ha buttato nel fuoco le proprie esperienze giovanili a quanto pare, oppure lo fa perchè applica la volontà del fratello morto, non so. Fatto sta che non ha mai voluto concedere i diritti per la traduzione del suo romanzo. Questo non toglie che in una mia lista, sicuramente, troverà posto. :-)Un grazie di cuore anche a Stefano.P.

  9. Ciao Piero, ho letto con grande interesse la tua analisi, che in larga misura condivido. Anch’io non avrei inserito Ellery Queen nell’elenco. Quanto a Carr, che fa storia a sé, oltre alle camere chiuse citate, la cui importanza è fuori discussione, a me è piaciuto particolarmente Gideon Fell e il caso dei suicidi (forse perché è uno dei primi Carr che ho letto), in cui la soluzione, pur essendo abbastanza semplice, è di grande effetto.A proposito, come valuti la camera chiusa di Giulio Leoni (E trentuno con la morte)?

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