Johnny Guitar, di Nicholas Ray – 1954 – RKO

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Johnny Guitar, di Nicholas Ray, 1954 – RKO. Interpreti: Joan Crawford, Sterling Hayden, Mercedes McCambridge, Ernest Borgnine, Scott Brady – Western, Colore, 110 min.

 

Perché analizzare un film come Johnny Guitar in un blog dedicato espressamente alla Letteratura e al Cinema Polizieschi?

La domanda la potrebbe fare chiunque e merita una risposta sensata: io penso che questo film di Nicholas Ray, che è stato definito un film western atipico, un western barocco, un western che ha rivoluzionato il genere, un western psicologico, sia nient’altro che…un noir, travestito da western.

Johnny Guitar è sempre stato uno dei pochissimi film da me preferiti: quando lo vidi la prima volta ero un bambino e da allora l’ho visto una miriade di volte, ed ogni volta noto qualche particolare che mi era sfuggito precedentemente. Non so però per quale motivo mi abbia da sempre attirato: forse il fatto che stranamente il film si risolve non con un duello tra uomini, ma tra donne; il fatto che il personaggio della cattiva di turno fosse veramente di grande levatura, che il pistolero che ritorna a casa fosse un personaggio strano, che del western avesse poco e niente e che fosse invece un dramma imperniato sull’amore e sull’odio, sulla passione e la gelosia. Per questo, poco alla volta, continuando a rivederlo. Mi son fatto la convinzione che non sia altro che un noir travestito da western (un po’ come Gunfight at the O.K. Corral di John Sturges).

La mia convinzione nasce anche da una considerazione di massima: parecchi dei grandi scrittori di western sono (stati) anche scrittori hard-boiled. Ma perché talvolta western e noir viaggiano assieme?

Una grande differenza tra i films noir del periodo e i western era innanzitutto il colore: i polizieschi, i noir, erano quasi tutti b/n, mentre i western, tranne qualcuno, erano a colori; e questo secondo me perché i due generi rappresentavano due mondi diversi, due realtà diverse: il grigiore della città, la cromaticità della natura ancora incontaminata.

Nell’ambito del genere western, vi era un filone di films che si diversificava dagli altri: quello che abbandonava il mito della grande frontiera, dello scontro tra razze diverse (pellerossa e yankee; negri e bianchi), e parlava invece della violenza negli uomini e tra gli uomini. Questi western, per me, sono molto molto vicini ai noir del periodo, perché trattavano gli stessi temi, ambientandoli altrove, in un altro tempo e in un altro spazio. E a questi apparterrebbe Johnny Guitar, per me.

Facciamo un esperimento: proviamo a tradurre questo western in un noir: sarebbe possibile?

C’è una donna che ha una bisca fuori da una città; conosce tipi poco raccomandabili, non proprio banditi, ma quasi, che si danno da fare per vivere al margine della società; le autorità, i personaggi più in vista di quella città li detestano, vorrebbero liberarsene, come pure della bisca, non perché la padrona della bisca sia collusa ma perché ha grandi idee, non condivise dagli altri: vicino al suo locale, passerà l’autostrada, e lei il suo suolo lo concederà ai costruttori della strada. C’è una donna che più degli altri la odia (motivi suoi) e odia anche i suoi amici. Un giorno arriva un avventuriero, un giocatore d’azzardo, facile con la pistola: non ha mai avuto grandi problemi con la giustizia perché è un tipo lesto e furbo. Conosce la biscazziera, anzi anni prima con lei ha avuto una storia. Ora e lì, e vorrebbe dare un taglio alla sua vita. Gli amici della sua tipa si metteranno nei guai, i cittadini li linceranno e lui sottrarrà la sua donna alla stessa fine, prima che lei e l’odiata rivale si affrontino in un epico finale. Bello eh? Sarebbe potuto essere un noir, no? Invece è un western. La trama l’ho accennata (e cambiata adattandola ad una ipotetica storia hardboiled); ora l’arricchisco, analizzandola in verità a fondo.

