Quando la città dorme (When City Sleeps, 1955), di Fritz Lang

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When City Sleeps, “Quando la città dorme”, del 1955, è il penultimo film della parentesi statunitense del grande regista Fritz Lang, regista di celebri films anche Noir come “La donna del ritratto”, “Dietro la porta chiusa”, “Il grande caldo”.

Il cast è di tutto rispetto: il Dana Andrews, di The Best Years of Our Live di W. Wyler, interpreta qui Ed Mobley; Dorothy Kyne è la bellissima rossa Rhonda Fleming, già interprete di alcuni noir entrati nella storia tra cui il bellissimo Out of the Past di Jacques Tourneur  e che sarà la rossa innamorata di Doc Holliday in Gunfight at the O.K. Corral, un noir travestito da western; Vincent Price, l’attore entrato nella storia del cinema come uno di quelli specializzati nei film di terrore e horror, come House of Wax oppure The Fly, prima di lavorare con Lang aveva già interpretato altri films noir tra cui The Web, The Long Night,  oppure The Bribe; Howard Duff e Ida Lupino, erano al tempo marito e moglie e lavoravano spesso assieme: Duff, che qui è il Tenente Kaufman, era stato precedentemente schedato come un comunista sovversivo in Red Channels ed aveva perduto la possibilità di lavorare in Radio, e solo il matrimonio con Ida Lupino lo riportò in auge; Ida Lupino che qui è Mildred Donner, ex giornalista di cronache rosa, fu una delle più famose attrici impiegate in films noir: si ricordano almeno High Sierra con Humphrey Bogart, The Big Knife con Jack Palance, Road House con Richard Widmark, On Dangerous Ground con Robert Ryan;

Qui, Amos Kyne, editore di un celeberrimo quotidiano, e proprietario di alcune società collegate, malato da molto tempo, è indeciso su a chi dei suoi tre più stretti collaboratori, cedere il suo posto: ci sarebbe Harry Kritzer, capo dei fotografi; Mark Loving, direttore di un’agenzia di stampa, che fa parte del gruppo editoriale ed è collegata al quotidiano; e Jon Day Griffith, che dirige il “New York Sentinel”. Il fatto è che, se ci fossero state le condizioni, cioè se chi Amos aveva scelto avesse accettato, non ci sarebbe stato poi un dilemma: infatti Amos avrebbe voluto che, a rilevare la sua carica, fosse stato Edward Mobley, giornalista di valore, già Premio Pulitzer per passate inchieste di Cronaca Nera, e volto celebre della emittente televisiva del gruppo editoriale. Ma quegli non ha ambizioni di sorta e quindi il dilemma esiste.

Capita in quei giorni che un assassino, uno psicopatico, uccida un’insegnante nel suo appartamento, colpendola con una chiave inglese, essendosi prima presentato come il garzone del droghiere, e scriva col rossetto una frase sul muro: Ask Mother (tr. Chiedi alla mamma).

La notizia viene ignorata anzi disdegnata dai tre stretti collaboratori di Amos, che dall’alto della loro posizione acquisita, hanno perso il fiuto, e trattano tutto con sufficienza; e quindi è il vecchio Amos a comprendere la forza dirompente che potrebbe avere un assassinio come questo sull’opinione pubblica (e quindi sulla vendita dei giornali), in particolar modo sulle donne, in virtù del rossetto usato: ogni donna, per il fatto di possedere un rossetto, si sentirebbe una potenziale vittima del “killer del rossetto”.

