Carter Dickson : La casa stregata – I Classici del Giallo Mondadori N°1273 del 9 giugno 2011

carter.PNGCarter Dickson : La casa stregata (The Plague Court Murders, 1934), trad. Maria Antonietta Francavilla, 1^ ediz. I Classici del Giallo Mondadori N. 632 del 16 aprile 1991, 2^ ediz. I Classici del Giallo Mondadori N° 1273 del 9 giugno 2011.

Non tutti sanno che The Plague Court Murders, “La casa stregata”, romanzo di Carter Dickson (John Dickson Carr) del 1934, ha un sottotitolo abbastanza rivelatore: A Chief-Inspector Masters Murders. Significa, che Carr in un primo tempo, molto probabilmente, aveva pensato di incentrare una serie di romanzi, di cui il romaznzo succitato sarebbe dovuto essere il primo, non sulla figura di Merrivale quanto su quella dell’Ispettore Capo del CID, Masters. Del resto il fatto che in questo primo romanzo, Humphrey Masters dovesse avere in un primo tempo un ruolo molto maggiore rispetto a quello di Henry Merrivale, lo si desume anche dalla struttura del romanzo: infatti Masters è molto più calato nel mistero, è lui che interroga i vari testimoni tra cui si troverà il colpevole, e lo stesso Merrivale compare sulla scena del delitto almeno dopo una buona metà del libro. Inoltre, basta confrontare la figura di Merrivale con quella di Fell, per riscontrare come, morfologicamente, i due non è che si differenzino poi tanto. E infine, Masters viene presentato al lettore in ben due occasioni: la prima è quando lo si presenta come un cacciatore di falsi medium e falsi studiosi dell’occulto, pag.11: “durante il periodo della mania spiritistica che aveva invaso l’Inghilterra dopo la fine della guerra, lui era un sergente il cui compito principale consisteva nello smascherare i falsi medium”; e  il suo interesse per queste pratiche non si era mai sopito, tanto che per lui “si era trasformato addirittura in un hobby”, costruendo dei sofisticati trucchi e giochi di prestigio, nell’officina di casa sua, “circondato dall’approvazione calorosa dei figli”; la seconda è quando ne si fa una caratterizzazione fisica, pag.17: “Lo trovammo nella sala d’aspetto, in piedi: alto e grosso, con la sua espressione imperscrutabile e insieme sagace, chiuso nel suo cappotto scuro e con la bombetta stretta al petto come se assistesse al passaggio di un corteo. Portava i capelli grigi accuratamente spazzolati a coprire una chiazza di calvizie: le sue mascelle si erano un po’ appesantite e il suo viso pareva in generale invecchiato…ma gli occhi scintillavano di giovinezza….in lui non c’è nulla del modo di fare acido ed inquisitorio che di solito si attribuisce ai poliziotti”.

“La casa stregata”  è il romanzo di Carr che inaugurò la terza serie con protagonista proprio: in questa serie, quella contraddistinta dalla presenza di Henry Merrivale, H.M. altrimenti detto, soprannominato molte volte Il Vecchio, Carr ambientò la più vasta e approfondita realizzazione di Camere Chiuse della sua pur lunga produzione; e anche per non inflazionare il suo nome primitivo, firmò questi lavori con lo pseudonimo Carter Dickson.

Il Vecchio è un personaggio multiforme, sia per abilità sia per proprie anime: infatti è uomo di legge, ma anche dottore, e soprattutto nei primi romanzi appare spesso nelle qualità di Capo del Servizio Segreto Militare (detto anche MI6), anche se, quando viene presentato per la prima volta, si dice anche che fosse stato precedentemente a capo del Controspionaggio militare ( il cosiddetto MI5). Il fatto di essere a capo della “Intelligence” Militare, potrebbe spiegare il titolo nobiliare che spesso vediamo anteposto al suo nome: Sir, cioè Baronetto, anche se nel suo caso il titolo nobiliare non è acquisito in funzione di un suo merito operativo quanto piuttosto per discendenza.