Vienna (Joan Crawford) ha un saloon, con annessa sala dove si gioca a carte e alla roulette, che è fuori dalla città.

E’ odiata da Emma Small (Mercedes McCambridge), proprietaria di terre e bestiame, che vorrebbe anche la terra di Vienna, soprattutto per impedire che ella lo conceda alla ferrovia che potrebbe passare per lì: in questo modo verrebbero a trovarsi spiazzati dai tanti che passerebbero per quei luoghi e potrebbero perdere il potere che hanno acquisito. Emma Small odia Vienna anche per un altro motivo: Vienna ha una relazione col capo dei quattro amici “Dancin’Kid”, Kid Ballerino (Scott Brady), che quando non scavano nella miniera che hanno scoperto, si dedicano a qualche altra attività al margine:  Turkey Ralston (Ben Cooper), Bart Lonergan ((Ernest Borgnine), Tom (John Carradine). Dei quattro il più cattivo e violento, quello che cerca in tutti i modi di convincere gli altri a dedicarsi per es. alle rapine alle banche, è Lonergan. Dancin’Kid a sua volta però è innamorato di Vienna, ed è ricambiato, ma, sa anche che la relazione che con lei intrattiene non sarà mai come quella che Vienna ha avuto cinque anni prima con un pistolero, con cui voleva cambiare mestiere e mettere su famiglia, e che invece “aveva la pistola più lesta della ragione”, come dirà Vienna.

Un bel giorno, arriva durante una bufera di sabbia, uno straniero al saloon: si chiama Johnny Guitar, e porta come dice il nome, solo una chitarra a tracolla; fatto strano, non porta la pistola alla cinta, e dice di essere stato chiamato da Vienna, che nel frattempo è impegnata a cena con uno di coloro che costruiranno la ferrovia. Intanto qualcuno ha fatto una rapina ad una diligenza ed è morto il fratello di Emma: lei si incarica di spingere il grosso latifondista John McIvers, a capo a sua volta di un gruppo di proprietari terrieri, a liberarsi di Vienna e dei suoi amici. Quando tutti insieme irrompono nel locale di Vienna chiedendole di Kid ballerino e dei suoi amici, Emma si spinge ad accusare anche lei. La situazione si fa tesa, finchè arrivano i quattro tipi che tutti aspettavano: ora ci si aspetta uno scontro.

La scena è magnifica: Old Tom (John Carradine), uno dei quattro si è scolato un bicchiere di whisky; il bicchiere rotola sul bancone, tutti sono tesi, nessuno fa una mossa; e mentre il bicchiere questa volta sta per cadere, viene prontamente afferrato a riposto sul bancone, dallo straniero, che sbuca tra i due gruppi di contendenti ed è come se intenzionalmente, mitigasse il clima di scontro, facendo da paciere, e facendo in modo che i due gruppi, che sono ognuno di fronte all’altro pronti a scattare ma lontani si riavvicinino. Come? Con uno scambio di battute.

-“Avete da fumare per caso?”, chiede Johnny ai quattro. E Kyd Ballerino gli offre un sigarillo.

-“Disturberò voi per il fuoco”, dice Johnny al capo dei proprietari. E quello gli porge il fuoco.

