Peter Curtis : Marcia mortale in tre tempi (Dead March in Three Keys,1940)– Tascabili Martello, I Gialli del Veliero N.8 , Milano, 1950

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Peter Curtis :  Marcia mortale in tre tempi (Dead March in Three Keys,1940) – trad. Luisa Benassi – Tascabili Martello, I Gialli del Veliero N.8 , Aldo Martelli Editore, Milano, 1950.

 

Chi dice che le pubblicazioni della Mondadori hanno sviscerato il Giallo e che non ci sia più nulla da far emergere, si sbaglia di grosso: accanto alla Mondadori, si è mosso tutto un mondo di Case Editrici oramai scomparse. Semmai potremmo dire che la Mondadori abbia incarnato un secolo di pubblicazioni e sia ancora in piedi; ed in questo non sbaglieremmo. Anche le altre case, quelle scomparse, però hanno dato un contributo non indifferente al genere: per es. la Aldo Martello Editrice di Milano.

La collana che mise in piedi, I Gialli del Veliero, ancor oggi apprezzata dai collezionisti ed appassionati, proponeva dei volumetti formato tascabile (da qui il nome Tascabili Martello), di autori di nicchia, con delle belle copertine a colori. Tra essi, questo N.8, Marcia mortale in tre tempi, di Peter Curtis.

“Chi sarebbe costui?”, avrebbe detto Don Abbondio.

Peter Curtis era lo pseudonimo che Norah Lofts, nata Robinson (scrittrice molto apprezzata in Inghilterra fino agli anni settanta, e autrice di più di cinquanta opere più che altro di narrativa storica), scelse per le sue storie gialle: infatti pensava che così gli affezionati lettori delle sue opere più romantiche, non rimanessero sconvolti dalla trama di un omicidio. Insomma una scrittrice in qualche modo vicina a Georgette Heyer, anch’essa scrittrice di narrativa amorosa storica e gialli, ma che non aveva abbandonato il suo nominativo più famoso.

In realtà nelle trame, espresse con lo pseudonimo di Peter Curtis, la Lofts introdusse dei caratteri stilisticamente molto vicini alle sue più conosciute opere: per esempio  la grande preoccupazione per le condizioni dei più poveri nella società, incapaci a mutarle; e delle storie di amore.

Dead March in Three Keys, del 1940, fu il primo di quattro romanzi, che ottennero notevoli successi di pubblico tanto da venir trasposti anche in films: per es. You’re Best Alone fu trasposto nel film Guilt is My Shadow (1950), mentre The Devil’s Own (conosciuto anche come The Little Wax Doll e Catch As Catch Can) fu la base della sceneggiatura di The Witches, film del 1966 con Joan Fontane.

Qual è la trama di “Marcia mortale in tre tempi”?

Eloisa è una bellissima ragazza, vissuta quasi sempre protetta dalla sua bambinaia, Emilia; è per di più molto ricca, ed ha una cugina, che le assomiglia come una goccia d’acqua, ed è solo un po’ più “in carne” di lei. Antonia (questo il nome della cugina) a differenza di Eloisa ha pochi mezzi, ma molti pretendenti. Tra questi Riccardo Couwen, un rampollo che ha dissipato la propria fortuna e a cui dell’antica fortuna, rimane solo una vecchia villa. Tra Riccardo e Antonia nasce una passione esplosiva, ed i due diventano amanti: poveri ma belli, avrebbe recitato un famoso film italiano. Ma i due capiscono che senza i soldi non si va avanti e così, Riccardo progetta un piano per accalappiare su suggerimento della stessa Antonia, la cugina ricca di quella, Eloisa, mentre la stessa Antonia accetta la corte di Giosuè Meekin, un cinquantacinquenne ebreo ricco. I due, tuttavia, riescono, in barba ai rispettivi coniugi, a liberarsi dei pomeriggi e vivono infuocate ore di passione.

Un bel giorno, la crisi di Wall Street del 1929 porta alla rovina anche Giosuè che muore di un colpo apoplettico in quanto scopre di aver perso la sua fortuna, e la povera Antonia si ritrova con qualche pelliccia e gioiello, ma senza una casa, per cui si mette a cercare lavoro.

Il buon Riccardo, che nel frattempo è diventato padre, ma i cui rapporti con Eloisa si sono sempre più incrinati, trova così modo per portarla a casa sua e la povera Eloisa, non sospettando nulla della tresca dei due ( ma lo sospetta Emma, la sua tata), è ben contenta di ospitarla. Un bel giorno, anzi una bella notte, un trambusto turba la quiete della casa: Diana, la figlia dei due, sta male e Emma Plumé lo grida nella notte. Il buon Riccardo Curwen, che ha messo su la scusa dell’insonnia per essere più libero dal controllo della moglie, dormendo in altra stanza, e quindi recandosi ogni notte in camera di  Antonia, non pensa lì per lì a fingere, ed invece di uscire dalla porta di servizio, salire in soffitta e ridiscendere dalla parte della sua stanza, apre la porta della stanza di Atonia, trovandosi faccia a faccia con Emma e anche la moglie. Insomma, la tresca è scoperta, ed Antonia deve andare via.

A questo punto Antonia si cerca altra occupazione e la trova in specie di pensione per aristocratici dove trova parecchi amanti. La pensione si trova a poca distanza dalla villa di Eloisa e Riccardo, e perciò i due riescono in stanze d’albergo a rubare dei pomeriggi, uno nelle braccia dell’altra. Le cose però tra Riccardo e la moglie peggiorano quando Antonia deve andare via: Eloisa cade in profonde crisi nervose, Riccardo non resiste alla lontananza di Antonia, e questa è lontana. A questo punto Riccardo concepisce il piano di uxoricidio, piuttosto affascinante, che si conclude magnificamente per lui. Ma quando i due amanti sono sicuri di poter convivere assieme godendo dei soldi di Eloisa, Emma non ci vede chiaro e decide di investigare: sarà lei a far condannare Riccardo.