In certo senso Carr è molto più tradizionale, in quanto a teoria del giallo, di quanto non lo siano altri autori: se in Bencolin la dualità conan doyliana rappresentata da Holmes e Watson è mascherata e non perfettamente visibile e semmai lo è solo intuibile, Bencolin e Jeff Marle, nelle altre due serie principali, quelle del Dottor Fell e di H.M., è molto più visibile, se non addirittura canonica. Infatti il Dottor Fell apparentemente è opposto, ma in realtà si accompagna, all’Ispettore Hadley, mentre per H.M. Holmes, il dottor Watson è rappresentato dallo sfortunato (che fa tenerezza in certo modo) Ispettore Capo Master: questo mi pare possa identificare uno dei tratti più caratteristici e geniali della scrittura carriana: la caratterizzazione dei personaggi. Siccome è un fatto incontestabile, che la coppia di investigatori, ma in generale la coppia di protagonisti, attiri più del singolo (Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Fred Astaire e Ginger Rogers etc..), Carr, inventati i protagonisti, si può dire che vi ricorra spesso; inoltre, se è tanto più innegabile che la spalla rinforzi e finisca per mettere sotto la luce dei riflettori il protagonista, il deus ex machina del romanzo, è altrettanto innegabilmente vero che di per sé la “spalla”, quando è tratteggiata sì da far intenerire, diventa molto simpatico ai lettori, perché in certo modo la totalità di essi tende ad identificarvisi. Anzi, in questo caso, Masters diventa, con la sua sfortuna ad imbattersi in delitti impossibili e camere chiuse, un personaggio quasi più simpatico di quanto non appaia lo stesso H.M.

Fatto sta che entrambi appaiono in The Plague Court Murders e il loro binomio caratterizzerà il meglio della produzione di Carter Dickson: si può dire che i primi 9 romanzi della serie raggiungano gli esiti più alti della produzione carriana (THE PLAGUE COURT MURDERS (1934), THE WHITE PRIORY MURDERS (1934), THE RED WIDOW MURDERS (1935), THE UNICORN MURDERS (1935), THE PUNCH AND JUDY MURDERS (1936) (The Magic Lantern Murders), THE PEACOCK FEATHER MURDERS (1937) (The Ten Teacups), THE JUDAS WINDOW (1938) (The Crossbow Murder), DEATH IN FIVE BOXES (1938), THE READER IS WARNED (1939); e tra i successivi qua e là vi siano straordinari capolavori, tra cui SHE DIED A LADY (1943), HE WOULDN’T KILL PATIENCE (1944), THE CURSE OF THE BRONZE LAMP (1945).

Il primo dei romanzi della serie, “La casa stregata”, vede l’entrata in scena di H.M. non all’inizio ma quando già il delitto si è consumato: infatti l’entrata in scena di H.M. segue la falsa riga di una entrata in scena in pompa magna del protagonista, come nel corso di una rappresentazione teatrale, dopo una sorta di introduzione, che qui è rappresentata da tutto ciò che accade prima che H.M. appaia sulla scena per risolvere l’enigma. E  H.M. appare per la prima volta a pag.148-149-150 (il romanzo tradotto consta di 271 pagine), solo perché il Maggiore Featherton pensa bene, rivolgendosi a Ken Blake (che è il narratore), di mettere l’indagine nelle mani di un vero esperto: “Sta a sentire, vecchio mio… – Intendete alludere a H.M…al mio vecchio capo? A Mycroft? – Sto parlando di Henry Merrivale, esatto…Pensai allo strano personaggio, straordinariamente pigro, straordinariamente garrulo e scimannato, sprofondato nella sua poltrona con gli occhietti assonnati, le mani intrecciate sul pancione, e i piedi sulla scrivania. Aveva la mania dei romanzetti da strapazzo, e si lamentava spesso che nessuno lo prendeva sul serio. Era avvocato e medico a pieno titolo, ma parlava con sovrano disprezzo per la grammatica. Era Sir Henry Merrivale, baronetto, e si piccava di fare il socialista militante. Era di una vanità colossale e aveva una provvista inesauribile di barzellette scollacciate..Avevano cominciato a chiamarlo Mycroft quando era il Capo del Dipartimento di Controspionaggio..adesso lui aveva a che fare  con i servizi segreti dell’ esercito”.