Fatto sta, che convoca i 3 e Mobley e detta le sue volontà in merito al caso, ma mentre Ed sta accendendo il televisore, il vecchio viene stroncato da un attacco di cuore. Si pone allora il problema della successione, e chiamato a rilevare la dirigenza del gruppo, è l’inetto e degenerato figlio, Walter Kyne Jr. interpretato da uno straordinario Vincent Price, che è stato capace solo di distruggere la fortuna del padre. Sua moglie Dorothy (Rhonda Fleming, la stessa attrice di Gunfight at the O.K. Corral), lo tradisce con Kritzer, il capo dei fotografi, che ha preso in affitto un appartamentino, una sorta di garçonniere, accanto a quello in cui vive Nancy Liggett, la segretaria di Loving, alla quale Ed sta facendo la corte; ma né lei conosce Nancy, né Nancy conosce lei. Il destino che incombe sull’uomo, e da cui non è possibile sfuggire, anche qui fa capolino: è un leit-motiv nell’opera di Lang. Qui questa vicinanza estrema avrà la sua grande importanza alla fine del film.

Intanto, l’assassinio dell’insegnante tiene banco: l’unico che forse potrebbe riuscire a snidarlo è proprio Ed, collaborando col tenente di polizia Kaufman, suo amico, in quanto assieme hanno risolto nel passato dei casi criminali. Solo lui ha compreso come l’assassino possa aver fatto ad entrare nell’appartamento della vittima senza chiave: la polizia, che ancora non vi è riuscita, ha preso la strada sbagliata: ha incolpato il portiere del palazzo, che ha i pass-partout di tutti gli appartamenti, e che poco prima dell’assassinio aveva operato un aggiusto in casa della vittima, lasciando lì alcuni dei ferri del mestiere, tra cui la chiave inglese, arma del delitto, su cui vi sono le sue impronte. Per la polizia è un caso già archiviato; per Ed no: lui ha capito da alcuni particolari che l’assassino è giovane (la frase scritta sul mura Ask Mother), legge i fumetti, e come egli sia entrato senza chiave: ha semplicemente spinto indietro il pistoncino del blocca serratura che si attiva quando si apre la porta. Insomma Ed ha risolto un classico della letteratura gialla: una Camera Chiusa.

Il successore di Amos, Kyne Jr. ha ideato un sottile e perverso gioco ai danni dei tre collaboratori, tre farabutti (il meno è Griffith) ognuno capace di vendere la madre pur di arrivare prima degli altri: chi riuscirà per primo a portargli la notizia dell’arresto dell’assassino, cosicché possa fare una edizione straordinaria, vincerà la gara.

Il primo, che si gioca la propria credibilità, è Loving, troppo affrettato nel dare una notizia (quella dell’arresto del portiere) prima ancora che sia stata diramata dal portavoce della polizia e sia stato formulato un capo d’accusa, a Kyne Jr. il quale a sua volta, non sapendo nulla in fatto di pubblicizzazione di notizie, si espone al rischio di diffamazione.

A questo punto, la lotta fra i 3 si fa più dura e ricorre a metodi sottili e non ortodossi: Kritzer si serve dell’amante, la moglie di Kyne Jr., per carpire notizie e comunque per essere valutato meglio degli altri dinanzi al suo capo; Loving non esita a proporre alla sua “morosa”, la giornalista Mildred Donner, detta Milly, interpretata da Ida Lupino, di tentare Ed e di sottrarlo, facendoselo amico e portandoselo a letto, all’influenza di Griffith, suo vecchio amico. Di grande impatto cinematografico è l’interpretazione di Vincent Price, che nel suo lussuoso appartamento, passa il tempo a bere e cercare di indirizzare con la mazza da golf, la pallina, dentro dei bicchieri appoggiati per lungo sulla moquette, mentre la moglie prendendo il sole in una specie di bikini dell’epoca (reggiseno e culottes) e facendosi spalmare la crema abbronzante gli fa gli elogi dell’amante: insomma, cornuto e mazziato. Tanto più che sua moglie finge di dover andare dalla madre ogniqualvolta lei o Kritzer sentano i sensi farsi bollenti, e lui, il marito cornuto, non capisce nulla. O meglio, finge di non capirlo. Perché comincia a subdorare qualcosa.