Magnificamente scritto, opera del 1940, Dead March in Three Keys è un thriller, con una alta tensione, narrato in prima persona, con soggetti che cambiano la prospettiva della narrazione, a seconda dei capitoli, che qui sono delle vere e proprie parti. L’autrice le chiama però “movimenti”. Ce ne sono 5. E’ come se fosse, quindi, una suite: una suite dell’omicidio, in 5 movimenti, di cui i primi tre formano “una marcia mortale in tre tempi”: il primo tempo è affidato alla narrazione in prima persona di Emma, che viene licenziata alla fine dell’estate, e la sua figura assunta da una istitutrice Myra Daffield, assunta per occuparsi di Diana; il secondo è affidato alla narrazione di Riccardo che narra gli antefatti del dramma e di come si sia arrivati a premeditare un uxoricidio; il terzo ad Antonia, che si presta ad assecondare Riccardo ma che è all’oscuro del progetto di assassinio di sua cugina, che si realizza durante la sua narrazione, senza che lei sappia mai come si sia svolto: apparentemente infatti Eloisa è morta per un colpo apoplettico. Causato però da cosa? Lei non lo saprà, ma intanto godrà assieme a lui dei soldi della vittima, ingannandosi che essa sia morta senza che Riccardo ne sia stata cagione.

Gli altri due movimenti sono successivi alla morte: il quarto è di nuovo affidato alla voce di Emma, che non ci vede chiaro ed è intenzionata a vendicare la morte di Eloisa; mentre il quinto, il movimento finale, si conclude, con la voce del condannato, nell’attesa della prossima impiccagione, nella confessione di quello che è accaduto e che lo ha condannato.

Riccardo è presentato come una vittima del destino: infatti, nonostante il suo piano sia perfetto, egli non viene accusato sulla base del ritrovamento dell’arma e dello svelamento di tutto il suo piano (ingegnoso e veramente sottile anche per acutezza psicologica), ma sulla base di una falsa accusa che lo accusa di aver avvelenato progressivamente la moglie con la morfalina, un derivato della morfina, usato come narcotico, di cui paradossalmente lui non sa nulla: la moglie cioè si era imbottita di questo tranquillante per poter continuare a dormire, lei che non vi riusciva più, immaginando che il marito, che l’aveva sposata per i soldi, la continuasse a tradire con la cugina.

Come si vede, la trama del romanzo si basa sulla storia di un uxoricidio premeditato, dentro una grande storia d’amore: la storia dell’amore passionale di Riccardo e Antonia, stravolge le vite di altre coppie: Riccardo ed Eloisa, Antonia e i suoi occasionali amanti. Quello che rimane, fino alla fine, è un grande amore passionale: una storia di passione e di morte.

Scrivendo così, mi si potrebbe dire che io riveli già chi sia l’omicida: è vero, ma del resto è la storia che propone solo una direttrice di marcia. Infatti non ci troviamo dinanzi ad un giallo classico, in cui bisogna scoprire l’assassino in una rosa di sospettati, ma dinanzi ad un thriller, in cui se il piano di assassinio è noto e anche il futuro omicida, l’unica incognita è rappresentata dalla sua individuazione e condanna.

Intelligentemente scritto, con uno stile assai fluido e sottilmente psicologico, il romanzo della Lofts intrappola il lettore in una tensione crescente; stupiscono, inoltre, certe espressioni assai esplicite: Antonia si rivolge a Riccardo e dicendo che non è un miracolo di intelligenza, ammette tuttavia che è “un superbo amante”. Questo negli anni ’40. E per di più in un romanzo scritto da una donna, che evidentemente non aveva paura di esprimersi così direttamente, in quanto scriveva generalmente romanzi che parlavano di amori e di passioni, e si rivolgevano quindi ad un ben preciso pubblico: Norah Lofts, nata Robinson, era già nota al grande pubblico britannico per una moltitudine di romanzi storici, divenuti parecchi dei best-seller.

In un certo senso si potrebbe parlare anche di una inverted story a metà : infatti il primo movimento si riallaccia, completandosi, al quarto, ambedue narrati in prima persona da Emma Plumè, ad assassinio compiuto. In questo, potrebbe trattarsi di una inverted story. Che non lo è però del tutto: infatti, perché potessimo parlare “in toto” di inverted story, sarebbe necessario che il colpevole, per quanto il romanzo tenda ad una sola conclusione, fosse già acquisito e condannato, mentre qui non lo è ancora. In altre parole, l’inverted story che si può dire sia stata resa con un flashback della trama, nella narrazione in prima persona di Riccardo e Antonia, cioè dei due protagonisti negativi, termina laddove comincia la vendetta di Emma, che vuole fare giustizia e si conclude nel racconto di Riccardo, che riprende l’inverted story finendola con l’ineluttabilità di un destino annunciato.

Chissà se un giorno qualcuno non riprenderà questo romanzo e lo ritradurrà in italiano : lo meriterebbe senza dubbio.

Pietro De Palma

 

Peter Curtis : Marcia mortale in tre tempi (Dead March in Three Keys,1940)– Tascabili Martello, I Gialli del Veliero N.8 , Milano, 1950ultima modifica: 2011-11-26T13:23:09+00:00da lo11210scriba
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