L’indagine riguarda una vicenda dai rilievi soprannaturali, quella di una dimora, un po’ inverosimile nella Londra degli anni ’30 (ma Carr sa rendere spesso verosimili delle situazioni che nelle mani di altri farebbero ridere i polli), in cui si dice alberghi un fantasma, quello del boia Louis Playge: è Plague Court, cioè in origine la sede di un tribunale. Tale dimora è di proprietà di Dean Halliday e della sua famiglia. Halliday ha chiamato in scena Ken Blake, suo vecchio amico, a presidiare ad una seduta spiritica, in cui sarà evocato lo spirito inquieto del boia, perché trovi pace; a gestire la seduta sarà uno studioso di scienze occulte, il Professor Roger Darworth, e il medium Joseph Dennis. Infatti lo spirito è uno di quelli malvagi e diabolicamente astuti e potrebbe impadronirsi del corpo di una certa persona a fargli fare quel che vuole: in vita infatti Plague non era stato solo carnefice per attività, quanto anche per vocazione: provava piacere a fare del male. Per cui era diventato il terrore di quelli che gli stavano vicino; finchè non si beccò anche lui la peste, come tutti i suoi compaesani. Suo fratello, lo cacciò dalla casa, e allora lui, prima di morire, lanciò la maledizione su chi avesse dimorato in quella casa.

Sul luogo della seduta spiritica è anche presente il Capo Ispettore Humphrey Masters, la cui presenza insolita è spiegata dal fatto che Darworth si sospetta sia un truffatore, un falso studioso dell’occulto. La notte della seduta spiritica, Darworth si chiude dentro Plague Court, mentre la seduta spiritica procede, e qui viene ucciso.

Fatto sta che il delitto è una classica Camera Chiusa: infatti la porta è chiusa e bloccata dal di dentro e le finestre altrettanto; a complicare la vicenda è il fatto che Darworth è stato pugnalato con lo stiletto originale di cui si serviva il boia, e attorno alla casetta di pietra c’è una distesa di fango, in cui non vi sono impronte : sembrerebbe quindi che la pista sovrannaturale sia la sola possibile. In realtà ci sarebbe un albero centenario, che con i suoi rami raggiunge il tetto della casetta, ma esso è talmente infracidito, che non reggerebbe il peso di qualsiasi persona che vi si arrampicasse, come dimostra bene il Sergente di polizia Bert McDonnell.

I protagonisti di questo dramma, cioè Lady Benning, Marion Latimer, suo fratello Ted Latimer, ed il Maggiore Featherton, assistono attoniti e spaventati agli eventi, tanto più che un gatto vien trovato con la gola squarciata e un grosso vaso di pietra viene lanciato dall’altro e solo per la prontezza di riflessi di Masters non becca in pieno uno dei presenti: questi fatti, dimostrano a tutti che le potenze in atto non concedono a nessuno sconti di qualsiasi genere: perché, la pesante giardiniera di pietra poteva essere stata lanciata solo da qualche spirito, giacchè sopra non c’era nessuno e l’unica via di fuga era solo ed esclusivamente la scalinata, davanti alla quale si è verificato l’incidente.