Intanto c’è stato un altro omicidio simile, e Ed cerca con l’aiuto del suo amico poliziotto di snidare l’assassino, grazie al mezzo televisivo: lo psicopatico, Robert Manners, interpretato da un grande John Drew Barrymore (John Barrymore  Jr.), che odia sua madre e non potendo e non riuscendo ad ucciderla, uccide altre donne, capisce che il giornalista è l’unico che sia riuscito a capire persino che gli assassini del rossetto e quello successivo son stati compiuti dalla medesima persona, e che sempre lo stesso ha compiuto dei precedenti tentativi su altre donne. Viene concepito così un piano, servendosi della collaborazione di Nancy: essa farà da esca, sorvegliata da un poliziotto in incognito. Questa volta l’assassino cercherà di ucciderla non più di notte, come nei casi precedenti, ma..in pieno giorno. Ed è proprio questo che l’assassino si ripromette di fare.

La prima volta che cerca di farlo, è per caso: infatti, come garzone del droghiere, va a consegnare una bottiglia di Scotch, proprio a Kritzer, che è intento con la sua amante a darsi alla pazza gioia, e a cospirare ai danni del suo amico (e ora padrone dell’azienda) ; quando sulla soglia di casa, aspettando di avere i soldi del costo della bottiglia, vede riflesso in uno specchio, che la bella Dorothy si sta aggiustando le calze, lisciandosele e aggiustandosi la guepiere, gli viene il sangue alla testa e in un attimo pensa bene di ucciderla: è solo la venuta dell’ignaro Kritzer che salva la donna, perché impedisce che Manners anche qui spinga il pistoncino della serratura. Allora Manners, uscendo sul pianerottolo, si accorge che la porta accanto è quella della casa di Nancy Liggett: attenta una prima volta, ma va buca perché Nancy non è in casa; quando ci riprova, Nancy ed Ed hanno litigato: Nancy infatti ha saputo che la bruna, la bella di  Loving ha cercato di portarselo a letto, e lui pur non andandoci, in un taxi l’ha baciata.

Proprio ora l’assassino cerca di ucciderla: bussa, fingendo di essere Eddie, ma lei prima felice, poi titubante non apre; lui cerca di sfondare la porta ma invano (il poliziotto di guardia è sceso un attimo e quindi Nancy è esposta al pericolo mortale). In quel momento vede aprirsi una porta lì vicino: è la moglie di Kyne Jr. che aspetta Kritzer per un incontro amoroso. Lui a questo punta cerca di sfogarsi uccidendo questa: ma lei resistendo ad un tentativo di strangolamento, fugge e si rifugia nell’appartamento di Nancy.

E’ la stretta finale. Chissà perché proprio in quei minuti, Eddie col suo amico tenente ha capito che Nancy potrebbe essere in pericolo, e quando arriva, l’assassino è in strada che corre e si rifugia nella metropolitana: tenta di prendere un treno in partenza ma non ce la fa, e allora fugge nelle gallerie della metropolitana. La scena, cinematograficamente parlando è molto suggestiva: Eddie corre ma non lo vede più al buio e si ferma, temendo che sia nei paraggi, pronto anche ad attaccarlo e aspetta: aspetta che passi un treno ed illumini la galleria davanti a lui. E così vede l’assassino. Eccoli che corrono, eccoli che lottano: per un istante sembra addirittura che Eddie possa finire sotto ad un treno in arrivo, sospinto tra le rotaie dal suo avversario. E mentre questi evita con un balzo l’impatto mortale, quell’altro tenta di guadagnare la fuga, cercando di fuggire nella strada soprastante attraverso un tombino: verrà ammanettato, allorché uscirà alla luce del sole, dal tenente e da altri poliziotti, che stavano in quei paraggi ad aspettarlo.