-“Niente di meglio che una tirata ed una tazza di caffè”, dice Guitar. E prosegue:

-“Vedete: c’è chi ha la febbre dell’oro e dell’argento (e parla di Kyd Ballerino e dei suoi); altri vogliono tanta terra con greggi e armenti (parla di Small e dei suoi); altri invece hanno un debole per il whysky e per le donne (allude a sé). Però gratta gratta di cosa ha bisogno un uomo? Di una fumata e di una tazza di caffè”. Una frase che messa in bocca, che so, a Sam Spade, sarebbe stata del tutto legittima e connaturata al tipo

La tensione è rotta. Johnny Guitar prosiegue con delle battute e presa la chitarra improvvisa un ritmo di quadriglia per vedere se davvero Kyd sia Ballerino come dice il nome; e lui non si smentisce. Anzi, afferra Emma (che lo ha sempre amato segretamente) e la fa ballare con sé fino a che finito il pezzo, la lascia lì sfinita e umiliata, perché ha dimostrato a tutti la sua vulnerabilità. Non solo. Quando lei di nuovo chiede ai suoi che li impicchino, lui chiede candidamente: “Anche me?”.

La scena si chiude: Emma Small e i suoi vanno via, giurando vendetta.

Kyd Ballerino e i suoi vanno via, ma prima c’è un interessante scambio di battute tra lui, Vienna e Johnny, in cui capisce che lui per Vienna non è uno straniero: “Si è stranieri con gli stranieri”, dice lei, guardando Johnny, in modo da far capire che loro non lo sono. Insomma Kyd capisce che da quando è arrivato lui, un suonatore di chitarra, che non porta pistole, in una terra dove tutti ce l’hanno (Vienna e i suoi croupiers per esempio), la sua relazione con Vienna è finita. L’ultimo ad andarsene è Turkey Ralston: è il più giovane dei quattro, poco più che diciottenne, ma si da arie di pistolero. Offre la sua pistola in difesa di Vienna e per dimostrarlo spara a tazzine e zuccheriera su un tavolo; Johnny che sta in cucina, richiamato dagli spari, irrompe in sala e afferrata una pistola fa volare quella di Turkey di mano e poi sparo dopo sparo la spinge fino alla porta, dimostrando che non è proprio quello che vuol credere di essere.

Insomma, lui Johnny Guitar in realtà è Johnny Logan, il famoso pistolero che Vienna ha amato cinque anni prima: lei è furiosa, perché sperava che lui fosse cambiato, ed invece vede un uomo che spara come Dio. I due si fronteggiano.

Entrambi hanno i pantaloni (particolare interessante: uno dei croupiers prima che arrivassero Emma e i suoi ha detto: “Non ho mai conosciuto una donna che si assomigliasse ad un uomo come lei”) perché lei deve esprimere la sua forza.

I due si spiegano e poi..il pistolero fa la sua dichiarazione d’amore, ma la fa come la può fare un uomo duro, come la farebbe Hammer, in un romanzo di Chandler:

-“Mi è stato più di conforto pensare che tu eri qui ad aspettarmi”, esordisce lui

-“Sinceramente hai pensato che dopo 5 anni stessi aspettando te?”, risponde lei.

-E’ stata lunga la strada fin qui da Albuquerque. Dovevo pensare a qualcosa. E mi piaceva pensare che saremmo stati ancora assieme.

-Molto generoso da parte vostra, Signor Logan. E’ una proposta?

-Uno deve pur fermarsi da qualche posto: questo non mi sembra peggiore di altri!

-Questa è certo la più spassionata dichiarazione che mai una donna abbia ascoltato. Sono commossa (con tono ironico)

-Sì sono parole povere, ma..(avrebbe voluto dire: da me cosa ti aspetti?)

Insomma, lei finge di essere titubante: vuol prendersi la sua vendetta.

Fatto sta che ora la situazione è cambiata: il capo dei cittadini “onesti”, ha dato 24 ore a Vienna per chiudere il locale: otterrà un decreto giudiziario che dichiari illegittimo mescere alcool e proporre giochi fuori della città. A quel punto lei è costretta a chiudere battente e si reca in città l’indomani per ritirare dalla banca i soldi per pagare i suoi dipendenti; ma in quel mentre nella banca irrompono Kyd e i suoi che stanchi di andare di mezzo per le rapine degli altri, la fanno loro una rapina. E lui bacia Vienna. Ma così la mette nei guai, perché i presenti testimonieranno che Kyd ha fatto la rapina e Vienna era d’accordo.