A questo punto, e qui finisce l’Introduzione al dramma, entra in scena H.M. : è una entrata plateale. H.M. viene presentato come un uomo calvo e corpulento, che fuma pessimi sigari (il modello cui Carr si rifa è Winston Churchill), che preferisce indossare cappellacci di ogni genere, che non è alto più di un metro e settanta, e porta sempre dei calzini bianchi;  e che conosce una quantità industriale di barzellette sconce: da questo punto, Merrivale ruba il posto sotto i riflettori, che prima del suo arrivo era stato riservato esclusivamente a Masters, e lo mantiene fino alla fine. Non prima però di aver sondato il passato di Darworth, perché è lì che si nasconde l’origine del dramma, e che un secondo delitto, ancor più terribile del primo, sconvolga tutti: verrà ucciso Joseph, il medium, compagno di Darworth. Non solo ucciso, ma anche intriso di benzina e buttato nella caldaia di una casa. E questo sarà la goccia che farà da contr’altare alla spiegazione di Merrivale, un vero pezzo di bravura, che lascia tutti (anche il lettore a bocca aperta). E tutti si chiederanno: possibile che…?

In realtà, la possibilità che tutto quadri è connesso al fatto che il puzzle sia completato e ogni suo pezzo, facilmente, vada al suo posto: una abilità che è legata esclusivamente alla spiegazione immaginifica di Merrivale che dimostra come quel mistero sia risolto.

A dire il vero, come ogni primo romanzo, anche questo è strutturato quasi come se fosse il primo e unico, oppure che lo stesso Carr non avesse le idee chiare sul prosieguo della serie: infatti, non solo il fatto che, solo dopo 150 pagine, Merrivale appare nel romanzo, costituisce una prova di una maturata diversa costruzione del romanzo in itinere, ma soprattutto quella misteriosa espressione che compare a pag. 161 e che non trova poi alcuna giustificazione successiva: perché infatti Carr sente il bisogno di dire che  si sta violando “le regole del romanzo poliziesco” se si pensa ad una certa maniera, se si consente l’entrata in gioco di una figura che dal di fuori, senza che nessuno la conosca, entri per ereditare le sostanze di Darworth, cioè la moglie? E perché subito dopo dice che “la persona che ha premeditato il delitto, lo ha concepito esattamente come un romanzo poliziesco”?

Secondo me è l’affermazione di chi (per l’appunto Carr), non sapendo ancora se il successo gli arriderà o meno dopo la pubblicazione di questo romanzo,  rivendica a se stesso la paternità di aver creato un romanzo perfetto, forse la soluzione al momento più geniale che lui avesse pensato: chi mai potrebbe premeditare un delitto, concependolo come se stesse scrivendo un romanzo poliziesco, se non uno scrittore di romanzi polizieschi, e in particolare colui che ha scritto il romanzo in cui si trovano queste riflessioni? Solo uno scrittore, che allestisce la trama, e che inventa un geniale delitto, che sulla carta funziona e di cui poi lui stesso, parlando per bocca di Henry Merrivale, possa rivelare la spiegazione, può premeditare il delitto, e concepirlo nella cornice di un romanzo giallo.

Insomma, può farlo solo John Dickson Carr!copertine nuovi gialli.jpg

Perché, nonostante la spiegazione lasci allocchiti, e spieghi tutto, questo è uno dei tanti delitti la cui estrinsecazione e spiegazione, può esser accettata solo nelle pagine del più grande inventore di camere chiuse, in un contesto letterario e d’invenzione, portati alla massima espressione.

Solo una cosa si deve ancora dire: di stare attenti a come i fatti vengano riferiti, perché essi non sono mai come nella realtà dei dialoghi vengono presentati: ogni affermazione, anche la meno discutibile, può celare un elemento di ambiguità, altrimenti..come si potrebbe spiegare tutto quanto e dimostrare che l’evento soprannaturale così sbandierato, in realtà non è mai esistito?

Pietro De Palma

 

                                                                         

 


Carter Dickson : La casa stregata – I Classici del Giallo Mondadori N°1273 del 9 giugno 2011ultima modifica: 2011-06-11T18:37:00+00:00da lo11210scriba
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