L’assassino è preso, ed ora si realizza il piano della successione editoriale: Eddie passa la notizia e detta l’articolo di una edizione straordinaria a Griffith, che senza dire nulla a nessuno, con l’ausilio della propria redazione, appronta l’edizione straordinaria, già pregustando il futuro successo: sarà il suo, il solo giornale a riportare in esclusiva la piena confessione del killer. E solo dopo aver fatto uscire l’edizione straordinaria, passa la notizia al furibondo Loving, che pur essendo il primo come agenzia di stampa a passare la notizia, è stato il secondo a saperlo.

Ma ecco che ancora una volta, il destino fa la sua parte: arriva Kritzer in compagnia di Milly Donner, e detta le sue condizioni a Walter Kyne, umiliandolo davanti a tutti: mentre Loving e Griffith si sono scornati a vicenda, sarà lui il direttore esecutivo, e in cambio l’altro riavrà la moglie. Ma noi sappiamo che sia lui sia William saranno schiavi dei capricci di Dorothy.

Solo Ed riuscirà in questo groviglio di serpenti, di lupi e di pecore, a tirarsene fuori, dimettendosi. E guadagnandosi così l’amore di Nancy che lo perdona; e dando una lezione di vita anche a Walter, incitandolo a diventar lui leone solo per un attimo: così apprenderà solo in viaggio di nozze, mentre pregusta i momenti di intimità sessuale con la sposina, che Walter quasi dipo ua notte dell’Innominato ha preso coscienza di sé e : ha spedito lontano Kritzer, il socio più anziano, togliendolo dalle grinfie della moglie; ha promosso a sua segretaria personale Mildred Donner (guarda caso!) e a Direttore del giornale lo stesso Ed.

Insomma un finale a lieto fine. Con cui..la pecora cornuta è diventata leone e ha ristabilito “l’ordine delle cose”: ha spedito lontano il suo migliore amico, che gli aveva fregato la moglie; ha frantumato i piani di dominio della moglie, che ora deve stare buona buona e fare di tutto per riconquistare suo marito; e nel frattempo si fa l’amante, Mildred, che è pronta dalla sua postazione a scalare qualche altra posizione.

Il finale lieto ci fa anche riflettere sulla condizione di fondo di questo film che,se viene indicato come Noir, del Noir ha poche cose in comune, avendone molte invece del thriller e del film di suspence.

Innanzitutto noi sappiamo sin dalla prima scena chi sia l’assassino: non c’è proprio nulla da scoprire, giacchè il motivo dell’assassinio è sotto i nostri occhi. Semmai, al posto della consueta indagine per scoprire il colpevole, qui vi è la caccia all’assassino, da individuare e da far scoprire.

L’azione è, così, duplice e scorre su due binari paralleli: su uno c’è l’assassino che colpisce mosso da desiderio di vendetta contro le donne (originato dall’odio che manifesta nei confronti di una madre che lo ha umiliato secondo il suo modo di pensare, davanti ad altri ragazzi); sull’altro ci sono il giornalista di cronaca nera ed il poliziotto che cercano di trovare una strategia per fermarlo e catturarlo. Questi due binari corrono paralleli e invisibili per buona parte del film, finchè attraverso il mezzo televisivo non si realizza un incrocio di essi: Mobley accusa Manners di essere un assassino e traccia un suo profilo anche psicologico, senza conoscerlo. A questo punto la dinamica del delitto compie un salto di qualità: il killer decide di compiere un delitto eclatante, colpendo il giornalista nei suoi affetti, non accorgendosi di essere caduto in una trappola.

E così quando il colpevole viene consegnato alla giustizia, il dramma si scioglie e si ricompone, in un tipico finale da commedia.