Fatto sta che stavolta Emma riesce a far arrabbiare i suoi più di prima soprattutto facendo leva su quello che accadrebbe alle loro terre se la ferrovia passasse da lì, e quando irrompono da Vienna, ecco il cambiamento di scena: loro sono tutti vestiti di nero e lei è vestita di bianco e suona il piano.

Ma ancor di più, lei a rappresentare non più la forza con cui cacciava gli intrusi dalla sua proprietà (rappresentata dai pantaloni da lei indossati), ma l’arrendevolezza, il suo essere vittima, donna, per incutere senso di rispetto in quegli uomini, vaccari sì ma che rispettano un codice d’onore, si presenta con la gonna. Poco prima che arrivassero, uno dei suoi ha portato Turkey Ralston, sanguinante e svenuto, e Vienna pur capendo che con lui lei è in pericolo, non sfugge alle regole materne e lo nasconde. Ma quello viene ritrovato e allora la sua sorte è decisa. Minacciando di impiccarlo se lui non la accuserà (ma tutti sanno che lei è innocente), Turkey l’accusa. Ma poi vengono condotti fuori per impiccarli. Solo che Johnny si è infilato sopra al ponte e taglia la corda che fissa il cappio ad una trave: così muore solo Turkey, mentre Vienna e Johnny fuggono:

ora non ci sono più due uomini a fronteggiarsi, uomo e donna che fa l’uomo, ma un uomo e una donna (pantaloni e gonna, in una situazione in cui ancora una volta hanno una forte valenza).

Ora che i ruoli son stati definiti, e Vienna si abbandona al suo Johnny, può rimettersi i pantaloni e togliersi l’abito bianco (che nella notte sarebbe come un faro) e indossare una camicia rossa.

Mentre il suo saloon brucia nella notte (ne ha provocato l’incendio la rabbiosa Emma), si rifugiano da Kyd e dai suoi : lei gli presenta Johnny col suo vero cognome, e Kyd capisce che il rivale è un pistolero, contro cui non può nulla. Ancora una volta un dialogo, chiarisce la situazione:

-“Qua la mano”, dice Kyd, porgendogli la destra.

-“Non stringo mai la mano destra di uno che impugna la pistola con la sinistra”, risponde Johnny.

 Ma intanto sono arrivati al loro rifugio anche i vendicatori e avviene lo scontro finale: Longerman ha ottenuto di poter scappare con metà del bottino se li farà passare, e vuole trascinare Tom con sé; quello non ci sta e lui lo uccide. Verrà ucciso da Johnny che salva Kyd. Ma quando lei Emma si avvia verso il rifugio per farla finita con Vienna ed ucciderla, Kyd cerca di avvisarla e viene ucciso da Emma. Nel duello finale, si affrontano Emma (che nel tragitto verso il rifugio ha perso il velo nero, finito nella polvere senza che lei si curi di prenderlo, a significare che il lutto era solo un pretesto per la vendetta personale) vestita di nero e Vienna, che al vestito bianco della sera prima ha sostituito la camicia e i pantaloni che erano appartenuti a Turkey: è come se lei, indossandoli, volesse diventare per un attimo Turkey e vendicare la sua morte. Fatto sta che dopo essere stata ferita, Vienna uccide Emma.

Johnny accorre e finalmente essi si abbracciano, soli: ricominceranno la loro vita assieme.

Il film finisce con il motivo celeberrimo composto da Victor Young e Peggy Lee che poi lei ha cantato più volte.

Insomma il film finisce con un idillio; ma, durante le riprese, idillio ci fu davvero?