E commedia potrebbe essere anche, ma un tipo di commedia nera, se non possedesse anche i caratteri del film di denuncia sociale mascherato: infatti si arroga il diritto di censurare il comportamento amorale degli interpreti: donne, col cuore colmo di vendetta nei confronti dei propri compagni, che le trattano da cretine non essendolo e dirigendo il tutto dietro le quinte; donne che per acquisire potere, sfruttano la seduzione e sono pronte ad andare a letto con chiunque pur di raggiungere i propri obiettivi; uomini imbelli, deboli e senza carattere, che si fanno dominare da donne affascinanti ma marce nel profondo del cuore, e che dimostrando una meschinità senza pari, o fingono di non sapere di essere traditi, o sono pronti di buttarle sotto le lenzuola altrui, pur di perseguire i propri scopi; che poi possono anche coincidere con le legittime aspettative delle stesse donne, pronte a fare sesso, rubare gli uomini alle loro mogli o fidanzate, per un capriccio loro o per calcolo; e addirittura uomini, migliori di altri, ma che nel profondo del cuore sono “galli” e non trovano disdicevole baciare una donna, pur stando per sposarne un’altra.

Tutto un mondo di passione, di invidia, di odio, di vendetta, che non verrebbe fuori e resterebbe a covare sotto la cenere, se Walter Kyne non inventasse quel “divertente gioco” (per lui, che ha capito la bassezza dei suoi dipendenti, e conosce anche la propria debolezza nei confronti della moglie) basato sullo scontro a tre. Che poi, in ossequio al detto “tra i due litiganti il terzo gode”, si risolve con lo sbranamento dei due più diretti avversari (Loving, capo dell’agenzia giornalistica e Griffith, direttore del Sentinel) e l’affermazione del meno quotato, ma nel tempo stesso amico intimo del padrone, e amante di sua moglie, Kritzer.

In sostanza da questo gioco al massacro, che si instaura dietro le quinte del film, escono con le ossa malconce tutti o quasi: solo Nancy ne esce pulita.; e quando l’assassino che ha seguito nel bar Mobley, ubriaco fradicio, abbracciato a Milly Donner, chiede al barista se quella che lui tiene abbracciata sia la fidanzata: “E’ quella donna che è con lui. Sono fidanzati no? Com’è che si chiama? Liggett?” e il barista risponde: “No, quella è tutt’altra donna”.

Il barista che vede tutto, che raccoglie le confidenze, e giudica, è Lang, attraverso lui, parla.

Il giudizio tagliente definisce la Donner come una poco di buono, e nello stesso tempo esalta l’altra, Nancy. Da sottolineare come Lang ne indichi l’indole di brava ragazza: mentre gli altri, nel bar sotto il palazzo dove hanno sede gli uffici della Kyne Corporation, bevono e tracannano whisky, anche Eddie, Griffith e poi Kyne (è una delle scene finali, quella in cui Eddie per la prima volta ha anche lui un moto di ribellione e fa il leone, dimettendosi dalla carica all’interno del giornale e parlando chiaro e in faccia davanti a Kyne), lei la brava ragazza della porta accanto, ordina un sandwich ed un bicchiere di latte.

Un’altra che in qualche modo si redime è la moglie fedifraga, Dorothy: il fatto che l’assassino tenti, dopo aver tentato di sfondare senza successo la porta dell’appartamento di Nancy, di uccidere proprio lei, che già una volta aveva tentato di fare, di strangolarla come le altre, e non ci riesca, rappresenta quasi una punizione, un monito divino a redimersi, a cambiare vita, perché se lei non avesse condotto una doppia vita ( a casa col marito, e nella garçonniere con l’amante) non sarebbe stata una potenziale vittima dell’assassino; anche se la botta finale l’ha il fatto di essere presa in flagrante con Harry proprio da Milly Donner, inviata in quel palazzo da Griffith (ormai Milly è stata scaricata da Loving) per intervistare la donna scampata allo strangolamento che si è rifugiata da Nancy e nessuno sa essere la moglie del padrone.