Bisogna dire che durante le riprese ci furono molte discussioni ed il clima non fu sereno: la Crawford ebbe molte discussioni con Nicholas Ray, e soprattutto si manifestò un’atmosfera elettrica con l’altra protagonista femminile, Mercedes McCambridge: entrambe eccedevano con l’alcool, ma la Crawford che era stata una stella di prima grandezza, e che ancora rimaneva un nome amato dalle platee (aveva vinto un Oscar con Il romanzo di Mildred di Michael Curtiz, nel 1945), aveva quasi cinquant’anni e già da qualche anno era dedita al bere: il fatto è che il mondo del cinema stava cambiando attorno a lei, e lei non riusciva più, come prima, ad ottenere parti sontuose e colleghi/ghe a lei gradite; e quindi doveva accontentarsi dei film che le proponevano, e dei partners, anche quelli che lei detestava.

Tuttavia di questo film si innamorò: le piaceva il carattere di Vienna, la proprietaria del saloon, ma dovette lavorare con una collega che lei detestava (ricambiata): Mercedes McCambridge. Forse anche a causa del fatto che non era l’unica star dei quella pellicola: la McCambridge, infatti, quattro anni prima aveva a sua volta vinto l’Oscar con Tutti gli uomini del re, e, a differenza della Crawford che era sul viale del tramonto, ed era cinquantenne, a lei, più giovane, offrivano ruoli di tutto rispetto (seppure di solito, personaggi negativi) e otteneva ingaggi per grandi case come la Metro Goldwin Mayers e la Warner Bros. Con la carriera che aveva iniziato, poteva scegliere con chi lavorare, mentre Joan Crawford non più. Infatti di lì a poco la McCambridge lavorerà in altri celebri films : Il Gigante (con James Dean, Rock Hudson, Elizabeth Taylor, Rod Taylor,) di George Stevens (1956) con cui fu candidata all’Oscar; Addio alle armi, di Charles Vidor, con Rock Hudson e Jennifer Jones (1957); Improvvisamente, L’estate scorsa (Con Liz Taylor, Katharine Hepburn e Montgomery Clift) di Joseph L. Mankiewicz  (1959); mentre la Crawford verrà scritturata solo per film minori, tranne Chi ha ucciso Baby Jane? con un’altra storica rivale, l’odiatissima Bette Davis). E poi c’era Sterling Hayden, il protagonista del film.

Sterling Hayden, quando interpretò qui Johnny “Guitar” Logan, aveva già cominciato una brillante carriera, interpretando già films come La traccia del serpente, di Lewis R. Foster (1949); Giungla d’Asfalto, di John Huston (1950); La città è spenta, da André De Toth (1951). In verità Hayden nel 1950 era stato inquisito dalla Commissione HUAC (House Un American Activities Committee) che si occupava di ricercare coloro che nell’Industria del Cinema avessero avuto simpatie sovversive, perché durante la seconda guerra mondiale, quando prestava servizio nell’O.S.S., aveva svolto missioni di grande importanza in Jugoslavia, meritando la stima e il riconoscimento di Tito, e venendo decorato sia in USA sia in Jugoslavia. Dopo la guerra per un po’ di tempo si era fatto la fama di comunista e questo era bastato a farne un bersaglio durante “la caccia alle streghe” in periodo maccartista: se in un primo tempo aveva scelto una posizione neutrale, poi scelse di fare dei nomi, ma di gente che la commissione già conosceva; tuttavia, in questo modo, perse molti amici. E d’altro canto, pur avendo avuto il permesso di lavorare, la sue idee filo-anarchiche non gli permisero di fare molti film. Più tardi disse nella sua autobiografia,  “Wanderer”: “I don’t think you have the foggiest notion of the contempt I have had for myself since the day I did that thing”. Quando “la caccia alle streghe” finì, intorno alla fine degli anni ’50, Hayden, che nel frattempo aveva fatto televisione, rientrò come caratterista, non più come protagonista: ruoli minori, ma sempre di grande efficacia, e in cui la sua possanza e bellezza fisica erano supportati da una grande recitazione.