Infatti, se ben si vede, Lang, da grande regista qual era, creando due diversi binari paralleli su cui si snoda l’azione, è come se creasse due storie che vanno di pari passo: la storia dell’assassino e della caccia a lui; la storia della successione all’interno dell’azienda editoriale. E se si vede, almeno io l’ho notato, ogni storia “ha il suo cattivo”: uno è lo psicopatico, l’altra è – se si vuole proprio –  la moglie di Walter Kyne, Dorothy. E guarda caso, i due, che sono i cattivi delle due separate storie, quando vengono a contatto, si affrontano: il primo cerca due volte di eliminare la seconda, senza successo. E a questo punto entra in scena Il Destino, o La provvidenza divina, come vogliamo chiamarla: il fatto che Dorothy stia porta a porta con Nancy, la porta a salvarsi, perché proprio lei, l’agnello del film, salverà il lupo, impedendo che possa essere sbranato da uno più grande. Certamente dal punto di vista dell’evidenza criminale, lo psicopatico assassino è ovviamente molto più pericoloso di Dorothy, ma… lei è altrettanto pericolosa, solo che lo è in un territorio diverso: laddove quello lo è nell’ambiente allargato (la città), ella si muove in uno ristretto (l’azienda). Non usa la violenza, ma la perfidia, il sesso, la vendetta, tutti sentimenti non proprio nobili. Ma sentimenti non condannabili dalla giustizia degli uomini, ma solo da quella divina.

E non a caso, nell’articolo sul nuovo assetto all’interno del gruppo, che Nancy legge ad Ed, nella loro camera d’albergo durante il viaggio di nozze, ci sono tutti o quasi tutti gli interpreti della lotta di potere, tranne proprio una delle ispiratrici, Dorothy. E ancora non a caso, le due femmine fatali della storia, Dorothy e Milly, due donne che si vendono, non solo per potere ma anche per passione, si incontrano alla fine della storia, quando Milly, che ha cercato invano di portarsi a letto Ed, e poi lo ha pubblicamente “sputtanato” per non aver voluto accettare il suo invito sessuale, si redime, passando dalla parte “dei buoni”, cioè di Griffith. Da questo incontro tra Milly e Dorothy, si creeranno le premesse, prima, che Kritzer diventi il Direttore esecutivo e che Kyne riabbia la sua moglie infedele, fedele (ma per quanto?); e dopo, che Walter Kyne esili Kritzer all’estero, e nel tempo stesso condanni la moglie al silenzio (non se ne sa più nulla) e si prenda come segretaria particolare (per quali scopi?) proprio Milly Donner.

In sostanza il bene si riafferma e lo fa in un modo che giudicheremmo anche in un certo senso antifemminista: bastona l’intraprendenza femminile e la donna fedifraga, la donna moderna (Dorothy); esalta la donna che sa stare al suo posto, ingenua e all’antica (Nancy); premia la donna moderna e fedifraga, ma che ad un certo punto si è schierata dalla parte giusta (Milly); riporta il maschio alla sua condizione dominante, gestendo un’operazione che potremmo identificare con un Chiasmo: Eddie, che era il maschio sempre attento all’altrui bella donna e quindi potenzialmente fedifrago, si sposa accettando di diventare fedele; Walter che era il tradito, diventa traditore.

E’ come la parabola di Fritz Lang, regista fuggito dalla Germania Nazista, che aveva accettato la corte dell’America negli anni del Nazismo, ma che poi progressivamente era sempre più stato messo da parte, così da pensare di andarsene: di lì a poco, dopo l’ultimo suo film americano, cioè Beyond a Reasonable Doubt (1956), Lang ritornerà in Germania, dove firmerà soprattutto, nel 1960, con l’ultimo dei suoi films, Die Tausend Augen des Dr. Mabuse, il completamento della saga del Dottor Mabuse, iniziata nel 1922 con Dr. Mabuse, der Spieler, 1922; e proseguito nel 1933 con Das Testament des Dr. Mabuse.

Pietro De Palma

 

Quando la città dorme (When City Sleeps, 1955), di Fritz Langultima modifica: 2011-05-14T13:01:00+00:00da lo11210scriba
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