Però dal momento in cui fu costretto a parlare davanti alla Commissione HUAC, tutti i suoi personaggi furono portatori di una inquietudine: furono sostanzialmente dei personaggi tormentati. Come lo è Johnny Guitar, un pistolero che ha deciso di chiudere la sua parabola, andando a chiedere alla sua donna che lui che ha avuto fortuna, di poter ritornare con lei: è un po’ la parabola del figliuol prodigo. Si umilia, pur non potendo cedere del tutto: è tormentato dal suo essere un duro e nel contempo mostrare la sua parte più nascosta.

Anche Hayden probabilmente non ebbe un grande rapporto con la Crawford, se affermò dopo la fine delle riprese, There is not enough money in Hollywood to lure me into making another picture with Joan Crawford. And I like money”. E anche quella che fu la sua moglie in quel periodo ( Hayden si risposò 5 volte e tre volte sempre con la stessa persona, un po’ come Richard Burton e Liz Taylor ), Betty-Ann De Noon, disse: “There is nothing too bad to say about Joan Crawford. If I ever see her again, I’ll probably strike her face”.

E Nicholas Ray? Due commenti gli sono riportati, su Joan Crawford, a riguardo del suo film. Il primo fa eco a Hayden: “As a human being, Miss Crawford is a great actress”. Un commento inusuale per uno come Ray .

Il film fu al tempo parecchio criticato in patria (si disse tra l’altro che l’interpretazione delle due prime donne era troppo esagerata e distante: troppo recitata con distacco quella della Crawford, troppo rabbiosa quella della McCambridge; che era un film anti-maccartista; che in ragione della grande presenza di dialoghi, il film era molto vicino ad una Soap-opera) anche se si confermò un successo di pubblico. Probabilmente non si tenne conto del rapporto fortemente contrastante tra le due protagoniste, durante le riprese, che avrebbe spiegato l’interpretazione delle stesse.

Un altro commento di Nicholas Ray, più favorevole alla Crawford, che purtuttavia nota i suoi eccessi alcolici, fa riferimento proprio al rapporto turbolento durante le riprese tra le due prime donne:

“One night Joan Crawford got drunk and threw Mercedes McCambridge’s clothes on the highway. She was absolutely great at work, but sometimes anger won over her temperament. They were very different and Crawford  hated McCambridge”.

Cosa era successo? Che Joan Crawford, la cui gelosia nei confronti delle giovani attrici era ben nota, non aveva digerito il fatto che tutti coloro che stavano attorno alle scene, regista, cast e troupe, applaudivano le performances della McCambridge. E che di notte, ubriaca, era entrata nel camerino dell’altra, si era appropriata dei suoi vestiti e costumi e li aveva disseminati sulla strada. E pare che giacchè era la protagonista principale, avesse ottenuto una revisione della sceneggiatura: in sostanza lei diveniva il fulcro della vicenda, e il film avrebbe giocato invece che sullo scontro tra Dancin’Kid e Johnny Logan, su quello di Vienna ed Emma

(http://www.tcm.com/this-month/article/28095%7C0/Johnny-Guitar.html).

E’ dunque un fatto non una ipotesi che le due prime donne si detestassero vicendevolmente: la Crawford odiava la McCambridge e lei la detestava.

La risposta della McCambridge fu tagliente: “I am ashamed of myself because I have lacked the courage to tell the world what Joan Crawford really is, what she does to people in the studios. But she destroys those who oppose her” (http://www.joancrawfordbest.com/magprivate.htm).

Del resto era nota negli studios la sua tendenza a cercare di avere tutto sotto il suo controllo: dal casting, alla direzione.

Un altro suo commento sulla Crawford: Joan Crawford is a movie queen. I had never met one before. I know now what I don’t want to be”.

Un altro attore famoso che era stato presente in quel film, è Ernest Borgnine: se si vuol proprio dirla, lui faceva il paio con la McCambridge ad impersonare in Johnny Guitar, i cattivi: cattivo lui tra i banditi, cattiva lei tra i “buoni”.

Borgnine espresse anche lui dei commenti su questo film: “The real drama was all behind the camera: Joan Crawford hated Mercedes McCambridge with a passion. She called her all kinds of insulting names, and poor Mercedes would fall apart. She’d literally go weak in the knees and collapse, she was that frightened of Joan Crawford”.

Borgnine aggiunge un aneddoto: dice che una volta la Crawford invitò dei maschi del set nella sua roulotte a spassarsela con l’alcool, Mercedes riuscì ad intrufolarsi nella baldoria e ringraziò Joan per la sua ospitalità. Joan pensò che la stesse prendendo per i fondelli, e come risultato “uscì da lei una cascata di insulti come non ne ho mai sentito, nemmeno in Marina” disse Ernie (“She let fly a fusillade of insults like I’ve never heard, not even in the navy”).

Se in patria il film fu criticato per le sue critiche politiche ( lo stesso Nicholas Ray altrove ha affermato di aver avuto notevoli problemi con la censura durante il periodo maccartista), la consacrazione del film fu tributata a Nicholas Ray dall’Europa: prima da Truffaut  e da Jean-Luc Godard ; poi da Bertolucci e da Wenders; quest’ultimo addirittura ne consacrò il mito, con un film, girato sull’ultima parte della vita di Ray, quello della sofferenza tumorale, in Lightning Over Water – Nick’s Movie.

Il film soprattutto si ricorda per quei colori così esagerati. La causa è da addebitarsi al procedimento tecnico per lo sviluppo della pellicola: la RKO, una casa indipendente, che produceva film per il largo pubblico, elaborò uno suo, il Tru-Color, che aveva fondamentalmente una dominante blu. In sostanza, i colori venivano parecchio saturati: questa accentuazione della colorazione, servì a Nicholas Ray, regista già messosi in luce prima di questo film con  In a Lonely Place, film noir del 1952 con Humphery Bogart e soprattutto con On Dangerous Ground, grande film noir interpretato da Robert Ryan e Ida Lupino, per accentuare le connotazioni psicologiche degli interpreti e delle varie situazioni del film: così il nero (il colore del lutto) è il colore della morte, vendetta, e anche della durezza di sentimenti; il bianco, è il colore della pace, dell’agnello; il rosso (la camicia che Vienna indossa dopo il tentato linciaggio) è il colore della passione; il giallo (il colore della camicia di Turkey) potrebbe individuare la gioventù.

Varie sono state le spiegazioni della sceneggiatura. C’è chi criticò il film in USA perché anti-maccartista: in sostanza, il maccartismo sarebbe stato rappresentato da coloro che si oppongono alla ferrovia, i notabili puritani; e c’è chi ha sostenuto che la sceneggiatura di Philip Jordan avesse anche dei nascosti significati sessuali. In pratica l’amore non corrisposto per Dancin’ Kid da parte di Emma Small e l’odio per Vienna non sarebbe stato altro che una messinscena, un transfert : infatti non avrebbe odiato Vienna in virtù della relazione con Kid Ballerino,  ma  Kid Ballerino in quanto amato da Vienna. In sostanza l’odio di Emma nei confronti di Vienna avrebbe nascosto un amore omosessuale frustrato.

Insomma, un film capolavoro, che western strano o noir travestito che sia, ha da quel 1954 ammaliato milioni di spettatori.

 

P. De Palma

Johnny Guitar, di Nicholas Ray – 1954 – RKOultima modifica: 2011-08-07T23:49:00+00:00da lo11210scriba
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Un pensiero su “Johnny Guitar, di Nicholas Ray – 1954 – RKO

  1. Bellissimo film e articolo molto completo.
    Però, tra i tanti brani di dialogo citati, non hai messo quello che per me è la forse la più bella scena d’amore del cinema, quando lui le dice: “Lie to me!”

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